PUNTA LUNGA, BORGO MARINARO DI FAVIGNANA (TP)

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IL BORGO MARINARO DI PUNTA LUNGA A FAVIGNANA (STORIA DI UN LUOGO INCANTEVOLE)

Once upon a time … C’era una volta…

0 FAVIGNANA PUNTA LONGA

Così cominciano tutte le favole, poiché non è dato sapere né il quando, né il prima dell’inizio di una storia scritta. Il tempo,infatti, è il tempo del mito. E il mito non ha tempo .

Di questo Borgo poco si conosce di quando e come da angolo di scogli battuto o accarezzato dal mare diventò luogo di uomini che ne videro riparo sicuro, per il loro lavoro di pescatori, dai venti di Ponente(ovest); Maestrale (nord-ovest);Tramontana(nord); Grecale(nord-est)

Quando appaiono le Egadi sulle prime carte di navigazione, dal 1400 in poi, sono molto approssimative e mal orientate ma già con i loro nomi primitivi .(Atlas de Itone upon a timealia 1401).I contorni delle isole cominciano ad evidenziarsi abbastanza correttamente in carte dal 1501(Millo Antonio-questa molto interessante) Una carta molto particolare con Favignana, Levanzo e Formica è del 1699.Viene già mappato il paese e i due castelli di S. Caterina e S. Leonardo: L’autore Henry Michelot.

Del 1768 una Favignana con il paese raccolto intorno la chiesa e due castelli, il castello di S. Caterina e la torre di avvistamento detta La Torretta.

Ben netta è Punta Lunga con i primi insediamenti di pescatori.

Nel 1829 Pietro Cusumano propone una bella mappa dell’isola, abbastanza fedele , con le prime strade: una collega Punta Lunga al paese dalla baia del Marasolo, l’altra il paese al Burrone e altre nate per collegare siti agricoli al paese.

1 borgo marinaro PUNTA LONGA FAVIGNANA dovatu 2016

Quale fu la ciurma di pescatori a riparare per prima nella piccola baia sfuggendo a una tempesta di maestrale? E quando?Possiamo solo immaginare che nel secolo XVIII,quando si costituì un nucleo di abitanti intorno ad una Chiesa sul lato nord dell’isola,q uesti vivessero di pesca e si spingessero sempre più al largo e quindi sempre più in balìa dei venti indisciplinati e violenti che accompagnavano le Sirene nei loro giochi d’acqua.

La prima ciurma ,e poi le altre. Non molte. Ma bisognose di riparo per le reti, per le vele, anche per gli uomini.

Nascono le “baracche”,di legno e di tufi sovrapposti. Un tetto e tre pareti. Ogni pescatore ha la propria; fra gli attrezzi da pesca vi sono anche le “parate” usate per far scappare le barche verso la salvezza,v erso il paese e il suo porto a nord ,quando si scatenava un’improvvisa sciroccata . Sulle parate( tavole rettangolari con una scanalatura ortogonale dove poggiava la chiglia della barca) poste una dietro l’altra veniva spinta la barca dai pescatori ,a piedi nudi fino al moletto S. Leonardo. Così fu tracciata la prima strada dell’isola che appare nelle mappe. Da Punta Lunga, costeggiando la baietta del Marasolo fino al paese.

Le baracche diventano presto luoghi di lavoro continuativo. Il pescato è abbondante. Va venduto, sull’isola e in terraferma. Ma il pescato ha tempi brevi di freschezza. Così lo si sala, lo si conserva in botti di legno, poi lo si porta ai mercati. Le baracche diventano piccole aziende dove si muovono pescatori, bottai, salatori. Nel porticciolo un via vai di barche dalla linea inconfondibile. Tornano dalla pesca, caricano le botti, salpano per i mercati.

IL SALE

Una parte viene importata da Marsala o Trapani. Ma anche prelevata da una piccola salina locale, opera dei pescatori che ,si sa, amano la loro autonomia.

Si scava abbastanza in un terreno a nord delle baracche e

si crea una vasca dove il mare con le maree e le mareggiate arriva, inonda e si ferma. Il sole fa il resto. Quel terreno ancora oggi viene indicato come “salina” nelle mappe e nel linguaggio locali.

Nel dopoguerra fu il primo campo sportivo dell’isola, neppure pianeggiante, con misure irregolari ma, tuttavia, fece giocare al calcio soldati, marinai, giovani isolani. Anche, si narra, molto bravi. E ragazzini dopo la scuola. Questo terreno come tutto quello che si espandeva verso il paese e ad est verso la piana era di proprietà di una famiglia di possidenti isolani che lo ricevette in eredità da uno zio prelato e politicante deluso. Il prelato lasciò la proprietà alla sorella, Gandolfo Filippa, che sposa il principe Filippo Spadafora. Nasce Federico, detto il principino, che ebbe un’intensa vita politica nell’isola. Di ideologia socialista fu sindaco prima del fascismo e poi dopo il fascismo rinominato dagli americani.

Il principino, dopo alterne vicende e contenziosi lasciò la proprietà al Comune di Favignana.

Intorno al 1914 si iniziò ad opera del sorto Demanio Marittimo a stabilire sull’isola i limiti delle zone demaniali .Non si completò il lavoro pare per liti intercorse fra gli amministratori locali e i tecnici mandati dallo Stato. Tuttavia si arrivò fino a Punta Lunga come si vede nella cartina originale.

Durante l’ultima guerra mondiale si è verificato un fatto particolare: la piana della punta che si estende fino al mare ,a Sud, è stata tagliata nel punto più stretto formando così un canale circondato da filo spinato. Si dice per impedire l’ingresso nel paese ai nemici che potevano sbarcare sulla punta . Forse anche per consentire alle barche dei pescatori di entrare nella baia del Marasolo, protetta dallo scirocco, senza dover affrontare il periplo della punta, battuto dalle mareggiate sui banchi di scogli a fior d’acqua. Il canale è stato poi riempito e la sua storia non lascia ricordo.

2 PUNTA LONGA FAVIGNANA

Il MURO A SCIROCCO

Punta Lunga ha una storia complessa e scarsamente documentata. Ma è certo che il porticciolo scoglioso,i nvitante solo quando il dio del vento spirava da nord, doveva diventare più ospitale. Alla fine degli anni ’50 il Genio civile progetta un muro in pietra e cemento posizionato a sud-est. La protezione dal mare di scirocco eviterà il trasporto, ormai impossibile, delle barche al paese Nel progetto il muro non poggia su un filare di scogli a fior d’acqua già belli e pronti, ma su una base sottomarina costruita ad hoc su un fondale piuttosto profondo. Inoltre il muro è lungo 50 m. alto tre e si congiunge con la terraferma. Inni al muro protettore, ma poi i genietti delle alghe, abitanti delle Posidonie, ,entrati con le onde e le maree e le correnti restano intrappolati e occupano il mare, sempre di più. Infine la soluzione: l’eliminazione di una fetta di muro a partire dall’aggancio con la terraferma; scavo con scavatrice che lavora in acqua sul fondale dell’apertura operata, fino a modificare il dislivello fra l’interno e l’esterno del muro. Così il mare con le sue vesti d’alghe entra nella baia e riesce dalla nuova apertura sovrastata da un ponticello di giuntura.

Arriviamo agli anni ’70. L’isola perde il suo Stabilimento e la povertà piove sugli isolani. Vi è un inizio di turismo, ma gli isolani preferiscono emigrare al Nord, dove ci sono le fabbriche. Così i proprietari delle baracche di Punta Lunga, i pescatori, le svendono a gente venuta da “fuori” che le trasformano in eleganti unità abitative per le vacanze estive.

Oggi solo due o tre baracche sono adibite a “Lavori del mare”.

Il resto sono circa 25 u.a. che si affacciano sul porticciolo e 5 sulla costa della vecchia strada per il paese detta Marasolo.

La scomparsa delle “baracche”, luoghi dove il pescatore conservava le reti, poteva rammendare i pezzi rotti dai pesci e dalle punte degli scogli, riparare sé stesso, gli attrezzi, le cime degli ormeggi, tenere le taniche del carburante dopo l’avvento dei motori, ha costretto i pescatori a raccogliere tutto sulla banchina dell’ormeggio. Disordine di cime aggrovigliate, resti di alghe e qualche pesce, difficoltà a camminare sullo stretto spazio rimasto..

Un progetto era nato all’uscita della Legge Giovanile 95/95 (ex 44/86) ad opera del responsabile dell’U.T. come ideatore e di un progettista locale.

Perché non costruire sul terreno ex salina(?) ex campo sportivo ,disposte ad arco in vista mare una serie di baracche, di proprietà dell’Ente Pubblico, a destinazione magazzini per attrezzi da affittare ai pescatori delle barche di punta Lunga a costi simbolici? Non se ne fece poi nulla.

E ANCORA

Ma Punta Lunga non è solo le baracche, il porticciolo che accoglie e ripara barche e uomini, e il piccolo paradiso per gatti bellissimi randagi e stanziali.

E’ la grande pianura che si protende nel mare a sud quasi cercando quel pezzo di Pangea con cui era nata. Che conserva certo segni di una storia antica e misteriosa. Bordi scogliosi mangiati e rimescolati dalle tempeste a protezione della piana bassa e regolare che la flora mediterranea ricopre, stagione dopo stagione, con la sua prudente ma testarda bellezza.

Il costone a semicerchio che delimita da est a ovest la penisoletta è disseminato di lastroni di roccia, rivolti tutti, in serie,verso il tramonto.

Come megaliti sacrali crollati ma non annientati dalle burrasche di secoli.

Zona di riti, di tombe, forse di sacrifici. E la grande vasca rettangolare con i bordi integri, situata più al centro della pianura, cosa rappresentava, perché era stata costruita? Forse un orologio astronomico governato da sciamani primevi a segnare il tempo e il suo passare.

Possiamo solo immaginare. Forse mai trasformeremo il mito in storia. Ma se così sarà spariranno le sirene e le nostre domande.

Tutto diventerà freddamente chiaro.

 

Interviste gentilmente rilasciate dai signori: Nino Bianco Gioacchino Ernandes , Giuseppe Messina, Domenico Campione  Giuseppe Guarrasi

Materiale fotografico gentilmente concesso da: Egadymythos di Russo , Collezione Nazareno Mostacci, Collezione Giuseppe Guarrasi

Testi di Cristina Mostacci

Da un’idea di Michele Rallo

Redazione

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