UDINE: LE CLERICALATE DELLA SCUOLA PUBBLICA

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La ‘laicità alla cattolica’ imposta per la fine dell’anno scolastico alla Scuola Boschetti Alberti di Udine discrimina gli alunni non cattolici: “Noi siamo Cristiani, portiamo avanti una chiesa e non me ne sono minimamente messa la domanda di perché nella chiesa cattolica e non in un luogo “laico”..”.

 

“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” e “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge” dice la Costituzione della Repubblica Italiana (art. 7 e art. 8).
E’ con questo dettato del 1948 che viene sancito il “supremo principio costituzionale” della laicità dello Stato italiano, dichiarando un taglio netto con il precedente dogma dello Statuto Albertino (1848) che definiva la religione cattolica come “la sola religione di Stato”.

le clericate della scuola statale

Ma, nei fatti, è una ‘laicità alla cattolica’: a parte la querelle dei crocifissi in classe e nei tribunali, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche è solo uno degli esempi e si percepisce sempre più frequentemente, in tanti ambiti della società italiana, un’atmosfera inquisitoria, sostenuta dal menefreghismo di tantissimi; un revanscismo, spesso viscido e nascosto, di matrice religiosa che evoca anziché Gesù di Nazareth proprio proprio i nostri ‘amici’ talebani.

C’è l’alternativa alla religione cattolica (si chiama così la materia) ma nella pratica è più un parcheggio per i discenti (sempre più ) che non vogliono fare catechismo a scuola (perché ebrei, perché musulmani, perché appartenenti ad altre confessioni oppure agnostici, atei, indifferenti etc.).
‘Alternativa’ spesso sprovvista di insegnanti: i bambini così restano in classe e ascolano il sermone religioso (lezioni di dottrina che noi tutti paghiamo, sottraendo risorse all’abc, alle guerre puniche, a tutto ciò che la scuola dovrebbe dare ma che non riesce più a fare, imbrogliata e umiliata dalla politica).
Fosse storia delle religioni, non ci sarebbe niente di male: ma udire i propri pargoletti che discorrono tra di loro di Papa Francesco (il capo di uno staterello teocratico), a molti agnostici/atei/indifferenti non va proprio giù.

Capita poi, ad Udine (una delle capitali italiane della bestemmia, dove la blasfemia fa parte del quotidiano intercalare), alla scuola elementare (Primaria) Boschetti-Alberti (quella che da oltre sei mesi è priva di parcheggi a causa di una follia burocratica), che la laicità dello Stato venga nei fatti messa (!) da parte: si terrà il giorno 10, nel pomeriggio, la festa di fine-anno, proprio in Chiesa, quella della parrocchia di San Pio X.

Oggi han fatto le prove (ma sembra che non ci fosse il sold-out…):

2 le clericate della scuola statale udine prove fine anno boschetti alberti chiesa san pio x 8-6-16

Testualmente -le famiglie sono state avvisate solo a ridosso dell’evento/recita- “si terrà presso il sagrato della chiesa“, sui gradini.

Perché non a scuola?” hanno chiesto alcuni genitori, valutando questa scelta logistica discriminatoria, proprio perché pregiudica il principio costituzionale della laicità; “Perché non nel grande giardino della scuola?”.

Risposta di un insegnante: “E se piove..?”.

Quindi: solo gradini (sotto una croce enorme), se non piove.
Altrimenti dritti in chiesa.
È questa la (subdola) verità.

Per l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti questa scelta risulta inconcepibile, frutto dell’ignoranza di norme legislative che dopo 68 anni di vita della Costituzione dovrebbero essere comunemente accettate. A Udine, sottolineano, non era mai stata segnalata una cosa del genere, forse perché mai accaduta o forse perché tanti tendono a stare comunque zitti, nel timore di ritorsioni.

3 comunicazione scuola Alberti 1.6.6

Si può tranquillamente visitare una chiesa, non c’è il demonio (esiste, non esiste, boh?): mezza Italia, quella del patrimonio artistico, è una chiesa…
Ma qui entra in gioco il principio costituzionale -dicono i genitori laici-, quello che sancisce la laicità dello Stato ed il pluralismo religioso: ed è per questo che questi genitori, fiutata la ‘clericalata’, si sono rivolti alla direzione scolastica, in anticipo di una decina di giorni.
Il dirigente ha nicchiato, ha rassicurato sul suo interessamento e… non se n’è saputo più nulla: noi paghiamo queste figure, dirigenti che non dirigono, che non decidono e che lasciano nel dubbio: “Si rischia di non fare la festa…”.
C’era proprio un personaggio, nella storia tramandata di Gesù il Nazareno, che si chiamava Ponzio Pilato

L’interrogativo sottoposto all’ente scolastico, oltre alle perplessità sui requisiti di sicurezza di tale location, è stato anche questo: “E’ possibile che una scuola così grande, con trecento alunni, debba andare ad elemosinare (!) uno spazio alla chiesa?”.

Negli anni passati si era ricorsi alla vicina pista di pattinaggio: venerdì mattina e sera è disponibile, nel pomeriggio (l’anno scolastico terminerà proprio quel giorno) assolutamente no (ci sono gli allenamenti per il saggio di fine anno).
Sembra che si siano intestarditi (chi? vorremmo i nomi, questa domanda riceve solo silenzi omertosi) per il venerdì pomeriggio (l’anno passato si tenne di sabato ma forse a qualche politico sconquassava il programma per il weekend).

Ma i laici hanno sottolineato anche questo: “Non è offensivo per chi ci crede, ricorrere alla chiesa, luogo di culto, come ultima spiaggia?”.
Perché il laico mette tutti sullo stesso piano.
Ma, purtroppo, solo il laico è ugualitario (e forse, a sentire certi discorsi, pensa più lui a Dio che i bigotti coatti).

E l’oltranzismo ha preso la piega dell’intolleranza religiosa.
Infatti, tocca riportare le reazioni, i rigurgiti dei cristianissimi della situazione, tramite messaggini inviati a chi ha semplicemente espresso la propria critica, dichiarando che i propri figli non avrebbero partecipato alla ‘funzione’ (vuoi che il parroco non faccia un saluto? che prenda un’offerta?) di fine anno:

noi siamo cristiani

Noi siamo Cristiani, portiamo avanti una chiesa e non me ne sono minimamente messa la domanda di perché nella chiesa cattolica..e non in un luogo “laico”..”.
Nel 2016, quel “noi” spiega molto di più di questo lungo noioso articolo di riflessione.

“Esistono scuole private…”, prima minaccia, meglio esplicitata in questa, anche se sgrammaticata, sempre di una devota madre di famiglia cristiana: “Può non venire alla recita e cambiare scuola c’è ne sono altre.”

Chissà perché, a questo punto, la mente laica di quel genitore vaga tra alcune immagini della sua memoria: una, più recente, di una donna col burqa; quindi un’incursione di Giannizzeri; e le belve che divorano i cristiani dentro il Circo Massimo. Ma torna alla realtà, con un brutto pensiero: “Toccherà, a questo punto, sottrarre la mia prole alle vendette dei sedicenti cristiani? Perché non sembra proprio la ‘scuola serena’ teorizzata da Maria Boschetti Alberti…”

Il rappresentante di classe mostra allora i suoi gradi, via WhatsApp: “Lascia lei il gruppo o la caccio io? Entro 2 minuti”.
Una scomunica digitale dell’”unto” tra i genitori?

E tra i tanti deliri religiosi, sempre in forma sgrammaticata, s’intravvede un’ombra di mistero: “Poi se ne parliamo di sicurezza, la scuola non è il posto più sicuro. Soprattutto in giardino...”

Cosa c’è in quella scuola e in quel giardino dove i bambini trascorrono la ricreazione?
Satana, l’Orco pedofilo… o il semplice fatto che nessuno lo tiene pulito?

Meglio sicuramente dal prete! È anche programmato un rinfresco in oratorio, non comunicato ufficialmente.

Amen.

Tommaso Botto

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