Reddito di cittadinanza: non ci sono i soldi ma governo varerà Assegno universale di disoccupazione

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DOVATU manina a grappolo

“Presentare un disegno di legge senza una stima delle risorse necessarie per la misura proposta e senza un’indicazione delle relative coperture è solo un’operazione propagandistica”. Lo afferma la presidente della Regione Debora Serracchiani, commentando l’iniziativa legislativa “reddito minimo garantito” presentata dal gruppo consiliare regionale M5S.

“Trovare le risorse finanziarie a copertura della misura è solo ed esclusivamente questione di scelta politica. Una scelta che ci auguriamo il Consiglio voglia compiere insieme a noi, individuando le poste necessarie a fornire il reddito minimo garantito a chi ne ha bisogno”. Così replica a Serracchiani Cristian Sergo (M5S), primo firmatario della proposta di legge targata MoVimento 5 Stelle, che ha illustrato alla III Commissione consiliare, presidente Franco Rotelli (PD). Il dispositivo mira a introdurre il reddito minimo garantito, ovvero una serie di interventi per contrastare la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale e favorire il diritto al lavoro e alla formazione, attraverso politiche finalizzate al sostegno economico e all’inserimento sociale di tutti i soggetti in pericolo di emarginazione.

“Proprio perché siamo attenti a chi è più in difficoltà – prosegue Serracchiani – non possiamo aprire le porte a proposte universaliste e quindi inapplicabili, soprattutto ora che la crisi non permette larghezze di bilancio che erano ipotizzabili anche in tempi relativamente recenti. Qui parliamo di stanziamenti di molto superiori a quelli previsti per il reddito di base introdotto dalla Giunta Illy: una simulazione condotta sull’esperienza della Provincia autonoma di Trento stima un costo di 51 milioni di euro per l’importazione della misura in Friuli Venezia Giulia”.

“La proposta del M5S, inoltre, è rigidamente calcolata sul reddito e non tiene conto dei consumi effettivi, cioè – spiega la
presidente della Regione – di fattori che possono essere molto variabili e generare palesi ingiustizie. C’è una abissale differenza tra il salario minimo garantito, che è quello proposto dai grillini, e il reddito di cittadinanza, che mira a garantire sostegno e servizi per i periodi in cui una persona si trova in difficoltà. Noi vogliamo occuparci sul serio delle fasce più deboli, quelle senza tutela, ad esempio i ragazzi che hanno abbandonato gli studi che resterebbero esclusi dai benefici della proposta dei grillini”.

Nel 2012 l’incidenza della povertà relativa delle famiglie in Friuli Venezia Giulia è aumentata dal 5,4% al 6,1% (dati Istat luglio 2013) e la situazione è, a detta del proponete, anche peggiorata. Preoccupante anche il dato della disoccupazione, che nel 2013 è salita al 7,4%; allarmante quello sull’occupazione giovanile se rapportata agli anni precedenti: gli occupati tra i 15 e i 24 anni in regione sono 13.000, mentre erano 19.000 nel 2012 e 29.600 nel 2008.

Il reddito minimo garantito sostiene il reddito dei cittadini permettendo loro di raggiungere la soglia di povertà relativa, come definita dall’Istat. Tale soglia, per il singolo consiste in poco meno di 600 euro mensili, per una famiglia di due componenti corrisponde alla spesa media pro-capite nel Paese e nel 2012 e risulta pari a 990,88 euro mensili. Introducendo questo beneficio – evidenziano i consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle – si persegue uno degli obiettivi della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che con l’articolo 34 “riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali che assicurano protezione in casi quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la dipendenza o la vecchiaia, oltre che in caso di perdita del posto di lavoro”.

I consiglieri sottolineano inoltre come sostenere economicamente le persone, aiutandole a integrarsi nella comunità in cui vivono, ottenere una formazione, trovare un lavoro e avere accesso alle prestazioni sociali, sia tra gli obiettivi di Bruxelles per il 2020 e tra i ventisette Paesi dell’Unione europea la mancanza di un reddito di base è una circostanza riscontrabile soltanto in Italia, Grecia e Ungheria.
“Non si tratta affatto di un sostegno universalistico e vincola chi lo ottiene a determinati obiettivi e obblighi”, ha spiegato
Sergo.
La proposta di legge ha la doppia finalità quindi di inclusione sociale, ma anche di rendere effettivo il diritto al lavoro e
alla formazione. Chi vuole usufruire di questa misura economica deve essersi già dichiarato disponibile a trovare un’occupazione (nè sono quindi esclusi, tra gli altri, i beneficiari di qualsiasi tipo di pensione), ma deve anche impegnarsi a ricevere le proposte dei centri per l’impiego. Per poter accedere al reddito minimo, il cittadino dovrà anche sottoscrivere un piano d’azione individuale (PAI), l’impegno reciproco tra il cittadino e il CPI che, a titolo esemplificativo, potrà indicare una delle seguenti attività: corsi formativi, tirocini, work experience, ma anche interventi specifici previsti dalla normativa o partecipare a progetti di volontariato sociale promossi da enti pubblici e privati, pena la decadenza dal beneficio.

“Ma non è soltanto una questione di risorse che non ci sono – precisa l’assessore regionale al Lavoro Loredana Panariti –
perché intorno a qualunque misura di sostegno va costruito un monitoraggio attento e un accompagnamento sul mercato del lavoro. Il riordino amministrativo della Regione, la nuova Agenzia regionale del Lavoro e la riforma dei Centri per l’Impiego vanno proprio in questa direzione”.
Il Governo introdurrà l’assegno universale di disoccupazione, e la Regione, ha aggiunto l’assessore alle Politiche sociali Maria Sandra Telesca, sta parallelamente valutando la possibilità di utilizzo più efficiente delle attuali risorse destinate da Carta Famiglia, social Card e Fondo di Solidarietà per adottare misure per il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, secondo logiche di attivazione che mirino all’autonomia della persona.

La proposta di legge sul reddito minimo garantito si compone di quattordici articoli e di un allegato.
All’articolo 1 si definiscono oggetto e finalità; al 2 vengono date le definizioni ai fini dell’applicazione della legge; al 3 si determina l’importo del RMG che assicura al nucleo familiare, il beneficiario, anche se composto da un unico componente, il raggiungimento, anche a titolo di integrazione, di un reddito annuo netto pari alla soglia di povertà relativa stabilita
annualmente dall’Istat e determinato per le famiglie più numerose.

All’articolo 4 vengono specificati i requisiti per accedere al RMG quali la maggiore età, la residenza da almeno 24 mesi sul territorio regionale, un’attestazione ISEE corrente del nucleo familiare in corso di validità inferiore a 8.000 euro e la
sottoscrizione del PAI.
All’articolo 5 viene indicato dove presentare la domanda, ovvero presso il Comune di residenza, e il termine per la presentazione che è previsto entro il 31 marzo. La domanda potrà essere presentata anche tramite posta certificata e i moduli dovranno essere reperibili nei siti internet della Regione FVG e dei Comuni, dove verranno pubblicate le modalità per la presentazione della richiesta.
La durata del beneficio – articolo 6 – non potrà essere superiore a trentasei mesi complessivi, con la possibilità di sospendere
l’erogazione per il periodo in cui il soggetto beneficiario percepisca una qualsiasi fonte di reddito pari o superiore alla quota di RMG. All’articolo 7 vengono indicati gli obblighi del beneficiario, all’8 le cause di decadenza del beneficio.
Con l’articolo 9 si prevede la cumulabilità del reddito minimo con altri interventi di carattere finanziario erogati da altri
enti pubblici attraverso i servizi sociali. Al 10 si fissa l’erogazione mensile del contributo; all’11 si specifica che, ai fini del monitoraggio, della valutazione e delle verifiche degli interventi previsti, la Regione effettua un controllo diretto avvalendosi della collaborazione della Guardia di finanza, delle forze di Polizia comunale e dell’Agenzia delle entrate su un campione pari ad almeno il 10% delle domande accolte.
L’articolo 12 prevede la norma finanziaria, il 13 la clausola valutativa e il 14 l’entrata in vigore.

Sarà l’Ufficio di presidenza della III Commissione ora a stabilire le date delle audizioni sulla proposta di legge.

Redazione

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