Siti militari dismessi: prove di riconversione

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 Dal social Housing agli incubatori d’impresa, dagli sport estremi al turismo storico-militare.
Un convegno ha presentato il mix di alternative su come utilizzare caserme dismesse e siti militari ceduti ai Comuni.

Ha avuto luogo oggi a Trieste, nella cornice del recuperato Magazzino 26 di Portovecchio, la conferenza su “La
riconversione dei siti militari dismessi: processi e prospettive” che rappresenta il momento conclusivo del progetto F.A.T.E. (From Army to Enetrepreneurship – dalla difesa all’imprenditoria), finanziato nell’ambito del programma comunitario South East Europe (2007 -2013), che ha avuto una dotazione di oltre 200 milioni di euro, ha coinvolto 16 Stati (8 Ue e 8 extra-Ue) e sta anch’esso arrivando alla fase definitiva di attuazione.

Il Friuli Venezia Giulia è stato capofila di F.A.T.E, al quale ha partecipato un partnernariato internazionale ampio che, oltre all’Italia, ha incluso Slovenia, Grecia, Ungheria, Romania, Serbia, Bosnia Erzegovina, Croazia, e la conferenza odierna è servita ad illustrare approcci e risultati ottenuti nell’area interessata al progetto.

Per quanto riguarda direttamente il Friuli Venezia Giulia, attraverso l’Amministrazione regionale lo Stato ha trasferito ai Comuni della regione i siti militari dismessi in due tranche:
nella prima, con il decreto legislativo 237/2001, c’è stato il passaggio di proprietà a costo zero di oltre 300 siti (tra cui diverse caserme);
nella seconda, sancita dal decreto legislativo 35/2007, di altri 35 siti, tra cui 26 caserme.

In base al F.A.T.E, il Comune di Latisana è stato individuato per un’azione pilota incentrata sulla riconversione in tre lotti (il primo, finanziato con fondi regionali, vedrà la realizzazione di un centro servizi per le imprese della nautica) della caserma Radaelli, azione che oggi è stata illustrata dal sindaco della cittadina, Salvatore Benigno (con Codroipo, Spoleto e Zalaegerszeg in Ungheria, Latisana è stata partner “osservatore” del progetto).

“In questo momento i Comuni si trovano ad avere un patrimonio che sulla carta è di grande valore e pregio – ha  notato l’assessore regionale alle Relazioni internazionali e comunitarie Elio De Anna aprendo i lavori assieme all’architetto Rossella Gerbini, dell’Associazione Biennale Portovecchio – ma, stante la crisi economica, la difficoltà è riconvertire questi siti”.

“Si era pensato – ha continuato De Anna – di destinarli all’housing sociale, dando gli appartamenti a basso prezzo ai
giovani, ma il mercato non tira e da qui è nato questo progetto, che coinvolge tutta una serie di Paesi convinti che si possa coniugare il recupero di tale patrimonio alla ripresa economica, trasformandolo in servizi ed incubatori d’impresa“.

Un obiettivo che, secondo l’assessore, stimola gli Enti locali da una parte a trovare nuove soluzioni per l’utilizzo dei siti dimessi e dall’altra ad impegnarsi nella ricerca di contributi ad hoc, ricerca che non può disgiungersi da ciò che è in grado di offrire la Ue.

Moderati dal professor Piero Pedrocco dell’Università di Udine, nel corso della conferenza si sono susseguiti una serie di interventi sulle problematiche e sulle possibilità di valorizzazione dei siti militari dsmessi fatti da professionisti che si occupano di una materia che, ha sottolineato Pedrocco, coinvolge tantissime persone a livello locale, nazionale e transnazionale.

Tra questi, l’architetto Alessandro Santarossa, dell’ Associazione Agata Edroc, ha ricordato che la dismissione
militare del Friuli Venezia Giulia è un fenomeno unico in Europa per qualità ed estensione, tanto che si è calcolato che negli anni ’60 – il periodo di maggiore espansione del sistema militare italiano – l’1,3 per cento del territorio del Friuli Venezia Giulia fosse occupato da siti militari (circa 100 km quadrati) ed il 50 per cento fosse influenzato dalle conseguenti servitù
.

Santarossa ha illustrato alcuni possibili scenari di riconversione, che vanno dal turismo di stampo storico e militare (in 40 anni per le caserme della regione sono passate oltre 1.600.000 reclute, persone che oggi hanno dai 40 ai 60 anni e potrebbero essere interessate ad un tour della memoria mescolato ad altre attrazioni) al turismo ancorato alla pratica degli sport estremi (in particolare nelle località di montagna), dalla trasformazione dei siti in una dorsale energetica al recupero dell’ipotesi dell’housing sociale.

Un mix di idee che, per quanto concerne l’istituzione regionale, coinvolge più realtà, ha confermato lo stesso De Anna, che oltre al saluto del presidente della Regione Renzo Tondo, ha portato anche quello dell’assessore alla Pianificazione territoriale e Lavori Pubblici, Riccardo Riccardi, e letto una lettera scritta dallo stesso Riccardi sul tema lo scorso maggio.

Un messaggio in cui l’assessore alla Pianificazione territoriale definiva apprezzabile l’ipotesi di un utilizzo dei siti militari dismessi come centri servizi ed incubatori d’impresa e dichiarava di considerare importante l’organizzazione di un convegno (quello odierno, appunto) “al quale far partecipare anche i rappresentanti degli Enti locali, posto che su di essi grava spesso l’onere di ripensare l’utilizzo di edifici ed aree di grandi dimensioni in presenza di una generalizzata difficoltà a reperire risorse da investire a riguardo”.

Redazione

1 comment

  1. […] in modo innovativo e con il recupero delle aree dismesse ora inutilizzate. Si parla spesso di reimpiego di siti militari, questa è un’occasione concreta e […]

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