Toc, toc: è il censimento!

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2010-2011: i popoli del mondo si fotografano. Su cosa ci si interroga? Non solo quanti siamo ma anche come siamo. Tra e-census, tribù e transgender, quello che l’Istat non chiede.

Circa duecento Stati effettuano periodicamente i censimenti della popolazione, cioè contano, ogni cinque o dieci anni, in una data precisa, tutte le persone presenti sul territorio.

Già che ci sono, durante l’enumerazione, raccolgono informazioni su professione, livello d’istruzione, abitudini ed abitazione.

Il biennio 2010-2011 vedrà il ripetersi di questo conteggio mondiale e gli istituti demografici sono già all’opera con indagini-pilota, campagne di comunicazione e conti alla rovescia.

Il censimento ha una storia antica che poggia le sue fondamenta nell’attenzione, sempre dimostrata dall’umanità, per l’enumerazione di sé e delle proprie cose: Sumeri, Egizi e Cinesi lasciarono tracce di antichissimi censimenti; la Bibbia ricorda il censimento di Mosè, dopo l’esodo dall’Egitto; poi fu la volta dei Greci e dei Romani. Un censimento mise in cammino Giuseppe e Maria.

Proprio gli antichi Romani coniarono il termine census, da cui derivano il census inglese, il Zensus tedesco, il censo spagnolo, il recensement francese.

I primi censimenti moderni della popolazione si ebbero nel Settecento in Islanda, Svezia e Germania; seguirono gli Usa (1790), la Francia (1800), l’Inghilterra (1801) e, di anno in anno, tutti gli Stati nazionali. Fu una moda dettata da necessità: le scelte degli Stati devono partire da premesse numeriche per, ad esempio, dimensionare gli ospedali, organizzare le elezioni, sviluppare piani urbanistici, costruire cimiteri, etc.

Il primo censimento italiano risale al 1861: istituito con cadenza decennale, non si tenne nel 1891, per difficoltà finanziarie, e nel 1941, per motivi bellici. Il Fascismo lo rese quinquennale (1936).

Le macchine censuarie costano, perché si tratta di intervistare milioni di persone: 571 milioni di euro (a consuntivo) è stato il prezzo del Censimento italiano del 2001, dieci euro a testa.

La Spagna ha speso, ad esempio, 4€ per abitante, gli Usa 3,3€, l’Australia 1,5€. L’Istat prevede per il 2011,  774 milioni di euro di spesa (+35%).

Il censimento si svolge ad alta intensità di mano d’opera e l’innovazione tecnologica fa la differenza: scanner, codici a barre, call centre, Sms e internet permettono di diminuire il numero di addetti, tagliando sensibilmente le spese di gestione.

L’e-census, ossia la compilazione on-line del questionario di rilevazione, era, nell’ultima tornata censuaria, un lusso riservato a pochi: la Svizzera censì via internet il 4,2% della popolazione; Spagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda lo sperimentarono.

Quasi dieci anni dopo, nella maggior parte dei Paesi sviluppati, sarà possibile rispondere al questionario censuario sul web.

In Italia, nella Rilevazione pilota del 15° Censimento generale della popolazione, effettuata, tra il 21 e il 24 ottobre, su un campione di 78 mila famiglie, è stata data solo la possibilità di restituire via internet i questionari, opportunamente compilati: un doppio lavoro sia per l’istituto che per i rispondenti.

L’Istat comunica che, solo in due comuni, un rilevatore ha proceduto alla tradizionale consegna “porta a porta”. Infatti, la consegna è avvenuta, di norma, tramite recapito postale.

Nell’ottica pragmatica dei costi/benefici va tenuto in buon conto l’animus del censimento, ossia cosa viene chiesto, di utile, a tutti i cittadini.

Tutti i censimenti della passata tornata censuaria (2000-2001) chiedevano agli individui i propri dati anagrafici: solo quello italiano prevedeva l’opzione dell’apolide, scelta confermata per la prossima rilevazione.

Il gruppo etnico di appartenenza era ed è richiesto in Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e Cile. Usa e Canada domandano addirittura la razza (“quella a cui ci si sente d’appartenere”). Canada, Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda chiedono il nome della propria tribù.

In Irlanda, Scozia, Galles, Svizzera e in tutti i paesi d’oltreoceano si analizza la geografia linguistica del Paese, censendo lingue minoritarie o dialetti.

Alcune rilevazioni interrogano sul credo religioso professato.

L’Italia, anche nel questionario del prossimo censimento,  non pone domande né sul gruppo etnico né sulla lingua parlata né sulla religione.

Francia, Cile, Argentina e Lussemburgo enumerano gli elettrodomestici presenti nell’ abitazione, mentre tutti si interrogano sul mezzo utilizzato per andare al lavoro.

L’interrogazione sul tipo di energia utilizzato in casa è diffusa in tutti i questionari: nel 2001 fu solo il Cile a inserire, tra le risposte, l’energia solare.

Per i prossimi censimenti numerosi Paesi, Italia compresa, prevedono questa alternativa.

La parte ricca del pianeta indaga sulla presenza di computer e collegamento a internet: l’Italia non lo chiedeva nel 2001 ma lo farà nel 2011.

L’interrogativo sul reddito compare nei questionari statunitense, canadese, australiano e neozelandese. L’Australia non si fa scrupoli e chiede l’ammontare della pigione; il Canada va ancora più a fondo, pretendendo il dettaglio dei costi mensili della gestione domestica.

Nel prossimo censimento l’Istat ci chiederà se il nostro lavoro è a termine o a tempo indeterminato; altra novità per il Foglio di famiglia 2011, la domanda su titoli di studio post-laurea o post-Afam.

Altri interrogativi particolari, nei censimenti più evoluti, sono: lo stato di salute generale dell’interessato (“come stai?”), in Gran Bretagna, Irlanda, Canada, Australia e Nuova Zelanda; ore destinate all’ assistenza di un congiunto; tra vedovi, separati, divorziati, celibi, compaiono voci quali partner (Gran Bretagna), unione libera (Francia) e convivente coniugalmente (Svizzera); in Canada si valuta se introdurre l’opzione transgender; in Austria si può barrare la casellina der Hausmann (il casalingo); il Cile chiede esattamente il numero di docce presenti nell’abitazione; l’ Italia s’interroga sul numero dei gabinetti.

Un censimento, quello italiano, piuttosto certificativo, più anagrafico che d’indagine: “fotografa” in bianco e nero mentre altri Paesi utilizzano, da tempo, il colore.

L’Istat, interpellato, si chiude nel silenzio.

Tommaso Botto

1 comment

  1. […] è più un sondaggio di verifica che non di ricerca: la sua impostazione è finalizzata essenzialmente all’aggiornamento dei registri anagrafici, […]

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