Quando le banche fanno crack: necessario separare le banche d’affari dalle commerciali

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“Impedire che gli errori commessi dalla banche siano scaricati sui contribuenti attraverso la separazione dell’attività bancaria di trading da quella della raccolta attraverso i depositi con una riforma legislativa.

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Considerando che questa crisi ha carattere strutturale e affonda le sue radici nelle disfunzioni del sistema bancario-finanziario e nel suo contrastato rapporto con la cosiddetta economia reale che sta portando al collasso le imprese e le famiglie, è opportuno che la Giunta regionale si attivi quanto prima nei confronti del Governo per far approvare una normativa, a tutela delle famiglie e delle imprese, che affermi la separazione tra banca commerciale e banca d’affari secondo i principi della legge Glass-Steagall, voluta dal presidente USA Roosevelt, che stabiliva una separazione tra attività bancaria e attività di investimento degli Istituti di credito, impedendo, di fatto, che l’economia reale fosse direttamente esposta al pericolo di eventi negativi derivanti dalla speculazione finanziaria”.

È strutturata e complessa la mozione che il capogruppo del Nuovo Centro Destra in Consiglio Regionale Alessandro Colautti ha elaborato e che è stata sottoscritta anche dai colleghi Tondo, Dipiazza, Ciriani, Riccardi.

“Le banche – chiarisce Colautti – dovrebbero investire i risparmi depositati dalla gente a servizio dell’economia reale, remunerando i depositi e concedendo i prestiti. Gli organi di vigilanza nazionali, internazionali e i mercati finanziari hanno contribuito a generare la crisi attraverso la creazione di un eccesso di rischio ed a prolungarla attraverso l’assorbimento di fondi pubblici destinati al salvataggi bancari”.

“Non sono le banche di piccole e medie dimensioni che raccolgono risparmi privati e danno credito principalmente alle attività economiche del territorio ad aver creato la crisi, bensì i grandi colossi che hanno abdicato alla funzione di sostegno all’economia per dedicarsi alla finanza speculativa. Solo il riconoscimento del ruolo delle banche commerciali – sottolinea Alessandro Colautti – sarebbe un vero strumento per la crescita e la ripresa, perché permetterebbe di distinguere gli investimenti destinati alle attività produttive dai fondi immessi nel sistema bancario solo per coprire le perdite derivanti dalla
speculazione”.

“In Italia nel 1993 è stata abolita la legge bancaria del 1936 che introduceva il sistema americano della legge Glass Steagall che, a tutela dei risparmiatori e imprese, stabiliva la separazione tra attività di trading e di raccolta.
Successivamente, con la legge Amato (1992) e Draghi (1998) si è passati a un regime in cui le banche sono impegnate in tutti i tipi di attività e il Fondo di tutela dei depositi si trova ora a proteggere istituti di credito che mettono a repentaglio i risparmi dei cittadini speculando sui mercati finanziari”.

“La Commissione UE lo scorso 29 gennaio ha dato avvio alla riforma del settore bancario che vieta ai 30 istituti di credito più grandi, di cui tre italiani (Unicredit, Intesa e Mps) di dedicarsi al trading per conto proprio e alla speculazione su strumenti finanziari e commodities. Si vuole rafforzare la stabilità finanziaria e far si che le conseguenze degli errori commessi dalle banche non siano scaricati sui contribuenti”.

“La Giunta – conclude Colautti – ha la possibilità di attivarsi nei confronti del Governo e della Commissione UE durante il semestre di presidenza italiana, per dare impulso a una riforma che stabilisca la separazione tra banca commerciale e banca d’affari. Così facendo si potranno concretamente aiutare e sostenere le nostre imprese  e famiglie. Tale riforma, inoltre,
deve vedere l’impegno della Giunta per valorizzare un modello di banca tradizionale, non speculativa, riconoscendone la specificità ed il ruolo economico e sociale”.

Redazione

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