Profughi in rivolta ad Udine: “Far intervenire l’esercito”

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La vicenda condensa gli errori strategici della Repubblica Italiana e della Difesa: Esercito ridotto all’osso, con innumerevoli caserme dismesse (lasciando sguarniti i confini), riempite con masse di disperati, immessi nella società italiana a casaccio, con una finta accoglienza

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“Ieri, le proteste di pachistani e afghani al’ex Caserma Cavarzerani di Udine rappresentano un segnale preoccupante per la nostra comunità: i disordini non fanno altro che alimentare il clima di tensione che si respira in città – afferma l’assessore provinciale Elisa Asia Battaglia -. Città che ha accolto queste persone e che, in cambio, registra un forte malcontento da parte dei profughi ospitati. Una situazione che si commenta da sola; poi non ci si chieda perché la nostra popolazione, specie i quartieri che vivono annessi e connessi dell’accoglienza, sia sempre più esasperata. La rivolta ha richiesto anche un massiccio dispiegamento da parte delle forze dell’ordine: una ulteriore incombenza, quella del controllo dei profughi, divenuta negli ultimi mesi ordinaria amministrazione e svolta egregiamente. Ma è indubbio che se aumentano questi disordini e se la città è esposta a rischi maggiori, è necessario far intervenire anche l’esercito oltre, chiaramente, a rivedere l’accoglienza”.

I rivoltosi si lamentavano della qualità delle traduzioni, del cibo, e dei posti letto insufficienti, oltre che per la difficile convivenza. Sono intervenuti polizia, polizia locale, carabinieri e guardia di finanza.

 

Redazione

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