SICILIA, FAVIGNANA: L’ETERNO PROBLEMA DELL’ETERNIT

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In Italia non si dimette mai nessuno, figurarsi in Sicilia!
Ieri abbiamo svelato l’esistenza a cielo aperto di una discarica tossica adiacente al mare a Favignana, a pochi metri da un villaggio turistico low-cost.
In verità l’abbiamo ri-svelata: è di settembre 2013 un’analoga -e più gentile- inchiesta di Dovatu.it con tanto di foto, scattate nella Primavera dello stesso anno.

Compariamo le foto, partendo da quella di due anni fa:

01 favignana aprile2013

Questa invece è quella scattata ieri, in analoga prospettiva:

02 favignana agosto 2015

Il mucchio era già due anni fa parzialmente coperto dalla vegetazione: il terreno è arido, quasi desertico, le piante crescono lentamente, solo certi tipi e quelle cresciute qui sono state messe lì, non sono varietà che si trovano sulle scogliere.
Notiamo che il mucchio è cresciuto, nel tempo, e che diversi strati si sono aggiunti, ad esempio, sopra alcune lastre di Eternit immortalate due anni fa che adesso non sono più visibili, sono coperte da altri detriti.

Sorge una domandina semplice semplice: quanto Eternit c’è lì sotto?
E si, perché, nel sopralluogo di ieri, abbiamo scoperto un altro ‘giacimento’ del terribile materiale visibile lì appresso.

Seconda domanda: perché il Comune non è intervenuto almeno due anni fa, quando l’eco-bomba era manifesta all’opinione pubblica?

Terza domanda: è mai possibile che in un’isoletta, ‘capoluogo’ di un’area marina protetta, piena di divise d’ogni grado e cromatismo, nessuno abbia mai percorso questa stradina -a parte qualche migliaio di turisti ogni anno- accorgendosi che era una discarica a cielo aperto con materiali altamente pericolosi per la salute e per l’ambiente?

Inoltre, proprio oggi abbiamo scoperto che un bravo turista aveva segnalato dettagliatamente al Comune di Favignana questa nefandezza.
Egli scrive sulla pagina FB del Comune:
21 agosto alle ore 17:30 “Rilevati rifiuti speciali sversati sulla scogliera tra l’approdo di …Ulisse e cala rotonda provenienti da scarti di demolizione edilizia. C’è presenza anche di presunto cemento amianto frantumato. Si richiede un sopralluogo della guardia costiera o della polizia locale. Forse sono stato troppo discreto mandando il messaggio in privato??!!”
Quindi, precedentemente aveva già informato l’amministrazione competente: ma questa non ha risposto.
Il turista ha quindi specificato: “L’area dello sversamento è abbastanza estesa”…

Diremmo che copre circa trecento metri: se ci si infila in una caletta attigua, si coprirà che anche qui c’è dell’Eternit (abbiamo le foto, le pubblicheremo prossimamente).

Il 23 agosto alle ore 18:21 il Comune finalmente risponde: “Grazie per la segnalazione. E’ stato informato di tutto l’assessore al ramo che domani mattina predisporrà il sopralluogo nella zona assieme ai vigili urbani per rimediare immediatamente”.
E infatti, a sera giunge in loco una vettura della Polizia Municipale che si fa il giretto.

Il messaggio del Comune viene replicato su altri canali: giunge anche a noi via Sms dal sindaco Pagoto, che abbiamo sfrontatamente maltrattato perché su questi temi mostriamo la nostra più caparbia intransigenza, uguale uguale.

È quel “rimediare immediatamente” che ci lascia straniti: tutte quelle tonnellate di materiale inquinato, come le portano via, in sicurezza, in mezzo ai turisti, su per una stradina stretta, “immediatamente”?
Lì vicino è stata appena dissequestrata una spiaggetta per reati ambientali, dopo i carotaggi della Forestale…
“Immediatamente”. Come i resti dell’Uomo di Cala Rotonda, scoperto due anni fa e abbandonato ai vandali ed al mare grosso?

C’è una leggerezza con i rifiuti da queste parti che è… medioevale.

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In Tunisia e in Libia, ci raccontano, c’è la stessa inciviltà: è come se ci fosse un gioco non dichiarato in cui vince chi non centra il cassonetto, magari lo sfiora, e lascia i rifiuti in giro, alla mercè di vento, cani randagi, gatti e ratti.
E’ la vittoria dell’antitesi del senso civico: oggi pulisci e subito sporcano, oggi pianti un albero e domani te lo strappano…
Qui di Europa, quella buona e virtuosa, c’è ben poco: tante parole, convegni, poi manca la sensibilità ambientale, l’educazione ambientale.

Non sta a noi capirne il perché, ne abbiamo parlato con un antropologo, proprio in mezzo a questo luridume, ma non ci ha soddisfatti: al riguardo è emblematico quel che scrive oggi una collega, riprendendo le nostre foto e il nostro articolo (senza minimamente citarne la fonte).
Ella scrive, nell’incipit del suo articoletto di protesta: “Non siamo in aperta campagna, ma a Favignana, nel pieno della riserva dell’arcipelago delle Egadi”, come se in campagna, tutto sommato, si potessero tranquillamente sversare calcinacci e cemento-amianto frantumato (Eternit).
Chiaro no? In campagna si ma al mare, dove vanno i turisti, assolutamente no.
Ignora la signora, poi, che lì sotto c’è la falda acquifera dalla quale attingono centinaia di pozzi artesiani.

E quindi, intrisa della mitologia di Messina Denaro, sentenzia: “Questa volta non si parla di ecomafia o di atti vandalici”.
Ma se non sono atti vandalici questi… possiamo andare tutti a orinarci addosso in piazza.
E poi, ecomafia: qua pare tutta una mafia!

Mafia è quando qualcuno fa qualcosa di male e tutti stanno zitti.

Tommaso Botto

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