Pari opportunità: la crisi economica penalizza le donne

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La Commissione regionale pari opportunità del Friuli Venezia Giulia non intende passare sotto silenzio il grave momento di crisi e vuole rendere note alcune considerazioni sulle prospettive varate dalla recente manovra del Governo.

Anche se ci sono chiari segnali del fatto che le donne stanno pagando questa recessione molto più duramente che nel passato, non si può non riconoscere che la crisi economica attuale è molto diversa dalle precedenti.
Una delle differenze più rilevanti è che stavolta il peso della recessione sembra più uniformemente diviso tra donne e uomini, per i cambiamenti intervenuti nel tasso di occupazione femminile, nella composizione del budget familiare e nella ripartizione degli effetti della crisi tra i diversi settori dell’economia, con un più rilevante impatto, rispetto al passato, su quelli maggiormente femminilizzati.

Ma tutto ciò rischia di restare nell’ombra, e non essere considerato nei programmi contro la crisi, a causa del peso
preponderante della perdita di occupazione maschile e anche a causa di alcuni problemi di visibilità nelle statistiche del lavoro femminile.

L’impatto della crisi sulle donne è infatti sottostimato per il modo superficiale col quale spesso sono lette sui media le
statistiche ufficiali e per il fatto che le stesse statistiche non contemplano la reale portata della disoccupazione femminile.
Ad esempio, una donna che accetta il part time perché non riesce a trovare un lavoro full-time viene considerata occupata a tutti gli effetti, giacché non si tiene conto del cosiddetto part-time involontario.

I programmi esistenti di sostegno alla disoccupazione, nella maggior parte dei casi penalizzano economicamente le donne che hanno perso il lavoro: le donne disoccupate ricevono sussidi mediamente più bassi dei maschi perché hanno storie contributive più spezzettate e redditi inferiori, oppure perché – in proporzione maggiore dei maschi – rientrano in categorie non coperte dai sussidi, come quella delle persone alla ricerca di prima occupazione.

In più, il lavoro non retribuito, domestico e di cura,  cresce sia per compensare il calo complessivo del reddito familiare che per i tagli di budget a livello locale e nazionale che riducono i servizi sociali.
Sono soprattutto le donne a farne le spese, nella cura dei figli ma anche degli anziani, per cui non è accettabile una equiparazione sull’età del pensionamento se non si valuta altrettanto equamente il lavoro usurante che le donne sostengono all’interno della famiglia.

La Commissione pari opportunità esprime infine la sua preoccupazione nell’osservare che, viste le tendenze attuali, la
crisi economica comporta grandi rischi sul cammino verso l’uguaglianza di genere: la preoccupazione è che, come può
succedere anche in Europa, i governi usino la crisi come pretesto per ripensare le politiche per l’eguaglianza o tagliare le spese in quelle scelte che aiutano le donne a stare sul mercato del lavoro.

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Redazione

3 commenti

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