LAVORATORI DI PUBBLICA UTILITA’ SI RACCONTANO

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LPU impiegati in Provincia di Udine. Fra di loro anche un romeno che conosce ben 5 lingue

Disoccupati di lungo periodo che riescono a percepire un modesto reddito lavorando per quasi un anno per conto della Provincia di Udine: sono i lavoratori di pubblica utilità, catalogati con l’acronimo LPU.

Si tratta di uomini e donne di mezza età che, alle prese con un lavoro sfumato e con la crisi costante di un mercato occupazionale decapitato, si trovano ad essere ‘gestiti’ dalle cooperative che cercano di impiegarli anche negli enti pubblici, proprio come sta avvenendo in questi mesi a Palazzo Belgrado, per dare loro l’apparenza di una normalità di esistenza, anche se la precarietà e la scadenza del contratto sono sempre lì, spauracchi ineliminabili, soprattutto quando l’età non consente presunte facili ricollocazioni e riadeguamenti professionali.

Ma loro, nonostante tutto, si stanno rimettendo in gioco, disponibili ad imparare, in barba all’anagrafe, e ad applicarsi in materie completamente nuove.

E’ il caso dei quattro lavoratori LPU impiegati dalla Motorizzazione Civile nell’Archivio: tre di loro ci raccontano le loro impressioni.

E. G., 64 anni, di Udine:
“Fino ad adesso non posso lamentarmi, anzi, qui mi trovo molto bene.
Ho iniziato a lavorare il 30 ottobre e resterò fino a giugno. Sono contento”. Alla domanda se, in base alla sua esperienza, preferisce il pubblico al privato, la risposta è inequivocabile: “Assolutamente meglio il pubblico! Sia perché si può fare affidamento ad una maggiore sicurezza, sia perché l’ambiente è migliore”.

R. V., 63 anni, di Udine:
“Finora sta procedendo tutto assai bene.
Qui siamo tutti quasi coetanei, e quindi si è creato subito un bel clima lavorativo”.
Alle spalle ha dieci anni di lavoro come camionista e gli ultimi 25 come imbianchino (sempre come dipendente), poi, l’arrivo della crisi e la difficoltà, divenuta poi impossibilità, di trovare un impiego nei settori in cui aveva maturato esperienza.
“Devo essere sincero: dopo ben 25 anni trascorsi sempre in movimento, lavorando in piedi, non avrei mai immaginato di trovarmi bene a lavorare in un archivio! Sempre seduto! Certo, la differenza con la mia precedente modalità dinamica di lavoro è evidente, ma posso dire che, a dispetto delle previsioni, qui mi piace e mi sto adattando in fretta”.

P. P., romeno, 62 anni:
“Questo lavoro per me è interessante, tutto ciò che riguarda l’archivistica, la storia, la letteratura, la linguistica è affascinante”.
P. è un poliglotta, sa ben 5 lingue (francese, inglese, tedesco, russo e italiano).
Adesso alloggia alla comunità San Pio X per la quale ha svolto varie attività. Presto farà la patente, “nel mio paese era un lusso avere la macchina e chi la possedeva veniva interrogato dalla polizia…”.

Dal canto suo il vicepresidente Daniele Macorig sottolinea come si tratti di “strumenti che danno delle risposte alle emergenze a persone prive di ammortizzatori sociali e forniscono un supporto agli enti locali che li impiegano”.

Redazione

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