Negazionismo delle Foibe finanziato dalla regione FVG

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Interrogazione in Consiglio regionale: “Cessare ogni contributo finanziario della Regione a chi nega l’esistenza delle foibe, come disciplinato dall’art. 414 del Codice penale, e tra queste anche alle signore Claudia Cernigoi e Alessandra Kersevan.”

Foibe

Sono trascorsi solo pochi giorni dalle celebrazioni del Giorno del Ricordo dell’esodo e delle foibe, la cui legge istitutiva è giunta al decimo anno dalla sua approvazione da parte di tutto il Parlamento nazionale, fatta eccezione per una manciata di parlamentari dell’estrema sinistra, che il fronte dei negazionisti o giustificazionisti fa nuovamente sentire la sua voce, destinata a provocare ulteriori sofferenze ai famigliari delle migliaia di vittime delle foibe.

I media di oggi danno notizia di una nuova (e non sarà certamente l’ultima) provocazione delle signore Claudia Cernigoi e Alessandra Kersevan, le quali hanno partecipato sabato scorso, presso la Librerai Editrice Goriziana, alla presentazione del libro di Giuseppina Mellace “Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe», mediata dal responsabile della redazione goriziana de Il Piccolo, Robereto Covaz.

Dalla cronaca si apprende che “a un certo punto della serena presentazione, seguita da un folto pubblico, è intervenuta la signora Claudia Cernigoi, che per Kappa Vu ha pubblicato diverse ricerche dalle quali ella evince, citando fonti e archivi consultati, che le foibe sono sostanzialmente un’invenzione e gli unici corpi ritrovati appartenevano a soldati. Secondo Cernigoi è un’invenzione anche la foiba di Basovizza che dal 1992, per decreto del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro è monumento di interesse nazionale. A dar man forte a Cernigoi è intervenuta anche Alessandra Kersevan, autrice e coordinatrice della casa editrice Kappa Vu. Cernigoi e Kersevan hanno sostanzialmente negato quanto proposto dalla maggioranza degli storici, ovvero che le foibe sono state un micidiale strumento di pulizia etnica dei partigiani jugoslavi. Sono riuscite perfino a smentire che la strage di Vergarolla a Pola sia stata opera della polizia segreta jugoslava.”

Tra i tanti a rimanere offeso e sconcertato è stato il Vice Presidente del Gruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Rodolfo Ziberna, a fronte di questa ennesima provocazione delle due signore, “le quali – afferma Ziberna – vogliono negare, minimizzare o giustificare l’uso delle foibe, che come universalmente noto sono state invece usate quale strumento di lotta politica e di pulizia etnica, che offende una volta di più le migliaia di vittime delle foibe ed i loro familiari.”

Ecco perché il consigliere regionale azzurro ha preso carta e penna ed ha presentato una urgente interrogazione alla Presidente Serracchiani ed all’Assessore regionale Torrenti con cui innanzi tutto fa rilevare come in moltissimi paesi stranieri la negazione di qualsiasi genocidio costituisca reato. In Italia l’articolo 414 del codice penale aggrava la pena nel caso in cui il reato di istigazione o apologia di un reato di delitti di terrorismo o crimini contro l’umanità la pena è aumentata della metà.

Ciò premesso ha chiesto se direttamente o indirettamente le signore Cernigoi e Kersevan percepiscano contributi da parte della Regione, o se ne percepiscano soggetti privati (case editrici, associazioni culturali, ecc.) di cui esse fanno parte a diverso titolo ed a quanto ammontano dette eventuali contribuzioni. Inoltre vuole sapere se ritengano che con dette risorse la Regione, contribuendo direttamente o indirettamente a promuovere le tesi negazioniste, le sostenga nell’eventuale consumazione del reato di cui all’art. 414 o comunque nel diffondere tesi destinate ad alimentare ingiustificato dolore e sofferenza, foriero di odii e rancori. Ed infine chiede se condividano la necessità di sospendere ogni contributo finanziario e di qualsiasi altra natura a beneficio di soggetti pubblici e privati che direttamente o indirettamente concorrano – perché pubblicano loro opere o perché le invitano a svolgere conferenze – nel diffondere azioni volte a configurare il reato di cui all’art. 414, anche attraverso la negazione delle foibe.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Oggetto: << Cessare ogni contributo finanziario della Regione a chi nega l’esistenza delle foibe, come disciplinato dall’art. 414 del Codice penale, e tra queste anche alle signore Claudia Cernigoi e Alessandra Kersevan >>.

Il sottoscritto Consigliere regionale Rodolfo ZIBERNA (PDL),

Premesso che sulla pagina di Gorizia del quotidiano “Il Piccolo” di oggi lunedì 3 marzo viene pubblicato il seguente articolo a firma del responsabile della redazione goriziana Roberto Covaz:

<< All’approssimarsi del centenario della Prima guerra mondiale non resta che prendere atto che a Gorizia (e nella Venezia Giulia) il secondo dopoguerra non è ancora finito. L’ennesima, deprimente conferma, l’altro pomeriggio alla Leg dove è stato presentato il libro di Giuseppina Mellace “Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe». Il titolo, come ha ammesso l’autrice, che insegna storia a Roma, non è pertinente con il contenuto improntato, soprattutto, al tragico destino di molte donne uccise e buttate nelle foibe da parte dei partigiani di Tito. Mellace propone un’ampia ricognizione sulla storia di queste terre dagli anni Venti al dopoguerra. Talvolta la trattazione è approfondita. Altre meno. Ma il volume ha il pregio di fornire a chi non conosce la nostra storia le coordinate per poterla meglio esplorarla. Nella presentazione si è inevitabilmente parlato delle foibe, delle vittime che hanno inghiottito e del motivo per cui i partigiani di Tito hanno agito con tale efferatezza. Mellace cita fonti e archivi da cui ha attinto le informazioni. Come è noto non mancano i contributi di collaudati storici anche giuliani, non politicizzati, che hanno sviscerato in lungo e largo l’orrore delle foibe. A un certo punto della serena presentazione, seguita da un folto pubblico, è intervenuta la storica Claudia Cernigoi, che per Kappa Vu ha pubblicato diverse ricerche dalle quali ella evince, citando fonti e archivi consultati, che le foibe sono sostanzialmente un’invenzione e gli unici corpi ritrovati appartenevano a soldati. Secondo Cernigoi è un’invenzione anche la foiba di Basovizza che dal 1992, per decreto del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro (ultimo giudice italiano ad aver emesso una condanna a morte) è monumento di interesse nazionale. Mellace ha opportunamente invitato Cernigoi a rivolgersi a Napolitano affinché revochi quanto decretato dal predecessore se è vero che nella foiba di Basovizza, come nelle altre, non è finita nessuna vittima civile. A dar man forte a Cernigoi sono intervenuti anche Alessandra Kersevan, autrice e coordinatrice della casa editrice Kappa Vu, e Bruno Maran autore del libro “La lunga scia color cenere. Fatti e misfatti del regio esercito ai confini orientali”. Cernigoi e Kersevan hanno sostanzialmente negato quanto proposto dalla maggioranza degli storici, ovvero che le foibe sono state un micidiale strumento di pulizia etnica dei partigiani jugoslavi. Più pacato Maran, anch’esso però schierato sul fronte non dei negazionisti, non dei riduzionisti, ma su quello dei “in fondo se la sono meritata”. Cernigoi e Kersevan sono riuscite perfino a smentire che la strage di Vergarolla a Pola sia stata opera della polizia segreta jugoslava. A Maran, infine, suggeriamo la lettura del libro “Un debito di gratitudine” scritto da Menachem Shelah, professore emerito dell’università di Gerusalemme. Al termine di un dibattito del genere ci si chiede quando si potrà serenamente discutere di questa storia. Non disperiamo comunque. (ro.co.). >>

RILEVATO come le signore Claudia Cernigoi e Alessandra Kersevan da anni svolgono questa attività volta a negare, minimizzare o giustificare l’uso delle foibe, che come universalmente noto sono state invece usate quale strumento di lotta politica e di pulizia etnica, che offende una volta di più le migliaia di vittime delle foibe ed i loro familiari, come emerge da un famoso sito internet che su di esse scrive:

<< la pubblicista italiana Claudia Cernigoi fornì un’interpretazione del dibattito sviluppatosi in Italia nel corso degli anni novanta sugli eventi concernenti i massacri delle Foibe, definendolo come il frutto diretto della cosiddetta «propaganda nazifascista», teso a riproporre un «neoirredentismo» italiano.[31] Uno degli scopi dichiarati dall’autrice nel suo volume, dove il numero degli infoibati viene ridotto a “poche centinaia”, è quello di «liberare finalmente anche gli Sloveni e la sinistra tutta da quel senso di colpa che si portano dietro come “infoibatori”».[32] Il testo provocò moltissime polemiche, tanto che un ricercatore vicino alle associazioni degli esuli istriani, Giorgio Rustia, pubblicò nel 2000 un saggio fortemente critico delle metodiche di studio della Cernigoi[33]. Rustia contestò alla radice l’intera impostazione del saggio della Cernigoi, in sul numero delle vittime proposto dalla Cernigoi[34] e inoltre ricostruendo la storia personale di alcuni degli infoibati per smentire ipotesi giustificazione sul loro infoibamento. Gli storici Raoul Pupo e Roberto Spazzali[35] hanno definito la Cernigoi come “negazionista delle foibe”,[36] scatenando una dura reazione da parte della giornalista triestina. Altri autori oltre Claudia Cernigoi sono considerati negazionisti dal mainstream storiografico italiano Sandi Volk ed Alessandra Kersevan, come rilevato dalla stessa Cernigoi [37]. >>

PRECISATO che sempre secondo il medesimo sito “Il negazionismo di un evento storico come un genocidio o una pulizia etnica o un crimine contro l’umanità è un termine che indica un atteggiamento storico-politico che, utilizzando a fini ideologici-politici modalità di negazione di fenomeni storici accertati, nega contro ogni evidenza il fatto storico stesso. Spesso i negazionisti non accettano tale etichetta e in taluni casi accusano la storiografia che essi stessi negano: così ad esempio chi nega l’Olocausto cerca di essere accreditato come revisionista.[1]”

RILEVATO inoltre che “in alcuni paesi (Austria, Belgio, Germania) è reato la negazione del genocidio del popolo ebreo, mentre in altri (Israele, Portogallo, Francia e Spagna) viene punita la negazione di qualsiasi genocidio. Norme antinegazioniste sono state introdotte anche nella legislazione di Australia, Nuova Zelanda, Svezia, Lituania, Polonia Repubblica Ceca, Slovacchia, e Romania[2]. In genere è prevista come pena la reclusione, che in alcuni paesi può arrivare fino a dieci anni. I negazionisti considerano queste leggi come un mezzo di limitare la libertà di parola[3], e propugnano l’idea per la quale esista un enorme complotto per il quale gli storici siano succubi del “credo olocaustico”, difeso in molti paesi con la forza della legge, eterodiretta dai poteri forti[4]. Nel 2007 le Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione statunitense che “condanna senza riserve qualsiasi diniego dell’Olocausto e sollecita tutti i membri a respingerlo, che sia parziale o totale, e a respingere iniziative in senso contrario”. Anche l’Ungheria, il Liechtenstein, il Lussemburgo e la Svizzera puniscono il negazionismo, così come i Paesi Bassi lo includono nella categoria dei “crimini d’odio” mentre altri paesi legiferano su altre forme di negazionismo, l’Ucraina, ad esempio, punisce il negazionismo dei crimini sovietici quale l’Holodomor[5].”

VISTO l’art. 414 del Codice Penale rubricato con “Istigazione a delinquere.”, il quale dispone che “fuori dei casi di cui all’articolo 302, se l’istigazione o l’apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l’umanità la pena è aumentata della metà (3).”

CONDIVIDENDO ed apprezzando l’intervento svolto il 26 febbraio scorso dal Presidente del Consiglio Regionale Franco Iacop per celebrare i dieci anni della legge istitutiva del Giorno del Ricordo;

TUTTO CIÒ PREMESSO

INTERROGA

la Presidente della Regione e l’Assessore competente per sapere:

  • se direttamente o indirettamente le signore Claudia Cernigoi ed Alessandra Kersevan percepiscano contributi da parte della Regione, o se ne percepiscano soggetti privati (case editrici, associazioni culturali, ecc.) di cui esse fanno parte a diverso titolo ed a quanto ammontano dette eventuali contribuzioni;

  • se ritengano che con dette risorse la Regione, contribuendo direttamente o indirettamente a promuovere le tesi negazioniste, nel senso esplicato in premessa, delle citate signore, le sostenga nell’eventuale consumazione del reato di cui all’art. 414 o comunque nel diffondere tesi destinate ad alimentare ingiustificato dolore e sofferenza, foriero di odii e rancori;

  • se condividano l’assoluta necessità di sospendere ogni contributo finanziario e di qualsiasi altra natura a beneficio di soggetti pubblici e privati che direttamente o indirettamente concorrano – perché pubblicano loro opere o perché le invitano a svolgere conferenze – nel diffondere azioni volte a configurare il reato di cui all’art. 414, anche attraverso la negazione delle foibe.

Trieste, 3 marzo 2014

Rodolfo ZIBERNA

Redazione

2 commenti

  1. gianni says:

    Mar 4, 2014

    Rispondi

    Claudia Cernigoi e Alessandra Kersevan….
    Purtroppo questi due esseri, spalleggiati da tanti altri in giro per l’Italia comunicano in ogni modo possibile (via web, con scritti e mostre-conferenze) le loro scrinteriate teorie.
    Teorie che si basano esclusivamente su dati di parte (chissà quale) ed in particolare agli archivi jugoslavi e dei partigiani titini in genere.
    Peraltro sembra quasi che vogliano ridimensionare il numero delle vittime.
    Come se 1.000 morti anzichè 10.000 o 20.000 fosse meglio.
    Care signore: le vittime sono tali e basta, di qualunue parte siano.

  2. bruno says:

    Apr 19, 2014

    Rispondi

    Non credo che il problema consista semplicemente nel dare o non dare contributi pubblici a certa gente. Il problema consiste nell’aprire senza indugio le patrie galere per detta gente.

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