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Rifiuti, Sicilia, Terzo Mondo

Annotiamo le osservazioni di un turista inglese, psichiatra in pensione, che studia la Sicilia, ed i suoi ‘malati’, da parecchi anni…

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“Il siciliano (la siciliana) medio (a) ha un problema psichiatrico: il suo rapporto con i rifiuti che egli (ella) stesso (a) produce”.

Bando alle generalizzazioni ma qualche esempio antropologico illustra questa peculiarità etnica dal potente, catastrofico, impatto ambientale, fonte inesauribile di guadagni per la mafia, quella vera, che ci sguazza, come ratti nella ‘munnizza’.

Caso patologico n° 1:
Signora di Palermo, con fare disinibito esordisce con una confidenza che le viene dal cuore: “Io la differenziata non la faccio, mi scomoda, ma poi… serve?”. Dicendo ciò guarda ammirata l’interlocutore incontrato al cassonetto: egli, infatti, conferisce le bottiglie di plastica, schiacciate, dentro l’apposito contenitore. Lo fa da più di trent’anni… La signora lo guarda come fosse un extra-terrestre…

Caso patologico n° 2:
La super guida turistica entra nel bar e, con tre (3) bidoni per le immondizie a disposizione, scartoccia il pacchetto di sigarette e getta la plastica, rapido e furtivo, fuori dal locale. La carta trasparente vola, tocca un gabbiano che becchetta al suolo e finisce in mare. Mare, per altro, bellissimo. Adesso anche con questa plastica in più.

Caso patologico n° 3:
Un vigile urbano non resiste: deve lasciare aperti i cassonetti davanti a casa. Chiaramente si tratta di quelli predisposti per la raccolta del rifiuto indifferenziato (ce n’è ancora?). Quelli per la plastica, la carta e il vetro… non li ha mai toccati. Pare che goda a mescolarli, anziché a differenziarli, a lasciarli in balia dei topi, quasi che i ratti fossero figli suoi. Un macello, una puzza… Il fenomeno riesce addirittura in un’impresa mitologica: butta la sabbia della lettiera del gatto, piena di microbi.., ai piedi dei cassonetti, creando nel tempo una montagnola, di grandi dimensioni, assai suggestiva.

Caso patologico n° 4:
Una signora di Trapani, per il settimo anno di fila, pone il medesimo interrogativo: “Ma come funziona ‘sto Composter? Ma li tritura prima di metterli dentro (ndr: i rifiuti)? Ma anche la plastica?”.

Caso patologico n° 5:
Una vecchia megera mezza esaurita, per dar fastidio al mondo, trasforma un giardino in un deserto, abbattendo tutti gli alberi. Affida l’incarico ad un ominide che si libera del ‘fastidioso’ rifiuto verde buttandolo dietro i muretti a secco che circondano il (fu) giardino. Con fierezza, la vecchia se ne vanta così: “Ha visto che bella pulizia che ho fatto fare?”. Dopo poco, però, la vecchiaccia scappa altrove, trovandosi a combattere con 40 gradi, zanzare e topi. Rimedierà in seguito, installando un climatizzatore (ndr: che, statene certi, terrà acceso a manetta mantenendo le porte aperte…).

Caso patologico n° 6:
Compagnia di Palermitani al mare in una baietta bellissima caratterizzata da una sottile striscia di sabbia bianca che scende sott’acqua. La domenica depredano i fondali di tutti i ricci di mare (trecento?), sbattendosene allegramente del divieto che vige da circa vent’anni.. Li divorano rapidi e rumorosi. Dove buttano i relativi gusci con tanto di spine? Proprio sulla battigia di sabbia bianca dove solitamente giocano i bimbi più piccoli…

Caso patologico n° 7:
Cassonetto per la raccolta della plastica, adiacente a quello per l’indifferenziata. Giunge un’ Alfa targata Palermo. Chi guida porta un sacco di rifiuti appeso allo specchietto retrovisore. Si ferma davanti alla ‘plastica’. Getta il sacchetto, pieno di tutto (vetro, cibo, etc.) nemmeno dentro al cassonetto. Lo lascia proprio sopra al contenitore, impedendo così a chi verrà dopo di lui addirittura di aprirlo…

Caso patologico n° 8:
Paesaggio da fiaba di uno scorcio di campagna sul mare che non trovate su Tripadvisor & Co.
I cespugli di mirto, zeppi di fiori color lavanda, chiamano le api da chilometri e chilometri. È un incantesimo con il mare turchese, gli scogli ed il verde brillante dei pini bassi, dietro ai muretti, che si proteggono dal Maestrale. Un personaggio, nemmeno vecchio, si trascina là sotto con la sua ‘Apa’ (ndr: Ape Piaggio), percorrendo il doppio della strada che impiegherebbe per raggiungere l’ecopiazzola. Qui scarica, sul mirto, una cucina e mobili in truciolare e metallo fatti a pezzi.

Caso patologico n° 9:
Gruppo di cassonetti in aperta campagna, in zona agricola. Giunge un furgone. Scende un omone con parecchi bidoni contenenti vernici e solventi. Li svuota sul terreno, con scrupolosa attenzione. Poi schiaccia bidoni e latte dentro alla campana del vetro.

Caso patologico n° 10:
“Carmelooo, il cassonetto puzzaaaa…”. E, nottetempo, il bravo Carmelo incendia il cassonetto, lasciando a terra una striscia puzzolente di plastica sciolta sulla struttura di ferro. A parte il fumo denso e acre che si è diffuso per un paio d’ore, ora c’è meno puzza.

Redazione

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