Nonna, scusa per necrologio sul Messaggero Veneto (io non volevo)

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Il mercato dei morti si chiama, a mezzo stampa, business dei necrologi.
Uso di dubbia valenza, caro e macabro.
È il principale introito dei quotidiani, perché qualche fesso crede di onorare così la memoria dei cari defunti, anche se gli anticipi implicazioni e magagne.

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È l’abitudinarietà dettata dal conformismo che fa si che in mezzo a dolore, rimorsi ma anche tanti bei ricordi, qualcuno deleghi la ditta di pompe funebri, con pacchetti tutto-compreso-, affinché qualche sconosciuto imprima, su un giornale, foto datate e frasi di circostanza, sorvolando su una contraddittoria constatazione: il morto, il primo interessato, non li leggerà mai.

È avvilente bere il caffè al bar e notare che quella persona che ti infastidisce alla sola vista, leggendo il giornale, sorvola annoiata, cianciando degli affari suoi, con sguardo beffardo, sull’immagine della tua nonna morta da poche ore, immagine che galleggia su un foglio, tra briciole di brioches e macchie di caffè; e quella persona cattura l’immagine dell’adorata nonna dopo aver proferito l’impietosa frase: “Vediamo a chi non paghiamo più la pensione!”.

La mente fa allora uno strano giro: quelle macchie di caffè tornano ad essere le macchie di sangue che l’amata nonna aveva lasciato sul cuscino, morendo con impareggiabile dignità.
La nausea cresce, diventa magone: quell’immagine dell’epitaffio, quel viso che hai baciato, gelido, nell’estremo saluto, non può stare tra tazze fumanti. E il magone si trasforma in odio. Odio puro. Odio soprattutto per questo sistema di mercificazione del lutto, sotto le mentite spoglie di una notizia.
Il mercato dei necrologi continua ancora a ‘tirare’ anche se la crisi e il fatto che sempre più anziani muoiono soli, sta riducendo anche questo giro d’affari dell’editoria tradizionale.

In quei pacchetti tutto-compreso, alla voce necrologio compare, a volte in offerta come un “3 per 2” al Discount, anche un ‘internet’ o ‘web‘: cosicché il necrologio che potrebbe serenamente morire in un giorno, dando finalmente pace al defunto, diviene eterno, perché resta sempre lì, archiviato ma visibile per sempre nella palude internet.

Una palude fatta di truffe, di falsi profili, di cattiverie e di porno, tantissimo porno.
E così, dall’odio dell’annuncio funebre tra briciole di brioches e battute di disumano sarcasmo, passi al ribrezzo perché l’immagine della persona cara che non c’è più, adesso è rediviva, a pochi kilobit dai templi digitali del porno.
È onorare la memoria di una persona cara tutto ciò?
Porno a parte (!), vedersi l’amata defunta, non ancora sepolta, trionfare tra foto di cani, di Serracchiani (!), di Renzi (!!), di due bionde che ridono, di vendite giudiziarie e di pubblicità di supermercati… è una carnevalata che nessun morto si merita.

E un giornale, il Messaggero Veneto, riesce addirittura a sbagliare il necrologio (che costa centinai di euro), su internet.
Non una volta, bensì due: cannato in pieno il cognome, sbagliata la data di nascita.

Scoperti i vergognosi svarioni, contatti di buon mattino il collega del MV che incroci ogni giorno, due volte al dì.
Non avvii polemiche, gli dai solo via Sms la notizia (la fonte è di prima mano, certa ed attendibile!) che tua nonna non si chiamava così e nemmeno era di quell’anno.
Lui ti risponde che segnalava subito la cosa a Roma, perché è laggiù che ‘compilano’ i morti e ti fa le condoglianze.

Ma dopo otto ore, storpiatura ed errore sono ancora lì.
E le condoglianze può ficcarsele nel culo.
Come il suo giornale, si ficchi anche quello nel culo, cartaceo o tablet, come preferisce, il Messaggero Veneto del gruppo Espresso che la defunta Nonna, accanita lettrice, nemmeno sfogliava.

(Scusa Nonna, io non volevo.)

Tommaso Botto

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