Vacanze e stress da rientro

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Vacanza: già nel nome echeggia musicalmente il ritmo del girovagare, dello svago, del relax e del divertimento.

Il suono di “vacanza”  rilassa, evoca esperienze irripetibili e, per lo più, ricorda belle situazioni, circostanze felici e momenti di piacere.

A parte depressi, ansiosi e cerebrolesi, alla domanda “Com’è andata? Vacanze? Tutto bene?”, chiunque dovrebbe rispondere, a meno che non sia incappato in scippi, rapine e sciami di calabroni: “in vacanza tutto bene, grazie”.

E dovrebbe finirla lì, con il “grazie”, senza inondare gli uditori di descrizioni ed aneddoti relativi alla toponomastica, agli itinerari ed alle servitù militari di due scogli abbandonati nel Mediterraneo; a meno che, ovviamente, non venga richiesta una “sintesi” dall’interlocutore. Questi, solitamente, “abbocca” per poi prender la parola e frantumare l’anima all’altro, sciorinando usi, costumi, piatti tipici ed amenità della Repubblica del Kazakistan.

Resoconti di viaggio a parte, non si sa esattamente quante persone abbiano svuotato case e città per recarsi in viaggio nel passato mese di Agosto: stime indicano che, grosso modo, il settanta percento degli italiani si è “mosso”.

Ancor più difficile è però dire che cosa abbiano fatto questi milioni di vacanzieri, dove siano andati: c’è chi ha percorso la grande Muraglia, chi ha scorrazzato per l’Europa, chi ha sfidato incendi, chi li ha appiccati, chi è volato lontano, chi ha inseguito milioni di veicoli lungo le autostrade italiane, chi ha raggiunto amori lontani (all inclusive) e chi ha ritrovato se stesso tre metri sott’acqua, tra polpi, ricci e murene.

Tendenzialmente, la vacanza è migliore se meglio s’accosta alle attitudini e passioni individuali. Anche il masochista più lascivo organizza le proprie dolorose vacanze secondo i propri piaceri.

Le vacanze, o ferie che dir si voglia, sono una “scelta di vita”, nascendo, in linea teorica, da decisioni personalissime. Solo nel caso che la destinazione e le attività vacanziere non si originino dal libero arbitrio ma vengano imposte, ad esempio, dal partner, dai parenti e dagli amici degli amici, la vacanza potrà dimostrarsi insoddisfacente: ma si può sempre scappare, anche solo al primo sentore!

Paradossalmente, più bella è stata la vacanza, peggiore è il rientro alla vita “normale”: si prova infatti uno stress da rientro proporzionato all’intensità, goduriosa, della vacanza.

I Sintomi sono: senso di stordimento, calo dell’attenzione, mal di testa, digestione difficile, raffreddore, mal di gola, tosse e dolori muscolari, intinsi in una profondissima tristezza.

È buffo e curioso  osservare i vacanzieri soddisfatti nell’immediato rientro al routinario lavoro: impacciati negli abiti e nelle scarpe, s’aggirano per i rispettivi luoghi di lavoro, facendo finta di nulla, come niente fosse accaduto. Tentano in tutti i modi di non dare l’impressione di sentirsi giù, distratti, poco efficienti, con la testa tra le nuvole.

Il nome dello stress da rientro, in inglese, è Post-Vacation Blues, da “blue” che significa anche tristezza, depressione.

Il Blues, com’è noto, era il canto di tristezza, dolore e angoscia quotidiana delle comunità nere d’America in schiavitù.

Tutti neri (abbronzati), a lavorare, sognando la libertà…

Tommaso Botto

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