Riordino Provincie, Bocconi: trasferimento funzioni aumenta costi 10-25 %

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Prime audizioni della commissione speciale istituita in Friuli Venezia Giulia

Dopo aver ribadito che certe decisioni le può prendere solo il Consiglio regionale e che non si può ridurre tutto a una domanda secca: “Province sì, Province no?” perché si deve pensare a una revisione d’insieme delle autonomie locali, il presidente della Commissione speciale sulla razionalizzazione delle Province, Antonio Pedicini (Pdl), ha dato il via alla prima giornata di audizioni organizzata per affrontare un tema così delicato e complesso.

Tra chi le Province vuole mantenerle così come sono, chi le vorrebbe abolire ma, visti i tempi lunghi, tanto vale tenerle ma ampliandone le funzioni e chi le vorrebbe eliminare tout court, tutti si sono comunque schierati tanto contro l’idea di una Provincia unica quanto contro l’ipotesi di farne un ente di secondo grado, come vuole la legge nazionale n. 214 del 2011 (i componenti non sarebbero eletti direttamente dai cittadini, ma dai Comuni).

Parlando da coordinatore dei quattro Consigli provinciali, Marco Quai, presidente di quello udinese, ha sostenuto che l’ente Provincia è un ente essenziale e deve continuare a esistere, e questo non solo in Friuli Venezia Giulia ma in tutta Italia.

Diversi gli argomenti citati per difendere la vita delle Province: uno studio dell’Università Bocconi di Milano ha fatto emergere che se si trasferissero i compiti e le funzioni delle Province ai Comuni, i costi di gestione per le medesime competenze aumenterebbero dal 10 al 25% (a seconda delle dimensioni del Comune), a cui si devono aggiungere i costi per il personale; vanno salvaguardate come principio di autonomia e di specialità del Friuli Venezia Giulia; vanno mantenute le scelte elettorali fatte democraticamente dai cittadini; posto che vanno aboliti sprechi e doppioni, tutti i bilanci delle nostre quattro Province hanno chiuso il 2011 in positivo, con quella di Pordenone che ha vinto l’Oscar del bilancio a livello nazionale e quella di Gorizia è arrivata seconda; il costo di tutte e quattro, per ciascun cittadino è pari a 2 euro all’anno, dove però gli investimenti sono andati a scuole, strade, palestre, con un costo per il cittadino di 18 euro se venissero chiuse.

Gennaro Falanga ha citato da subito a quanto ammonta il proprio compenso da presidente del Consiglio provinciale di Gorizia e a quanto ammonta quello dei suoi consiglieri. Ha quindi rimarcato che eliminare le Province significherebbe togliere ai cittadini il potere di eleggere direttamente un ente che deve restare di primo grado.

Maurizio Vidali, presidente del Consiglio provinciale di Trieste, ha rammentato la presenza di una minoranza slovena che non sarebbe più tutelata; per lui, Trieste città metropolitana sarebbe solo un doppione del Comune; non è possibile sciogliere i Consigli nei tempi previsti dalla legge nazionale 214/2011, ma vanno rispettate le scadenze naturali dei mandati.

Ci fossero veri motivi economici – ha chiosato Mario Zambon, presidente del Consiglio provinciale di Pordenone – non potremmo che chinare la testa, invece il risparmio è davvero risibile, mentre si andrebbero a intaccare i diritti delle minoranze, quella slovena ma anche quella friulana. Ridiscutiamo gli assetti istituzionali, ovvero ridefiniamo i confini, ma non cancelliamo le Province.

 

A seguire, si sono espressi molti dei presidenti dei Gruppi politici presenti ai lavori della Commissione speciale consiliare. E se Claudio Grizon, capogruppo Pdl Trieste, ha sostenuto che si tratta di una manovra imposta dal Governo Monti sulla base di falsità anche perché non è vero che ce lo chiede l’Europa, i leghisti Franco Zotti di Gorizia, Paolo Polidori di Trieste ed Enzo Dal Bianco di Pordenone hanno parlato di Nord che deve rimediare ai buchi di bilancio fatti dal Centro-Sud, di principi del federalismo che vanno difesi, di enti che funzionano e dunque perché cancellarli, semmai potenziarli.

Alessandro Zanella, capogruppo PD Gorizia, ha affermato che sopprimere solo la sua Provincia non ha senso, allora si devono sopprimere tutte; Stefano Cosma, capogruppo Fli Gorizia, ha ribadito che non è il Consiglio delle Autonomie locali che può dire cosa fare; Enrico Bullian, capogruppo PRC Gorizia, ha rimarcato che è giusto rispettare la durata naturale dei mandati e che le Province non diventino di secondo livello, ma soprattutto si deve pensare a chi trasferire i compiti delle Province e solo allora chiedere ai cittadini di esprimersi; e per un ampliamento delle loro competenze si è detto anche Mario Lavencic, capogruppo SEL Gorizia.

Per Francesco Martines, capogruppo PD Udine, non si tratta del fatto che costano “solo” 2 euro al cittadino, ma il fatto che questo le percepisce come un ente che non funziona; per Paola Schiratti, capogruppo Misto – esponente Idv Udine, va rivisto l’apparato regionale perché la Regione non ha bisogno di quasi 3.000 dipendenti per operare, e vanno riformati anche i Comuni perché anche i loro servizi non funzionano bene, vanno accorpati sulla base di 20/30 mila abitanti.

Se Antonio Sartori di Borgoricco, capogruppo Pdl Pordenone, ha parlato in termini di rimodulazione delle Province in base alle esigenze del territorio, il collega Giorgio Zanin del PD ha sollevato la questione del comparto unico, ovvero le conseguenze negative che ci saranno sui dipendenti e ha auspicato un trattamento uniforme (oggi un dipendente regionale costa, mediamente, 64.333 euro all’anno, contro i 42.299 euro di un dipendente provinciale e i 38.603 euro di un dipendente comunale).

Resti un organo elettivo – ha rimarcato Elena Legisa, capogruppo Federazione della Sinistra di Trieste, mentre Sandy Klun, capogruppo PD Trieste, ha affermato la sua contrarietà a farsi schiacciare da un “Grande Friuli” e ha sostenuto che si può fare un ragionamento solo a patto che Trieste resti capoluogo regionale.

Di posizione netta e contraria il collega di Un’altra Trieste, Francesco Cervesi, a detta del quale così com’è, la sua Provincia non ha senso di esistere, va bene diventi città metropolitana. Non si tratta di affermare che chi ha governato prima non ha lavorato bene, ma semplicemente sono cambiati i tempi. Che senso ha – ha concluso – un ufficio di 30 persone che riceve soldi dalla Regione per gestire 120 chilometri di strade e 21 edifici scolastici? Eliminare le Province, soprattutto quella di Trieste, significa eliminare i passaggi intermedi e burocratici, dunque significa far arrivare i soldi prima a chi li deve spendere.

La Commissione speciale si è così data appuntamento a domani, giovedì 23 agosto, per la seconda giornata di audizioni.

Redazione

3 commenti

  1. Alessio says:

    Ago 23, 2012

    Rispondi

    Va accorpato questo, va cancellato quello. Qui ci stiamo dimenticando che gli strumenti per fondere i comuni o le province esistono già e sono previsti dalla Costituzione, l’unica pecca, ma solo per chi in questi giorni ha avuto qualche colpo di calore e lancia una proposta nuova ogni giorno, è che gli strumenti costituzionali prevedono l’iniziativa e la scelta dei cittadini.

  2. […] Vengono a galla precedenti condanne, sequestri e denunce. Avremmo voluto …Leggi tutto l'articoloRiordino Provincie, Bocconi: trasferimento funzioni aumenta costi 10-15 %Prime audizioni della commissione speciale istituita in Friuli Venezia Giulia Dopo aver ribadito che […]

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