MORS TUA VITA MEA

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L’iperindividualismo e l’illegalità corrodono la società. Il vortice dell’immoralità pervade l’intero sistema.

Crisi economica ma non solo economica: a guardarsi in giro il panorama umano appare, in questo periodo, desolante. Non parliamo tanto di fatti di cronaca, di eventi mediatici, come la crisi stessa, manipolata, amplificata e distorta: soffermiamoci un attimo e, riflettendo sul nostro vissuto quotidiano, facciamo la conta di quante persone hanno tentato ultimamente di tirarci solenni “fregature”.

“Fregature” in termini di denaro speso, di tempo perso e di fiducia tradita.

Spulciando nelle vite altrui, appare evidente che le origini di “questa” crisi siano estremamente subdole: ingannatori, fraudolenti figuri e astuti maligni stanno lì in agguato, pronti a nutrirsi del sangue altrui, come rapaci dinosauri bestiali.

Citiamo per primi alcuni commercianti o, per meglio dire, mercanti, che ancora si incrociano nel mondo contemporaneo: chi vende telefonicamente contratti telefonici capestro, chi rifila assicurazioni RCA al triplo del prezzo di mercato, chi non paga il dovuto ma tratta sempre sul prezzo, anche al bar.

Poi annoveriamo i burocrati: funzionari spocchiosi, impiegati indolenti, dirigenti che si gonfiano di inutili fax; sembrano spesso volerti dire: “sei per me un fastidio; non ho voglia di seguire la tua pratica; se semplifico la vita a te, la complico a me”.

Quindi troviamo le organizzazioni a fine di lucro: compagnie aeree che non rimborsano tempestivamente i voli cancellati, società autostradali che aumentano i pedaggi al pari della pericolosità e della lentezza dell’infrastruttura, treni che costano cari e offrono ritardi e sporcizia.

In alto troviamo le istituzioni: politici che si parlano addosso riempiendosi comunque le tasche, uomini di governo che si lanciano in spese folli, amministratori che fingono di amministrare e curano gli interessi propri, dei propri amici e dei parenti.

Ma più in alto ancora ci sono gli “amici”, gente influente che, vuoi per miseria, vuoi per necessità, è pronta a sostituire ai rapporti fiduciari sempre e solo quelli “clientelari”: persone che trafficano con le persone, stando sedute su qualche poltrona, che badano primariamente al proprio rendiconto, tessendo reti di relazione a dir poco mafiose, in maniera arrogante, a discapito dell’interesse della collettività.

Finché ci imbattiamo nei rapporti di lavoro: anni fianco a fianco, tante promesse, rinnovi contrattuali, le vite che si intersecano, “tu mio amico”, “io tuo amico”, “gioco di squadra” e poi? Mi chiedi più flessibilità (uguale: “ti pago di meno e quando voglio io”), mi tratti come un costo anziché una risorsa, escludi a priori che io possa ammalarmi o che a settant’anni debba andare in pensione e mi ricatti, per giunta, perché ci sono cinesi in giro che si fanno pagare la metà, o prendere o lasciare?

“Ma vaffanculo! “, ci verrebbe da sbottare, che tradotto sta per: “Che fare? Di chi fidarsi?”. Dovatu?

Nel medioevo “girava” una locuzione: “Mors tua vita mea”, alla lettera, se servisse la traduzione, la tua sconfitta equivale alla mia vittoria, quindi me la auguro senza rimorsi.
È questa la miseria peggiore, quella umana.

Tommaso Botto

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