Trapani non è zona di guerra

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Ingiustificati allarmismi nuocciono al turismo. Le analogie “turistico-balneari” con la guerra in Bosnia. La fragilità di un’epoca.

Esercenti ed operatori turistici della provincia trapanese lamentano un calo di lavoro e disdette di prenotazioni per la stagione estiva ormai alle porte.

Qual’è la causa?
La psicosi bellica, imprevisto atteggiamento mentale, frutto di distorsioni mediatiche.
L’aeroporto civile Florio di Trapani, infatti, opera in promiscuità fisica e logistica con quello militare di Trapani-Birgi.
Già prima della Guerra in Libia, si potevano notare, atterrando con aerei civili, hangar e mezzi militari adiacenti alle piste “civili”. A ben scrutare, si vedevano i velivoli da guerra, ordinatamente asserragliati, pronti al decollo, a difesa del confine meridionale del continente europeo.
Gli ozi pomeridiani, e di Trapani, e di Marsala e delle vicinissime Isole Egadi, venivano disturbati da brevi ma quotidiane esercitazioni: gli aviogetti sfrecciavano due-tre volte al giorno, fendendo i cieli sovrastanti queste magnifiche terre e questo meraviglioso mare.
Veniva da dire: “Devono farsi vedere!”.

Ora che le sommosse scatenatesi nel Nord Africa hanno trascinato la Libia in una guerra civile che ha attratto le attenzioni della Nato, questa base è naturale crocevia di operazioni d’attacco: alle esercitazioni si sono sostituite azioni belliche.
All’inizio della campagna militare furono assai frequenti: ora si contano pochi decolli, sull’ordine, negli ultimi tre giorni, di due-tre raid nell’arco della giornata, segno evidente che quel che c’era da attaccare e distruggere è già stato colpito.
Atterrando a Trapani-Birgi, si nota un certo affollamento di aerei militari: oltre ai jet normalmente qui presenti, alcuni rumorosissimi Tornado, tre aerei per trasporto truppe e materiali e quattro apparecchi radar (quelli grandi con il cupolone piatto, per intendersi). I vessilli e gli stemmi fanno intendere che oltre agli Italiani, ci sono i Canadesi ed i Danesi.

Casualmente, al nostro recente arrivo, due Tornado erano in fase di atterraggio: che fastidio quel rumore dirompente! Ma sia sulla pista, sia fuori dall’aeroporto, abbiamo potuto notare quanto queste macchine affascinino e attraggano curiosi ed appassionati del genere. Oltre, ovviamente, ai bambini, sempre attratti dall’arte bellica.
Oltre a questo, nulla più: la città è sempre uguale, i collegamenti sempre funzionanti, il porto è lì, le isole anche (Favignana, Levanzo, Marettimo)… a dirla tutta non c’è nemmeno quel traffico, tutto quel frastuono che uno si aspetta!
La TV racconta sempre frottole: quell’accanimento di immagini che ritraggono ‘sti bombardieri carichi di missili che continuano a decollare, che rientrano dopo avere scaricato le loro bombe, che riprendono di nuovo il volo… Boh?!
Qui non si vede questa alacrità; anzi, l’atmosfera è abbastanza sonnecchiante…
Tanto che ci si pone un interrogativo: ma c’è veramente la guerra, al di là del mare?

La Libia è comunque lontanissima e Lampedusa dista due giorni di navigazione…

Viene alla mente, spulciando negli angoli della memoria, la guerra in Bosnia degli anni ’90.
Chi, soprattutto in quelle estati, soggiornava sulle coste settentrionali dell’Adriatico, ha vissuto una situazione analoga: il turista, in spiaggia a pochi chilometri dalla base militare di Aviano (Pn), veniva sottratto dalla sua spensieratezza vedendo (e soprattutto udendo) le squadriglie aeree che andavano a vomitare bombe e missili su quelle terre lontane ma non lontanissime.
Eppure le spiagge erano piene, nonostante (e la memoria in questo caso si irrobustisce…) il più delle trasvolate avvenissero nottetempo, con notevole frequenza e irrimediabile disturbo dei sonni vacanzieri..: “I gà bombardà Hiroshima ‘sta note! Che rompi..!”, commentava all’indomani un turista veneto.

Ma vent’anni dopo siamo più sensibili alla notizia in sé, siamo più fragili, siamo più succubi dell’accanimento mediatico, siamo più paurosi… I bimbi guardavano affascinati quei due Tornado, che sembrano abbastanza antichi comunque: le madri invece li trascinavano con uno sguardo trasudante ansia…

Insomma, a Trapani ed alle Egadi la vita è sempre uguale: scorre.., anzi, si lascia scorrere, tra cultura, paesaggi mozzafiato e cucina eccezionale.

 

Tommaso Botto

3 commenti

  1. Ero di Milano « Dovatu says:

    Mag 2, 2012

    Rispondi

    […] della situazione o quelli che già vengono da un po’: il mondo è grande. La crisi si sente e l’anomalia di Birgi, l’aeroporto di Trapani, ha inciso negativamente sui mesi di Aprile e Maggio.” Tommaso Botto […]

  2. […] bastavano gli allarmismi sulla guerra in Libia. Ci mancavano gli addestramenti in mezzo ai bagnanti. La pessima scelta di […]

  3. […] giunto fin qua per natura e relax. No Kurt, prode turista che sfidi la disinformazione dei media, non è la guerra! È il solito elicottero che quasi ogni mattina – da sempre- sceglie questo posticino incantato […]

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