VALANGHE, LAWINEN, AVALANCHE: 40 ANNI DI PREVISIONI IN FVG

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Valanga – termine che molti fanno risalire al francese “aval”, verso valle, all’ingiù – è testimonianza di molta neve.
Ma quand’è che in Friuli Venezia Giulia si generano nevicate copiose, possibili generatrici di slavine (sinonimo di valanghe)?

Al convegno “1972-2012, 40 anni di previsione valanghe in Friuli”, che si è svolto oggi a Udine, Stefano Micheletti (dell’Osmer Arpa FVG) ha spiegato che le nevicate più consistenti si verificano sulla montagna friulana soprattutto quando flussi d’aria miti ed umidi di origine meridionale impattano sui rilievi montuosi e sulla costa si registrano temperature di 7-11 gradi, addirittura 16 gradi se soffia vento di scirocco.

In particolare (ma le difficoltà di previsione sono notevoli per l’esistenza di 4 differenti aree montane in regione, ha confermato Micheletti), le nevicate più copiose riguardano le Alpi Giulie quando i venti al suolo soffiano da Sud-Ovest, le Alpi carniche se provengono da Sud, le Prealpi carniche da Sud-Est e le Alpi-Prealpi carniche quando i venti giungono da Est/Nord-Est.
Quando soffia “bora scura” l’area più interessate da precipitazioni nevose risulta il Tarvisiano.

Spesso, come nella prima metà del febbraio 2012 ha fatto vedere il centro Italia (ha detto Massimiliano Fazzini, del Corpo forestale dello Stato), allorché giungono in Italia masse d’aria di origine polare, il Friuli Venezia Giulia e tutto il Nord-Est restano “sottovento” e grandi e reiterate nevicate si concentrano nell’Italia centro-meridionale, secondo un trend ormai costante negli ultimi 25 anni, che fanno registrare, ha indicato, un aumento costante di +2/3 centimetri di neve ogni anno sull’Appennino centrale.

Se di fatto in Friuli Venezia Giulia le valanghe che hanno comportato il maggior numero di morti risalgono addirittura a fine febbraio 1837 (le cronache riportano 17 morti a Sostasio, Prato Carnico, ed 11 a Cleulis, a Nord di Paluzza) ed in Italia l’ultima valanga che ha interessato un centro abitato risale al febbraio 1999, a Morgex (Val d’Aosta), con una vittima, parecchi feriti e miliardi di lire di danni, comunque ogni anno le Alpi italiane, francesi, svizzere ed austriache continuano a causare di media un centinaio di morti, di cui circa il 20 per cento in Italia, hanno quindi documentato Mauro Valt (Arpa Veneto di Arabba) ed Igor Chiambretti (responsabile tecnico Aineva), per lo più dovuti oggi non più a valanghe che colpiscono case ed infrastrutture ma ad un turismo caratterizzato da “imperizia, imprudenza, errori di valutazione, sopravvalutazione delle proprie forze“, che dunque non possono chiamarsi “disgrazia”, ha osservato Chiambretti.

Lo scorso inverno la montagna alpina italiana ha dovuto registrare una sessantina di morti ed in genere si può considerare che su 2.000 persone travolte da valanghe il tasso di mortalità è del 25 per cento, pari cioè a 500 morti.

Negli anni ’80 gli incidenti avvenivano soprattutto in primavera mentre oggi ad inizio inverno si segnalano incidenti; la fascia altimetrica dove avvengono è in innalzamento ed i versanti più pericolosi rimangono quelli settentrionali, anche se – ha annotato Valt – nell’arco alpino orientale risultano pericolosi anche quelli di Sud-Est, dovuti non solo alla copiosità della neve ma anche alla struttura della neve ed appunto dall’esposizione del versante.

Se negli anni ’90 erano in crescendo gli incidenti da valanghe innescate da snowboarder in fuoripista, negli anni 2000 le valanghe vengono attivate soprattutto da escursionisti con racchette da neve e negli ultimissimi anni da motoslitte e da chi pratica l’eliski.
Addirittura, negli ultimi 10 anni il 17 per cento degli incidenti da valanga in Italia hanno avuto come protagonisti i “professionisti della neve“, come guide alpine, maestri di sci, addetti agli impianti, ecc.

Da sottolineare infine che da quest’inverno sarà attivo sul Piancavallo (all’altezza dell’ultimo tronco della seggiovia del Tremol, il primo campo di esercitazioni del Friuli Venezia Giulia per la ricerca di persone travolte dalle valanghe.

Il primo Bollettino di previsione valanghe del Friuli Venezia Giulia porta la data del 15 dicembre 1972, anche se il servizio di raccolta dati risale ancora al 1969 grazie a Cirillo Floreanini, allora tra i responsabili alpini del settore Valanghe del CAI.

Oggi questo servizio di produzione e divulgazione del rischio valanghe, curato dal settore Neve e Valanghe della direzione regionale delle Risorse rurali e forestali-Corpo forestale FVG, si è ampliato ed evoluto (grazie anche all’adesione nel 1982 all’Aineva, l’Associazione interregionale di coordinamento e documentazione per i problemi inerenti la neve e le valanghe alla quale aderiscono tutte le Regioni e le Province autonome alpine, nonché le Marche) e rappresenta “un modello efficiente, di eccellenza, che lavora senza clamori, quasi in silenzio, ma con risultati di rilievo”, ha ricordato l’assessore regionale Claudio Violino, aprendo ad Udine i lavori dell’odierno convegno.

Anche se purtroppo “la prevenzione in Italia continua a non essere l’ordinarietà”, ha sottolineato l’assessore Violino, il servizio Neve e Valanghe della Regione si è dunque connotato per efficacia e professionalità, tant’è che, ha rilevato Ales Poredos, dell’Agenzia slovena dell’Ambiente, “il lavoro del Friuli Venezia Giulia è stato modello per la Slovenia“.

Un servizio che oggi può contare nella nostra regione su 50 stazioni automatiche di telerilevamento, accanto a 15 stazioni fisse e 15 stazioni “manuali”, come ha indicato Luciano Lizzero (uno dei previsori regionali), nonché sui 6-10 rilievi settimanali eseguiti in quota durante i mesi invernali.

Una mole di lavoro svolta in cooperazione con Osmer Arpa e Protezione civile FVG, che almeno tre volte alla settimana si concretizza in dati di previsione sempre più puntuali ed alla produzione di un Bollettino divulgato in quattro lingue (italiano, inglese, tedesco, sloveno), mentre gli analoghi Bollettini carinziano e sloveno vengono oggi redatti solo nelle rispettive lingue madri.

Nel prossimo futuro, è stato annunciato, si provvederà inoltre alla revisione del sito web dedicato, allo sviluppo di applicazioni per rendere disponibili i prodotti su smartphone e tablet, verranno costruite “mappe” settimanali con previsioni ed innevamenti.

Redazione

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