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MAZZOLINI FA CASINI: ARCHIVIATA QUERELA TEMERARIA CONTRO DOVATU.IT
4 Novembre 2013 Comunicati
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Il Giudice: l’articolo “Lega Nord: i terroni non li vogliamo” rispetta i parametri dell’esercizio del diritto di cronaca.

stefano mazzolini 2013 tarvisio lega nord vechio skilift

Negare la verità equivale ad arrampicarsi sugli specchi. Ma questo giornale ha scritto la verità e, nonostante ciò, è stato querelato da Stefano Mazzolini per diffamazione aggravata. Il PM ha archiviato una prima volta la richiesta del signor Mazzolini, il quale ha poi presentato nuovamente ricorso, sinché il Tribunale di Udine ha confermato che assolutamente di diffamazione non si è trattato ma di cronaca di un fatto realmente accaduto e riportato in uno stringato articolo.
Un fatto, appurato, che consiste nelle frasi discriminatorie nei confronti degli Italiani del Sud (appellati con il termine dispregiativo di ‘terroni’) esternate, con rabbia vicina all’odio, nel bar tarvisiano di Stefano Mazzolini (Vecchio Skilift), da una cameriera che si è poi scoperto essere una familiare molto stretta di Mazzolini, sua sorella (moglie, curiosità, del lobbysta del Progetto Pramollo Nassfeld, una gestione dello sci regionale tutta in famiglia…).

tarvisio 'vecchio skilift'

La signora disse questo:
“I terroni non sono come noi”. “Nei bar dei terroni noi non andiamo”. “Anche in Romania odiano i terroni, che sono arrivati anche lì”. “Hanno finito di rubare!”. “Non ci mescoliamo con loro, neanche da giovani…”. “A mia figlia, che va a scuola in Austria, hanno detto ‘Italiana di merda’, perchè ci sono i terroni…”. “Noi non siamo Italiani, siamo speciali…”. clicca QUI per leggere l’articolo

Al quarantunenne Mazzolini, attivista della Lega Nord, già presidente di Promotur, Agenzia Regionale per la gestione dei poli sciistici del Friuli Venezia Giulia, già consigliere regionale eletto questa primavera e dichiarato decaduto per ineleggibilità proprio perchè presidente dell’ente (caso più unico che raro), l’articolo non piacque.
Per cui, nonostante l’innegabile veridicità di quanto accaduto (confermato da testimoni), Mazzolini ha voluto avviare una lite, innegabilmente temeraria, nei confronti di questo giornale, querelando per diffamazione a mezzo stampa il direttore responsabile di Dovatu.it
.

Spassoso, in alcuni tratti, il suo ricorso: l’articolo in argomento avrebbe nuociuto alla carriera politica del tarvisiano, facendogli perdere le elezioni locali, essendosi candidato Mazzolini per la carica di sindaco di Tarvisio. In effetti, prese pochi voti…
Non solo: Mazzolini si considera, leggiamo negli atti, leso nel suo onore per essere stato descritto come un “razzista”. Al di là dei precedenti razzisti di alcuni esponenti della Lega Nord, nell’articolo in questione, Mazzolini non viene mai citato. Mai. Non era infatti presente. Leggere bene,.. no?

Il giudice ha definitivamente chiuso la questione, affermando che: “… il fatto narrato trovava conferma nelle deposizioni testimoniali…”; “… la narrazione rispettava i parametri dell’esercizio del diritto di cronaca e critica, non essendosi utilizzate espressioni volgari o offensive…” “… rilevato che l’interesse alla conoscenza pubblica deriva proprio dalla militanza politica del querelante, circostanza che lo rende inevitabilmente più soggetto ad esposizione mediatica ed alla valutazione, positiva ovvero negativa, dell’opinione pubblica”.

ARCHIVIAZIONE MAZZOLINI VS BOTTO

Il vostro giornalista è stato però indagato per un anno e mezzo: un carico pendente che ha temporaneamente macchiato il suo ‘curriculum’. E una persona onesta soffre di più le accuse ingiuste.

L’ennesima conferma, purtroppo, dell’efficacia intimidatoria delle querele pretestuose. Il giornalista ha comunque dovuto affidarsi ad un avvocato: solo questa spesa, chi gliela rifonde? E l’impossibilità di partecipare a concorsi pubblici, stante la temporanea ‘macchia’ giudiziaria? E tutte le minacce ricevute successivamente da cretini emuli di Mazzolini? (“Ha ragione Mazzolini, togli il mio nome da quell’articolo, sennò ti querelo anch’io”). Serve, necessariamente, uno strumento che inibisca quest’uso dissennato della querela temeraria nei confronti dei giornalisti.
Cari Parlamentari che ci leggete: volete darvi da fare?

Ultima considerazione, che forse, però, dovrebbe essere la prima.
Quelle frasi pronunciate dalla signora, si possono dire?
Vi sono gli estremi dell’odio razziale? O della discriminazione territoriale?

Sinceramente, non l’abbiamo capito: ma, al riguardo, andremo avanti nella questione.
Poi, e qui la noia ci attanaglia più di quanto non stia opprimendo voi pazienti lettori, attendiamo conferma dal signor Mazzolini Stefano, sulla paternità del commento offensivo lasciato in calce all’articolo in questione, con tanto di firma, indirizzo e-mail e sito web che, nuovamente, pubblichiamo:
commento mazzolini

 

Mazzolini, ci tolga un dubbio: l’ha scritto Lei? Basta un ‘si’ od un ‘no’.
Perché se è ‘si’, lei ci ha diffamati; se è ‘no’, qualcuno ha assunto la sua identità…

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