Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia: l’innovativo programma di Debora Serracchiani

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La presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ha presentato ieri al Consiglio regionale il suo Programma di Governo per la corrente legislatura.
Un Programma, ha sottolineato, che per dare un futuro al Friuli Venezia Giulia come Regione autonoma a statuto speciale deve”imboccare con decisione la strada del cambiamento“.

debora serracchiani
“E’ perciò viva in me la speranza che in quest’aula tutti vogliano seguire con coerenza questo indirizzo e che, nel perseguire il bene comune, si abbandonino le posizioni preconcette e gli artifici ideologici, e si apra un confronto schietto e pragmatico fra le proposte che sapremo mettere in campo”.

La presidente ha quindi delineato la situazione internazionale ed europea, contraddistinta da una crisi epocale che sta modificando profondamente gli equilibri dell’economia mondiale e che mette in discussione il ruolo dell’Europa.
Un continente, l’Europa, che si trova oggi più isolato, più debole e più incerto di quanto mai lo fu nel dopoguerra. Le ricchezze crescono e affluiscono in altre parti del mondo, la sponda mediterranea è fuori da un vero orizzonte progettuale, con la Russia e gli altri Stati ex sovietici il livello dell’interlocuzione non si alza sopra le questioni d’interscambio commerciale, e anche gli Stati Uniti guardano all’Unione europea con interesse decrescente.
Intanto, nel cuore di questo continente, sorgono movimenti euroscettici e tentazioni autoritarie di cui pensavamo di aver smarrito le tracce: coltivano la speranza illusoria che sia possibile salvarsi facendo tutto da soli, anzi isolandosi e rinchiudendosi“.

“La verità è che da soli saremo travolti“, ha invece affermato la presidente Serracchiani.
“E’ vero per l’Europa, come per l’Italia, che patisce più di altri il peso delle riforme mancate, della modernizzazione incompiuta, dell’inceppamento del rapporto tra la rappresentanza democratica e le esigenze dei cittadini. Il sistema Paese nel suo complesso è messo di fronte a una prova altissima, che non concede appello”.
“Anche la nostra Regione, piccola di dimensioni ma non di ambizioni, deve dunque misurarsi con questa nuova dimensione globale, con la coscienza che possiamo giocare un ruolo non secondario: la nostra posizione, le nostre caratteristiche specifiche, possono rivelarsi ancora una volta l’opportunità che ci viene offerta dalla storia. Come l’autonomia e la specialità sorsero dall’amputazione territoriale pagata alla sconfitta di una guerra sciagurata, come la crescita prepotente si ebbe rinascendo dalle macerie del terremoto. La prova di oggi è forse più subdola, ma ha gli stessi caratteri di spartiacque”.
“Impegno dunque me stessa, e a tutto il Consiglio chiedo lo stesso impegno – ha indicato la presidente – a lavorare con questo spirito e con questo obiettivo, misurando le nostre azioni con il metro del bene comune e sulla base dell’idea di futuro verso cui vogliamo portare il Friuli Venezia Giulia”.

“Una nuova e più trasparente dialettica tra maggioranza e opposizione, nel rispetto dei diversi ruoli, può aiutare le forze politiche a trovare una nuova credibilità, le istituzioni a tornare saldo riferimento dei cittadini, in sostanza a dare nuova linfa alla nostra democrazia indebolita dagli scandali, dalla sfiducia e dalla rinuncia alla partecipazione. La prassi che auspico non comporta rinunciare alle proprie idee ma assumersi la responsabilità di avanzarle sempre in termini costruttivi”.
Dunque, per la presidente, “una sfida”, da affrontare con il coraggio di scegliere “quali strutturazioni, metodi o anche solo abitudini sono da lasciarsi alle spalle, e su quali risorse bisogna invece puntare. Le riforme per andare verso il futuro toccano campi molteplici di intervento e investono ogni ambito della vita istituzionale, economica e sociale, a partire dall’assetto istituzionale, e devono conciliare partecipazione, trasparenza ed efficienza, capacità decisionale e logica di risultato”.
“La sanità, i trasporti, il turismo, la cultura, la formazione e la ricerca potranno essere ambiti fondamentali nella strategia di rilancio della Regione se saranno ripensati con un approccio nuovo capace di mettere in gioco le intelligenze e le competenze”.
“Le PMI, da sempre motore di sviluppo del sistema economico regionale, non riescono a far fronte allo scenario competitivo e alla crisi.

Molte realtà sono ripiegate su se stesse e sfiduciate, altre sono costrette ad assumere con forme flessibili, a ridurre il personale, e purtroppo una parte di esse non supera la gestione familiare. Rispondere agli interessi di imprenditori e lavoratori – ha dichiarato la presidente – richiede la creazione di un fronte comune per alleggerire la burocrazia e gli oneri sul lavoro, fino a rendere meno oneroso l’accesso al credito e garantire la liquidità all’impresa, passando per il miglioramento delle condizioni del lavoratore e delle sue competenze professionali.
Tutti gli attori della comunità regionale devono riconoscersi in un progetto comune non transitorio slegato da campanilismi, rendite e clientele funzionali al destino di singoli o di gruppi”.

“L’individuazione di un obiettivo comune consentirà alle diversità di trasformarsi in ricchezze e ad ognuno di sentirsi parte di un unico progetto condiviso, il cui conseguimento deve rappresentare una vittoria di tutti”.

Nel suo intervento al Consiglio regionale la presidente Serracchiani ha poi elencato i quattro “orizzonti delle riforme” necessarie al Friuli Venezia Giulia.
Il primo orizzonte delle riforme da qui al 2020 è l’Europa. La strategia denominata “crescita intelligente, sostenibile, inclusiva” sollecita la definizione di priorità strategiche e il perseguimento di conseguenti obiettivi coerenti. ll programma regionale saprà corrispondere alle “iniziative faro” della Ue con un approccio complementare ai fini dell’acquisizione di maggiori fondi comunitari.
Il secondo è lo Stato, con la stipula di un protocollo Stato/Regione che riconosca la funzione internazionale del Friuli Venezia Giulia verso il Nord ed il Centro Europa, e verso il Mediterraneo e l’Est asiatico trasformando una collocazione geografica considerata da sempre come debolezza in un punto di forza per l’intero Paese e contribuendo in tal modo a riaffermare il fondamento della specialità: “tornare a essere speciali perché centrali non perché marginali. Un Friuli Venezia Giulia di tutto il Paese e non solo della nostra Regione”.
Il terzo è il rapporto con il resto del Nord. Il Nord presenta problemi specifici che non possono trovare soluzione in formule propagandistiche, ma devono essere affrontati con un approccio di collaborazione interregionale basato su attività condivise e sull’adozione di provvedimenti omogenei.
Il quarto è il nuovo sistema istituzionale regionale fondato su due pilastri fondamentali: la Regione e il Comune, per essere più efficienti, meno burocratici e costare meno. L’organizzazione dell’area vasta consentirà la migliore interconnessione dei territori della Regione con conseguente razionalizzazione delle responsabilità e delle funzioni.

“Individuare una via d’uscita dalla crisi è possibile solo con un’alleanza che raccolga le forze di chi non ha paura, di chi non si rinchiude, di chi promuove il futuro, di quelle larghe fasce della comunità che non credono nella rendita ma nell’investimento, su di sé e sulle capacità collettive“, ha dichiarato la presidente.
“Per essere coerente con questi intendimenti intendo continuare con l’ascolto delle categorie e delle parti sociali che ho già sperimentato con successo durante il percorso che ha portato alla stesura del mio programma elettorale. L’ascolto sarà una delle caratteristiche principali del mio stile di governo”.

I primi atti della Giunta – ha spiegato la presidente – hanno voluto tenere fede a due azioni prioritarie previste dal Programma elettorale: costi della politica e Struttura organizzativa dell’amministrazione regionale, in vista della modifica del regolamento di organizzazione.
Sul contenimento dei costi della politica, alcuni interventi normativi saranno oggetto di un disegno di legge di iniziativa giuntale, mentre altri saranno portati all’attenzione del Consiglio regionale per un’autonoma iniziativa dello stesso.
Saranno ridotti drasticamente i trasferimenti a favore dei gruppi consiliari. Sarà abrogato l’istituto dell’assegno vitalizio e saranno riviste le indennità di funzione di Presidente di Giunta, Assessore e Presidente del Consiglio. Sarà effettuato un approfondimento sulle indennità di fine mandato e di fine carica.
Ulteriore misura oggetto di abrogazione dovrà riguardare il rimborso forfettario delle spese di vitto e dovrà essere effettuata una revisione della disciplina del rimborso delle spese concernenti l’utilizzo dell’automobile.
Per quanto attiene alle indennità spettanti ai consiglieri e agli assessori, le stesse dovranno essere ridotte, utilizzando quale parametro di riferimento le indennità spettanti al sindaco del comune capoluogo. Dovrà inoltre essere abrogato il fondo riservato del Presidente della Regione, che fin da subito non sarà più utilizzato.
In merito al riordino della Struttura organizzativa dell’amministrazione regionale “ricercheremo, ha annunciato Serracchiani – la massima uniformità del modello organizzativo, accorpando in maniera omogenea e razionale le materie di competenza delle strutture direzionali, per renderle adeguate a fronteggiare le emergenze, valorizzando nel contempo le competenze interne. Per quanto riguarda le Direzioni centrali, è mio intendimento proporre alla Giunta una serie di modifiche al Regolamento di organizzazione.

Per la presidente Serracchiani “uno dei nodi politico-istituzionali più critici per la nostra Regione è il rapporto con il Governo centrale, e l’azione che ho intrapreso fin dall’inizio tiene conto della complessa urgenza di riattivare con Roma un’interlocuzione ad alto livello”.
“Prescindendo da un giudizio politico sul Governo stesso, sarà mio compito, nell’interesse della Regione, – questo l’impegno – cercare una collaborazione con qualsiasi esecutivo perché questa è l’unica possibilità che abbiamo per veder riconosciuto il nostro ruolo.
Di conseguenza ecco che “sono stati prioritari gli incontri con esponenti del Governo nazionale, a cominciare dal Presidente del Consiglio Enrico Letta, su questioni “di grandissimo rilievo, decisive per la sostenibilità del nostro bilancio, per assicurare il livello dei servizi, per recuperare competitività e gettare le basi di una nuova crescita. Inoltre, solo se sarà nelle condizioni di sfruttare a pieno le sue potenzialità, il Friuli Venezia Giulia potrà contribuire al risanamento del Paese”.
In proposito la presidente ha ricordato i colloqui con il Ministro dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni e il Ministro per gli Affari regionali e Autonomie Graziano Delrio, chiedendo la rinegoziazione del Patto di stabilità interno per l’anno 2013 e del Protocollo Tremonti-Tondo del 29 ottobre 2010. Altri contatti vi sono stati con il ministro Filippo Patroni Griffi e con il capo Dipartimento della Protezione civile nazionale, Franco Gabrielli.
Serracchiani ha quindi ricordato di aver affrontato con il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi l’argomento degli aiuti di Stato a finalità regionale, ribadendo la necessità che la distribuzione delle aree ammesse sia più equa e il Friuli Venezia Giulia non sia penalizzato, e chiedendo per la nostra regione una maggiore attenzione rispetto alle strategie europee del Danubio e dell’Adriatico-Ionio. Al Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri la presidente ha rappresentato la situazione del tribunale di Tolmezzo.
Nel corso delle visite in regione dei ministri per l’Ambiente Andrea Orlando e per lo Sviluppo economico Flavio Zanonato, sono stati affrontati i problemi riguardanti la Ferriera di Servola sotto il profilo ambientale e di politica industriale, trattando nel contempo anche la situazione della laguna di Marano e Grado. Con il sottosegretario De Vincenti si è parlato della parte operativa del processo che deve portare al riconoscimento della Ferriera come area industriale di crisi complessa.
Quindi da Serracchiani è giunto l’impegno a tenere “aggiornato il Consiglio regionale sullo sviluppo della situazione, incluso lo stato di avanzamento relativo alla realizzazione della terza corsia autostradale della A4”.

La priorità della nostra Regione si chiama lavoro“, ha confermato la presidente.
“La nostra comunità, che fino a qualche anno fa viveva una situazione vicina alla piena occupazione, si ritrova a fare i conti con una percentuale di disoccupazione giovanile attorno al 30%. Non possiamo ignorare che questi dati producono sul nostro tessuto sociale effetti negativi, che in gran parte non sono ancora evidenti ai nostri occhi. La priorità delle priorità è il lavoro giovanile. I dati ci dimostrano che la speranza di creare nuovi posti di lavoro viene principalmente dalla nascita di nuove imprese che sappiano puntare sull’innovazione e investire sulla creatività. Questi sono gli elementi necessari per competere nel mondo globalizzato”.
“Se vogliamo dare una risposta a una larga fetta della nostra popolazione giovanile che oggi non trova sbocchi lavorativi dobbiamo metterla nelle condizioni di riscoprire la capacità di fare impresa, anche rafforzando le azioni già avviate nei confronti dell’imprenditoria giovanile e femminile”.
Occorre dunque sviluppare forme diverse di servizi diverse a seconda della tipologia di disoccupazione (giovani, donne, neet, adulti…) con interventi mirati di formazione e di accompagnamento all’inserimento lavorativo; riordinare il sistema degli ammortizzatori sociali; privilegiare gli strumenti di solidarietà occupazionale (ad esempio i contratti di solidarietà); coordinare il sistema delle agevolazioni alle assunzioni/ stabilizzazioni con le scelte di politiche industriale regionale potenziando le risorse umane nei settori di interesse strategico; porre attenzione all’inserimento lavorativo delle categorie protette, che la crisi ha spinto ulteriormente ai margini.
La presidente Serracchiani ha pertanto indicato l’esigenza di implementare le risorse finanziarie per le politiche attive del lavoro, “avendo come obiettivo l’allineamento alla media Ue”, la necessità di incrementare i rapporti fra il mondo del lavoro e quello della formazione (“una visione complessiva dei problemi che sarà indispensabile per riscrivere la legge regionale sulla formazione professionale, datata 1982, e che non risponde alle nuove e mutate esigenze”, ha confermato), lo strumento del “reddito familiare”, al quale affiancare nuove forme di socializzazione locale, quali i gruppi di acquisto o le badanti di condominio.

“Sono forme di un nuovo modo di stare assieme nato come risposta alla crisi e che può diventare un’opportunità.
Dobbiamo aiutare la rinascita di un diffuso senso di comunità fondato su valori meno individualistici e maggiormente solidali.
E’ una delle vie di uscita da una crisi che non è solo economica”.

“Dobbiamo sostenere gli aiuti alla ricerca, sviluppo e innovazione delle imprese industriali, dell’artigianato e del terziario, per contribuire alla crescita competitiva delle imprese regionali non solo sul mercato nazionale, ma anche in un ottica di incremento delle esportazioni di beni e servizi, tenuto conto del verificato stretto collegamento tra innovazione e internazionalizzazione”, ha proseguito la presidente Serracchiani.
“Aiutare le nostre imprese nei processi di internazionalizzazione significherà attivare il canale contributivo delle reti d’impresa e mettendo in condizione le PMI di tutti settori produttivi di fare massa critica per rafforzarsi sul mercato”.
Serracchiani ha inoltre evidenziato che verrà potenziato il portale www.businessfvg.it “assumendo la piena regia della pianificazione e programmazione degli interventi di marketing territoriale”, sarà adeguato il regolamento recante l’attuale Testo unico sull’Artigianato, verrà avviato il processo di semplificazione delle procedure di accesso al credito agevolato ed “a giorni la Giunta approverà lo schema di convenzione con le banche per l’attuazione degli interventi di finanziamento agevolato a valere sul Fondo di rotazione per iniziative economiche (FRIE) e sul Fondo per lo sviluppo delle piccole e medie imprese e dei servizi (Fondo sviluppo). Sarà anche potenziato il sistema delle garanzie a favore delle PMI anche attraverso il Fondo centrale di Garanzia”.

“Nella complessa trattativa con lo Stato sul patto di stabilità – ha sottolineato la presidente – abbiamo voluto inserire anche un punto che riguarda l’attuazione dei piani integrati di sviluppo urbano sostenibile (PISUS) per la comunità regionale. Al fine di scongiurare il blocco concreto della loro realizzazione a causa degli stringenti vincoli derivanti dal patto di stabilità, abbiamo chiesto che vengano escluse da esso sia la quota di cofinanziamento dei medesimi PISUS a carico dei Comuni beneficiari, sia la quota di finanziamento da trasferire al Piano di Azione e Coesione (PAC)”.
Verrà inoltre predisposto un nuovo progetto per il turismo in regione nei prossimi tre anni, mentre “avrà tutta l’attenzione e il sostegno che merita” il settore agroalimentare, che nel suo complesso, ha ricordato, assicura il 15 per cento del Pil FVG. Per l’internazionalizzazione delle imprese regionali – secondo la presidente – “non basta allacciare rapporti con i nuovi mercati” ma è indispensabile “un’adeguata infrastrutturazione del territorio”.

Occorre quindi “un sistema portuale dell’Alto Adriatico unico e coordinato, senza gelosie, adeguato alle sfide del tempo, collegato ai grandi corridoi europei” e “senza prescindere dalle relazioni con i Paesi che si affacciano sull’Adriatico né dai rapporti paritari che dobbiamo intrattenere con le altre Regioni italiane”.
“Per diventare veramente la porta d’Europa verso il sud del Mediterraneo e il sud est asiatico bisogna potenziare l’offerta: cercheremo di farlo assieme agli sloveni, ai croati che a luglio entreranno in Ue, agli austriaci, ai bavaresi e al centro Europa che possono vedere nella nostra Regione un sistema portuale alternativo a quello nordeuropeo”. Il tutto risolvendo “i problemi di collegamento fra le diverse modalità di trasporto” con il “potenziamento ferroviario non è più rinviabile”.
Un altro aspetto citato nel programma di governo regionale riguarda il problema dell’accesso ai porti turistici e industriali e dell’intera navigabilità della laguna di Grado e Marano, “questioni non più rinviabili sia per il comparto della pesca che per quello turistico”.
Per Serracchiani occorre poi “migliorare e rafforzare l’accessibilità viaria e digitale della nostra Regione favorendo l’integrazione territoriale a supporto di uno sviluppo di qualità”, con la realizzazione di alcune nuove opere, l’intervento sui punti critici della rete stradale e le manutenzioni, al pari degli interventi calibrati per togliere il traffico dai centri abitati.
Tuttavia appare “privo di significato insistere acriticamente su alcune opere pensate e previste 20 o 30 anni fa, quali la viabilità ad est del torrente Torre, il raccordo autostradale Gemona-Cimpello-Sequals, la bretella di scorrimento veloce Palmanova-Manzano, la variante di Dignano.

Di conseguenza, va “ricalibrato il programma di investimenti della società Friuli Venezia Giulia Strade Spa, andando verso una governance unica per il settore della viabilità, che si avrà con il superamento delle Province”.
Serracchiani ha quindi annunciato la revisione del Piano Regionale Integrato dei Trasporti, Mobilità e Logistica contestualmente a quelle del Piano di Governo del Territorio e del Piano del Trasporto Pubblico Locale.
Il riferimento è alla “precarietà dei servizi ferroviari e alla progressiva marginalità a cui è stato costretto il Friuli Venezia Giulia”, che “si traduce in una continua sofferenza per i passeggeri e i pendolari”. Al contrario vi è la volontà precisa di “accrescere il numero dei passeggeri che utilizza la ferrovia per gli spostamenti, verificando tutte le opzioni, inclusi gli interessi manifestati da gestori italiani e stranieri e la valorizzazione dei soggetti regionali. In ogni caso, vogliamo che i collegamenti ferroviari corrispondano alle esigenze dell’utenza e siano in grado di integrarsi funzionalmente con il trasporto pubblico su gomma”.

La presidente Serracchiani ha quindi affermato che “tutte le riforme che possiamo mettere in campo, tutte le infrastrutture che potremmo realizzare non cambieranno mai la vita delle imprese e dei nostri cittadini quanto lo snellimento e la semplificazione delle procedure“.
“Una delle priorità della nostra Giunta è la creazione di uno Sportello Unico per le imprese e i cittadini che favorisca un nuovo rapporto fra cittadino e amministrazione, accollando a quest’ultima la responsabilità e l’onere di adempiere in tempi ragionevoli alle necessità burocratiche del richiedente”.
Ma è anche necessario che la regione tragga il massimo beneficio nell’ambito dello sviluppo sostenibile e dell’economia verde, “consapevoli della necessità di progredire consumando meno”.
Da qui, dunque, la volontà di “tutelare l’autenticità che ci contraddistingue, costituita da valori, paesaggi, acqua, storie, luoghi. Il modello di sviluppo di qualità del Friuli Venezia Giulia non può che riferirsi ad una dimensione umana e paesistica che rappresenta il carattere autoctono della Regione fondata sui patrimoni ambientali, storici e archeologici, le città, i paesi e le aree rurali. Questo insieme rappresenta una dimensione della meraviglia cui non si può rinunciare ed è, nel contempo, fattore di coesione, attrattività e competitività”.

“Alla base della nostra idea di sostenibilità non è estranea l”economia di territorio’ che si fonda proprio sul buon utilizzo di tali patrimoni e beni comuni e sulla rigenerazione dell’esistente, quale più grande opera sostenibile da perseguire con tenacia e coerenza”.
Pertanto, “serviranno regole chiare e condivise in modo da attivare processi virtuosi.
Gli strumenti che prima di altri ci proponiamo di approvare e rendere disponibili saranno il Piano paesaggistico, il Piano di Governo del Territorio con la relativa Legge, la Carta dei rischi ambientali.
La pianificazione locale va ripensata con l’obiettivo anche di impedire la perdita definitiva di ulteriori porzioni di terreni agricoli, in un momento in cui il processo di urbanizzazione è già molto spinto e in una fase critica del settore e dell’economia”.
“Si rende poi necessario definire in primo luogo – ha delineato la presidente – una concreta strategia energetica, che utilizzi chiare regole e indirizzi idonei per definire gli obiettivi da raggiungere, ottimizzare i processi decisionali, dotarsi di strumenti tecnici innovativi e, non da ultimo, qualificare il personale. Si tratta di redigere un Piano Energetico Regionale che orienti in questo senso i consumi e la produzione energetica, che andrà recepito anche da altri strumenti, come il Piano regionale di tutela delle acque”.

Le sfide di riforma della nostra Regione richiedono anche “la capacità di ripensare il modello istituzionale e l’assetto degli enti locali: un riordino è ineludibile”, non solo “per operare risparmi di spesa concreti” ma anche prendendo atto che ” la nostra casa comune non risponde più ai bisogni dei tempi mutati, né a quelli delle famiglie, né a quelli delle imprese”, ha detto la presidente del Friuli Venezia Giulia nel suo intervento in Consiglio regionale.
La riforma si costruirà su un “sistema che si fondi su due pilastri fondamentali: la Regione e il Comune”.

“Alla Regione – ha detto Serracchiani – spetta programmare, pianificare, legiferare, controllare“.
Garantendo ai tutti i cittadini “servizi a parità di trattamento” su salute, ambiente, mobilità, istruzione e lavoro. Con una Regione che sappia anche avere “una visione strategica e che quindi sappia dialogare con l’Europa, con le regioni contermini e con lo Stato, pianificando e programmando in settori strategici”.
Ma per governare con efficacia “dobbiamo essere capaci di fare leggi che siano immediatamente applicabili, senza richiedere un numero ridondante di regolamenti attuativi”. Leggi che “ci mettano in condizione di competere con gli Stati e le regioni confinanti e favorire le attività delle imprese, evitando di usare la specialità per fare leggi su materie già disciplinate meglio dallo Stato o intese soltanto a consolidare la burocrazia”.

Per questa regione saranno redatti Testi Unici. Il primo riguarderà gli enti locali, per consentire ai Comuni di esercitare localmente e con efficacia le proprie funzioni.
“In questo quadro – ha ribadito la presidente – abbiamo più volte ribadito che l’istituzione Provincia appare superabile.
Le sue competenze di area vasta, così come il personale, possono andare alla Regione e alle aggregazioni dei comuni, mentre quelle gestionali vanno direttamente trasferite ai comuni”. Un superamento che in ogni caso “non farà perdere ai territori la loro identità, che anzi si rafforzerà attraverso le aggregazioni di comuni“.
E se i comuni “sono il pilastro della nostra storia e della nostra identità, la prima istituzione con cui si rapportano i cittadini”, per estensione e numero di abitanti, non tutti sono uguali. Di conseguenza “bisogna promuovere con forza le aggregazioni”, rimodellando il sistema dei trasferimenti finanziari. Un sistema di unioni di comuni che tuttavia “non costituisce un’ulteriore sovrastruttura burocratica e istituzionale, ma consente la programmazione coordinata dei territori e del loro sviluppo”.
Un processo di aggregazione che per Serracchiani “dovrebbe essere obbligatorio, ed è proprio per questo che è necessario un profondo coinvolgimento degli amministratori locali” .
Nel quadro articolato di riforma della Regione non rimarrà escluso il sistema di elezione del Consiglio Regionale. Occorrerà “discutere assieme delle regole” aprendo “un confronto su un sistema diverso di rappresentanza territoriale che sappia coniugare anche le esigenze della rappresentanza di genere e delle minoranze”. E’ questa “una strada complessa ma percorribile anche, a mio modo di vedere – ha detto Serracchiani – partendo dal sistema dei collegi uninominali” e modificando “la norma che attualmente regola l’incandidabilità dei sindaci e il terzo mandato”.

Se “il nostro è un sistema sanitario regionale che funziona” appare però indispensabile “riuscire a mantenere stabile la qualità di servizio pur dovendo contenere i costi”, ha sostenuto la presidente Serracchiani.
“Possiamo farlo se cambiamo il modo con cui pensiamo alla sanità, e cioè abbandonando le spinte localistiche e tenendo sempre ben presente che il criterio con cui il cittadino sceglie il luogo di cura è quello della sicurezza e dell’efficacia delle cure sanitarie”.
Puntando sull'”integrazione tra enti, istituzioni e operatori, ci compete la responsabilità di ripristinare le norme sulla partecipazione attiva dei Comuni alla programmazione sanitaria, sociosanitaria e sociale.
Abbiamo l’obiettivo di aggredire il complesso delle attività degli acquisti, approvvigionamento e logistica quali nodi strategici per assicurare la sostenibilità futura. Riteniamo necessario mantenere l’osmosi diretta tra l’ospedale di rete e il territorio e confermare tra gli obiettivi fondamentali del Ssr la ricerca e la collaborazione con l’Università nonché l’incentivazione dei programmi interateneo relativamente alla formazione post-laurea e ricerca”.
Il sistema sanitario regionale, ha quindi osservato Serracchiani, rappresenta la leva fondamentale per far crescere e consolidare il sistema di prevenzione e protezione ambientale in Friuli Venezia Giulia, che è reso possibile attraverso il pieno coinvolgimento degli operatori, professionisti e cittadini in un clima di trasparenza del sistema.
“Ci proponiamo di trasformare il Distretto socio-sanitario nel punto di riferimento di tutto il sistema delle cure primarie, rafforzando la sua autonomia istituzionale e gli strumenti per il governo clinico mediante il coinvolgimento degli operatori e dei professionisti; di sviluppare le forme associative e mettere in rete i medici di medicina generale; l’obiettivo è di aumentare gli orari di accessibilità degli ambulatori, valorizzare il ruolo delle cure primarie e creare aggregazioni di assistenza primaria aperte ai cittadini H24, completando un percorso già iniziato; inoltre, si tratta di assicurare il coinvolgimento dei medici di medicina generale nel governo territoriale, nei Piani di zona e nella gestione delle strutture intermedie e protette. Andranno poi valorizzate tutte le professioni sanitarie con l’obiettivo di estendere ulteriormente l’assistenza domiciliare integrata e l’infermiere di comunità”.

La bassa natalità, il peso sulle famiglie della non-autosufficienza, la diffusa precarietà tra i giovani, la frammentazione del sistema socio-sanitario, pur capillare ma ridondante su taluni aspetti, rappresentano “le questioni che rischiano di pregiudicare il futuro della comunità regionale”, ha constatato la presidente del Friuli Venezia Giulia.

“L’insicurezza sulle prospettive e sulle possibilità di mantenere un raggiunto stile di vita, la paura di non poter accedere a servizi adeguati nel momento del bisogno e di scivolare ai margini della vita della comunità, l’ansia di non poter provvedere in modo adeguato alle necessità e ai desideri dei propri figli, sono tra gli elementi che più profondamente minano la qualità della vita: il reddito di cittadinanza e la carta famiglia sono stati interventi innovatori del sistema di protezione sociale della Regione. Noi intendiamo riproporli e rafforzarli.
E manterremo l’impegno di abolire il ticket regionale di 10 euro sulle prestazioni sanitarie”.
Il diritto alla casa e l’accessibilità ai servizi locali quali asili nido e scuole materne, servizi sociali e domiciliari dovranno trovare adeguato finanziamento in quanto componenti fondamentali della qualità della vita. L’inclusione sociale è un diritto che va riconosciuto a tutti”.

“Abbiamo imparato anche da Pasolini che lo ‘sviluppo’ è altra cosa dal ‘progresso’, coinvolgendo quest’ultimo l’uomo in relazione alle sue qualità di persona, di essere che si relaziona nella collettività ed è detentore di esigenze morali ed emotive”, ha sottolineato la presidente Serracchiani nelle dichiarazioni programmatiche.
Per questa ragione “la cultura non deve essere considerata un lusso o uno sperpero” ma “sono necessarie vere e proprie politiche industriali per la cultura”. Con la necessità di “misure complesse perché disomogenee sono le condizioni e le difficoltà dei diversi settori del lavoro culturale”, avviando “una vera rivoluzione nel rapporto tra sviluppo e cultura”.
“Vogliamo ritornare a crescere e ricominciare a costruire un’idea forte e propositiva di cultura – ha detto la presidente – e quindi ci sentiamo impegnati nella valorizzazione dei saperi, della creatività e dell’arte. È una condizione per il futuro dei giovani”.
Occorreranno in proposito “l’aggregazione e la sinergia fra soggetti per evitare i doppioni e l’annuale assalto alla diligenza dei contributi pubblici. Aggregare consentirà di garantire maggiore certezza nei finanziamenti che, per facilitare un’adeguata programmazione, dovranno essere pluriennali”.
Secondo Serracchiani, poi, “la valorizzazione e promozione delle nostre eccellenze teatrali, cinematografiche, museali, archeologiche, paesaggistiche è una carta vincente anche in chiave turistica”. Da qui l’annuncio che sarà data continuità al rapporto convenzionale con l’associazione Film Commission”.

Non manca nel programma di governo un riferimento preciso allo sport, verso il quale “nel rispetto delle competenze intendiamo migliorare la qualità ma anche la trasparenza degli interventi nella promozione della pratica sportiva, assieme ai soggetti stessi di autogoverno dello sport, alle società, enti ed associazioni, ai Comuni, condividendo progetti ed iniziative, adeguando in modo selettivo le infrastrutture, intervenendo su ammodernamento e manutenzioni, sostenendo il progetto del “movimento in 3S” che coinvolgerà le scuole primarie della Regione”. Inoltre sarà favorita la diffusione dell’attività motoria “come contrasto al disagio giovanile, per l’inserimento dei disabili e in funzione del confronto nella multiculturalità”.

Secondo la presidente della Regione FVG, Debora Serracchiani, “per rispondere alle sfide si deve innovare l’impianto e la strumentazione delle politiche sociali, pur in un quadro di limitatezza delle risorse e di vincoli di finanza pubblica”, realizzando “una programmazione strategica non lesiva delle capacità locali, promuovere la flessibilità e la sussidiarietà con il terzo settore” e valorizzando “le energie presenti nella società civile, dalle relazioni di comunità alle capacità di iniziativa dei soggetti del volontariato fino all’impresa sociale, riconoscendo il ruolo della famiglia come luogo di relazioni affettive, formative, solidali”.

Nel suo intervento in Consiglio regionale per l’illustrazione del programma di governo, Serracchiani ha ribadito che “non ci salveremo isolandoci. E nemmeno riusciremo a difendere le nostre identità regionali limitandoci a fare applicare le più raffinate leggi di tutela. Occorre un salto culturale che, oltre la tutela, faccia vivere le nostre tradizioni nel mondo, confrontandole con la sfida della globalizzazione”.
Un contesto in cui vanno anche valorizzate le nostre comunità nel mondo, che “possono diventare la nostra testa di ponte per favorire una maggiore penetrazione della nostra Regione nei rispettivi paesi”.
E sul tema dei rapporti internazionali della nostra regione, per Serracchiani, se “la particolare situazione storica vissuta dalle nostre terre, la collocazione geopolitica” fanno ricoprire al FVG “un ruolo storico e geopolitico di cerniera con i Paesi del Centro e dell’Est Europa, oggi non esistono rendite di posizione”.
Le relazioni internazionali vanno valorizzate, in quanto “riuscire a far funzionare in maniera ottimale i rapporti fra regioni di Paesi confinanti serve a elaborare progetti comuni che consentano alla nostra Regione l’accesso alle risorse comunitarie, unica vera fonte di finanziamento oltre alle compartecipazioni fiscali”.
Passa anche da qui l’impegno “di rilanciare il progetto dell’Euroregione “Senza confini”, quale strumento “per andare oltre la semplice cooperazione transfrontaliera, instaurando rapporti più stabili, organici e strutturati con le regioni vicine”.

“Ho detto all’inizio – queste le parole della presidente Serracchiani in conclusione del suo intervento in Consiglio regionale – che la necessità di un cambiamento è ormai riconosciuta come necessaria. Ma è chiaro che il primo cambiamento deve partire da noi, deve avvenire in noi stessi.
Dobbiamo fare intimamente nostra la coscienza e il dovere di affrontare i tempi difficili che viviamo.
E’ per questo che voglio concludere il mio intervento ricordando le parole pronunciate da Aldo Moro, pochi giorni prima di essere rapito: ‘Se fosse possibile dire saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a domani, credo che tutti accetteremmo di farlo. Ma non è possibile. Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso. Si tratta di vivere il tempo che ci è dato vivere con tutte le sue difficoltà’.

 

 

 

Dopo aver illustrato il programma di governo per la legislatura, la presidente della Regione, Debora Serracchiani, ha comunicato all’Aula la composizione della sua Giunta e le responsabilità attribuite ai singoli assessori – con decreto – lo scorso 6 maggio, riservandosi di modificare le deleghe quando sarà completato il riordino delle direzioni.
Sergio Bolzonello, vicepresidente della Giunta: assessore alle attività produttive, risorse rurali, agroalimentari e forestali; avrà inoltre le deleghe a firmare gli atti e i decreti relativi alla costituzione delle Commissioni del mercato all’ingrosso dei prodotti ortofrutticoli, delle carni e dei prodotti ittici e a presiedere le Commissioni provinciali di vigilanza sul commercio all’ingrosso degli stessi prodotti.
Francesco Peroni: assessore alle finanze, patrimonio e programmazione.
Paolo Panontin: assessore alla funzione pubblica, autonomie locali e coordinamento delle riforme, delegato alla Protezione civile e alla Polizia locale e sicurezza.
Maria Sandra Telesca: assessore alla salute, integrazione socio sanitaria e politiche sociali.
Gianni Torrenti: assessore all’istruzione, università, ricerca, famiglia, associazionismo, cooperazione, cultura, sport e relazioni internazionali e comunitarie.
Loredana Panariti: assessore al lavoro, formazione, commercio e pari opportunità.
Sara Vito: assessore all’ambiente, energia e politiche per la montagna.
Mariagrazia Santoro: assessore alle infrastrutture, mobilità, pianificazione territoriale e lavori pubblici.

Redazione

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