L’Aquila: un enorme ponteggio a noleggio

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NOSTRO REPORTAGE

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Spietatamente, la città de L’Aquila è ancora tutta da rifare: è imbalsamata.
Dopo il sisma del 2009, trascorsi sei anni, ben poco è stato ricostruito: una passeggiata in città rende l’idea di come tutto (quasi tutto) sia ancora in rovina.
E indica come tutto ciò che in qualche modo sia rimasto in piedi dopo il terremoto, sia stato puntellato, imbrigliato e camuffato: gru, ponteggi, reti, cartelli e silos costituiscono l’odierno skyline aquilano.

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La Zona Rossa, quella interdetta per la maggiore pericolosità delle strutture, è facilmente valicabile e percorribile: una modesta rete arancione blocca l’accesso a queste strade; il fil di ferro annodato con un paio di giri lascia intuire quanto sia precaria questa recinzione che, basta attendere qualche minuto, si vede transitare praticamente da chiunque, vuoi per prendere una scorciatoia, vuoi perché attratto dalla curiosità o semplicemente perché va a vedere casa sua, quel che ne resta, o a prelevarvi qualcosa che aveva lasciato lì, sei anni fa, con la speranza di tornarvi ad abitare dopo pochi mesi o un paio di anni.

zona rossa L'Aquila

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L’Aquila fa pensare: fa pensare a quanti soldi siano già stati spesi, quanti ancora dovranno essere sborsati per ridare un minimo di vitalità ad una città in verità morta, con la farmacia ancora ospitata in uno shelter e l’assoluta mancanza di negozi o supermercati.

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Si, ci sono bar e ristoranti, almeno quelli.
Ma la gente se n’è andata, se n’è andata in altre regioni o all’estero, oppure s’è sistemata in provincia nelle nuove cittadelle create dopo il terremoto, in quelle casette o in quei condomini eretti per dare un tetto temporaneo a migliaia di persone che avevano perso tutto.

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E, invece, ci abitano ancora, dopo sei anni, in quelle casette ed in quei condomini, e hanno perso ogni speranza, non ci credono più: si vedono immersi in un interminabile cantiere, in un incubo in cui pare che si siano perse di vista le priorità, dove, anziché le case è stata ricostruita la Prefettura, è stata aggiustata qualche chiesa e un paio di palazzi storici sono in fase di consolidamento e restauro grazie alla filantropia russa e francese.

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russi
L’Aquila fa pensare: fa pensare, parlando con qualche tecnico, il fatto che vi siano milioni di euro impiegati in “ponteggi a noleggio”; più durano i lavori, più durano i cantieri, più durano i noleggi di questi imponenti materiali. E la gente lo pensa -e lo dice- che a qualcuno non conviene che questi cantieri terminino e  che le opere vengano compiute.

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L’Aquila fa pensare: fa pensare quel turismo macabro che fotografa e riprende queste ferite ancora aperte; fa pensare la caparbietà dei pochi che son rimasti a combattere con polvere, rumori e grandi camion; fa pensare la folle spontaneità di quei giovani che ironizzano con la malasorte e con la mafia, inventandosi una finta metropolitana, con tanto di cartellonistica che simula stazioni, percorsi, fermate di una fantomatica “Eagle Underground”…

eagle underground L'Aquila

L’Aquila fa pensare: fa pensare quest’Italia che ha tutte le ragioni per piangere di se stessa.

piangi italia

Tommaso Botto

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