Storia del censimento: da Carlo Magno ai censimenti moderni

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Censimenti della popolazione e dei beni si avvicendano nei secoli. L’Italia insegna. Il programma dell’ONU.

(Segue da La storia dei censimenti: le rilavazioni nell’antichità)

La disgregazione dell’impero e le coeve invasioni barbariche segnarono un lungo intervallo nella tradizione censuaria: rilevamenti della popolazione, solo per certi aspetti quantitativi e di frequenza paragonabili ai moderni censimenti, si ebbero per tutto il medioevo; essi furono eseguiti sempre per scopi militari e fiscali, contraddistinti da una certa occasionalità ed incompletezza strutturale.

Carlo Magno ordinò un censimento nel suo impero, dapprima mirante all’esclusiva enumerazione delle persone libere, in seguito esteso anche al numero e alla qualità di beni posseduti, al numero complessivo dei vassalli e dei servi della gleba.

Il Domesday Book fu commissionato nel dicembre del 1085 da Guglielmo il Conquistatore, col preciso intento di contare la popolazione presente sul territorio inglese (a sud dei fiumi Tees e Ribble) vent’anni dopo l’invasione normanna.

Nel XIII secolo si svolsero rilevazioni periodiche della popolazione nei Comuni e nelle Repubbliche italiane: l’enumerazione aveva ad oggetto i capi famiglia, elencati nel “libro dei fuochi”, così chiamato perché poggiava la propria organizzazione sulle unità abitative, i focolari.

La Serenissima indisse ufficialmente il primo censimento universale nel 1338: il rilevamento annoverava caratteristiche qualitative degli individui quali età, professione, sesso, nazionalità e condizione sociale.
Esso venne ripetuto periodicamente con sempre maggiori perfezionamenti metodologici e archivistici: nel 1607 venne introdotto l’uso di formulari a stampa che possono essere considerati alla stregua di primitivi questionari.

I primi censimenti demografici (distinti da quelli economici, aventi ad oggetto l’enumerazione delle attività industriali, commerciali e dei servizi) moderni vennero introdotti con sistematicità nell’amministrazione della cosa pubblica agli inizi del Settecento.

Risale al 1701 il primo censimento della popolazione effettuato in Islanda, al 1749 in Svezia e al 1742 in Germania.

Dal 1769 vennero effettuati sistematicamente i censimenti della popolazione in Norvegia e in Spagna.

Nel 1790 venne introdotto negli Stati Uniti il census triennale, avente primariamente finalità elettorali: essendo infatti l’organizzazione amministrativa della nazione orfana di un sistema d’anagrafe locale, statale e quindi federale, per determinare le liste elettorali, il censimento è tuttora l’unico strumento idoneo per l’enumerazione della popolazione in riferimento alla sua quantità e distribuzione territoriale.

Nell’ Ottocento il censimento demografico iniziò ad essere realizzato da quasi tutti gli stati europei: nel 1800 in Francia, nel 1801 in Inghilterra e Danimarca, nel 1821 in Irlanda, nel 1829 in Olanda, nel 1837 in Svizzera, nel 1846 in Belgio, nel 1853 nello Stato Pontificio, nel 1856 in Grecia, nel 1857 nel Lombardo-Veneto, nel 1858 nel Regno di Sardegna.

Questo è un periodo, successivo alla pubblicazione nel 1798 delle teorie di Malthus, contraddistinto da un notevole incremento degli studi demografici, sfocianti in una maggiore attenzione strategica per le statistiche di Stato.

L’Australia attuò il primo censimento della popolazione nel 1828.

Il primo censimento neozelandese risale al 1851, seppure non comprendente il conteggio dei Maori autoctoni, enumerati solo un secolo più tardi: venne istituito con scadenza triennale fino al 1881, anno in cui divenne obbligatorio ogni cinque anni.

Di tutti gli Stati, l’Italia figurerebbe al primo posto per la ricchezza ed antichità delle tipologie di registri demografici, adottati nella quasi totalità di Principati, Repubbliche e signorie, qualsiasi fosse il loro assetto politico ed istituzionale. Notiamo così che quest’interesse ancestrale dell’uomo per la rilevazione demografica, alla base di quell’analisi di stato e di movimento del gruppo umano che da sempre accompagna le dinamiche sociali dell’umanità, viene ancor maggiormente considerato, per valenza strategica ed importanza decisionale, nelle terre italiane.

È solo agli albori dell’Ottocento che le autorità statali iniziano a responsabilizzarsi riguardo alla necessità di approntare un sistema organico di rilevazione anagrafica, in un quadro generale di disciplinamento sociale, sempre aggiornato ed indispensabile per avviare qualsiasi attività decisionale e di soluzione di problemi contingenti, quali epidemie, carestie, guerre, etc.

Vennero allora approntati rudimentali sistemi aconfessionali di registrazione anagrafica diretta, capaci di sopperire alle lacune dei precedenti metodi di annotazione demografica, quali catasti antichi, enumerazioni di fuochi, riveli, stati discussi, catasti geometrici, matricole, tuttora conservate e fruibili negli Archivi di Stato.

Il primo censimento demografico unitario italiano risale al 1861: venne istituito con cadenza decennale, regola che non venne rispettata nel 1891 per difficoltà finanziarie e nel 1941 per motivi bellici; l’Italia fascista lo rese più frequente, stabilendo una cadenza quinquennale che si attuò solo con l’eccezione del 1936.

Nel 1871 ebbe luogo il primo censimento ufficiale del Canada, anche se risale al 1666 la prima enumerazione dei coloni, classificati per sesso, età, condizione occupazionale e stato anagrafico, attuata (personalmente!) da Jean Talon.

Oggigiorno quasi la globalità delle Nazioni (circa 200 Paesi) effettua periodicamente i censimenti demografici: l’ambizione è quella di attivare un sistema di rilevazioni demografiche valido su scala planetaria, come proposto dal World Population and Housing Census Programme delle Nazioni Unite.

L’organizzazione ha sottolineato l’importanza delle rilevazioni censuarie periodiche, indicate come risorse primarie per l’elaborazione di dati indispensabili per la pianificazione dello sviluppo sociale ed economico di tutti i popoli del mondo. Solo tramite queste attività sarà possibile un costante monitoraggio delle caratteristiche demografiche e delle tendenze sociali ed economiche, con la primaria finalità d’elevare gli standard di vita della popolazione globale.

La Divisione Statistica dell’organizzazione mondiale suggerisce tutta una serie di raccomandazioni metodologiche, miranti ad uniformare le modalità d’attuazione, le caratteristiche socio-demografiche da rilevare e l’obbligatorietà di una diffusione universale dei dati così raccolti.

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Tommaso Botto

1 comment

  1. […] censimento è un’attività periodica, storicamente esplicata dagli […]

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