Sanità a Pordenone: le problematiche aperte e gli interventi politici

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Tra concorsi “non-concorsi”, ricorsi legali e fuggi-fuggi di medici e dirigenti, il paziente rischia di passare in secondo piano

A Pordenone, cittadini-pazienti infervorati e preoccupati.
Infatti, benché il paziente debba essere al centro del percorso terapeutico-assistenziale, pare che il servizio sanitario pordenonese soffra di alcune problematiche che distolgono l’attenzione da tale centralità di principio, prestandosi a meccanismi, indotti anche dalla politica, che soffocano le professionalità mediche, le quali, sovente, fanno fagotto e vanno altrove.
Se n’è parlato parecchio, molto sui media, in un tam-tam avviato da cittadini un po’ curiosi ed intercettato dal M5S di Pordenone che, già l’anno scorso, ha iniziato a raccogliere molte informazioni, offrendole alla riflessione dell’opinione pubblica.

La Sanità pordenonese funziona: non si segnalano casi eclatanti di malasanità, è apparentemente quell’isola felice della provincia settentrionale che normalmente rasserena gli animi.
Ma vi è un sottofinanziamento storico e persistente, se comparato alle provincie di Udine e Trieste. Questo si riferisce sia al finanziamento procapite per la sanità, sia agli stipendi degli operatori sanitari (un medico o infermiere che lavora qui, a parità di livello professionale guadagna meno rispetto ai colleghi delle altre provincie del Friuli Venezia Giulia).
Si è tanto parlato di perequazione ma, sinora, nulla di concreto si è ottenuto.

Vi è, d’altro canto, un’enfasi continua, da parte della classe politica locale, sulla progettazione e la costruzione del nuovo ospedale di Pordenone (con un costo preventivato di quasi 200 milioni di euro).
Ovviamente è un fatto importante, ma ancora più importanti sono le professionalità che ci dovranno lavorare e le attrezzature necessarie alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche: è indubbio che sia proprio questo aspetto a determinare la qualità del sistema di healthcare.
Ma si sa già che i fondi stanziati sinora non sono sufficienti e che manca completamente una politica di attrazione di professionalità mediche, infermieristiche e tecniche.
Attualmente l’ospedale di Pordenone è considerato da chi vi lavora “un ospedale di transito”.
I professionisti vengono assunti e spesso, dopo poco tempo, se ne vanno in luoghi meglio retribuiti o con prospettive professionali migliori. In altri casi, lamentano alcuni operatori, “il nostro ospedale è stato ed è ancora una sorta di discarica per professionisti non graditi in altre sedi o a termine di carriera”.

Lo si evince anche dalle nomine degli ultimi Primari di Pordenone.
Dal 2015 sono stati infatti nominati nell’Ospedale di Pordenone 6 primari. Di questi, 5 provengono da fuori provincia, 4 dall’area udinese.

Grande scalpore ha suscitato il caso della Cardiologia di Pordenone.
Sulla stampa è stato indicato come “il concorso dei veleni”, addensando dubbi sulla sua regolarità, lasciando addirittura intendere che a pilotarlo fosse stata nientepopodimeno che la presidente della Regione FVG Debora Serracchiani, di concerto con il ministro Dario Franceschini.
Un’illazione che, diciamolo subito, potrebbe essere verificata solo per loro stessa ammissione o intercettando le comunicazioni tra i due personaggi politici.
Andando ai fatti, alla sostanza dell’ Avviso pubblico, bandito dall’Azienda Sanitaria n°5 “Friuli Occidentale”, per il conferimento dell’incarico di Direzione della Struttura Complessa di Cardiologia, a Pordenone, sono state quattro le domande pervenute, tre i candidati ammessi, quindi una lotta a due di fronte alla Commissione riunitasi il 29 Settembre 2015.
Ossia, tra il dottor Matteo Cassin, pordenonese classe ’54, da un anno primario facente funzione proprio a Cardiologia di Pordenone, ed il dottor Guglielmo Bernardi, nato a Cividale nel 1952 e Responsabile del laboratorio di emodinamica dell’ospedale di Udine.

Per la Commissione vince Bernardi, con 88 punti; Cassin è secondo, con 84 punti.
Il 27 Ottobre viene emanato il decreto di nomina con il quale il Direttore generale Paolo Bordon deliberava di “attribuire l’incarico al dottor Bernardi, quale candidato che ha ottenuto il miglior punteggio”.
Bernardi prende così servizio a Pordenone, come primario (Direttore di Cardiologia), il primo Dicembre 2015.

Contemporaneamente si solleva un polverone mediatico, con una levata di scudi in favore di Cassin. A Pordenone lo considerano più meritorio, i campanilisti lo preferiscono ad un udinese, sino al sillogismo complottista più estremo: Bernardi curò, con esito positivo, il ministro Franceschini, colto da infarto a Palmanova nel marzo 2014 e successivamente sottoposto ad angioplastica presso l’ospedale di Udine; Bernardi è consigliere comunale, a Cividale, del PD, medesimo partito del ministro e della presidente Serracchiani; ergo, Bernardi diventa primario.
In buona sostanza, “Una semplice coincidenza oppure può essere che lo stesso Franceschini avrebbe voluto premiare il suo buon dottore ‘facendolo’ primario?”, si chiedono i complottisti.

Nel mentre, il dottor Cassin presenta ricorso al TAR, chiedendo l’annullamento del decreto di nomina: il ricorso viene rigettato dal tribunale amministrativo il 10 Febbraio 2016, dichiarandolo inammissibile per difetto di giurisdizione.
Quindi, dovrà occuparsene il Giudice del Lavoro.

Stessa sorte era capitata in precedenza anche per il ricorso per primario otorino nel 2015 (il secondo classificato, il dottor Miani aveva denunciato varie illegittimità al TAR ma il tribunale aveva dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di giurisdizione).

Ma il TAR, nel dispositivo di rigetto del ricorso del dottor Cassin, dice molto di più dell’inammissibilità: prima di tutto, dichiara di “compensare tra le parti le spese di lite”, con buona pace dei 12.480,00 euro, al netto degli oneri fiscali e contributivi, assegnati dall’Azienda sanitaria (che è pubblica) per resistere in giudizio con un avvocato esterno che assista il legale interno all’ente.

5 TAR su concorso primario
6 COSTITUZIONE IN GIUDIZIO primario Pordenone

Oltre a offuscare la ‘vittoria’ dell’Azienda con la compensazione, nonostante il difetto di giurisdizione, in pratica il TAR ammette che tutta la procedura è inutile, rende implicito che il sistema di nomina dei primari è ‘farlocco’ e che la storia italiana lo dà per scontato.

Innanzitutto, si legge, la nomina è “espressione di una scelta di carattere fiduciario di tipo negoziale, ancorché avvenga all’esito di una procedura atta a garantire le condizioni di un trasparente ed imparziale esercizio dell’attività amministrativa”.

1 TAR su concorso primario
Infatti, l’“individuazione della terna di candidati idonei da presentare al Direttore Generale assolve unicamente all’esigenza di porre un freno al malcostume che, negli ultimi decenni, ha caratterizzato il conferimento di tali prestigiosi, ambiti e ben remunerati incarichi, che, troppo spesso, hanno seguito logiche di ‘appartenenza correntizia’ piuttosto che di reale merito.”

2 TAR su concorso primario

Le illazioni complottistiche, insomma, potrebbero anche non essere così fantascientifiche, visto come funziona in Italia.

La procedura intera vacilla sotto questa mannaia: essa, infatti, “trova compiuta sintesi nella definitiva scelta del direttore generale.”
In parole povere: si nomina una commissione, la commissione elabora una graduatoria che però, ai fini della nomina, non è vincolante, perché chi decide, scegliendo tra i primi tre classificati, quelli ritenuti idonei dalla Commissione, è il Direttore generale.

3 TAR su concorso primario

Infatti, “l’Amministrazione agisce secondo le regole del diritto privato“.
Neppure “nel caso in cui il dirigente a cui è stato conferito l’incarico dovesse dimettersi o decadere, si procede alla sostituzione conferendo l’incarico ad uno dei due professionisti facenti parte della terna iniziale”, perché “la scelta del soggetto cui conferire l’incarico rimane pur sempre una scelta di carattere fiduciario, affidata alla discrezionalità ed alla responsabilità del direttore generale”.

In buona sostanza, il “concorso dei veleni” non è un concorso: “In nessun caso può, però, parlarsi di procedura concorsuale e/o di formazione di una graduatoria” e “la procedura in questione non è riconducibile a quelle concorsuali “.
Ma, allora, tanto varrebbe procedere per estrazione…

4 TAR su concorso primario

Il Tribunale Amministrativo Regionale del ‘nordicissimo’ Friuli Venezia Giulia dà per scontati questi fenomeni di “malcostume” (“degli ultimi decenni”!): “appartenenza correntizia” ; “elargizione” ; “fenomeni di nepotismo “ vengono appurati da un tribunale italiano, nero su bianco.

Beati gli ingenui, i grandi che non hanno perso la voglia di sentirsi bambini nell’animo!

Perché tra le pagine agli atti di questo ricorso, tutto viene alla mente tranne che serenità di giudizio e trasparenza amministrativa. Ed ancor meno, è chiaro, la centralità del paziente.

Dall’analisi della documentazione, emergono evidenti anomalie nella procedura seguita per la nomina del primario di Cardiologia.
Innanzitutto, la composizione della commissione : il Direttore sanitario, membro di diritto, aveva delegato il Direttore medico, prevedendo così il suo impedimento, pur non essendo stata ancora fissata la data della riunione dell’esame. (Lo stesso impedimento si presentò qualche mese dopo, al concorso per il primariato di chirurgia).

Inoltre, uno dei tre commissari, subentrato ad un rinunciatario, non ha segnalato l’incompatibilità (segnalazione quanto meno opportuna, anche se non obbligatoria) riguardo alla sua duratura collaborazione lavorativa con il candidato risultato poi vincitore.

Il formato del curriculum del vincitore (un classico per chi segue i concorsi) risulterebbe discutibile: il modello del curriculum non è quello indicato come obbligatorio ed è denso di informazioni ultronee ed esuberanti, debordando pure dal limite temporale degli ultimi dieci anni ).

8 concorso primario cardiologia Pordenone procedura selettiva CV
La durata dei lavori della commissione, poi, risulterebbe eccessivamente stringata: in un’ora e cinquanta hanno valutato i curricula di tre guru e circa 150 pubblicazioni scientifiche, redigendo quaranta pagine di verbale.

Ma, anche ci fosse stata un’indolente leggerezza della Commissione (!), l’ultima parola spetta solo al Direttore generale.
Che, però, contraddice totalmente la filosofia del concorso “non concorso”: il Direttore generale Paolo Bordon deliberava infatti di “attribuire l’incarico al dottor Bernardi, quale candidato che ha ottenuto il miglior punteggio”.
Una svista in un sistema cervellotico, che comunque pare sovrastare anziché centralizzare il paziente, oppure, umanamente, essendo egli massimo esperto di diritto amministrativo, metteva così le mani avanti per prevedibili ricorsi amministrativi: se mi rompono le scatole, mi appiglio comunque alla graduatoria (che però il TAR dice non potersene parlare “in nessun caso”).
Traspare quindi che, pur navigando nelle acque del famoso Decreto Balduzzi, la Commissione abbia redatto non solo una terna degli idonei, bensì una vera e propria graduatoria, rendendo così il concorso “non-concorso” un po’ più “concorso”.

Non è che tre indizi facciano una prova…
Ma altri indizi sedimentano i dubbi e i complottisti urlano ancora allo scandalo, bisbigliando che il dottor Bernardi esaurì il suo monte-ferie con misurato tempismo: ben otto meritati mesi da Marzo 2015, ossia sino all’inizio del nuovo prestigioso incarico.
Un bel casotto, insomma. Che non implica, comunque, l’ammissione della tesi complottista ma manda, in un certo senso, a farsi benedire la centralità del paziente.

Uditi alcuni pareri nella cerchia dei medici ospedalieri, pare che usi fare così: “Si sa sempre prima, nell’ambiente, che si libera un posto e che esso dovrà essere occupato: uno va in pensione, uno si sposa, uno sceglie la vita monacale… Per cui, fatti due calcoli, si valutano le proprie opportunità e si preparano le carte. La procedura, si sa, è formale. In verità, sceglie il Direttore generale. Ma non è detto che si tratti di raccomandazioni politiche. Solitamente, ad esempio, si evita di nominare Primario chi apparteneva già a quella struttura. È meglio se viene da fuori.”

Circola anche l’ipotesi, negli ambienti ospedalieri, che la nomina di un primario udinese possa modificare i flussi dei pazienti verso settori di alta specialità, quali la Cardiochirurgia. Alcuni settori politici ritengono ridondante avere due Cardiochirurgie (ne basterebbe una, sostengono, probabilmente Udine). Deviare migliaia di pazienti a Udine, significherebbe deviare un sacco di soldi a Udine e, perché no?, anche nuovi incarichi proprio nell’ospedale d’origine del nuovo primario.
Si sa, ad esempio, di un tentativo operato nei mesi scorsi di deviare ufficialmente alcuni flussi ad Udine: tentativo riguardo al quale è stata fatta marcia indietro, probabilmente perché ci si è resi conto che il paziente pordenonese non è “meno centrale” di quello udinese.

7 cardiologia Pordenone patologie urgenti a Udine

Ed il colpo di grazia agli ingenui lo avrebbe dato lo stesso PD, il partito di Serracchiani, di Franceschini e di Bernardi: come mai, replicando alle polemiche sugli organi d’informazione, la consigliera regionale Renata Bagatin, ex sindacalista prima PCI ora PD, è letteralmente insorta sostenendo che il tutto “è avvenuto regolarmente”?
Lei che ne sa? Era forse presente ai lavori della Commissione?
O siccome Bernardi è consigliere comunale del PD…
Ammesso che sia tutto in regola, è tutto formalmente in regola, perché il dottor Bernardi non è autorizzato a parlare con la stampa?
Idem dicasi per l’allora direttore Paolo Bordon che, interpellato, non ha voluto interloquire con la stampa sul tema del concorso “non concorso”.

Bando alle insinuazioni, quindi. Anche perché, al di là dell’appartenenza partitica e dell’incontro in sala operatoria (non vi è certezza che il dottor Bernardi abbia operato personalmente il ministro), sappiamo che Bernardi e Franceschini hanno una sola cosa in comune: l’aver frequentato l’Università di Ferrara, città natale del ministro, negli stessi anni, dal 1980 all’84.

Vediamo quindi che la supposta centralità del paziente passa in second’ordine, in una paradossale sequenza di bandi, ricorsi ed abbandoni.

Infatti, anche il concorso per primario chirurgo ha presentato ‘criticità’.
Il bando viene riaperto una seconda volta, vi sono 22 candidati, alla fine vince il dottor Ubiali di Bergamo. Angelo Stuto, chirurgo pordenonese specializzato in chirurgia proctologica, da anni attivo al Santa Maria degli Angeli di Pordenone, lascia il reparto e si trasferisce in Veneto.
Un polverone, quindi, che offusca la centralità del paziente, sempre più di facciata.

Due settimane fa lascia l’ospedale, per raggiunti limiti di età, Giordano Chiara, primario della 1° Chirurgia di Pordenone. Un addio amaro, con esposto in Procura, in conflitto con l’amministrazione, per l’apertura di corrispondenza relativa ad un consulto per una paziente (!). “Hanno creato un clima in cui tutti sono scontenti”, dichiara il professore alla stampa locale, “la gente viene a lavorare non con la gioia di fare ma con la nausea. Ma gli amministratori non vengono a sentire cosa c’è che non va. Mancano personale, medici e infermieri. Io me ne vado regalando all’ospedale 170 giorni di ferie e 2 mila ore di straordinario. Ho continuato a lavorare fino ad oggi perché da sei anni sono senza un medico e da settembre senza due. Vado via senza aver ricevuto nessuna telefonata dalla direzione dopo 20 anni non dico di sfruttamento, perché io amo la mia professione, ma di grande lavoro. Gli amministratori hanno un personale medico che non meritano, che continua a lavorare tra grandi disagi ma con grande abnegazione”

L’ultimo pensiero di Chiara fa sicuramente eccitare i complottisti e quei ‘rompiscatole’ del M5S: “Voglio dedicarmi al terzo mondo, dove forse avrò più soddisfazioni di quelle che ho avuto dai nostri amministratori”.

Ma non è finita qui: contemporaneamente Paolo Bordon, DG dell’AAS 5, comunica la decisione di lasciare Pordenone, molto prima del termine del suo incarico, e di andare a Trento come direttore dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari del Trentino. Bordon spariglia le carte abbandonando l’incarico per scelta personale ma senza portare a termine il mandato politico per il quale era stato nominato: far nascere il nuovo ospedale.

Una scelta, quella di Bordon, che lascia aperto un interrogativo: sarà andato in Trentino perché lì si scia di più o perché non ha voluto fare lo “yesman” a tutti i costi?
Peccato che Bordon non abbia voluto parlarci…

Infine, l’ultima perla: mentre il CRO chiude con un utile di esercizio di oltre 13 milioni, che in gran parte torna alla regione, l’Ospedale di Pordenone dichiara un avanzo di bilancio di quasi 3 milioni di euro, derivanti da una drastica cura dimagrante, un ‘taglio’ sotto gli occhi di tutti.

E la decantata centralità del paziente, conseguentemente, rimane uno spot.

Ci saranno altri colpi di scena per l’ospedale di Pordenone?
Qualcun altro lascerà l’ospedale?
Come verranno gestiti i prossimi concorsi per primariato (Radiologia, ortopedia, medicina a San Vito)?
Verranno gestiti come il concorso “non concorso” di cardiologia?

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Tommaso Botto

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