Stato di polizia sulle piste da sci del Friuli: è Proibitur!

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Leggi e regolamenti si accaniscono contro gli sciatori, mettendo in forte dubbio la loro equità e la loro applicazione. Le segnalazioni parlano chiaro: sicurezza non vuol dire intollerante oppressione.

Ennesimo – perché riceviamo parecchie segnalazioni in merito- eccesso di severità da parte delle forze di Polizia (a servizio degli sciatori!) sulle piste del Friuli.
Come abbondantemente segnalato dalla stampa austriaca, il carinziano Otto Ogris è stato multato nei giorni scorsi (anzi nelle sere scorse visto che il tutto è accaduto alle 22.20, durante l’apertura notturna della pista di Prampero) a Tarvisio (UD), per eccesso di velocità: dovrà pagare una novantina di euro ( 83 per la multa e  7,75 di tassa) in quanto pizzicato a correre troppo.

Il turista quarantasettenne è stato infatti intercettato a fondovalle da un poliziotto sciatore che gli ha intimato di consegnargli i documenti e di seguirlo nell’adiacente stazione di polizia per la notifica del verbale.
Il trasgressore si è giustificato asserendo che la pista era praticamente libera (ossia priva di altri sciatori) e di aver sempre frenato nei punti critici, peraltro segnalati da una evidente cartellonistica.
Otto Ogris, che si definisce sciatore esperto, ha voluto farsi sentire, avviando sui media austriaci una pesante polemica contro, più che la legge italiana, la sua troppo zelante applicazione.

E’ infatti paradossale che uno sport come lo sci, che consiste nel correre giù per pendii innevati, finalizzato allo svago, alla libertà ed alla spensieratezza, sia sottoposto a simili restrizioni: un conto è, infatti, arrecare pregiudizio all’altrui sicurezza, sciando con fare spericolato; altra  cosa è vedersi fermato e multato per aver semplicemente sciato.

La legge 24 dicembre 2003, n. 363,  abbastanza generica e votata all’ultimo per le settimane bianche natalizie, ratifica le regole base del corretto sciatore: nulla da eccepire.
Ma lascia una certa discrezionalità valutativa alle Forze dell’Ordine (“la Polizia di Stato, il Corpo forestale dello Stato, l’Arma dei carabinieri e il Corpo della guardia di finanza, nonché i corpi di polizia locali, nello svolgimento del servizio di vigilanza e soccorso nelle località sciistiche, provvedono al controllo dell’osservanza delle disposizioni di cui alla presente legge e a irrogare le relative sanzioni nei confronti dei soggetti inadempienti”) che non sempre calza con le peculiarità (di svago, libertà e divertimento) che un turista (perché gli sciatori sono turisti, non banali “consumatori”) va cercando, peraltro pagando.

Ed è purtroppo capitato che A.M., 35enne friulano, la passata stagione, si è visto fermato dalla Polizia e condotto nella stazioncina, sempre sulla Di Prampero del Monte Lussari, sempre in notturna a Tarvisio, perché si attardava a scendere: “Mi hanno identificato, trattato come un delinquente”, ci riferisce,” semplicemente perché l’amico con cui sciavo era tecnicamente lento. Che dovevo fare? Dovevo lasciare lo spazzanevista da solo per raggiungere la stazione a valle entro l’orario di chiusura dell’impianto? Mi hanno tenuto lì per un’ora, dimostrando un’ottusità indolente che mi ha fatto propendere per non tornare più a Tarvisio…”.

E c’è anche T.B., trentaduenne udinese, che nel marzo del 2007, in cima allo Zoncolan (il polo sciistico friulano più frequentato) è stato fermato perché stava scendendo a valle(!): “Si, erano le 16 e mi avviavo, in cima al monte,  a scendere verso il parcheggio di Sutrio, quando un poliziotto alto e grosso mi ha affiancato e, con fare assai risoluto, si è appoggiato a me, bloccandomi. Mi ha costretto a togliere gli sci e ad entrare nel gabbiotto. Mi hanno contestato che dopo una cert’ora si doveva scendere solo con la seggiovia, che però,ormai, era chiusa. A sentire le loro ragioni, deboli ed imbarazzate, avrei dovuto salire sulla funivia e scendere dall’altro versante, quello di Ravascletto. Ho opposto il mio rifiuto, visto che la mia auto era parcheggiata dall’altra parte della montagna. Dopo mezz’ora di contestazioni e la minaccia di una denuncia per sequestro di persona, mi hanno rilasciato, facendomi, a quel punto sì, rischiare di brutto, visto che sono sceso praticamente al buio, sulla pista totalmente arata dal gatto delle nevi. Giunto a valle ho incontrato un gruppo di bolognesi che erano stati costretti a scendere a Ravascletto: increduli dell’accaduto avevano fortunatamente trovato un passaggio per raggiungere le loro auto a Sutrio, dopo una mezz’oretta di strada. Non sono più tornato sullo Zoncolan, immagino nemmeno gli emiliani..”.

A.K., 38 anni, austriaco, è stato invece bloccato sulla pista del Canin, a Sella Nevea: “Salivo lungo una strada di montagna con la mia attrezzatura da scialpinismo, ai primi di aprile del 2010. Ad un certo punto la strada esce dal bosco e si perde sulla pista da discesa: l’ho imboccata e l’ho transitata, stando a lato, risalendola per un centinaio di metri, per riguadagnare la mia strada. Giunto praticamente all’imbocco del sentiero, un Finanziere mi ha raggiunto e mi ha intimato di scendere: ho tentato di fargli capire che stavo andando in montagna per i fatti miei, che ero costretto ad attraversare la pista, che la montagna è di tutti, che non mi interessava nemmeno risalire la pista ma, niente da fare! Ho dovuto scendere. Non mi rivedranno più in quel posto. Mi spiace, perché la montagna è bellissima ma non è modo di trattare i turisti.”

La medesima legge affida ai gestori il compito di “assicurare agli utenti la pratica delle attività sportive e ricreative in condizioni di sicurezza, provvedendo alla messa in sicurezza delle piste secondo quanto stabilito dalle regioni. I gestori hanno l’obbligo di proteggere gli utenti da ostacoli presenti lungo le piste mediante l’utilizzo di adeguate protezioni degli stessi e segnalazioni della situazione di pericolo”.
A sciare lungo l’arco alpino italiano (ma anche sugli appennini) si può notare come tale legge sia applicata in maniera assai differente.

In Friuli l’applicazione (sarà perché le piste sono di fatto regionali) è la più dura: infatti, cartelli, divieti e reti opprimono i Poli gestiti da Promotur Spa, tant’è che freerider e snowboarder ben si guardano dall’andare a sciare in queste zone (“E’ un’autostrada in cui ci si sente in gabbia”, ci dice A.S, snowboarder di San Daniele, “Vado a Pramollo Nassfeld, a sciare in piena libertà e sicurezza, senza rotture di palle! “)

E, nel passaparola sciistico, aleggia un nuovo nomignolo che caricaturizza la società di gestione dello sci in Friuli: PROIBITUR.

Redazione

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