L’IMPERO AUSTRO – TEDESCO DEL PELLET (SECONDA PARTE)

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(segue da L’IMPERO AUSTRO – TEDESCO DEL PELLET)

Ora possiamo pure scendere in qualche particolare che ci aiuterà a far capire come mai l’impero austro – tedesco del pellet possa dettare il prezzo in tutta la penisola italica.

stufa pellet

Molti, quando acquistano la propria scorta personale del famigerato mini bricchetto di legno, chiedono sempre al commerciante la certificazione del prodotto che gli viene proposto, spesso non capendone proprio un tubo.

Quella più famosa è la “DIN- Plus”, oramai superata dall’omologa “EN-Plus-A1”, che altri non è che la certificazione basata sulla corrente normativa europea del pellet.

Tale normativa si rifà ai canoni sanciti e verificati dall’Istituto Tedesco del pellet (Deutsches Pelletinstitut).

Insomma, i tedeschi, giustamente, sono riusciti a far adeguare l’Europa ai loro criteri, che peraltro sul loro suolo nazionale si traducono in controlli severissimi da parte delle autorità preposte per quello che riguarda sia la filiera produttiva del pellet, sia per quanto concerne quella distributiva.

I loro impianti di produzione sono soggetti a controllo annuale al fine di garantire un corretto trattamento del prodotto. Quest’ultimo, inoltre, viene posto sotto esame a campione, senza preavviso, onde assicurarsi che gli standard richiesti dalla certificazione di riferimento – ce n’è più di una e ne parleremo- siano rispettati.

Non dovessero esserlo, in Germania e Austria scattano sanzioni pesanti per le aziende produttrici, anche perché le medesime godono di agevolazioni, rientrando nell’ambito della politica forestale ed energetica dello stato.

Da qui, chiaramente, si determina una produzione di altissima qualità e nasce anche un equivoco: molti prodotti italiani e non solo, vantano certificazioni “EN-Plus-A1”, “DIN – Plus” e chi più ne ha, più ne metta. Eppure, molte volte, la qualità non è la stessa dei prodotti teutonici. Come mai?

Molto semplice, al contrario di Germania e Austria, la normativa europea di riferimento non si è tradotta a livello nazionale in un sistema di controllo e sanzione equivalente a quello presente oltralpe.

Tradotto, molte ditte italiane, slovene, croate, slovacche ecc., ecc., portano un campione di qualità del proprio prodotto per il rilascio della certificazione all’Istituto Tedesco del Pellet – o ad altre realtà indipendenti – (cosa che regolarmente pagano) e ottenutala ne fanno stampare il logo sui sacchi in plastica che, matematicamente, poi, verranno a contenere bricchetti ben diversi da quelli esaminati.

Tanto, in queste nazioni, chi di fatto controlla che la qualità del prodotto rientri nei canoni della certificazione riportata in confezione?
La risposta è: di fatto nessuno e i risultati si vedono eccome.

I nostri vicini del Nord Europa sono consapevoli di quanto v’ho appena raccontato? Ebbene, si!

Da qui il nostro pagar dazio: vuoi scaldarti con la garanzia di non aver problemi con la stufa?
Allora la garanzia la offrono solo loro e la stessa la si paga (anche troppo, aggiungo io).

Quindi, si potrebbe dire che l’impero austro – tedesco del pellet si fondi solo su serietà e qualità.

Ciò è vero, ma c’è un però. Quale?

Ve lo dico la prossima volta.

 

EmmeU

Redazione

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