SLOVENIA: L’AFFRESCO ANTI-ITALIANO NEL MUNICIPIO DI NOVA-GORICA

Share Button

Con squisita disponibilità e velato imbarazzo ci hanno fatto accedere alla Sala Verde del municipio di Nova Gorica (Repubblica di Slovenia).
Il palazzo venne eretto nel 1950, negli anni in cui veniva costruita ex novo (dal 1947) questa cittadina jugoslava (ora slovena), appiccicata a Gorizia ma oltre la Cortina di Ferro, voluta da Tito come ripicca per l’attribuzione all’Italia di Gorizia decisa dal Trattato di Parigi.
La Sala Verde (Zelena Dvorana) è al primo piano di questo austero edificio, di chiara impronta realsocialista: di verde ci sono le tende e le sedie e viene utilizzata per riunioni ed incontri protocollari, che si tengono proprio in questo spazio, oltre le grosse vetrate centrali visibili dall’esterno del palazzo.

00 slavko pengov nova gorica slovenia

 

Farvi entrare un italiano desta imbarazzo a chiunque: è una sala per certi versi proibita, chi ci è entrato capisce subito il perché, e l’espressione perplessa di quelli a cui si chiede di visionarla conferma questa deferente ritrosia.

Le sue alte e lunghe pareti sono affrescate con i dipinti di Slavko Pengov (1908-1966), tra i quali svetta l’Italia Fascista, raffigurata dalla morte, il classico teschio con lo scheletro che indossa un drappo nero, con tricolore sul petto, con un grosso fascio littorio sul grembo, in sella ad un cavallo al trotto che carica inermi contadini.

01 slavko pengov nova gorica slovenia


Al di sotto di questa figura, tre miliziani fascisti, con fez in capo, caricaturizzati nel passo dell’oca, si dirigono, calpestando le case, verso un gruppo di quattro uomini, verosimilmente partigiani, legati a terra ed immersi in una pozza di sangue.
E, quindi, un militare italiano che sferra un fendente mortale con il suo pugnale ad una donna che giace al suolo, anch’ella ovviamente inerme.

07 slavko pengov nova gorica slovenia

 

Più in là trionfa un partigiano, col pugno comunista alzato che proietta una scenica ombra rossa, quindi il Maresciallo Tito (Josip Broz), sulla parete adiacente, che medita, introducendo la vittoria delle truppe titine, che lasciano sul campo tre militari tedeschi esanimi, e il macabro percorso, denso di carri armati, fucili, bunker e rovine, si conclude con sventolio di bandiere jugoslave (con stella rossa) ed inevitabile lancio di petali.

03 slavko pengov nova gorica slovenia

02 slavko pengov nova gorica slovenia
Opera un po’ infantilesca, di dubbio gusto, che va contestualizzata negli anni più bui del regime socialista: un simbolismo spicciolo che, ci spiegano gentilmente, riassume la storia del Paese.
Su un’altra parete si rievoca la rivolta feudale contro il Conte di Gorizia, a zappate e bastonate; in qualche piccolo riquadro si citano pittoricamente letterati, artisti e poeti sloveni.
Sulle due strette pareti tra gli alti finestroni, vengono descritti aspetti rurali ed artigianali della regione: prodotti agricoli e falegnameria lasciano intravvedere il timido affacciarsi sullo scenario postbellico dell’industria e l
a retorica titina s’è ovviamente ‘dimenticata’ delle stragi e delle carneficine degli Italiani infoibati.

Ma, è chiaro, su 40 metri di affreschi, tutelati dal Ministero competente di Lubiana, 20 sono ‘dedicati’, con macabra cadenza, all’Italia.
Fascista e ovviamente sanguinaria.
Il che stride non poco con la bandiera dell’Unione Europea che penzola lì fuori.

 

municipio nova gorica slovenia

Tommaso Botto

11 commenti

  1. Luche says:

    Nov 13, 2015

    Rispondi

    La rappresentazione della yugoslavia é chiaramente retorica ma quella dell’italia fascita é corretta. Anzi si potrebbe egualmente rappresentare quella dell’italia sabauda della prima guerra mondiale che a gorizia porto morte e distruzione per fame nazionalistica di territori. A stonare di più sono secondo me le targhe vergognose che compaiono a Gorizia e che magnificano un’invasione sanguinosa e ingiusta (quella della prima guerra mondiale) che spesso si trovano anch’esse a fianco della bandiera europea.

    • Tommaso Botto says:

      Nov 13, 2015

      Rispondi

      Che targhe?

      • Luche says:

        Nov 14, 2015

        Rispondi

        Ce ne sono numerose in giro per la città una ad esempio al teatro Verdi che farnetica di una città liberata dal’turpe servaggio austriaco’ ed esalta di converso quella che fu un’aggrasione e distruzione della città per mano dell’esercito italiano, non certo voluto dalla maggioranza della popolazione locale per lo più fedele all’impero all’epoca e appartenente a una sovraidentità mitteleuropea prima ancora che a quella linguistica che comunque ci racconta di come la città fosse multiculturale avnedo al 1857 10.000 friulanofoni 3500 slovenofoni 1800 germanofoni e 300 israeliti. Trovo offensivo per le conponenti culturali presenti e per la stessa storia della città la presenza di queste targhe razziste e anti-goriziane (intendendo la gorizianità come insieme di varie componenti culturali). In generale poi in risposta a qualche commento che si può leggere questo territorio non fu ‘per secoli italiano’. E’storicamente luogo di incontro di culture e civiltà, dall’anima multiculturale che prima dell’aggresione dell’Italia nel 1915 vivevano in discreta armonia.

  2. Andrea Braito says:

    Nov 13, 2015

    Rispondi

    L’autore dell’affresco interpreta, non inventa.
    Di indubbio disgusto è stato il comportamento tenuto dall’Italia in Slovenia, Croazia e Montenegro.

  3. Marcel says:

    Nov 13, 2015

    Rispondi

    E’ chiaro che l’opera va “inquadrata” nel contesto della sua origine e non “bevuta” in maniera ingenua. Detto questo, io la trovo artisticamente pregevole.

    • Tommaso Botto says:

      Nov 13, 2015

      Rispondi

      anche i fumetti sono arte…

  4. Schindler says:

    Nov 13, 2015

    Rispondi

    TITO ERA UN CRIMINALE.
    LUI E I SUOI HANNO FATTO UNA CARNEFICINA DI ITALIANI IN TERRITORIO PER SECOLI ITALIANO.
    SICCOME HANNO VINTO LA GUERRA E POI SONO STATI A CUCCIA DIETRO LA CORTINA DI FERRO PER 40 ANNI, ORA E’ TUTTO PASSATO, E’ ROBA VECCHIA.
    POI A UDINE, SE RESTAURANO UN AFFRESCO CON DUE PIPINOTTI CON LA MANO ALZATA NEL SALUTO PIU’ ANTICO DEL MONDO, ALLORA SONO FASCISTI, NON E’ PIU’ ROBA VECCHIA E GIU’ COL MARTIROLOGIO DEI PARTIGIANI, LA RESISTENZA ETC.
    E AGLI ITALIANI TUCIDATI ED INFOIBATI PENSANO SOLO A FEBBRAIO, PER UN GIORNO.
    E INTANTO PERMETTONO CHE SI MANTENGA UN AFFRESCO DEL GENERE CHE ESALTA UN CRIMINALE COME TITO.
    IN ITALIA, AUSTRIA E GERMANIA SI SONO TOTLI TUTTI I SIMBOLI DEI REGIMI: IN SLOVENIA NO, E’ STORIA.
    UNA STORIA CHE HA POCO DA DIRE, RENDIAMOCI CONTO.

    • Tommaso Botto says:

      Nov 13, 2015

      Rispondi

      appunto: abbiamo ricevuto numerose segnalazioni su questi dipinti, da italiani ed austriaci. siamo andati a verificare che esistessero. siamo stati cordialmente ricevuti. abbiamo visto che d’artistico c’è ben poco e che è solo propaganda. politica ed aggressiva, segno indubbiamente d’altri tempi ma … si vede che una dittatura violenta viene preferita ad un’altra. e siccome c’è un tricolore e chiari riferimenti all’Italia, pare poco opportuno che proprio questa sala venga utilizzata come sala di rappresentanza, spesso per incontri tra sloveni ed italiani. possibile che nessun politico italiano se ne sia accorto? o son solo intenti a sorridere e a stringere mani?

    • Luche says:

      Nov 14, 2015

      Rispondi

      Farei una precisazione. il territorio goriziano é storicamente multiculturale. Non lo definirei un territorio ‘da sempre italiano’ pur essendo l’identità italiana una componente di quelle presenti il loco. Infatti al 1857 nella principesca contea di gorizia e gradisca i dati del censimento ci riportano come il 66% della popolazione fosse sloveneofona, il 25% friulanofona, l’8% italofona, l’1% israelitica. Oltreché parte di una comune cultura e sovra-identità, quella mitteleuropea, che all’epoca probabilmente era quella più sentita. Al riguardo delle foibe direi che furono un massacro certo atroce ma non dimenticherei che ne avvennero di altrettanto atroci in precedenza durante l’invasione italiana della slovenia nel 1941 e che tra gli infoibati non ci furono soltanti italofoni bensì anche soldati tedeschi e civili o militari sloveni e croati accusati di collaborazionismo, persino qualche soldato della coalizione alleata. Riguardo ai simboli dei regimi invece direi che in relazione all’Italia non credo siano stati rimossi. Ne campeggiano ancora molti come il megadipinto nella stanza del CONI a Roma e i vari monumenti con fascio littorio in giro per le città. In germania ed Austria li si la simbologia del regime azista é stata rimossa quasi totalmente.

  5. GMB says:

    Nov 25, 2016

    Rispondi

    IO SPERO CHE UN GIORNO L’ITALIA SI RIPRENDERA’ LE SUE TERRE IRREDENTE, E QUANDO QUEL GIORNO VERRA’, IO SARO’ IL PRIMO AD ENTRARE IN QUESTO PALAZZO E A PICCONARE QUESTA PORCHERIA ANTI-ITALIANA, IN SUOLO ITALIANO. VIVA GORIZIA! VIVA LE NOSTRE TERRE IRREDENTE! VIVA L’ITALIA! VIVA IL SUO POPOLO, TESTIMONE DI GRANDEZZA E PUREZZA!

    • Dujko says:

      Mar 27, 2021

      Rispondi

      Vieni pure facile dire che e un affresco anti-italiano quando non si vuol vedere una mezza dozzina di bandiere italiane (quelle partigiane ovvio). La tematica e antifascista e non anti-italiana, solo il fascistello medio non riesce a mandarlo giu. 😉

Commenti

Nome *

Sito web

Ultime news