TONDO (FVG), GOVERNO FACCIA UN PASSO INDIETRO

Share Button

“Chi gioca a dama ha il gusto della sfida: nel 2013 datemi l’avversario più forte che così mi divertirò di più”.

Il presidente della Regione, Renzo Tondo, non lascia nemmeno l’ombra del dubbio sulla sua ricandidatura alle prossime regionali – “possibilmente con gli stessi alleati, perchè la squadra ha fatto bene” – e davanti al folto parterre di
giornalisti, politici e rappresentanti delle istituzioni intervenuti nello stand dell’Ersa di Friuli Doc a Udine, alla presentazione del libro del giornalista Beniamino Pagliaro “Trieste. La Bella Addormentata” – conferma la tenuta della
Giunta regionale, “la maggioranza è compatta e coesa”, ma non ripone le stesse convinzioni sul Governo.

Il Governo deve fare un passo indietro“, afferma Tondo e aggiunge: “so per certo che il presidente Berlusconi non vuole candidarsi e credo che sarebbe bene che questa legislatura finisse in modo diverso da come è iniziata per ragioni che vanno oltre all’attualità di questi giorni”. Ma la ricetta, secondo Tondo, non sarà “un uomo di potere che viene mandato a casa dalle banche“. Il riferimento alla candidatura di Alessandro Profumo resta sullo sfondo.

Tondo ribadisce anche che la specialità del Friuli Venezia Giulia non è a rischio e che comunque la guardia dell’Amministrazione regionale nei confronti del Governo nazionale sul tema resta alta.

“Per mia natura e per continuare il tradizionale dialogo ed il ragionamento che caratterizza la politica della nostra gente non ho ritenuto opportuno alzare i toni con Roma quando non era necessario. Ultimamente è successo, perchè l’ho ritenuto giusto ed i fatti mi hanno dato ragione: l’accordo con il ministro Tremonti ci farà portare a casa 530 milioni di euro, più di quanto avevamo previsto per la partita delle compartecipazioni sulle pensioni”.

Nessun arretramento sull’autonomia, dunque, ma il presidente mette in guardia: “ci dovesse essere un attacco alla nostra autonomia statutaria abbiamo i cannoni pronti, ma attenzione a non utilizzarla come pretesto per impedire il cambiamento laddove questo è utile e necessario”. E il primo esempio citato da Tondo è la questione del comparto unico.

.-.-.

L’attacco alle Regioni a statuto speciale, nel caso del Friuli Venezia Giulia, è a dir poco paradossale: si vuole colpire, infatti, uno degli enti più virtuosi in cui l’autonomia amministrativa e finanziaria ha dato prova di essere storicamente un elemento di buon governo”.

Con queste parole l’assessore regionale FVG al Bilancio Sandra Savino ha inteso rispondere agli interventi apparsi sulla stampa nazionale contro le Regioni autonome, non ultimo quello dell’ex manager Telecom Vito Gamberale.

“Suggerirei – dichiara l’assessore Savino – a chi si esprime sulla nostra regione di documentarsi prima di parlare, perché l’uso di certe parole e di certe espressioni dimostrano non solo ignoranza, ma anche una mancanza di rispetto nei confronti di una terra che, a differenza di altri, ha saputo ripartire e crescere nelle situazioni più difficili”.

“Attribuire infatti – dice l’assessore – anche alla storia del Friuli Venezia Giulia, come ho letto sull’inserto
settimanale del Corriere della Sera, un sistema di finanziamento da parte dello Stato che ‘non di rado copre inefficienze e clientele’ è un concetto che non appartiene alla nostra regione.
Invito Gamberale a ripassare (se l’ha mai studiata prima) la storia; fatta per esempio dei costi della seconda guerra
mondiale, pagati dal nostro territorio con l’amputazione dell’area giuliana; oppure a rileggersi (se li ha mai letti) i
resoconti sul terremoto del ’76 a seguito del quale fu avviata e portata a termine in tempi da paese civile una ricostruzione ancora citata da tutti come modello. Inefficienze e clientele casomai, in occasioni simili, le abbiamo viste da altre parti”.

“Infine – conclude l’assessore Savino – invito comunque Gamberale, ed altri che la pensassero come lui, a leggersi il
nostro bilancio e a compararlo a quelli delle altre Regioni. I numeri, infatti, dimostrano che abolire la nostra specialità
significherebbe punire l’efficienza di chi sta amministrando il denaro pubblico con quel rigore che a parole tanti invocano, ma che nei fatti solo pochi applicano concretamente nella gestione della Cosa pubblica”.

Redazione

Commenti

Nome *

Sito web

Ultime news