Punteruolo rosso delle palme: troppo tardi per l’allarme?

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Dopo sei anni il Governo dà l’allarme. Ma il Decreto è avulso.

È figlio della globalizzazione, visto che in vent’anni si è fatto il giro del mondo partendo, “a bordo” di palmizi da esportazione, dall’Asia Sud Orientale, passando in Medio Oriente, poi in Egitto, da qui alle Canarie, in Spagna, sulla Costa Azzurra e quindi in Toscana (nel 2004), infestando quindi tutto il bacino del Mediterraneo, dimostrando tutta la sua caparbietà micidiale soprattutto in Sicilia, Campania ma anche Lazio, Abruzzi, Marche e Liguria. Giocoforza che si sposterà a breve anche nelle regioni settentrionali.

Parliamo del temibile Rhynchophorus ferrugineus, coleottero dall’aspetto innocuo, conosciuto come Punteruolo Rosso, che verrà ricordato come l’insetto che portò all’estinzione tutte le palme d’Italia.

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Eh si.., perché questo piccolo curculionide, nonostante le ridotte dimensioni (2-4 cm) è già riuscito in breve tempo ad uccidere palme monumentali che avevano superato tranquillamente epidemie, terremoti e due guerre mondiali. È da qualche anno, infatti, che nelle eleganti cornici di parchi e giardini della Sicilia, ad esempio, compaiono sinistre figure verticali di colore grigiastro con qualche evanescente peluria sulla sommità: sono imponenti cadaveri, pesanti ruderi a ricordo di palme che non ci sono più. La loro vista è spettrale: subito corre lo sguardo alle palme limitrofe, già evidentemente bersagliate da questi abili volatori che, ronzando come missili, proiettano i loro punteruoli verso le nuove vittime.


Raggiunte le entità arboree, qui iniziano le loro bacchiche orge, depositandovi larve che, grazie al loro sviluppatissimo apparato masticatore, in circa due mesi, scavano verso l’interno della pianta, si trasformano in pupe e quindi in insetto adulto.

La femmina di Rhynchophorus ferrugineus deposita fino a duecento uova per volta: sostando a fianco d’una pianta infetta ma non ancora massacrata, si ode il “ciomp-ciomp” mandibolare dei piccoli di Punteruolo Rosso, contro i quali nulla si può fare.
La pianta infetta è destinata irrimediabilmente a morire.

Oltre al danno estetico c’è un concreto problema legato alla sicurezza ed all’incolumità: queste piante, non autoctone ma importate nel periodo Liberty, hanno ben attecchito, raggiungendo una diffusione, soprattutto urbana, e dimensioni, capaci di caratterizzare gli ambienti in cui sono state inserite. È chiaro che tenersi qualche tonnellata a penzoloni sopra la testa non è salutare, quindi bisogna avviare complesse attività di espianto, finalizzate a rimuovere le palme morte, destinandole a luoghi di smaltimento ove, se possibile, limitare la proliferazione di questi insettacci.
Un’opera difficilissima che necessita di idonei ausilii meccanici: la palma è, infatti, un enorme bozzolo di legno compresso totalmente zuppo di acqua. Anche se morto, il fusto prosegue nella sua attività di fantastico accumulatore di acqua: impossibile bruciarlo, assai arduo tagliarlo (per dimensioni e durezza), neanche Maciste riuscirebbe a sradicarlo.

Quindi servono mezzi meccanici importanti, quali pale meccaniche, ruspe, gru autosollevanti e motoseghe.., con un matematico aggravio dei costi monetari.

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Appurato, negli anni ormai, che niente si può fare contro questa pestilenza (a nulla son valse iniezioni di antiparassitari, pompe meccaniche, trappole, ultrasuoni etc.), il Governo Italiano ha decretato, a firma Galan, le Misure di emergenza per il controllo del Punteruolo rosso della palma Rhynchophorus ferrugineus (Olivier). Recepimento decisione della Commissione 2007/365/CE e sue modifiche.
PUNTERUOLO MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI – DECRETO 7 febbraio 2011

Il DECRETO 7 febbraio 2011, in dieci pagine, dice questo: vi si è appestato il giardino con un insetto importato dall’estero per nostro omesso controllo? (questo non lo dice). Vi stanno crepando tutte le palme? Da cinque-sei anni? (questo non lo dice ma se ne sono accorti solo nel 2011) Sono già crepate e nuvole di punteruoli scorrazzano allegramente insidiando anche le piante del vicino? Bene: ditelo alla vostra regione che vedrà di fare qualcosa. Se non lo comunicate e magari vi arrangiate, a spese -comunque- vostre, a rimuovere le piante morte e a smaltirle in qualche modo, vi beccate la multa! Quanto? Dipende dalla fattispecie prevista dal Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 214: se vi va bene 250 euro, altrimenti fino a 30.000 euro!

In verità son state deliberate a livello comunale alcune applicazioni della norma nazionale, riguardanti il piano d’azione e le misure fitosanitarie, che non dicono nulla di più, salvo aggravare le incombenze burocratiche e intimare di lasciare le cose come stanno, aggravando la pestilenza.

Tommaso Botto

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