UE, FONDI ITALIA-SLOVENIA: SPUNTA FUORI IL DISIMPEGNO

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I conti non tornano sugli 87 programmi finanziati tramite i fondi europei Italia-Slovenia 2007-2013.
Una tabella analitica proveniente dalla Slovenia ma elaborata dall’autorità di gestione (la Regione Friuli Venezia Giulia) presenta i dati sull’effettivo ammontare della spesa certificata, in un bilinguismo zoppicante: forse compilato in fretta e furia, la data di riferimento del documento è il 4 Novembre 2013 (in italiano) o il 31 Dicembre 2013 (in sloveno).
Vi si legge “DISIMPEGNO FONDI FESR PER COMPLESSIVI € 8.586.719,42 (TOTALE € 10.102.023,65)”.

 01 DISIMPEGNO ITA-SLO

Disimpegno significa “soldi persi”, denari che erano a disposizione ma l’Europa e lo Stato nazionale non assegneranno più: ed il dato non è definitivo perché la rendicontazione è differita di un biennio quindi solo al 31.12.2015 si conoscerà l’esatto ammontare di una gestione fallimentare di questi fondi europei, checché ne dica la giunta Serracchiani.

Una conferma, quindi, ti quanto profetizzato a fine 2010 dall’allora ministro Tremonti e riportato dall’allora assessore Elio De Anna: “nell’invito formulato nei giorni scorsi al Presidente da parte del Ministro Giulio Tremonti che paventa, qualora il programma mantenesse le attuali vischiosità, il disimpegno anche della quota del cofinanziamento nazionale, oltre quella comunitaria.”

Viscosità che paiono avere questa motivazione: una grande abbuffata, in cui conflitti d’interesse e oscure macchinazioni hanno rallentato i tempi, producendo un’inverosimile serie di reclami e contenziosi.

>> SCARICA QUI LA TABELLA :  FESR ITALIA SLOVENIA – tagli 2013. pdf <<

 

Una sintesi fitta e disorientante, in questa tabella, antitetica ai concetti di semplicità e trasparenza: quanti la riescono a ‘leggere’ comprensibilmente?

Nel dettaglio, troviamo importi che lasciano attoniti, introducendo due interrogativi.

 

Il primo: la pubblica amministrazione deve imparare a spendere?

Pare proprio di si, nonostante la crisi soffochi le persone normali e la stessa pubblica amministrazione, nascondendosi spesso dietro al paravento del “patto di stabilità”, non sia in grado di garantire i servizi essenziali: scuole cadenti, strade a pezzi, forze insufficienti nel contrasto della criminalità, etc. Invece, vediamo ingenti somme seminate in progetti con nomi di fantascienza o da villaggi vacanze, progetti rimasti sulla carta, programmi sconosciuti e dei quali non si conoscono gli effettivi esiti.

Il secondo: è questa l’Europa?

Quelle che vengono presentate come importanti opportunità di sviluppo, atte a ceare occupazione, integrazione e benessere, riducendo le diseguaglianze regionali, si dimostrano, nella pratica, procedure iper-complesse, di difficile comprensione per i non addetti ai lavori, con contabilità complicate e fantasiose in cui perdere di vista gli obbiettivi originali si dimostra prassi consolidata.

Conflitti d’interessi, favori e clientelismi possono solo che attecchire in un mare magnum di regole astruse e tecnicismi cavillosi.

Tommaso Botto

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