PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: P.A. Peccato Averla

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La Pubblica Amministrazione italiana (nazionale, regionale, locale) è allo sfascio.

Decenni di proclami, di sterili intenti, di aneliti all’innovazione, hanno prodotto un mostro: quel ‘sentore comune’, che dovrebbe ispirarsi a trasparenza e collaborazione tra i cittadini e tra chi i cittadini pagano per regolare la cosa pubblica, si è in verità trasformato in un coacervo di doppioni, di imperscrutabili meccanismi, di inspiegabili complicazioni amplificate da un fallace utilizzo delle ‘nuove’ tecnologie, condite spesso con tracotanti maleducazioni.

Periodicamente ci giungono segnalazioni, testimonianze di un Paese che stenta essenzialmente a comprendere se stesso.

Mentre, da un lato, progetti come il “No paper” dell’ex ministro Renato Brunetta, hanno sbandierato l’innovazione nella Pubblica Amministrazione, capita, ad esempio, che l’Inail richieda al contribuente “La stampa del bonifico bancario on-line con il timbro della banca”, una contraddizione che sa di arroganza, ottusità e tempo da perdere.

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Capita anche che un Comune si ostini a considerare privata una via in cui ci sono i segnali di divieto di sosta, c’è l’illuminazione pubblica, c’è il marciapiede realizzato dallo stesso comune, c’è l’illuminazione pubblica, c’è un contratto d’acquisto di trent’anni fa effettuato per “rendere pubblica la carreggiata”..: tutto perchè, nei meandri di uina psicotica burocrazia qualcuno non ha aggiornato qualcosa e un dirigente ha avuto problemi con la giustizia amministrativa. E, in più, spende 20mila euro per il servizio di segnalazione on-line…

Capita anche che un altro Comune vada a richiedere dopo parecchi anni i tributi sui rifiuti a persone che hanno trasferito -regolarmente- la residenza in città lontanissime, non hanno mai avuto case di proprietà in quel comune e, con disprezzo della ragione, questi contribuenti sono costretti, nonostante abbiamo attestati, certificati e simili che testimoniano che vivono altrove, a rendersi complici dell’ottusità del pubblico ammnistratore, aggirando le regole della logica, dimostrando di non vivere più là, richiedendo all’Enel la cessazione dei contratti di dieci anni prima.

Capita poi che, nasce un bambino, gli si dà un nome, l’impiegata dell’anagrafe si blocca, pensa ad un cognome (che conosce solo chi vede certa TV), esorta a modificare il nome. Il genitore non ci sta e l’impiegata presenta il ‘documento probatorio’: ha consultato una lista di nomi su un sito web che potrebbe aver elaborato sua nonna. Elenca trecento nomi comuni, manca il nome stesso del genitore che, dopo una rilassante nottata in sala parto, obietta “C’è anche un santo! Questo sito non ha valore…”, niente da fare! Iscrivono quel nome ma con la terribile avvertenza: “Segnaleremo alla procura che quel nome è un cognome!”. Poi interviene l’Assessore, chiede scusa a nome dell’Amministrazione ma quell’impiegata ottusa è sempre lì, non chide scusa e chissà quanti altri danni farà. E quell’umiliazione -in un giorno di gioia-, quel fegato amaro, quell’acre sensazione di pagare quotidianamente un nemico, chi gliela ripaga?

Capita pure che nasce un bel bambino, il genitore va a far tutte le scartoffie del caso (anagrafe, Agenzia delle Entrate, Azienda sanitaria, tutto ok), poi viene avvisato (dopo tre giorni) che c’è un errore: controlla il codice fiscale e scopre che, anziché nato nel 2011, l’impiegato dell’Agenzia delle Entrate ha diffuso il ‘marchio’ “Nato nel 1911”! Che bello, ha già diritto alla pensione! Purtroppo si porterà dietro quella tara informatica per tutta la vita: alle vaccinazioni, per l’iscrizione all’asilo etc. Perchè i databse degli “n infiniti Enti non si parlano tra di loro”. e-Government? Ma Dovatu ?!

Il rapporto con la PA diviene poi paradossale quando il cittadino/contribuente tenta l’approccio informatico: i disservizi del web sono impressionanti:

 

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Emblematico è poi l’avviso in calce alle pagine dell’INPS: le informazioni non hanno valore certificativo, rivolgetevi agli uffici, e allora?

 

Poi, uno ce la fa, riesce ad evere PIN e codici d’accesso, li usa una volta, controlla dopo un mese e il PIN non funziona più: bisogna renderlo dispotivo con un fax (che necessita di carta, altro che ‘No paper’) corredato di carta d’identità e quantaltro.

 

Il cittadino esasperato nota mancanze, errori, storpiature e tenta di vederci chiaro con mirabilanti opzioni offerte dal servizio web: però “Il servizio è sperimentale”.

 

Per non parlare poi dell’accesso agli atti: “Dubbi sulla legittimità del richiedente” che vuol dire tutto, niente o qualcosa che sta in mezzo ma che sa di “Fatti gli affari tuoi!”.

Poi, a corredo, ogni dieci anni il Censimento: inutile per quel che chiede in Italia, sottrae 55 minuti al capofamiglia per dire on-line chi siamo, dove siamo nati, cosa facciamo. La maschera è antediluviana, sa di tappo, chiede addirittura se il neonato è sposato.

Che dire poi del “Tagliacode” installato nelle sedi dell’Agenzia delle Entrate?
Dovrebbero chiamarli “Spostacode”, per correttezza.
Danno un numero (come al banco dei salumi) in maniera più o meno automatica, visto che il ‘macinino’ spesso si incanta e necessita dell’intervento dell’operatore.
Il numero è si progressivo ma con una miriade di codici: “AJ234” non si sa se viene prima o dopo di “DW543″ perchè il display Lcd 32” (in 6 lingue!) ha spazio solo per cinque stringhe: ne servirebbero tante quanti gli sportelli…
Sicchè, tutti bloccati in coda a rimirare il display… per ore!

Per non parlare, poi, dei concorsi, percorsi di vita da conservare nella memoria storica del Paese.

Guai, poi, a farglielo notare! Ritorsioni e parole non dette sconvolgono la vita dei più caparbi…

Tommaso Botto

11 commenti

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  2. […] inondando in questi giorni le imprese di comunicazioni con la richiesta di pagamento della tassa, minacciando velatamente gli inadempienti di controlli e […]

  3. […] una volta le buone intenzioni trovano ostacoli insormontabili a causa della solita burocrazia che rende difficili anche le cose più […]

  4. […] ogni sette giorni. Le imprese sacrificano 36 giorni l’anno in burocrazia, + 53,2% rispetto alla media Ocse. […]

  5. […] divenire imprenditori sarà, secondo le dichiarazioni del ministro Tremonti, cosa assai facile: comunicazioni telematiche, una condita di autocertificazioni, et voilat, l’impresa è fatta. Non importa in che settore, se […]

  6. […] Avevano contraffatto con il computer i ticket per la sosta negli stalli blu a pagamento in piazza Primo Maggio a Udine ma gli ausiliari della Sistema sosta mobilità se ne sono accorti e hanno avvisato il comando della Polizia Municipale di Udine. […]

  7. […] un progetto (POLO SPORTIVO DISCIPLINE D’ACQUA) fermo sulle scrivanie della fantomatica Pubblica Amministrazione da 15 […]

  8. […] ricchissime di forma), desistetti nuovamente dall’avviare contenziosi (mi dicono che in in Tribunale è come al manicomio) e, inesorabilmente, pagai anche […]

  9. […] primo: come per la farsa del censimento demografico, lo Stato  (la Pubblica Amministrazione) non dovrebbe essere già in possesso di tutte (o quasi) queste […]

  10. […] pare risulti difficile comunicare telefonicamente con gli uffici Inps di Tolmezzo, in particolare quando il cittadino (o l’utenza in generale) desideri ottenere informazioni utili“. “Secondo quanto si è appreso, ciò potrebbe essere conseguenza di un nuovo e più […]

  11. […] atti e i documenti della pubblica amministrazione devono essere […]

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