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TAGLIO PROVINCIE IN FRIULI VENEZIA GIULIA
25 Luglio 2012 Comunicati
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Renzo Tondo: o tutte o nessuna. Lega Nord: abolirle tutte ma Udine capoluogo.  Dal Mas (Pdl): Provincia di Udine è nostro Meridione, tagliare il friulano.

“Non credo che per la nostra comunità abbia senso cancellare le Province di Gorizia e di Pordenone. Credo che il Consiglio regionale possa fare una scelta coraggiosa: o difenderle tutte e quattro o superale“.
Lo ha detto il presidente della Regione, Renzo Tondo, commentando la decisione del Consiglio dei ministri sui criteri per l’accorpamento delle Province, nel corso dell’incontro pubblico, a Rivignano, promosso per avviare la fusione tra quel Comune e il vicino Comune di Teor.
“Porterò all’attenzione della mia maggioranza e del Consiglio regionale una proposta”, ha precisato Tondo.
“Pensare oggi di accettare sic et simpliciter l’ipotesi del Governo che di fatto eliminerebbe le Province di Pordenone e Gorizia significherebbe sostanzialmente creare un grande Friuli e la città metropolitana di Trieste. E a questo punto la domanda che mi farei è quale senso possa avere la Regione.
Finiremmo per essere un po’ come il Trentino Alto Adige, che ha due Province autonome, con la conseguenza che lì di fatto la Regione non esiste”.
Di conseguenza per il presidente del Friuli Venezia Giulia “a questo punto credo che si possa anche cominciare a ragionare, con determinazione, sul superamento delle Province“.
In Friuli Venezia Giulia l’organizzazione degli enti locali, e quindi delle stesse Province, è di competenza esclusiva della Regione, come previsto dallo Statuto di autonomia che ha rango di norma costituzionale.

La Lega Nord del Friuli Venezia Giulia è disponibile a votare per l’abolizione di tutte le Province. A patto che vengano comunque erogati i servizi e si concretizzino risparmi veri. Favorevole alla cancellazione degli inutili e costosi organi periferici dello Stato, a iniziare dalle Prefetture. E propensa a trasferire il capoluogo regionale da Trieste a una sede più baricentrica, in Friuli, ragionevolmente a Udine. È questa la spending review della Lega Nord regionale.
La nostra è una proposta innovativa – spiega il capogruppo in Consiglio regionale, Danilo Narduzzi, con il segretario nazionale Matteo Piasente – e coraggiosa. Siamo pronti ad assumerci l’onere di operare nuovi, drastici tagli, che dovranno essere corrisposti da un riconoscimento tangibile da parte del Governo in sede di negoziazione fiscale. Sottostare ai pateracchi che ci vuole imporre Roma non ha senso.
Meglio abolire tutte le Province piuttosto che cercare accorpamenti avventurosi. In questo caso, naturalmente, dovremmo rivedere la geografia regionale.
Senza enti di area vasta, con la Regione unico punto di riferimento per cittadini e Comuni, il capoluogo non può che essere al centro del territorio regionale.
L’idea di un grande Friuli affiancato da Trieste città metropolitana – Narduzzi e Piasente continuano – è stata affossata dal Pdl.
Noi proponiamo un’alternativa che certamente risponde all’esigenza di dare un segnale forte all’opinione pubblica.

“Per quanto riguarda la spesa, la Provincia di Udine è il nostro Meridione, quando ogni anno più di qualche milione di euro si continua a buttare dalla finestra per il friulano“.
A sostenerlo è il consigliere regionale del Pdl Franco Dal Mas in merito a un dibattito che si è sviluppato in questi giorni e che ha visto il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, parlare di Grande Friuli e Città Metropolitana.
“È giusto richiamare la Regione ad affermare la propria competenza in materia di Enti locali; per altro, il decreto sulla spendig review assegna alle Regioni speciali di uniformarsi al principio ma, giocoforza, i criteri con i quali si contiene la spesa non possono che essere esplicitazione dell’autonomia”.
La Provicia di Udine – conclude Dal Mas – è il nostro Meridione e il suo presidente ci dovrebbe dire come intende spiegare agli abitanti del Friuli Venezia Giulia lo spreco di milioni di euro per il friulano, per i suoi vocabolari e per l’insegnamento della lingua quando, secondo i criteri della spending review, in provincia di Udine si dovrebbero ridurre di almeno 200 i posti letto in sanità e quando il dualismo Udine-Trieste ci ha consegnato due Università per una regione con solo 1 milione 200.000 abitanti“.

Nel dibattito sulla questione del riordino delle Province si registra il seguente intervento del Gruppo consiliare regionale Cittadini-Libertà Civica.
Ormai la divisione passa tra chi le vuole abolire e chi le vuole conservare.
Parliamo delle Province, ovviamente, e del dibattito che, trasversalmente, attraversa tutti i partiti, i media, le opinioni pubbliche.
Certo, in un contesto di gravissima crisi economica che diviene, giorno dopo giorno, anche crisi sociale, l’incapacità dei Palazzi del potere di dare risposte convincenti alla domanda, via via più pressante, di riduzione della spesa pubblica a partire da quella degli apparati politico-istituzionali, la cosiddetta casta, rende quasi impossibile un dibattito sereno e costruttivo facendo piazza pulita di ogni flessibilità per lasciarti un’alternativa secca: si o no, bianco o nero. Appunto, senza sfumature.
Ecco quindi la difficoltà di ragionare seriamente sul ruolo e sul senso, in questa tormentata stagione, dell’Istituzione Provincia vissuta anch’essa come un di più, un qualcosa di inutile da sopprimere. Senza se e senza ma.
Noi siamo tra quelli che in tempi non sospetti (e ne è prova il saggio pubblicato nel marzo 2008) si sono posti il problema di realizzare una seria, profonda riforma dell’ordinamento delle autonomie locali in Friuli Venezia Giulia partendo proprio dalla messa in discussione dell’Istituzione- Provincia. Eravamo allora una voce isolata, come per altre materie peraltro che, se affrontate allora, avrebbero dato quelle risposte che la gente oggi reclama a gran voce e che, in ogni caso, se anche giungessero oggi sarebbero tardive e non in grado di interrompere il corto circuito creatosi tra politica, istituzioni e società civile.
Sin dai giorni della discussione sul nuovo Statuto della Regione (nel lontanissimo 2004) si sono confrontate due posizioni estreme: da una parte le Province alla ricerca di una loro rilegittimazione; dall’altra coloro, e i Cittadini tra questi, che ne chiedevano l’abolizione per semplificare il quadro istituzionale e ricondurre il governo dell’autonomia alla sua sede storica: il Comune.
Come spesso è accaduto, a causa di una certa pavidità della classe politica non se ne è fatto nulla e oggi ne paghiamo le conseguenze.
Diciamo allora che quella nostra convinzione, quella cioè di incardinare il governo della comunità sul Comune, è tuttora punto di partenza del progetto di riforma cui guarda la Lista Civica. Oltre e dopo la Provincia si apre però, ineludibile, il tema del coordinamento e della programmazione degli interventi di area vasta. Lasciando da parte l’accademia e il facile gioco delle tre carte cui ci ha abituato la vecchia, inconcludente politica, quello che oggi va chiarito è sin dove può spingersi, sin dove arriva, cosa può e cosa non può fare l’autonomia speciale e, quindi, la competenza primaria sull’ordinamento degli Enti Locali riconosciuti al Friuli Venezia Giulia.
Va prima di tutto accertato se l’impostazione che il Governo Monti ha inteso dare al problema delle Province, ovvero il loro nuovo dimensionamento e, quindi, i successivi accorpamenti (nell’incapacità del Parlamento di affrontare il percorso di revisione costituzionale) rappresentino norme vincolanti anche per noi, e fino a che punto.
Ogni altro ragionamento non può che partire da qui.
Ci sarà tempo, poi, di capire chi vuole ed è capace di promuovere il cambiamento e chi, dietro il paravento degli interessi consolidati, vuole la conservazione dell’esistente. Non sappiamo se Tondo, che nel settembre 2011 si impegnava a indire un referendum regionale sulla sopravvivenza delle Province e oggi propone di cancellarle tutte e quattro, debba essere iscritto tra i primi o se, magari, abbia voluto ancora una volta sparare alto per strappare un titolo in prima pagina per poi, come per la riforma della sanità, sui costi della politica o sugli enti regionali, fare precipitosamente marcia indietro, cedendo a una maggioranza che, come dice bene il direttore di un quotidiano locale, “non vuole assumersi responsabilità e intende solo banchettare sino alla fine del mandato“.
Ecco, il giochetto del vorrei ma non posso non regge più. Ne va dell’autorevolezza e della credibilità delle Istituzioni. Innovare in campo istituzionale, riducendo i livelli di governo, si può e si deve. Anzi, si può e si deve fare subito sulla base del principio di sussidiarietà.

 

"19" Comments
  1. Abolire le province. Istituire la Regione Triveneto unendo
    Trento Bolzano Friuli-Venezia Giulia Veneto

  2. Trieste è un corpo estraneo per il Friuli, chiaro che finché Trieste farà parte di questa regione i friulano lotteranno per la loro autonomia.

  3. edda de battisti

    Attuare quanto propone Fontanini è una beffa per la città di Trieste, già beffata ampiamente dalla nostra “madre-patria” (vedi porto, vedi ferrovie, vedi commerci, e quant’altro)Per conto mio la proposta di accorpare le provincie di Ts e Go – Ud e Pn sarebbe la più ragionevole; anche per una questione storica, culturale: avrebbe così un senso compiuto parlare di “Friuli” e di “Venezia Giulia”. Certo che vorrei sentire qualche commento “goriziano”

  4. propongo di abolire le 4 province e accorpare tutto nella provincia di Klagenfurt

  5. edda de battisti

    Sono assolutamente d’accordo con Federico: Trieste è culturalmente diversa dal Friuli, ed è ben per questo
    che considero Gorizia affine a Trieste in quanto “giuliana” e non “friulana”. La regione “Friuli-Venezia Giulia” è stata una sistemazione di comodo, lo sappiamo tutti, torniamo almeno ad una apparenza di Venezia Giulia, unendoci a Gorizia, che sicuramente friulana non è. Ma ribadisco, vorrei sentire il parere dei goriziani. Grazie.

  6. In swizzera non esistono le provincie. Ci sono i comuni ed
    i cantoni ed a quanto pare funzionano benissimo. Quanto
    alla lingua Friulana,penso che i friulani abbiano diritto
    di studiarla come lo hanno i sudtirolesi con la lingua
    tedesca.

  7. Dire che il Friuli è il nostro meridione a ragione della lingua friulana, mi pare una caxxata, forse lui è di origini texxone, e vorrebbe che si parlasse solo l’italiano a ragione della non facilità di capire l’originale lingua territoriale. Comunque rimango dell’idea che il friulano si impara in famiglia,il fatto di omologare la lingua friulana alla lingua italiana, pure nel metodo didattico, dimostra come si sia inquinata la nostra cultura regionale, con stereotipi di tipo scolastico, mentre per generazioni, i friulani hanno tramandato la loro lingua alle future generazioni, semplicemente parlando la lingua in famiglia.

  8. Credo che Udine sia una cittadina piccina, con una grande provincia; Trieste é molto più grande come città solo che dopo la spartizione del suo territorio libero é stata deturpata la sua provincia. A mio avviso per ristabilire un corretto equilibrio vista la coesione Friulana e vista la disposizione strategica di Trieste, l’idea di accorpare Gorizia a Trieste formando una grande città Metropolitana e fare Pordenone e Udine unica provincia sarebbe un’idea sensata. Visto anche il fatto che di conseguenza l’ente regione non avrebbe più senso di esistere, allora saremmo come dice il buon Tondo simili al Trentino e l’Alto Adige che mi sembra sia un modello funzionante.
    Sinceramente non so quanto buon senso ci sia nel voler organizzare il territorio con criterio, credo che ci sarà sempre chi remerà contro Trieste perché città scomoda all’Italia che l’ha voluta soltanto per affossarla e credo che la Regione come ente sia farcita di politici che vivono alle nostre spese dietro a questa realtà istituzionale con l’unico fine di mantenere i loro grassi privilegi in cambio di un po’ di malsana campagna elettorale ed in cambio di qualche favore istituzionale del tutto illusorio al potere elettorale del friuli.
    Non capisco poi il perché che Udine si sia venduta così all’Italia allineandosi nella sua ideologia anti-Triestina; é un modus operandi del tutto ingiustificato che il futuro non prossimo ma venturo farà avere giustizia…

  9. Sarebbe un sogno potersi liberare da trieste, purtoppo in passato i politici Friulani hanno ceduto alla consegna del capoluogo a trieste in quanto città “riscattata”.
    Non vi è niente che accomuni i Friulani ai triestini,niente.
    Dire che Gorizia è una città giuliana è opinabile,in diverse zone (vittà e provincia) è parlato il Friulano,e a quanto mi risulta nessun goriziano risulta attratto dal divenire subordinato a trieste.
    Il politico di pordenone è un *******, se lo ritiene se ne vada pure in veneto e chieda l’annessione a qella regione.

  10. A me pare che ogni delimitazione amministrativa debba tenere conto delle identità sentite dai popoli che ne fanno parte.
    E non v’è dubbio che quella friulana sia un identità sentita da una larga parte degli abitanti di questa pseudoregione che la diversifica profondamente dal resto degli abitanti per storia, cultura, lingua, tradizioni fino alla gastronomia e alla musicologia (la costruzione sul pentagramma delle villotte friulane è qualcosa di unico ).
    Convenienze storiche e strategiche esogene alla volontà del popolo friulano hanno portato dapprima alla unificazione regionale, e successivamente a campagne eterodirette ma generalmente condivise dalla classe politica, di accettazione forzata che hanno caratterizzato gli ultimi decenni.
    Senza peraltro risultati tangibili sul piano del consenso, dato il puntuale riemergere di rivendicazioni e contrapposizioni tra le due anime regionali forzosamente obbligate a convivere.
    Una classe politica miope e corruttibile ha fatto il resto.
    Sarebbe bene che venisse colta l’occasione della riforma imposta dallo stato centrale per porre rimedio alla annosa e irrisolta questione nel rispetto della volontà dei popoli che vi abitano e delle mutate situazioni geopolitiche.
    Al riguardo occorre tenere conto che non tutta la provincia di Gorizia si riconosce nella cosiddetta Venezia Giulia dal momento che tutti i comuni in sponda destra dell’Isonzo (Mossa, Capriva, Moraro ecc.) sono friulani per lingua cultura e tradizioni.
    Allo stesso modo, non tutta la provincia di Pordenone può considerarsi friulana dal momento che un gran numero di comuni che ne fanno parte sono più affini all’identità veneto orientale.
    I signori politici, nell’interesse della civile convivenza, anzichè a calare sulla testa dei propri amministrati scelte dettate da convenienze proprie o dei gruppi di potere, talvolta oscuri, che ne condizionano l’elezione, sono invitati a tenere conto di istanze che ne le campagne politico mediatiche ne la dirompente globalizzazione riescono a soffocare.
    E’ miope tacciare di sterile campanilismo un identità tanto sentita dalla gente da sopravvivere per oltre mille anni agli attacchi del potere costituito.

  11. Trieste non è un corpo estraneo…. non chiamerei estranea una realtà che dall’ottocento in poi diede tanto lavoro e opportunità di riscatto per Friulani e non…basti pensare al conte Cecconi (friulano D.O.C) che da umile muratore divenne uno tra i più grandi costruttori di ferrovie dell’impero Austriaco ( grazie a Trieste)… e la storia che lo dice non io mandi a tutti 🙂

  12. Caro Lorenzo,
    Sostenere che Trieste abbia dato “lavoro” ai friulani per il fatto che il conte Cecconi (friulano D.O.C.) sia stato un grande costruttore di ferrovie mi pare un po’ una forzatura.
    I friulani sono sempre stati grandi “costruttori” ovunque, dal Canada alla Valle del Gail, dalla Svizzera alle recentissime twin towers.
    Non per questo possiamo sostenere che la Valle del Gail o la grande mela siano affini o organici all’identità friulana.
    Se poi vogliamo restringere l’indagine all’attualità, non mi pare che il “lavoro” che Trieste da ai friulani vada molto al di la di qualche isolata e minoritaria presenza nei ranghi della burocrazia regionale o di qualche altro “carrozzone” dell’orbita statale e parastatale.

  13. caro barete… io ho solo fatto un esempio.. dire che i friulani sono stati grandi costruttori ovunque mi pare esagerato…gente laboriosa mi sembra piu corretto…in questi tempi sto notando che la grande laboriosità dei friulani si sta esaurendo con l’andar del tempo…non è che i friulani sanno solo lavorare? senza saper piu creare? mandi

  14. Caro Lorenzo.
    Amaramente mi tocca convenire, non tanto sul fatto che i friulani non siano stati grandi costruttori nel passato (il “mal dal madon” era una piaga endemica da queste parti) quanto piuttosto sulla scarsissima vocazione ad andare “oltre” il lavoro.
    A saper anche pensare.
    A saper difendere e rivendicare la propria identità.
    A saper riconoscere, tra i tanti politicanti che di volta in volta sono stati designati a rappresentarli, quelli che autenticamente facevano gli interessi del Friuli.
    Ma qui il discorso si fa lungo e complesso.
    Per questo mi limito a rilevare che è proprio questa “laboriosità”, che tu vedi in declino ma che a tutt’oggi consente ai più di vivere di mezzi propri, andrebbe riconosciuta e valorizzata.
    Anche se purtroppo non intravvedo all’orizzonte personaggi in grado di farsene carico, o quantomeno di imporre la questione all’attenzione dell’opinione pubblica, come dimostra anche questo dibattito prontamente soffocato sul nascere dall’establishment politico mediatico.

  15. L’eterna diatriba fra friulani e triestini!

  16. Pingback: Prove di riforma delle provincie: commissione speciale in FVG « Dovatu

  17. io sono un abitante del pordenonese deluso da questa regione che perde tempo in stupidaggini che tra l’altro non mi rappresenta minimamente.

  18. è semplicissimo se qua in friuli non riusciamo a gestirci… uniamoci al veneto e formiamo una grande regione… almeno l’oro hanno molta fantasia e capacità gestionale che a noi manca… e non solo i veneti sono molto uniti tra di loro si danno una mano se hanno bisogno…invece qua in friuli ti danno una fucilata più tosto che aiutarti ho provato di persona da friulano mi vergogno d’essere friulano.

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