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PROGETTO PRAMOLLO: SU HYPO BANK TUTTI ZITTI
30 Dicembre 2013 Inchieste
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Istituzioni e lobby non rispondono alle domande: De Monte, Bolzonello, Santoro & Co. o non sanno o fan finta di niente. La banca diventa indiana, a Nassfeld arrivano i russi con flussi di capitale da Cipro. Minaccia del Proponente alla Regione FVG per 8 milioni di euro.

 isabella de monte senatrice pdSen. Isabella De Monte

 

Raccogliendo drammatiche (e sarcastiche) opinioni su Hypo Bank (“il carrozzone di Klagenfurt” come lo definisce sagacemente il giornalista Marco Di Blas) e le ipotesi di fallimento, abbiamo richiesto, un paio di settimane fa, agli assessori regionali FVG Bolzonello e Santoro, al sindaco di Pontebba, la senatrice PD De Monte, alla ditta Doppelmayr e ai referenti del comprensorio sciistico di Nassfeld Pramollo i loro punti di vista sulle implicazioni insite nel progetto Pramollo (“colossale opera” sciistica funiviaria da 80mil€), datosi essere Hypo socio della società di gestione degli impianti (33%) e garante sia del Land Carinzia (20 MLD €!) che degli altri soci privati (con 8MIL€ sotto forma di equity e 17MIL€ di finanziamenti bancari).

In particolare, alcuni lettori di Dovatu.it hanno rappresentato questi ragionamenti che abbiamo girato sotto forma di domande dirette agli interlocutori sopra citati:
Fareste affari con una banca ridotta in queste condizioni?”,
Mettereste nel piatto 49,5 milioni di euro, avviando un business con soci totalmente privi di garanzie e a rischio fallimento –che sarebbe già dovuto essere stato dichiarato secondo le direttive europee-?”.
Siamo sicuri dei numeri? Da una parte dichiarano 110km di piste, dall’altro solo 81km. E se i numeri fossero falsati anche per il project? C’è da fidarsi?”.
La RAFVG ha questa disponibilità economica?”-

Inoltre, sempre in riferimento al valore economico dell’operazione Pontebba-Pramollo, abbiamo richiesto una breve riflessione sul perché la quota societaria di Hypo nella Nassfeld Bergbahnen Gmbh non trovi un acquirente, un documento (aggiornato) che riassuma il progetto (si sono succedute diverse versioni, il documento sul sito del comune di Pontebba è dell’aprile 2010) e le tempistiche previste per il bando e procedure successive.

Nonostante i personaggi di cui sopra ci inondino di comunicati stampa e tweet autocelebrativi, su questa scottante tematica, in risposta a puntuali domande e a solleciti, non hanno voluto pronunciarsi.

La senatrice Isabella De Monte ci ha inviato solo un triste sms che non abbiamo ben compreso: ha scritto “molto professionale…”, poi è tornata a litigare con qualche avatar su twitter ed a incensarsi per la decadenza di Berlusconi e per i suoi risultati politici con Renzi & Co. Gioverebbe ricordare alla senatrice che il nostro Paese è l’Italia, non l’Austria.
I casi sono due: o, come asseriva tempo fa l’allora assessore regionale Riccardi “Serracchiani sa forse che Pramollo è vicino all’Austria” e quindi i decisori regionali si sono trovati tra le mani l’affaire Pramollo.., oppure la questione Hypo-Nassfeld è ‘pericolosa’.
La seconda ipotesi potrebbe essere la più realistica: durante il silenzio delle nostre remuneratissime istituzioni, il 19 dicembre 
Hypo Alpe-Adria-Bank AG è stata acquistata da un medico indiano residente a Londra (!)- Sanjeev Kanoria per Anadi Financial Holdings Pte. Ltd.- per appena 65 milioni di euro (probabilmente il valore degli immobili dell’ex colosso bancario che sopravvive grazie ai 4 miliardi di euro iniettati dal governo austriaco, stante un debito di 14 miliardi di euro con il Land Carinzia, altro socio, per il 33%, di Nassfeld).

Ma l’ombra della banca ha contraddistinto un’altra operazione che ha suscitato molto scalpore a Nassfeld Pramollo: ai primi di dicembre l’Hotel Wulfenia di Arnold Pucher (il fondatore del comprensorio sciistico), oberato dai debiti – 4,1 milioni di euro ! – proprio con Hypo (una banca che è socio, creditore e debitore al tempo stesso …) è stato venduto ad una società russa (la Russia di Putin, senatrice…) per il tramite di una banca cipriota. A parte i retroscena da “night club” su cui si favoleggia, a leggere le dichiarazioni di Pucher (figlio), non sembra proprio che Nassfeld Pramollo sia un Eldorado: “Non è il posto giusto… 40-50 euro tutto compreso”.

Insomma, guai in famiglia…

progetto pramollo renzullo,demonte,krcjvoi

E’ forse per queste problematiche che il Proponente (o chi per lui, visto che anche Doppelmayr non ci ha risposto) ha diramato un comunicato che illustra genericamente il progetto ma, dopo belle parole su 110km di piste (che lo stesso Nassfeld, in altra sede, confessa essere solo 81) e la glorificazione di Arnold Pucher (che, contemporaneamente, faceva invece fagotto e mollava Nassfeld), contiene una precisa minaccia alla Regione Friuli Venezia Giulia: “… in caso la Pubblica Amministrazione decida di non procedere, Doppelmayr Italia ha diritto ad un risarcimento per mancato guadagno del 10% del valore delle opere, pari a 8milioni di €”.

Buon 2014, insomma.

demonteapplaude

Pistenkilometer Nassfeld Pramollo _22.11

"8" Comments
  1. I Soliti Sospetti: ormai a questo ci ha abituato la politica regionale. Questa volta, ci limiteremo a raccontare i fatti e lasceremo agli elettori, commentare la notizia. Nel 2006 l’Ater di Udine assume nell’ufficio legale con chiamata diretta e contratto a termine la dott.ssa Isabella De Monte; nel 2007 l’allora presidente del cda, Luciano Aita firma l’atto di assunzione a tempo indeterminato della De Monte. Nel 2013 la dott.ssa De Monte, si candida nel Pd e viene eletta Senatrice della Repubblica Italiana. Pochi mesi dopo Matteo Renzi la indica come uno dei suoi referenti in Friui Venezia Giulia cooptandola nella direzione nazionale. Sebbene ormai in pensione, in barba a tutte le logiche di rinnovamento invocate dai renziani, il vice presidente della Regione Sergio Bolzonello (renziano), nomina il renziano Luciano Aita, nuovamente presidente dell’Ater di Udine. Come sempre siamo a disposizione dei diretti interessati per eventuali chiarimenti o repliche.

  2. Anche la Carinzia dovrà pagare per Hypo

    14.02.18 Michael Spindelegger e Werner Faymann in ParlamentoTutto dedicato a Hypo Bank il dibattito di ieri mattina al Parlamento di Vienna. Si è trattato di una seduta straordinaria, convocata su richiesta di Verdi ed Fpö (liberalnazionali) per fare il punto sul dissesto del gruppo bancario carinziano. Hypo Bank non solo è entrata ormai nella storia come il più grande fallimento di tutti i tempi in Austria, ma il suo crollo si sta ripercuotendo sugli stessi equilibri di bilancio dello Stato, peggio di una catastrofe naturale: la nazionalizzazione dell’istituto quattro anni fa e le ricapitalizzazioni che nel tempo si sono rese necessarie hanno già comportato un costo di 4,8 miliardi, onere che probabilmente risulterà quadruplicato a salvataggio concluso.

    Il conto finale per ora nessuno lo sa. Lo ha ammesso ieri lo stesso ministro delle finanze Michael Spindelegger, affermando che il costo sarà più elevato di quanto concordato con l’Unione Europea. Spindelegger peraltro ha definito infondate le ipotesi formulate da varie parti, secondo cui l’esborso alla fine potrebbe risultare di 19 miliardi, perché per il momento mancano i presupposti per azzardare una qualsiasi stima.

    Tutto dipenderà dalle indicazioni che verranno nelle prossime settimane dalla “task force” incaricata dal governo di trovare la soluzione meno dispendiosa per i contribuenti. Quella meno dispendiosa, per la verità, era già stata indicata da tempo: lasciare che Hypo Bank fallisca, perché in tal caso, come avviene in ogni fallimento, si potrebbe giungere a un accordo con i creditori, che preveda un rimborso solo parziale di quanto ad essi dovuto.

    Ma al governo questa soluzione non piace, per cui diventa più probabile la costituzione di una “bad bank” interamente pubblica, in cui conferire tutte le sofferenze della holding carinziana, in maniera da rendere più facile la vendita delle sue controllate nei Balcani (Hypo Austria è già stata venduta lo scorso anno per metà del suo valore a un investitore indiano).

    Nel dibattito parlamentare è intervenuto anche il cancelliere Werner Faymann, che ha imputato al governo carinziano degli anni di Haider la responsabilità politica del dissesto. Hypo Bank fino al 2008 era una banca controllata dal Land, che ne era stato garante per un massimale folle di 25 miliardi (attualmente ridotto a 12,5 miliardi). È questa la ragione per cui quattro anni fa si era resa necessaria la nazionalizzazione. In caso contrario, infatti, Hypo sarebbe fallita, trascinando nella bancarotta anche il Land.

    Proprio per questo “concorso di responsabilità” il ministro Spindelegger ha espresso il proposito di coinvolgere finanziariamente nel salvataggio della banca anche la Carinzia. Non si sa peraltro in che maniera, visto che non sussisterebbero i presupposti giuridici per obbligare il Land a pagare e visto soprattutto che la Carinzia, dopo la gestione finanziaria allegra dell’era Haider, ha le casse vuote e un debito di 2,6 miliardi.

  3. Il dramma di Hypo Group si sta consumando in una ridda di numeri circa i costi che il salvataggio del gruppo carinziano comporterà per lo Stato e quindi per i contribuenti austriaci. L’importo massimo a carico del bilancio potrebbe ammontare, secondo la “task force” incaricata dal governo di trovare una soluzione, a 17,8 miliardi, qualora si optasse, come sembra probabile, per la creazione di una “bad bank” in cui far convergere tutte le sofferenze delle banche del gruppo, comprese quelle di Hypo Italia.

    Mentre sui costi futuri è doveroso l’uso del condizionale, sono ormai abbastanza definibili quelli che emergono in questi giorni e che riguardano l’esercizio 2013. Le perdite, dovute ad ammortamenti e a svalutazioni patrimoniali ammontano a oltre 2 miliardi di euro e a questo importo concorre – per la prima volta, è il caso di sottolinearlo – anche Hypo Italia, che in passato non aveva mai dato problemi alla capogruppo, riuscendo sempre a chiudere i bilanci in attivo.

    Nel 2013 non ce la farà, non soltanto perché è emerso lo scandalo dei leasing truccati, che sta costringendo la banca a restituire ai clienti truffati oltre 80 milioni di euro, ma anche perché le difficoltà economiche e le più severe prescrizioni europee hanno portato alla luce altre sofferenze, dell’ordine di alcune centinaia di milioni.

    Il quotidiano di Vienna “Der Standard” riferiva ieri di un “buco nero Italia”, che avrebbe obbligato la holding a un rifinanziamento dell’ordine di 500 milioni. Il giornale faceva riferimento a una “fonte interna”. La notizia, uscita soltanto nell’edizione “on line”, è stata poi tolta dalla rete probabilmente non perché non corrispondesse al vero (“Der Standard” è di solito bene informato), ma perché era il risultato in una situazione contabile più complessa, che cercheremo di spiegare più avanti.

    La situazione del gruppo, al momento, è la seguente: nel 2013 il governo austriaco è intervenuto con 1,75 miliardi nella ricapitalizzazione del gruppo; lo ha fatto in due tranche, una già alla chiusura del bilancio semestrale, l’altra a fine anno. Ma non basta. Dal bilancio consolidato 2013, che si sta definendo in questi giorni, emergerebbero perdite che al momento sono indicate in altri 600 milioni, ma che, nel caso di costituzione di una “bad bank”, potrebbero sfiorare il miliardo.

    Si tratta di importi enormi, ma non del tutto inaspettati. La stessa Commissione europea, del resto, aveva autorizzato in autunno ulteriori aiuti a Hypo Group all’interno di una forbice compresa fra 1,9 e 3 miliardi. L’intervento pubblico sfiorerà il limite massimo di questa forbice per due ragioni: una è il “buco nero Italia” cui abbiamo fatto cenno sopra; l’altra è la svalutazione delle banche controllate nei Balcani, necessaria per favorirne la vendita, il cui patrimonio stimato prima in un miliardo di euro è stato quasi dimezzato.

    Il “buco nero Italia” ci è stato confermato dal portavoce del gruppo, Nikola Donig, il quale tuttavia non ne ha indicato l’ammontare, ammettendo però che si tratta di “un importo milionario a tre cifre” (quindi alcune centinaia di milioni). Ma il buco non rappresenta un colpo di scena. Era già noto fin dall’estate scorsa – e per questo aveva comportato fin da allora una ricapitalizzazione da parte della capogruppo – in quanto dovuto a una rideterminazione dei crediti secondo le prescrizioni europee. In Austria se ne parla soltanto ora perché il bilancio 2012 della controllata italiana, a causa delle note vicende dei contratti leasing, era stato chiuso con enorme ritardo (appena in luglio, come si ricorderà), tanto che allora non era stato possibile trasferire le sue risultanze nel bilancio del gruppo. L’operazione, che a questo punto è esclusivamente contabile, viene fatta ora, per cui il cosiddetto “buco nero Italia” – di 500 milioni o di alcune centinaia di milioni, non si sa con certezza – si riferisce a due esercizi finanziari e non soltanto al 2013.

    La holding di Klagenfurt, da noi interpellata, ha voluto così commentare lo stato delle cose: “Il risultato di bilancio 2013 del gruppo risentirà in maniera significativa degli impatti negativi delle affiliate italiane. Tali impatti negativi sono riconducibili non solo alla nota vicenda leasing, ma anche alla difficile situazione economica e alle prescrizioni dell’Unione Europea. L’importo esatto non può essere reso noto prima della chiusura del bilancio, si parla comunque per Hypo Bank International, di un importo (in milioni di euro) a tre cifre. Si precisa che la casa madre può recepire solo ora, quindi nel bilancio 2013, gli impatti 2012 negativi derivanti dalle affiliate italiane”.

    Il futuro di Hypo Italia – un destino comune con le altre Hypo balcaniche all’interno della holding o una sua graduale estinzione – dipende dalle scelte che farà il governo austriaco e dagli accordi che il ministero delle finanze intende prendere con la Banca d’Italia. Nel frattempo la banca continua a restare operativa, garantendo regolare servizi nei confronti di tutti i clienti esistenti.

  4. Tangente Hypo, confermato il carcere per tutti

    La Corte di Cassazione austriaca ha confermato le condanne per la parcella da 6 milioni di euro incassata nel 2007, per una consulenza finanziaria, in occasione della vendita alla Bayern Lb delle quote di Hypo Bank appartenenti al Land Carinzia. In realtà la consulenza era una finzione, uno stratagemma, per spartirsi i soldi del Land. All’operazione – che il codice penale austriaco definisce “infedeltà patrimoniale” – avevano partecipato il governatore della Carinzia di allora, Jörg Haider, il suo vice (e segretario regionale del Partito popolare) Josef Martinz e il commercialista Dieter Birnbacher. I soldi (in origine 12 milioni, poi dimezzati a furore di popolo, dopo che la notizia era apparsa sulla stampa) si sarebbero dovuti spartire in parti uguali tra Haider, Martinz e il commercialista che si era prestato a emettere la parcella.

    Haider nel frattempo è morto e sul banco degli imputati sono comparsi soltanto gli altri due complici, Martinz e Birnbacher. Accanto a loro anche due ex dirigenti della holding carinziana che deteneva le quote di Hypo Bank, Hans-Jörg Megymorez e Gert Xander: non avevano tratto alcun vantaggio personale dall’imbroglio, ma, per il ruolo che ricoprivano, ne erano informati e avevano permesso che fosse perpetrato.

    La Cassazione, come dicevamo, ha confermato le condanne pronunciate in primo grado dal Tribunale di Klagenfurt nel dicembre 2012, ma ha rivisto l’entità delle pene. La sanzione più pesante è stata inflitta a Martinz: 4 anni e mezzo di reclusione (in primo grado la condanna era stata di 5 e mezzo). Per Megymorez e Xander le condanne sono rimaste invariate: 3 anni al primo, 2 al secondo.

    Condannato anche Birnbacher, ma a una pena inferiore, perché la corte ha voluto tener conto della sua piena confessione in primo grado (che ha inchiodato gli altri imputati) e la parziale restituzione della somma indebitamente incassata. In primo grado era stato condannato a 3 anni di reclusione, di cui 2 con la condizionale. In Cassazione la sospensione è stata allungata a 2 anni e mezzo. Ciò dovrebbe consentirgli di scontare i restanti 6 mesi fuori dal carcere, con il bracciale elettronico alla caviglia.

    Le sentenza è immediatamente esecutiva, per cui Martinz e gli altri imputati dovrebbero entrare prossimamente in carcere. Xander è già in stato di detenzione, dovendo scontare una precedente condanna a 21 mesi di reclusione, per aver consentito la concessione illecita di un credito di Hypo Bank alla compagnia aerea Styrian Spirit, già in stato fallimentare (per la stessa vicenda è stato condannato anche l’ex direttore generale della banca Wolfgang Kulterer, non ancora in carcere solo perché ha subito una operazione subita a una spalla).

    Dopo la lettura della sentenza Martinz si è allontanato dall’aula giudiziaria senza rilasciare alcun commento. Lo ha fatto al posto suo il difensore Alexander Todor-Kostic, che ha annunciato ricorso alla Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo. Ma questo ulteriore grado di giudizio non comporterà un rinvio dell’esecuzione della pena. Nel dibattimento in aula il legale aveva cercato di rappresentare il suo assistito come “vittima del sistema politico di Haider”. Una tesi che però non ha convinto il presidente della Corte, Franz Zehetner, secondo il quale “Martinz avrebbe potuto opporsi politicamente a quel sistema”, mentre invece “ha consapevolmente contribuito ad abusare del denaro pubblico”.

    A carico di tutti gli imputati, inoltre, è stato posto il risarcimento del danno procurato al Land Carinzia, per un ammontare di 5 milioni 700 mila euro. Perché questo importo? Perché i periti sentiti nel processo di primo grado avevano comunque valutato in 300.000 euro il costo della perizia predisposta, sia pure pro forma, dal Birnbacher, per cui andavano scalati dalla parcella di 6 milioni.

  5. I verbali dei consigli di amministrazione di una società servono a raccontarne la storia, a lasciare traccia delle decisioni prese, a individuarne i responsabili. Non sono documenti pubblici, come i bilanci annuali e le relazioni ai bilanci, ma alle volte possono diventarlo e allora consentono di capire meglio quel che è accaduto e perché è accaduto. Se poi riguardano non una società qualsiasi, ma Hypo Group Alpe Adria, la loro importanza è più che evidente, per il ruolo che la holding bancaria ha avuto, nel bene e nel male, in patria e all’estero.

    Il settimanale austriaco “Profil” è venuto in possesso di 17 di quei verbali e ne ha dato notizia in sintesi nel suo ultimo numero. Riguardano altrettante sedute del consiglio di amministrazione che si erano svolte tra il marzo 2007 (vale a dire poco prima dell’arrivo della Bayern Lb, quando azionista di controllo era ancora il Land Carinzia) e il dicembre 2009 (quando la banca stava per fallire e fu salvata dallo Stato). Sono gli anni drammatici in cui si delinea il disastro a cui sarebbe giunto il gruppo bancario.

    A rileggere quei documenti si prova un brivido alla schiena, perché si conosce già l’epilogo della storia e al tempo stesso se ne avverte l’ineluttabilità, mentre si vorrebbe far qualcosa per interrompere o modificare il racconto. Hypo Bank è in un certo senso una catastrofe annunciata. Non ci sono cadaveri, ma vittime sì, tante vittime, a cominciare dai contribuenti austriaci, chiamati a pagare il salvataggio di una banca regionale, che alla fine costerà il doppio di quanto all’Austria è costato il salvataggio della Grecia. Ma ci sono soprattutto i dipendenti, quelli già licenziati (come i 97 esuberi in Italia dello scorso anno) e quelli che prima o poi ne seguiranno la sorte.

    * * *

    Giovedì, 26 aprile 2007. Il consiglio si riunisce sotto la presidenza di Wolfgang Kulterer. Le autorità di vigilanza l’anno prima lo avevano costretto a dimettersi dalla direzione del gruppo, in seguito allo scandalo delle operazioni “swap”, che nel 2004 avevano causato una perdita di 328 milioni. Come “premio di consolazione” Haider lo ha ricollocato al vertice del consiglio di amministrazione, su cui le autorità di vigilanza non possono interferire. Da poco nel capitale della banca è entrato Tilo Berlin con un gruppo di investitori che hanno conferito 250 milioni di capitale fresco. Le quote della holding a questa data sono così suddivise: 44,91% al Land Carinzia, principale azionista, 41,45% alla Grazer Wechselseitige Versicherung (Grawe), 9,09% al gruppo Berlin e 4,55% alla fondazione costituita tra i dipendenti.

    Nella seduta si dà conto dei risultati del 2006, che danno un utile di 83,5 milioni e un volume di bilancio di 31 miliardi. L’operatività è cresciuta di un quarto, ma i guadagni si sono ridotti del 40%. La cosa tuttavia non preoccupa: nel 2007 si prevede di far meglio, raggiungendo un utile di 200 milioni. Viene deliberato un dividendo di 9,6 milioni (di cui 4,75 destinato al Land Carinzia).

    Hypo Group beneficia di una garanzia del Land, che in quel momento ha raggiunto il suo massimo storico: 24,7 miliardi.

    Giovedì 26 luglio 2007. I risultati del primo semestre sono meno favorevoli del previsto (criticità si manifestano nelle controllate in Austria, Croazia e Serbia), ma si confida che a fine anno saranno raggiunti i risultati previsti. La direzione del gruppo è stata assunta dal 1. giugno da Tilo Berlin, mentre la Bayern Lb ha ormai deciso l’ingresso di Hypo, per assumerne il controllo al posto del Land Carinzia.

    Lunedì 29 ottobre 2007. La riunione è presieduta per la prima volta da Werner Schmidt, direttore generale della Bayern Lb, che nel frattempo è diventata socio di maggioranza di Hypo Group (avendo acquisito metà delle quote del Land Carinzia e quelle del gruppo Berlin e dei dipendenti). I presenti prendono atto della “buona performance del segmento bancario”, mentre “Hypo Austria e Hypo Croazia sono sensibilmente al di sotto degli obiettivi previsti”, per ragioni riconducibili alla svalutazione per 200 milioni di alcuni crediti. La perdita è di 200 milioni, ma nella seduta viene deliberata comunque una ricapitalizzazione per 600 milioni, di cui si farà carico da sola Bayern Lb.

    Lunedì 17 dicembre 2007. È l’ultima seduta dell’anno e, anche se i conti non sono chiusi, si sa già che i previsti 200 milioni di utili non ci saranno. Il bilancio chiuderà in pareggio. Ma Tilo Berlin rassicura un ritorno al guadagno nel 2008, addirittura per 355 milioni, spiegando che sono stati avviati programmi molto ambiziosi a lungo termine, nella convinzione che vi sia una crescita potenziale nei mercati in cui la banca opera. Il consigliere della Bayern Lb Kurt Faltlhauser (a quel tempo assessore alle finanze del Land Baviera) esprime qualche dubbio, osservando che i programmi gli sembrano “più che ambiziosi”. Haider, che di solito non prende mai la parola, questa volta interviene per osservare che “le previsioni negli ultimi anni si sono sempre avverate”.

    Lunedì 6 marzo 2008. Il consiglio si riunisce questa volta a Zagabria, nella sede della controllata che negli ultimi tempi ha dato più preoccupazioni. Nel frattempo la Bayern Lb, avendo conferito da sola i 600 milioni necessari, ha aumentato la sua quota di capitale al 57,31%. Si prende atto che il bilancio 2007 non si è chiuso proprio in pareggio, ma con utile di… 3,1 milioni. Berlin rileva che il risultato non proprio esaltante è stato condizionato da molti fattori, tra cui la crisi dei titoli subprime. Avverte inoltre che alcuni altri titoli in portafoglio suscitano qualche preoccupazione. Haider chiede rassicurazioni su eventuali future perdite. Uno dei dirigenti risponde che “naturalmente un certo rischio non si può mai escludere”.

    Giovedì 11 settembre 2008. Il consiglio si riunisce a Belgrado. L’atmosfera è a dir poco tesa, perché i profitti previsti a inizio anno appaiono ormai irraggiungibili. Al contrario: l’inventario dei rapporti in sofferenza renderà quasi inevitabile una nuova iniezione di capitale. Il consigliere Siegfried Naser, rappresentante dell’azionista bavarese, chiede se “dopo le cosiddette pulizie di primavera” i conti siano finalmente in ordine e se non si debbano temere altre emergenze. Tilo Berlin risponde che si sta attraversando un periodo difficile, ma che il caso ormai è chiuso.

    Giovedì 12 novembre 2008. Il consiglio questa volta si riunisce a Monaco, la città dove ha sede la Bayern Lb, azionista di maggioranza di Hypo Group. Jörg Haider è morto da un mese e il suo posto nel consiglio è stato assunto dall’assessore alle finanze del Land Carinzia Harald Dobernig, che però non è presente. La situazione della holding si è resa critica: servono altri 860 milioni.

    Tilo Berlin riferisce di un incontro avuto il giorno prima a Vienna, al Ministero delle finanze, per chiedere un aiuto pubblico di 1,5 miliardi (anche l’Austria aveva disposto strumenti a sostegno delle banche come i nostri Tremonti bond). All’esigenza di capitale fresco si darà risposta in dicembre con un nuovo conferimento di 700 milioni da parte della Bayern Lb e con una partecipazione di capitale dello Stato austriaco per 900 milioni.

    In considerazione della gravità della situazione il consigliere tedesco Klaus Weigert chiede “se, alla luce degli attuali sviluppi, siano previste modifiche negli emolumenti e negli incentivi” concessi ai dirigenti della banca. Berlin risponde che queste remunerazioni extra sono state erogate finora avendo riguardo non agli utili prodotti, ma alla crescita della banca. In altre parole, nel 2007 sono state erogati bonus per un milione di euro, ancorché non sia stato prodotto alcun utile.

    Giovedì 11 dicembre 2008. Anche questa seduta del consiglio si tiene a Monaco. I conti della banca si rivelano peggiori del previsto. Il bilancio dell’anno si chiuderà con una perdita di 514 milioni, ma il risultato non sembra scuotere la dirigenza del gruppo, secondo la quale si tratta di “fenomeni straordinari non ripetibili”. Tilo Berlin spiega che nel 2008 sono state create le condizioni perché nel 2009 la banca possa dare nuovamente risultati positivi. Ma questa volta l’ostentato ottimismo del direttore generale non sembra convincere i bavaresi.

    Giovedì 24 aprile 2009. Il consiglio di amministrazione di Hypo Group torna a riunirsi a Klagenfurt. Tilo Berlin sta per andarsene e al suo posto è già stato designato Franz Pinkl, che assumerà l’incarico il 1. giugno. Dovrebbe essere l’uomo in grado di raddrizzare la barca ormai pericolosamente inclinata di Hypo Bank, ma sarebbe bastata una ricerca su Google per scoprire che Pinkl forse non è la persona più adatta a quel compito: ha appena lasciato la direzione generale della Österreichische Volksbank, dopo aver portato quasi al fallimento la controllata Kommunalkredit (salvata dallo Stato con la nazionalizzazione, come accadrà più tardi per Hypo).

    Nel corso della seduta si fa cenno per la prima volta alle garanzie offerte a Hypo Bank dal Land Carinzia, che alla fine del 2008 sono state ridimensionate a 19,4 miliardi. Probabilmente l’ipotesi del fallimento è già nell’aria e qualcuno si chiede chi dovrà farsene carico.

    Giovedì 16 novembre 2009. La situazione sta precipitando. Nella precedente seduta (del 10 settembre) era emersa l’esigenza di aumentare il fondo rischi di 762 milioni, ma dopo soli due mesi quell’importo non appare più sufficiente. La peggiorata situazione rende inevitabile una nuova ricapitalizzazione.

    Giovedì 10 dicembre 2009. Il consiglio di amministrazione torna a riunirsi a Monaco in un clima ormai di rottura. I rappresentanti della Grawe (secondo azionista) accusano i colleghi bavaresi di aver avviato a loro insaputa trattative con il Ministero delle finanze per una eventuale nazionalizzazione della banca, dato che per chiudere il bilancio 2009 sono necessari altri 2,1 miliardi di euro. Siegfried Grigg, amministratore della Grawe (condannato al recente processo assieme a Kulterer e ad altri ex dirigenti di Hypo Bank per l’emissione di azioni privilegiate fasulle), rimprovera al collega Stefan Ermisch, dirigente finanziario della Bayern Lb, di aver offerto allo Stato austriaco la propria quota di Hypo Bank, evocando in alternativa uno scenario di bancarotta. Il colloquio di Ermisch con Vienna è avvenuto il 23 novembre e Grigg vuole conoscerne il contenuto. I bavaresi si rifiutano di rispondere, perché su quel colloquio è stato concordato il riserbo.

    Tre giorni più tardi, al termine di una trattativa durata l’intera notte tra il 13 e il 14 dicembre, Hypo Alpe Adria Bank viene nazionalizzata, appena in tempo prima che la magistratura metta i sigilli alla banca e blocchi tutti i conti.

  6. Hypo Group: nel 2013 un buco di 1,9 miliardi

    In casa Hypo Bank le cose continuano ad andare male. Ieri il gruppo carinziano ha fornito un’anticipazione dei dati di bilancio, che sarà reso pubblico nella sua versione definitiva il 16 aprile, dopo l’approvazione del consiglio di sorveglianza. La holding perde nel 2013 1,9 miliardi di euro, una somma imponente, superiore persino alla perdita registrata nel 2009, che comportò la nazionalizzazione. Per riequilibrare i conti, che a grandi linee erano già noti da tempo, il 9 aprile era stato deliberato un aumento di capitale di 750 milioni, che si è aggiunto alle ricapitalizzazioni già deliberate lo scorso anno (due nel secondo semestre). In questo modo potrà essere approvato il bilancio 2013. Ma entro settembre, mese in cui dovrebbe nascere la “bad bank” che si farò carico di tutte le sofferenze del gruppo, lo Stato dovrà versare a Hypo Group altri 700 milioni.

    A cosa è dovuto il profondo rosso dello scorso esercizio finanziario? Dalla banca si fa riferimento alla rivalutazione negativa dei dati patrimoniali delle controllate nel Balcani e al “disastro dei contratti leasing” in Italia. Ma quest’ultimo, come è noto, ammonta a poco più di 80 milioni e di conseguenza ha inciso soltanto marginalmente all’enorme passivo.

    Intanto, nel rispetto del piano di ristrutturazione presentato all’Unione Europea, ci si appresta a vendere le banche nei Balcani. Secondo fonti della holding, vi sarebbero molti investitori interessati ad acquisire in blocco l’intero network (ma non si fa riferimento a Hypo Italia) e la cessione potrebbe fruttare qualche centinaio di milioni. Per la presentazione di offerte vincolanti è stato fissato il termine del mese.

  7. Hypo Bank “decapitata” da Bankitalia

    Tutti a casa! L’intero consiglio di amministrazione di Hypo Bank Italia dovrà andarsene. Così ha ordinato la Banca d’Italia, al termine dell’ispezione al palazzo di vetro e cemento di Tavagnacco, che aveva impegnato i suoi ispettori tutta l’estate scorsa. Lo ha rivelato ieri il quotidiano di Vienna “Der Standard”, che evidentemente è venuto in possesso della “sentenza” notificata ai vertici dell’istituto il 26 novembre, ma non ancora pubblicata nel “bollettino di vigilanza”. Una sentenza non ancora eseguita, soltanto perché Bankitalia ne ha concesso una dilazione fino alla presentazione del bilancio all’assemblea generale.

    In quell’occasione si conoscerà finalmente il deficit con cui si è chiuso l’esercizio finanziario dello scorso anno. Secondo le anticipazioni di “Der Standard”, dovrebbe ammontare a 540 milioni, un importo superiore al totale delle perdite di tutte le altre controllate di Hypo Group nei Balcani. L’enorme disavanzo – che verosimilmente comprende anche le passività della società di leasing, distinta dalla banca – nasce non soltanto dai necessari ammortamenti o rettifiche di crediti non più esigibili o solo parzialmente esigibili, ma anche dal fatto che il risarcimento dei clienti truffati con i contratti leasing a tasso variabile è risultato più oneroso di quanto inizialmente previsto.

    In occasione delle prime indagini, nel giugno scorso, era stata indicata una frode per 30 milioni di euro, “cifra stimata – così il comunicato della Guardia di finanza di allora – che potrebbe anche subire incrementi”. Passano un paio di mesi e i primi incrementi già si vedono: il conto è salito a 80 milioni. Ma è solo l’inizio: nel bilancio 2013 che sta per essere presentato all’assemblea si indicano ormai 130 milioni.

    Il profondo rosso di Hypo Italia rende più drammatica la già drammatica situazione del gruppo, il cui bilancio consolidato, che sarà portato mercoledì prossimo all’assemblea degli azionisti (un solo azionista, per essere precisi: lo Stato austriaco), presenta una perdita di 2,7 miliardi, una somma imponente, superiore persino alla perdita registrata nel 2009, che comportò la nazionalizzazione del gruppo.

    Per riequilibrare i conti, che a grandi linee erano già noti da tempo, il 9 aprile era stato deliberato un aumento di capitale di 750 milioni, che si è aggiunto alle ricapitalizzazioni già deliberate lo scorso anno (due nel secondo semestre). Ma entro settembre, mese in cui dovrebbe nascere la “bad bank” che si farò carico di tutte le sofferenze del gruppo, lo Stato dovrà versare a Hypo Group altri 700 milioni.

    La situazione in Italia costituisce motivo di preoccupazione e imbarazzo per i vertici della holding. Preoccupazione, ovviamente, per il vistoso deficit e imbarazzo per le funzioni di controllo che evidentemente hanno fallito. Direttore generale di Hypo Italia al tempo dei leasing dopati era Lorenzo Di Tommaso, ma il consiglio di amministrazione era ed è presieduto dall’austriaco Johannes Proksch, che fa parte della direzione generale di Hypo Group. E nello stesso consiglio siede anche Rainer Sichert, lui pure membro della direzione generale del gruppo. Com’è possibile che non si fossero accorti di quel che stava accadendo sotto i loro occhi nella controllata italiana?

    Abbiamo chiesto un commento alla direzione di Hypo Italia, ma ieri non è stato possibile raggiungerla.

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