MOZIONE CONTRO PRECARIATO GIORNALISTICO

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Ecco il testo della mozione -trasversale- presentata al Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia.

Azioni a tutela dei giornalisti precari e freelance e del settore dell’informazione in Friuli Venezia Giulia”      Mozione n. 121

Agnola, Baiutti, Blasoni, Gabrovec, Pedicini, Rosolen, Tononi

Il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, Premesso che negli ultimi anni la crescente precarizzazione presente in molti settori del mondo del lavoro, ha coinvolto anche il giornalismo, e ha sottoposto anche la maggior parte dei lavoratori dell’informazione, precari, collaboratori esterni e freelance, a condizioni di lavoro e a trattamenti economici che non consentono di costruirsi un futuro;

Sottolineato che la maggior parte di questi giornalisti lavorano, ogni giorno, privi di qualsiasi forma di contratto, senza garanzie né tutele dei propri diritti, con retribuzioni inique e il più delle volte insufficienti non solo a garantire il sostentamento economico, ma anche soltanto a coprire le spese necessarie per realizzare gli articoli, senza alcuna concreta speranza di assunzione o prospettiva di stabilizzazione;

Alla luce del dibattito che si è aperto in merito alla ricongiunzione di contributi versati su diverse casse previdenziali (non sempre al lavoro giornalistico corrisponde il versamento dei contributi alle casse dell’Inpgi, l’ente previdenziale dei giornalisti italiani) e sulle tutele che è necessario garantire a chi svolga attività giornalistica;

Considerato che attualmente in Italia, e anche in Friuli Venezia Giulia, i precari sono più della metà dei giornalisti contrattualizzati, (24 mila su circa 44 mila giornalisti attivi in Italia, poco meno di 1200 collaboratori contro 610 assunti e 180 pensionati secondo i recenti dati dell’Inpgi in Friuli Venezia Giulia), con retribuzioni medie inferiori ai 7.500 euro all’anno, e sono pagati dai 2 ai 12 euro ad articolo, a fronte dei quasi 60 mila euro di reddito annuo di un redattore ordinario regolarmente inquadrato, che molti precari e freelance sfuggono a ogni inquadramento, e non mancano i casi di autori di articoli e servizi Radio/Tv che lavorano quotidianamente senza nemmeno essere iscritti all’ordine dei giornalisti;

Constatato che questi lavoratori sottopagati, sia nelle testate minori (radio, TV, web, uffici stampa e piccoli giornali) sia nella grandi aziende della regione sono fondamentali per fornire una corretta informazione ai cittadini in particolare nell’informazione locale e di settore, e intere pagine dei giornali sono realizzate ogni giorno da giornalisti non contrattualizzati;

Visto che la condizione economica cui sono sottoposti offende la dignità professionale dei lavoratori, mette a rischio la stabilità finanziaria dell’ente previdenziale di categoria (Inpgi), ma soprattutto ostacola la corretta informazione dei cittadini: un giornalista sottopagato, non tutelato dall’editore, senza una redazione alle spalle, è infatti un giornalista facilmente ricattabile e condizionabile, la scarsa retribuzione porta il lavoratore far prevalere la quantità sulla qualità del prodotto informativo, e la completa mancanza di tutele spinge i giornalisti precari a non rischiare, per evitare possibili conseguenze giudiziarie senza il sostegno economico e legale della testata, azzerando di fatto l’autonomia professionale;

Considerato come l’attuale situazione rappresenti un rischio per il diritto dei cittadini di avere una buona e corretta informazione, uno dei requisiti fondamentali di ogni sistema democratico, e rende necessaria un’azione per combattere le condizioni di sfruttamento dei giornalisti precari e i livelli inaccettabili delle loro retribuzioni;

Tenuto conto che tutti questi principi sono già stati inseriti nella “Carta di Firenze”, “documento deontologico sulla precarietà nel lavoro giornalistico”, approvata all’unanimità dall’Ordine nazionale dei giornalisti, che fissa una serie di diritti per i giornalisti freelance e precari, a partire da un’equa retribuzione, e prevede eventuali sanzioni a carico degli iscritti all’Ordine che propongano o impongano condizioni inique ai colleghi non garantiti, e che lo scorso 28 marzo 2012 la Camera dei deputati ha approvato la proposta di legge Moffa “sull’equo compenso”, (proposta di legge 3555, “norme per promuovere l’equità retributiva nel lavoro giornalistico”) ora all’esame del Senato, che prevede la sospensione dell’erogazione dei contributi pubblici agli editori che non rispettano retribuzioni congrue.

Evidenziato come i Consigli regionali di Toscana, Veneto, e Piemonte si siano già impegnati ad affrontare il problema, con mozioni che chiedono un intervento per contrastare le condizioni di sfruttamento dei giornalisti precari e freelance e i livelli inaccettabili delle loro retribuzioni, l’apertura di un tavolo di confronto con gli editori da parte della Regione, l’avvio di corsi di formazione, e il recepimento della Legge Moffa nella legislazione regionale;

Tenuto conto della Risoluzione del Parlamento europeo 2039 del 20 ottobre 2010 sul “ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa”, che, al comma 6, “sottolinea la necessità che gli Stati membri intervengano concretamente per definire una soglia di reddito minimo, in base a indicatori pertinenti, che garantiscano la coesione socioeconomica, ridurre il rischio di livelli di remunerazione differenti per la medesima attività, e ridurre il rischio di una popolazione povera in tutta l’Unione europea, e chiede raccomandazioni più risolute da parte dell’Unione europea in merito a questi tipi di azioni”.

Tutto ciò premesso,

IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE

– ad attivarsi per sollecitare presso il legislatore e il Governo nazionale l’approvazione della proposta di legge 3555 (Norme per promuovere l’equità retributiva nel lavoro giornalistico) c.d.“legge Moffa”, che prevede la mancata erogazione dei contributi pubblici agli editori che non rispettano retribuzioni congrue, e a recepire i contenuti della proposta di legge anche all’interno della normativa regionale, condizionando l’erogazione dei contributi regionali per l’editoria al rispetto del principi contenuti nella legge sull’equo compenso;

– ad avviare attraverso il Corecom, in collaborazione con gli organi di rappresentanza dei giornalisti (l’Associazione della Stampa del Friuli Venezia Giulia e il Coordinamento precari e freelance del Friuli Venezia Giulia) un’indagine conoscitiva presso le aziende editoriali per avere una quadro delle condizioni di lavoro dei giornalisti in regione, in particolare per i precari e freelance;

– ad aprire un tavolo di confronto regionale con gli editori e gli organi di rappresentanza dei giornalisti, per affrontare in maniera incisiva e rapida la grave situazione in cui versano i giornalisti precari e freelance in Friuli Venezia Giulia;

– a coinvolgere l’Associazione della Stampa del Friuli Venezia Giulia, organo della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, “nell’Intesa relativa alla concessione degli ammortizzatori in deroga nel 2012” della Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, secondo i dettati dello Statuto dell’Associazione stessa. Considerata la gravità della crisi economica e occupazionale che attanaglia l’intero Paese e che coinvolge anche il territorio regionale del Friuli Venezia Giulia, si sottolinea, all’interno di un’articolazione organica di interventi atti a salvaguardare le professionalità dei giornalisti e dei pubblicisti, l’importanza del riconoscimento della cassa integrazione in deroga e della mobilità in deroga per i lavoratori delle testate giornalistiche e delle imprese del settore interessate a situazioni di crisi che trovano origine nell’attuale congiuntura economica;

– ad avviare l’analisi e uno studio di proposta d’incentivazione per l’assunzione e la stabilizzazione di giornalisti professionisti e pubblicisti, sul modello già proposto dal “regolamento per la concessione di incentivi per favorire l’occupazione di soggetti ad elevata qualificazione e di personale da impiegare in attività di ricerca” della Regione Friuli Venezia Giulia, prevedendo una maggiore incentivazione all’assunzione di disoccupati e/o precari con lauree specialistiche e diverse specializzazioni post laurea, in modo da riconoscere il maggior investimento formativo e professionale personale.
La specializzazione giornalistica, la maggior parte delle volte frutto di sacrifici e lunghi periodi di stage, prevede spesso la contrattazione atipica in particolare attraverso il ricorso ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa (Co.Co.Co.), o comunque la non contrattualizzazione attraverso incarichi diretti ai professionisti: sebbene in Friuli Venezia Giulia siano già previsti diversi incentivi per l’assunzione, erogati da parte delle Amministrazioni provinciali, la categoria del precariato giornalistico si configura in un contesto particolare, normato sommariamente a livello nazionale, che non garantisce alcun sostegno alla stabilizzazione lavorativa e nessun particolare incentivo a livello professionale/professionistico.

– a procedere allo stanziamento di fondi regionali o del Fondo Sociale Europeo per la previsione di alcune sperimentazioni formative da attuare nei prossimi anni nell’ambito dell’attività conferita a bando di finanziamento o in appalto alle agenzie del Friuli Venezia Giulia, sia nel caso la nuova normativa nazionale e le diverse proposte di integrazione e/o modifica degli articoli regolamentari sull’ordine dei giornalisti sulla formazione continua dei giornalisti e dei pubblicisti, prevedano la predisposizione di un fondo di tipo professionale, sia nel caso vengano individuati degli organi ad hoc per l’erogazione della formazione.
Al momento l’ambito formativo giornalistico si riduce alla formazione professionale post diploma o post laurea, senza prevedere l’aggiornamento professionale, se non in piccoli ambiti ristretti assimilabili per analogia ai fondi interprofessionali nazionali.
Una prima sperimentazione in ambito regionale, attraverso un’attenta analisi dei fabbisogni formativi, potrebbe da un lato cogliere gli spunti per la strutturazione didattica dei successivi corsi affidati all’organo regionale dell’ordine, dall’altro affiancare le diverse azioni poste in essere per l’inserimento/reinserimento lavorativo della popolazione regionale, in particolare di tutta quella parte rappresentante il precariato e che paga in primis la crisi economica e occupazionale del settore.
Questa sperimentazione potrebbe, anche senza pesare particolarmente sulla programmazione regionale delle risorse derivanti dal Fondo Sociale Europeo, rivolgere un segnale concreto e innovativo verso l’ennesimo settore con una forte precarizzazione nell’ottica del sostegno all’occupazione per le associazioni e le imprese del settore.

Presentata alla Presidenza il 17/05/2012

 

Redazione

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