Pordenone si lamenta: “Sono 50 anni che discutiamo…”

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“La provincia di Pordenone ha sempre dovuto conquistare quello che le spettava di diritto. Sono 50 anni che discutiamo della situazione difficile e al contempo strategica del territorio pordenonese, sono 50 anni che siamo tutti concordi a parole ma nei fatti nessuno fa abbastanza. Sono fermamente convinto, e senza voler fare nessuna polemica, che la ripartizione delle risorse pubbliche per mantenere adeguati i livelli dei servizi debba avere quale parametro oggettivo il numero degli abitanti. Se non concretizziamo questo principio nei fatti non andremo da nessuna parte ma continueremo ad avere solo sperequazioni”.

pordenone

E’ intervenuto ad ampio raggio il consigliere regionale FVG di Autonomia Responsabile, Valter Santarossa nel corso della discussione in aula sulla mozione relativa alla difficile situazione che sta vivendo il pordenonese.

“Sono molti gli aspetti su cui bisognerebbe intervenire e che invece vengono lasciati a se stessi. Siamo l’unico territorio che in questo momento di crisi si trova con una Provincia declassate ed in piena riorganizzazione, bloccando di fatto l’erogazione dei servizi. In un momento di grande all’allerta immigrazione – continua Santarossa – siamo ancora in attesa del nuovo Prefetto. Sia la Camera di Commercio che l’Associazione degli industriali rappresentano il territorio con maggiore presenza imprenditoriale e industriale, e in un momento in cui si sta ragionando di creare delle strutture uniche regionali è evidente che queste dovrebbero trovare sede a Pordenone, ma la dialettica politica sembra voler costruire solo altri ostacoli ad una cosa ovvia”.

“La Fiera che numeri alla mano è la più attrattiva del FVG non viene seguita adeguatamente e come meriterebbe dalla Regione. Da Pordenone, inoltre, è partita l’idea di una Università friulana e invece dobbiamo lottare con i denti per avere un dipartimento e sappiamo bene quanto la formazione sia fondamentale anche sul piano dello sviluppo economico”.

“Il territorio di Pordenone – ha concluso Santarossa – non credo che debba fare un passo indietro rispetto ad altre realtà regionali, avendo tutte le caratteristiche, le capacità, gli insediamenti e le strutture per trainare tutto il Friuli Venezia Giulia verso la crescita. Basta solo che alla condivisione delle parole seguano i fatti”.

 

 

Intanto, due mozioni oggi in consiglio regionale FVG per sostenere il  territorio più occidentale della regione: arrivano all’attenzione  dell’Aula “Pordenone rialzati” di Piccin (Misto)-De Anna  (FI)-Santarossa (AR)-Violino (Misto)-Riccardi (FI) e “Sostegno  area pordenonese” di Liva-Bagatin-Da Giau-Gerolin-Zecchinon  (Pd)-Gregoris (Citt)-Piccin-Santarossa, a cui poi si sono  aggiunti De Anna, Violino, Riccardi, oltre a Gratton (SEL).

Il primo documento lo ha giustificato la Piccin, che poi lo ha  anche ritirato vista l’impostazione più ampia del secondo:  l’intento era di impegnare la Giunta Serracchiani a sentire i
rappresentanti delle categorie economiche e sociali del  territorio pordenonese e poi compiere ogni azione utile a  salvaguardare e potenziare l’identità, tanto economica quanto  culturale e sociale, di quell’area.

Ecco che la seconda mozione, illustrata da Liva, ha messo  d’accordo tutti chiedendo all’Esecutivo regionale la giusta  attenzione, anche in termini di perequazione delle risorse e  delle opportunità, per quell’area coincidente con la provincia di  Pordenone che in questi anni si è caratterizzata per il coraggio  con cui ha affrontato le innovazioni, anche istituzionali, che  hanno riguardato il proprio territorio. Non per questo è meno  disponibile a sostenere e a innervare l’unità e la specialità  regionale, mentre può vantare eccellenze e capacità in molti  campi, oggi soffre come e più di altre la crisi, ma conta come e  più degli altri di poter presto concorrere al suo superamento.

Prima dell’approvazione unanime, la parte dell’assessore  Bolzonello la posizione della Giunta: Liva e la Piccin hanno  portato all’attenzione una discussione che non è di Pordenone ma  dell’intero territorio regionale, anzi dell’autonomia della  Regione che passa attraverso la capacità di essere innovativi e  competitivi, come viene richiesto a una Regione “speciale”. I  nostri territori sono in sofferenza sì per la crisi, ma perchè  obbligati a ri-orientare il proprio modo di produrre, che è  andato via via mutando. Si tratta di un cambio di paradigma, e  per Pordenone è ancora più facile sostenerlo perchè passa da  città-fabbrica a città che si riorganizza tanto come grande polo  agroalimentare quanto come piccole e medie imprese obbligate a  essere ancora più competitive di prima, dove l’innovazione e la  logistica diventano fondamentali. Noi oggi non ci mettiamo a fare  rivendicazioni di un singolo elemento, ma di una competitività  che deve essere “esportata” a tutto il resto del territorio,  perchè ogni settore deve funzionare a incastro come in un puzzle.

 

Di altro tenore, meno pietistico, l’intervento in aula della portavoce di M5S, Eleonora Frattolin:

INTERVENTO DELLA PORTAVOCE DEL MOVIMENTO 5 STELLE IN CONSIGLIO REGIONALE ELEONORA FRATTOLIN


“Sono nata, vivo e sono stata eletta nella provincia di Pordenone, dove sono cresciuta, ho lavorato e messo su famiglia, sempre convinta di trovarmi a vivere in un territorio ricco di opportunità materiali, culturali e professionali, ottenute grazie al fervore imprenditoriale e al profondo senso del dovere che anima le genti di questa regione. Proprio per questo non ho mai considerato queste qualità come una specialità pordenonese e mi sono sempre rilassata, anche negli immancabili momenti di difficoltà, pensando che potevo contare solo sulle mie doti personali e che nulla mi sarebbe stato dato in ragione di uno speciale diritto di cittadinanza che, invece di aiutare le persone a prescindere dalla loro provenienza, pare voler distinguere tra buoni e cattivi.
Nonostante l’ordinarietà dei miei natali, dunque, non ho mai preteso che una mano calasse dall’altro per tirarmi fuori dalle secche, anzi: ho sempre amato mettermi in discussione e anche in competizione. Chi possiede queste qualità del tutto ordinarie in me e nel medio cittadino del pordenonese, non teme la concorrenza, ma la cerca e sa che le crisi che di tanto in tanto sopraggiungono fanno parte del gioco e che dalla crisi si può rinascere migliori e più forti di prima.
Pretendere di ridurre oggi il pordenonese a una terra disastrata e bisognosa di un sostegno, più che irritarmi come rappresentante politico della destra Tagliamento, mi indigna e mi indispettisce profondamente come cittadina di quei luoghi.
Se il territorio pordenonese, con il suo impetuoso sviluppo industriale, ha dato lustro nel recente passato alla regione Friuli Venezia Giulia e all’Italia intera, si sappia che l’ha fatto unicamente grazie a se stesso, per la propria autodeterminazione e la propria emancipazione, confidando che altri territori avrebbero fatto lo stesso e che la somma di queste vitalità avrebbe coronato il successo di un intero Paese. Mai è passato per la testa al cittadino pordenonese che ci si potesse aspettare un ritorno la cui natura fosse estranea alla sua libera intrapresa.
Io non credo che ci sia un solo pordenonese, che non abbia interessi politici, che abbia potuto sentirsi oltraggiato o vilipeso da un mancato ritorno di risorse regionali a fronte del suo “eroico” apporto in termini di crescita demografica e socio-culturale (posto che la crescita demografica sia sempre una crescita e non talvolta un regresso). Può piuttosto accadere che il pordenonese politicamente meno coinvolto sia indotto a pensare che un’inferiore distribuzione delle risorse a beneficio del suo territorio sia conseguenza della sua stessa operosità, messa a frutto dalla politica per concedere un beneficio supplementare a quei territori che maggiormente si prestano, forse per dimensione, forse per indole, al baratto politichese. Da questo punto di vista, ci sentiamo di spezzare uno stuzzicadenti in favore di questa Giunta che pare aver abbandonato una delle attività preferita dalla precedente, ovvero quella dell’ascolto compiaciuto del piagnisteo, in favore dell’elaborazione (ancora decisamente insufficiente) di criteri più oggettivi per la distribuzione delle risorse in modo equanime su tutto il territorio regionale.
Quando soffiano venti di crisi è logico che ad esserne maggiormente esposte siano le aree che godono della maggior effervescenza industriale e commerciale. Ma se Electrolux e Ideal Standard si fossero trovate in provincia di Udine staremmo forse qui a parlare del decadimento del territorio udinese? Pare proprio di sì, purtroppo. E così architettiamo contentini infiocchettati nella speranza di veder riapparire il sorriso sulle labbra degli “stakeholders”, piuttosto che organizzare un sistema regionale atto a fronteggiare la pressione sociale imposta dall’aggravarsi della contingenza economica.
Noi del M5S respingiamo categoricamente l’atteggiamento di chi, piangendosi addosso, spera di portare a casa qualche risultato per se stesso sottraendolo all’interesse comune dell’intera regione Friuli Venezia Giulia. Riteniamo perciò inutile, peloso e ipocrita appellarsi alle indubbie capacità dei pordenonesi di risollevarsi dalla crisi e, nello stesso tempo, sottintendere che a Pordenone più che in ogni altro territorio regionale sia fondato pensare che le istituzioni abbiano abbandonato la popolazione a se stessa.
Non si enfatizzi in nostro nome la necessità di privilegiare le “didattiche frontali” in seno al Polo Universitario per ergerla pomposamente ad emblema del decadimento del territorio. Per non parlare dei meriti al valor militare esposti come merce di scambio: qui non si travalica il confine del buon senso, ma quello della decenza. Esiste forse in Friuli Venezia Giulia un territorio che non abbia avuto i suoi morti, i suoi eroi e i suoi vigliacchi? Oppure il CRO, la cui indubbia qualità assistenziale e scientifica è garantita da un personale medico e infermieristico proveniente da ogni luogo e riconducibile al territorio pordenonese per il solo fatto che i muri di quell’ospedale si trovano ad Aviano.
Lo vogliamo capire che non è mettendo (o tenendo) a Pordenone la Fiera, la Prefettura, il carcere, l’aeroporto, lo stadio nuovo, l’Expo o il Vaticano, oppure gareggiando col vicino Veneto a chi ha il centro commerciale più grosso, che saremo persone migliori in grado di costruire una migliore società? E non la si costruisce nemmeno mettendo sul piatto della bilancia il sacrificio di un ente, come quello della provincia, che noi abbiamo sempre ritenuto inutile e che, anche ove ci sbagliassimo, non ha certo contribuito ad ammortizzare l’attuale crisi rispetto ad altri territori in ragione della sua identità politico-amministrativa. A quanti cittadini è mai servito l’ente provincia nella loro economia familiare? Mi spingo a dire che molti di loro non saprebbero nemmeno recarvisi, non dico elencarne le funzioni.
 
Ciò dimostra una volta di più che non avete capito niente della natura di questa crisi: non siamo di fronte al normale alternarsi di rialzi e ribassi di un ciclo economico, ma siamo di fronte a un cambiamento radicale delle dinamiche sociali cui la politica deve rispondere con nuove iniziative, delle quali il Reddito Minimo Garantito (o sostegno al reddito) è solo la più urgente.
Pordenone e il suo territorio non si meritano tutto questo. Nel momento in cui la politica riconosce la capacità di un territorio di risollevare se stesso, deve solo chiedere, capire, non eleggersi immediatamente unico intermediario, senza il quale l’autodeterminazione di un territorio non sarebbe mai possibile. In questo la politica ha sempre sbagliato e continua a sbagliare: nel volersi arrogare il merito dell’edificazione di un progetto sociale per il solo fatto di averne procurate le risorse. Ma non esistono risorse che tengano se nessuno sa elaborare un progetto credibile. E chi sa elaborare un progetto credibile sa anche come trovare le risorse per realizzarlo.
Noi del M5S non cadremo nel tranello di privilegiare un territorio anziché un altro. Per noi, l’unica cosa che conta è che i servizi ai cittadini siano garantiti all’interno di parametri, che oseremmo definire di decenza, che la regione ha il dovere di elaborare senza entrare troppo nello specifico dei territori. Per questo siamo qui, per partecipare alla scrittura di regole che tutelino gli interessi di tutti i cittadini della regione”.
 
Redazione

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