Riforma Provincie: per quella di Udine “Troppa fretta”

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Pitton, “Accelerazione rispetto al Delrio; quali risparmi? Dove vanno le competenze? La nuova legge elettorale crea precedente: rappresentanza democratica non più prevista con elezione di secondo livello”.

 

“La norma transitoria contenuta nell’articolo 8 della legge di riforma costituzionale dello Statuto è violenza democratica”. Lo ha denunciato il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini oggi a palazzo Belgrado durante l’incontro convocato con il presidente del Consiglio provinciale Fabrizio Pitton e rivolto ai consiglieri regionali eletti in provincia di Udine e ai capigruppo in consiglio provinciale. “Motivo dell’incontro – lo ha ribadito in apertura il presidente Pitton – un confronto sulla riforma delle Province trasversale agli schieramenti politici coinvolgendo i consiglieri regionali, espressione diretta del voto dei cittadini, rappresentanza democratica a nostro avviso prioritaria che però non è più prevista nel caso di elezione di secondo livello dei consigli provinciali a partire da Pordenone”. La norma transitoria citata da Fontanini prevede che quando il Parlamento approverà la legge di riforma costituzionale dello Statuto, le Province del Friuli Venezia Giulia esistenti alla data di entrata in vigore del dispositivo, verranno soppresse a decorrere dalla data stabilita con legge regionale. “Si tratta di una forzatura offensiva – ha rincarato Fontanini – nei confronti delle Province democraticamente elette, un’anomalia a livello legislativo. Non credo abbia requisiti di costituzionalità e per questo ne sollecito una valutazione approfondita”. Sulla stessa lunghezza d’onda la valutazione di Pitton. “Questa norma non può non aprire un vulnus nel rispetto della volontà espressa dagli elettori. Senza dimenticare che le elezioni, cui hanno partecipato pressoché tutte le forze politiche, per il rinnovo degli organi elettivi di questa Provincia, sono avvenute lo scorso aprile”. Elezioni per il rinnovo dell’Ente “che la maggior parte dei cittadini della provincia di Udine – ha evidenziato Fontanini – ha affidato a me e a un preciso programma elettorale, in continuità con il precedente e che intendo portare avanti. Per il Friuli il futuro delle Province è una questione sentita: i friulani non sono neutri su questioni che passano sopra a storia, identità e cultura”. Fontanini, al riguardo, ha sottolineato che “la Provincia di Udine è nata nel 1816, in epoca napoleonica, non è un ente creato dalle lobby che negli ultimi 50 anni hanno determinato la proliferazione delle Province. E’ una provincia storica che rappresenta un territorio significativo in cui sono incluse la minoranza friulana, quella tedesca e quella slovena. Una Provincia che per queste caratteristiche non può essere soppressa, né va della nostra specialità con il rischio concreto che la nostra Regione da speciale diventi ordinaria, con il progressivo trasferimento di uffici regionali nel vicino Veneto come già sta accadendo per l’ufficio scolastico regionale nella figura del suo dirigente. Il rischio che, con gli atti in discussione il Friuli perda autonomia e rappresentatività per le minoranze, è molto forte. Resta poi la questione dei risparmi: condividiamo l’obiettivo di contenere la spesa in particolare quella per gli organi amministrativi, ma abbiamo dimostrato in più occasioni che il risparmio prospettato è solo teorico e non verranno centrati obiettivi significativi su questo versante”.  Il presidente Pitton ha richiamato le conseguenze della riforma delle Province. “Si pongono due problematiche: innanzi tutto con l’approvazione della modifica della legge elettorale che ricadrà su Pordenone, avremo in Regione, province elette in modi diversi. Se riforma deve’essere, deve riguardare tutto il sistema degli enti locali. Non solo le Province. Poi sul versante operativo, non si capisce ancora come verranno gestite le competenze, il personale, quali saranno i vantaggi economici effettivi. Se, a esempio, il personale viene trasferito alla Regione, in base al Comparto Unico, aumenteranno i costi. E i Comuni saranno in grado di assolvere competenze quali edilizia scolastica, viabilità? Sarà indispensabile creare un ente di area vasta che è presente anche nell’architettura istituzionale di altri Paesi europei come ponte tra Comuni e Regione, per gestire queste funzioni. E perché, non può continuare a essere scelto dai cittadini, aspetto fondamentale per avere un autorevolezza nelle scelte e anche un rapporto di controllo? Sarebbe indispensabile in una realtà come il Friuli, regione a statuto speciale in cui l’autonomia è il nostro cardine”.

Diversificati in base all’orientamento dei rispettivi schieramenti i pareri espressi in merito alla riforma delle Province e agli atti in fase di discussione da parte dei consiglieri regionali: i rappresentanti della maggioranza in consiglio regionale (per il Pd erano presenti Cristiano Shaurli,  Vincenzo Martines e Enio Agnola; Pietro Paviotti per “I cittadini per il Presidente”) hanno sostenuto e motivato i provvedimenti, l’iter, gli effetti e si sono soffermati sui contenuti e sulle implicazioni della norma transitoria; di opposto tenore invece le riflessioni proposte dai rappresentanti del centro destra in particolare sui risparmi della manovra, sul dubbio di incostituzionalità della norma transitoria, sulla gestione delle competenze (sono intervenuti al riguardo Alessandro Colautti, Paride Cargnelutti, Rodolfo Ziberna, Riccardo Riccardi, Barbara Zilli). Tra i presenti anche Giuseppe Sibau. Già critico nei confronti delle Province tanto da non aver partecipato alle scorse elezioni, il Movimento Cinque Stelle era rappresentato da Cristian Sergo e Elena Bianchi che ha proposto di adottare, a livello regionale, il modello di gestione più economica del patrimonio viario adottato dalle Province.

All’incontro sono intervenuti anche i capigruppo in consiglio provinciale. Per Renato Carlantoni (Pdl), “l’abolizione delle Province determinerà un limbo in cui non si saprà, a livello di enti locali, chi fa che cosa, una questione che pone problemi seri specie per quel che riguarda edilizia scolastica e la viabilità”; per Mauro Bordin (Lega Nord), “l’abolizione delle Province non è la soluzione ai problemi per l’Italia. Potrebbe esserlo se venissero mandati a casa i dipendenti. Ma non è possibile perché devono essere ricollocati. Come verranno suddivise le competenze? Come si organizzeranno i Comuni? Si sta operando con troppa fretta, le tante problematiche vanno sviscerate a fondo”. Federico Simeoni (Front Furlan) ha auspicato che la riforma non conduca alla situazione delle comunità montane, unico ente sul quale non incide il patto di stabilità ma che senza guida non può fare nulla. Dall’esponente del Front Furlan anche un appello al dialogo per una riforma non calata dall’alto. Salvatore Spitaleri (capogruppo Pd) è entrato nel merito e nelle finalità della norma transitoria e sul progetto di riforma regionale.

 

Redazione

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