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Ma proprio in mezzo ai turisti dovete giocare alla guerra?
31 Maggio 2011 Inchieste
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Non bastavano gli allarmismi sulla guerra in Libia. Ci mancavano gli addestramenti in mezzo ai bagnanti. La pessima scelta di effettuare esercitazioni militari in una zona marina protetta.

Mattina del 31 Maggio, ore 10.30.
Dovatu perlustra, filosofeggiando con velleità balneari, una delle baie più incantevoli d’Italia: Cala Rotonda, a Favignana (Tp).

Un fragore d’elicottero stile Apocalypse Now (crede di udire anche la Cavalcata delle Valchirie di Wagner…) lo aggredisce da dietro: alza lo sguardo e si vede sovrastare da un elicottero militare che si dirige proprio là. “Staranno andando a salvare qualcuno?”, si interroga.
Allunga il passo e giunge in loco. E qui rimane basito.
Tra frotte di turisti in mutande, esemplari in topless, agavi che librano le loro pertiche verso il cielo e prolifiche nidiate di gabbiani teneramente in riproduzione, le nostre Forze Armate stanno facendo un’esercitazione!
Il velivolo volteggia più volte sullo specchio d’acqua dai colori cangianti, fa intravvedere un verricello in azione, lascia intuire un intervento degli uomini-rana e invece… vira verso la terraferma e, sulla piatta e comoda scogliera, procede a far scendere un bel tomo appeso alla fune.

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Intanto si solleva una nube di polvere, gli astanti radunano i pochi cenci che han con sé, qualcuno rivolge in alto la macchina fotografica e due o tre, enormemente seccati, procedono verso la via d’uscita dalla baia.

Scende il prode militare da circa venti metri, guadagnando il terreno: ce l’ha fatta!

In totale assenza di vento, su una superficie estremamente piana per l’orografia della zona, riesce a stare perfettamente in piedi. L’elicottero recupera il verricello, dirige altrove le sue roboanti pale, effettuando una virata che lo porta a soffermarsi giusto sulla scogliera gremita di pulcini di albatri; attende così un paio di minuti, poi dirige verso il “naufrago” di terra, lasciato lì come un fesso, in mezzo all’arsa radura, vestito come un alpinista.

Tra polveri e piume, l’elicottero si posiziona allo zenit del poveretto lasciato in mezzo ai bagnanti; fa scendere la fune, il condottiero si allaccia e dà l’ok con il pollice verso l’alto; il verricello lo issa a bordo ed il velivolo, cabrando da un’estremità all’altra della baia, si dirige verso est, verso nuove mirabolanti avventure.

Sbigottiti i bagnanti tornano agli ozi routinari. I gabbiani, a decine, volteggiano indaffarati a serrare le fila dei piccoli smarritisi fra gli scogli a precipizio sul mare, in quel casino innaturale. Tutto a breve torna alla normalità.

Addestrarsi è giusto, necessario e doveroso, soprattutto nell’esercizio di attività pericolose come quelle militari. Quell’esercitazione sarà sicuramente utile un domani a salvare una vita o a risolvere una situazione difficile. Ma l’interrogativo da porsi è questo: proprio in un’area protetta, in una zona turistica come questa devono portare scompiglio? Banalmente: con tutte le pietraie desolate che ci sono in Sicilia, proprio a Favignana volevano fare il giretto?

Viene in mente quando, anni fa, a duemila chilometri a Nord, il sindaco di Dobbiaco (Bz), fece chiudere un poligono di tiro (armi leggere) perché adiacente ad un itinerario di sci di fondo… E gli Alpini andarono altrove.

 

SEGUE:    GRANDI MANOVRE A FAVIGNANA: qui si che è bello addestrarsi!

 

 

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