Uomini e donne flessibili

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Una forbice sempre più ampia divide il mondo del lavoro. Gli atipici oramai son diventati tipici. Purtroppo.

Giunge oramai eco da ogni dove del problema della flessibilità del lavoro, flessibilità che spesso degenera in precarietà.

Lungi dall’imbarcarsi in una disanima giuslavorista (diritto del lavoro), sarebbe interessante riflettere su alcuni concetti legati a questa tematica che sta tanto a cuore (perché è l’unico modo dignitoso per procurasi da vivere) a milioni di persone.

Che vuol dire “flessibile” applicato al tema del lavoro?

Il requisito indispensabile per fare il mestiere dei fachiri, dei contorsionisti e dei saltimbanchi? Oppure l’attitudine innata e allenata di ginnasti, arrampicatori e karatechi?

Purtroppo nulla di tutto ciò anche se queste particolari professioni possono essere comunque mutuate per illustrare con la metafora la vera vita dell’uomo (e della donna) flessibile.

Per flessibilità si intende che si ha un lavoro, poco chiaro nei compiti da assolvere, poco remunerato, privo di assistenza in caso di malattia, privo di contributi per la disperata pensione e che questo lavoro terminerà il giorno x (messo nero su bianco come la data della condanna a morte).

Come si diventa flessibili?

Dopo un po’ che lo si è, scavando nella memoria, si scopre che lo si è sempre stati: si studiava ma anche si lavorava, si andava in vacanza ma anche qui si studiava e i più spendaccioni pure lavoravano, si studiava o lavorava durante il vecchio servizio militare,.. si comprende che gli imprevisti, le attitudini personali, le opportunità.. ci hanno da sempre resi flessibili e non è una novità dei giorno nostri.

Chi è abile riesce a gestire più di questi lavori contemporaneamente, serpeggiando grazie alla propria autonomia da un ufficio all’altro, fornendo il nudo indispensabile ai singoli datori di lavoro, confondendo spesso le carte ed i ruoli, accaparrandosi un minimo di reddito con il quale sopravvivere e magari “metter via” qualche soldo in qualche fondo previdenziale cosiddetto integrativo ma che non integra essendo l’unica previdenza.

Chi è abile. Anzi: molto abile e fortunato.

E tutti questi lavori rimangono a termine, vengono magari rinnovati ma non sono mai definitivi, dopo un po’ vengono percepiti come una lunga fase di transizione, per cui lo stesso lavoratore (e i suoi parenti, gli amici, il coniuge..) non lo considerano un vero lavoro, ci si disaffeziona dallo stesso e si cade nel tunnel della ricerca del lavoro (che è un lavoro a se stante).

L’economia globale (con la sua velocità di cambiamento, con la sua concorrenza cannibale, con la sua spietata flessibilità..) necessita di operatori (lavoratori) che siano in grado di cambiare rapidamente lavoro, di prestare le proprie conoscenze e capacità a differenti ambiti economici del proprio territorio o addirittura d’altri luoghi (flessibili emigranti!).

In buona sostanza i “flessibili” sembrerebbero più dotati degli “stabili”: lo indica il fatto che i più sono laureati, laureati tra l’altro in un periodo in cui le nuove tecnologie hanno cambiato addirittura il modo di sapere, di saper fare e di saper essere.

E allora sorge un dubbio: se sono più dotati, se riescono a modificare se stessi rapidamente per assumere differenti ruoli all’interno del teatrino del lavoro, se sono più aggiornati, più capaci, più duttili, più efficienti, più autonomi degli altri e contemporaneamente (cosa che gli altri non fanno) devono cercare una propria continuità lavorativa, quindi filtrare per anni le varie offerte di lavoro, contattare le aziende a proprie spese, gestirsi spesso lunghe trasferte per colloqui vari.., perché, perché, perché percepiscono metà od un terzo delle buste paga di quest’ultimi?

Sarebbe opportuno chiamarli anche “flessibili a intermittenza”: flessibili a tal punto da dover, costantemente, cercare lavoro. E cercare un lavoro è di per sè un lavoro…

Tommaso Botto

2 commenti

  1. […] sulle mafie nel Nord Italia, la protesta di oggi vuole anche “rompere” la solitudine di lavoratori “invisibili” e senza tutele, per chiedere l’immediata approvazione della proposta di legge sull’equo compenso per […]

  2. […] dopo una laurea, un master, una specializzazione e tanti sfortunati copro, cococo e coccodè per pirati autorizzati, si trova da oltre due anni senza lavoro (“Qualche manovalanza in nero, null’altro”) e la […]

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