RFI scoraggia le liberalizzazioni ferroviarie nel settore merci

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La Regione non condivide le nuove regole definite da RFI per garantire l’allacciamento dei raccordi ferroviari dagli scali del Friuli Venezia Giulia e si schiera dalla parte della aziende che contestano i criteri che Ferrovie dello Stato ha imposto unilateralmente.

All’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, è stato affidato il compito di rappresentare nuovamente all’amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, la situazione di forte criticità determinata da un aumento eccessivo ed ingiustificato dei canoni di servizio per la gestione dei raccordi ferroviari localizzati nelle aree produttive del Friuli Venezia Giulia e per il loro allacciamento alla rete nazionale.

L’argomento è stato affrontato oggi dalla Giunta regionale, riunita a Udine, che ha incaricato l’assessore Riccardi di compiere un nuovo intervento in sede nazionale su Ferrovie dello Stato, sostenendo la posizione degli utilizzatori dei raccordi industriali e per evitare gli effetti gravemente dannosi per l’economia regionale derivanti da un appesantimento sproporzionato dei canoni.

Un confronto che dovrà chiarire i programmi industriali di RFI, la quale sembra voler scoraggiare la liberalizzazione ferroviaria nel settore merci.

Come ha ricordato lo stesso Riccardi in una relazione ai colleghi dell’esecutivo, gli utilizzatori dei raccordi ferrovieri (Consorzi industriali, Interporti, grandi imprese che movimentano merci su binario) sono impegnati in un duro confronto con RFI, che ha prospettato aumenti anche del 50% dei canoni, in sede di rinnovo dei contratti, previsto entro il prossimo 8 dicembre.

Secondo Riccardi, infatti, eventuali adeguamenti non possono essere arbitrari, ma devono essere vincolati ai costi effettivamente sostenuti da RFI.

E nel calcolo non si può dimenticare che i raccordi industriali non sono di proprietà di RFI e spesso sono stati realizzati con cospicui investimenti pubblici regionali.

Redazione

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