Mafia del mare nell’Area Marina di Favignana, reti distrutte dai pirati

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Sconcertante sorpresa per l’equipaggio della “Rosaria Concetta”, della famiglia Campo, ormeggiata al porticciolo di Punta Lunga, a Favignana (TP): all’alba, issando a bordo le reti, si è constatata la distruzione di tutto il materiale da pesca.
“Circa trenta pezzi lunghi 55 metri”, spiega amareggiato Giuseppe Campo, “che avevamo lasciato a 25 metri di profondità ad un miglio e mezzo al largo di Punta Lunga. È tutto distrutto, parliamo di un danno di 5-6mila euro.”

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Sopraggiunti i Carabinieri per i rilievi fotografici del caso, Campo ha segnalato che a fare ciò, presumibilmente, è stata una grossa barca dedita alla pesca a strascico abusivo.
Infatti, ci troviamo nelle acque dell’Area Marina Protetta delle isole Egadi, la più estesa del Mediterraneo, dove è assolutamente vietato tale tipo di pesca, comunque vietata su fondali inferiori ai 50 metri di profondità e in assenza di Posidonia marina.
Numerose però sono le segnalazioni di imbarcazioni della flotta trapanese e marsalese che incrociano questi mari per la pesca di frodo, veri e propri bracconieri del mare resisi anche responsabili, qualche settimana fa, del furto delle reti posizionate da un altro peschereccio locale.

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Qui è tutto un casino!”, si sfoga Campo: “Succedono sempre queste cose. Adesso esigo che il Comandante della Capitaneria di porto di Trapani venga qua a vedere con i suoi occhi in che condizioni lavoriamo. Adesso dobbiamo recuperare altre reti, preparare tutto il materiale da pesca daccapo, perdere una settimana di lavoro se tutto va bene e, soprattutto, sperando che non ci capiti di nuovo. Siamo in ter a lavorare su questa barca, questa proprio non ci voleva.”
Ma è possibile scoprire chi sono i responsabili?
“Certamente si! La Capitaneria dovrebbe chiedere i tracciati AIS a Roma -ndr: rilasciati da un dispositivo obbligatorio a bordo per imbarcazioni superiori ai 15 metri- e verificare chi è transitato sopra le nostre reti da Mezzanotte in poi oppure chi ha spento il dispositivo in tale fascia oraria.”

Ma, evidente rammaricato, si lascia sfuggire che “è facile tappare le bocche, basta una cassetta di gamberi”.

Altri pescatori si lasciano andare a pesanti recriminazioni, bersagliando l’amministrazione comunale e l’Area Marina che, a detta loro, non tutelerebbe i pescatori locali, lasciando nei fatti questa riserva marina in uno stato di anarchia. Ci segnalano infatti che da settimane piccoli pescherecci non egadini depredano le acque di Cala Rotonda, del Previto e di Cala Grande, sostanzialmente indisturbati.

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Michele Rallo, consigliere comunale, stempera i toni senza reprimere la rabbia, offrendoci la sua lucida considerazione che non necessita d’ulteriori commenti: “La mafia del mare, già, si, proprio di mafia si tratta, perché anche in mare esiste il vincolo di segretezza e la violenza delle intimidazioni.
Questa notte, come in tante altri notti alle Egadi, come in tante altre località d’Italia, entrano in azione i paranzoti che iniziano a saccheggiare il mare, fin sotto costa. Non interessa se distruggono la loro stessa fonte di vita, l’importante è superare la notte, riuscire a coprire le spese, perché anche per loro il periodo è brutto.
C’è anche da aggiungere che queste sono piccole paranze, in maniera da poter sfuggire agli stringenti controlli posti in atto dall’Area Marina Protetta e dalla Capitaneria di Porto. Sono imbarcazioni fuori controllo, infatti non hanno a bordo un aggeggio chiamato ‘Aiesse’ che serve per l’individuazione a distanza dell’imbarcazione. E come al solito sono pochi di questi che rovinano la reputazione dei tanti pescatori onesti.
Ma tornando a questa notte, questi paranzoti sono arrivati a lambire le coste della nostra isola di Favignana, con le loro reti che tutto distruggono, anche le reti dei pescatori più piccoli.
Qui infatti vige la legge del più forte, qui il pescatore più grosso e aggressivo, vince sul pescatore più piccolo. Ma come agiscono anche i mafiosi, questi agiscono nella notte, non si fanno vedere, sono dei codardi“.

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Questa notte hanno distrutto le reti di una famiglia di pescatori di Favignana, una famiglia scomoda per certi versi. Una famiglia che ha avuto il coraggio in questi anni di schierarsi con le istituzioni e difenderle, schierarsi contro i pirati del mare. Ma come accade spesso le prime a lasciare nell’oblio queste genti di mare che hanno avuto il coraggio di ribellarsi sono proprio le istituzioni, a cominciare dalle istituzioni vicine al cittadino e ai pescatori in questo caso, che tanto vanno dicendo di difendere il loro lavoro, ma il più delle volte sono meri comunicati stampa.
E allora nascono le mascariate, le diffamazioni verso la famiglia, loro parlano assai, seguono strade che da queste parti è meglio non percorrere, meglio seguire sempre la massa, non distinguersi mai per confondersi e non avere problemi. Mai prendere posizioni, al massimo farlo al bar, ma sempre con discrezione, non si sa mai chi può ascoltare.
Questa è l’Italia, la Sicilia, anche Favignana”.

Quando l’Ente mi tenta: Viaggio d’inchiesta nella Pubblica Amministrazione da Nord a Sud

Tommaso Botto

1 comment

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