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La rivolta della Joibe Grasse (Zòbia Grassa) 1511
25 Febbraio 2011 Comunicati
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(La rivolta del Crudele giovedì grasso)

Nel 2011 cade il cinquecentenario della rivolta friulana della Joibe Grasse. Nonostante la sua rilevanza, la storia di questa insurrezione rimane poco nota perfino in Friuli: eppure non ci troviamo di fronte alla più vasta rivolta popolare avvenuta in epoca rinascimentale all’interno dell’attuale territorio dello stato italiano; è inoltre la prima tra le grandi rivolte popolari che hanno segnato l’Europa centrale nel XVI secolo. 

 Il quadro politico e sociale del Friuli alla vigilia della rivolta 

Avvalendosi dell’inclinazione delle autorità veneziane ad appoggiarsi sull’aristocrazia locale per il controllo del territorio, i castellani friulani hanno la possibilità di ampliare i loro diritti nell’esercizio della giustizia e la loro capacità di coercizione nei confronti delle comunità rurali. Così, se tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo le pressioni contadine avevano permesso un miglioramento della situazione nelle campagne friulane, nella seconda metà del XV secolo si riduce la tolleranza verso le insolvenze e aumentano gli escomi. Questa situazione, unita alle pretese della nobiltà di controllare anche gli estesi patrimoni gestiti in maniera collettiva dalle comunità rurali (comugnis o comunâi), determina un crescente clima di scontro sociale. 

A peggiorare la situazione contribuiscono sia la stasi economica, sia le devastazioni causate prima dalle scorrerie della cavalleria turca e poi, a cominciare dal 1508, dalla guerra tra Venezia e l’Impero che, alternando tregue temporanee a momenti di conflitto feroce, prosegue fino al 1516. 

A rendere ancora più complicato il quadro politico e sociale in Friuli c’è poi la faida in atto tra Strumîrs e Çambarlans. I primi raggruppano la maggioranza dei nobili della Patria e ne controllano il Parlamento; si tratta di veri e propri clan (come quelli dei Della Torre, dei Colloredo o degli Strassoldo) che hanno spesso possedimenti e parentele nei territori imperiali. I secondi, invece, fanno capo alla famiglia dei Savorgnan, la più potente del Friuli e l’unica iscritta alla nobilità veneziana presso cui godono di importanti appoggi. Spinti dal desiderio di trasformare il Friuli in una sorta di signoria nelle loro mani, i Savorgnan hanno attuato una politica spregiudicata che li ha portati a sostenere le comunità rurali negli scontri con la nobiltà locale.  Estendono la propria influenza sull’Arengo di Udine e hanno il comando delle milizie contadine (Cernide). 

Il progressivo aumento delle tensioni sociali, la guerra feroce combattuta tra Venezia e l’Impero, lo scontro sempre più aspro tra Strumîrs e Çambarlans rendono la situazione esplosiva. 

 La rivolta popolare della Joibe Grasse 

Il 27 febbraio 1511 il Carnevale è al culmine. È il giorno della Joibe Grasse, il giovedì grasso, e la città di Udine è affollata di gente giunta anche dai villaggi vicini. Di ritorno da una perlustrazione fuori città, una colonna di contadini delle Cernide si trova al centro di uno scontro tra i partigiani delle due fazioni nobiliari. È la scintilla che fa scoppiare l’insurrezione: in breve gli uomini delle Cernide, con il sostegno dei popolani udinesi e dei contadini giunti da fuori città, danno l’assalto ai palazzi nobiliari e li espugnano uno dopo l’altro, saccheggiandoli e incendiandoli. Si scatena una vera e propria caccia all’uomo nei confronti degli esponenti delle principali famiglie nobili friulane e dei loro sostenitori in cui perdono la vita diversi esponenti di spicco degli Strumîrs. Mentre il luogotenente veneziano si rifugia in castello, Udine rimane per tre giorni nelle mani dei contadini e dei popolani friulani. Per riportare la calma a Udine si deve aspettare l’arrivo in città delle truppe veneziane. 

Mentre a Udine il fuoco dell’insurrezione va esaurendosi, la rivolta dilaga nel resto del Friuli dove i contadini espugnano, saccheggiano e incendiano numerosi castelli e palazzi nobiliari. Di fronte ad un’insurrezione che si espande a macchia d’olio, la nobiltà friulana e le autorità veneziane si compattano e, dopo una vittoria ottenuta sui magredi del Cellina, riescono a ristabilire la calma quasi ovunque. La peste e il terremoto che poco più tardi si abbattono sul Friuli completano l’opera. In alcune giurisdizioni, tuttavia, gli scontri sembrano proseguire ancora a lungo. 

Gli Strumîrs tentano di attribuire tutte le responsabilità dell’insurrezione ad Antonio Savorgnan, ma l’inchiesta del delegato di Venezia, Andrea Loredan, lo solleva invece da responsabilità dirette accrescendo, in tal modo, la rabbia dei suoi avversari. Il Savorgnan, tuttavia, non si sente più al sicuro e decide di passare al campo imperiale. Nemmeno il repentino cambiamento di schieramento serve però a salvargli la vita; la vendetta dei suoi avversari, infatti, lo colpisce nel marzo 1512 a Villacco. 

La rivolta del 1511 rappresenta dunque l’episodio culminante, ma non conclusivo, di un conflitto sociale e politico che ha radici lontane. I rappresentanti delle comunità rurali friulane riescono a tessere una rete che cerca di condizionare il loro appoggio a Venezia sulla base del rispetto dei propri diritti e degli usi tradizionali. È proprio questa capacità “politica” che porterà Venezia a riconoscere il diritto ad una rappresentanza permanente delle comunità rurali friulane, che diversi anni più tardi verrà istituzionalizzata con il nome di Contadinanza

Carlo Puppo,  presidente dell’Associazion 1511  associazion1511.blogspot.com    

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La horribile zornata della zobbia grassa in la città di Udene alli 27 febraro 1511

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 1 Castello Fino al terribile terremoto del 1511, che ne distrusse gran parte, il Castello di Udine era cinto da mura e turrito. La sua ricostruzione iniziò nel 1517 e durò per quasi tutto il secolo. In età veneziana, il Castello era la sede del rappresentante dell’autorità repubblicana, il Luogotenente della Patria. Costui, avvertendo la crescente tensione tra le due fazioni cittadine, la sera prima del giovedì grasso ne convocò i capi, che si scambiarono gesti di pace. Il giorno seguente, tuttavia, la carneficina ebbe inizio e il Luogotenente rimase inerme ad assistere agli eventi dal Castello. 

 2 Porta di Aquileia Di probabile costruzione trecentesca, la porta d’Aquileia segnava verso sud il limite della città. Secondo una cronaca, Antonio Savorgnan la varcò all’alba del giovedì grasso con 1500 contadini e popolari armati, per affrontare gli imperiali che minacciavano la città; non trovandone però traccia, la folla tumultuosa venne fatta rientrare per la stessa porta, in un crescendo di rabbia ed eccitazione. 

 3 Case dei Savorgnan Il quartiere della ricca e nobile famiglia dei Savorgnan, con numerosi palazzi, si trovava nei pressi della chiesa di S. Francesco, nell’area dell’odierna via Savorgnan. Nelle corti e nelle strade di questa contrada, all’ora di pranzo, gli uomini agli ordini di Antonio Savorgnan vennero serviti di cibo e vini. Nei pressi vi era il pozzo di S. Giovanni, dove nel corso degli scontri furono gettate alcune persone. Nell’area di Piazza Venerio (già place de rovine) sorgeva invece un palazzo Savorgnan raso al suolo nel 1549 come pena per i crimini commessi durante la faida nobiliare che seguì la rivolta del 1511. 

 4 Case dei Torriani Adiacente al quartiere dei Savorgnan vi erano i palazzi dei Della Torre (o Torriani), una delle famiglie nobiliari a capo della fazione strumiera. L’edificio principale sorgeva nell’area ora elevata di Piazza XX settembre, e fu tra i primi ad essere saccheggiato e addirittura bombardato dalla fazione zamberlana con due pezzi d’artiglieria sottratti alla santabarbara del castello. Anche questo palazzo sarà abbattuto per ordine del veneziano Consiglio dei Dieci nel ‘700, a causa dei crimini efferati di Lucio Dalla Torre. 

 5 Borgo Grazzano Il Borgo Grazzano, che venne incluso nella cerchia cittadina dal Trecento, aveva inizio dalla porta omonima, di cui rimangono alcune tracce nell’attuale via Battisti. Qui sorgevano alcune case e palazzi di strumieri (Soldoniero de Soldonieri, Augustin di Partistagno) che furono assaltate nel corso della lotta. Più in là, dallo slargo oggi occupato da piazza Garibaldi, si andava verso borgo Cussignacco o verso i gorghi (via Crispi, via Gorghi), teatro di altri scontri. 

 6 Borgo Poscolle Anche questa contrada, che rientrò nel perimetro cittadino nel tardo medioevo, fu teatro di scontri e saccheggi. Qui si trovavano, tra gli altri, anche i palazzi di Zuanlunardo e Polidoro della Frattina, esponenti della fazione strumiera

.prof. Andrea Zannini, Università di Udine    

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Per ulteriori approfondimenti sulla “Crudel Zobia Grassa”: http://it.wikipedia.org/wiki/Crudele_gioved%C3%AC_grasso 

 

"1" Comment
  1. Francesco Prezzi

    Copia de una letera scrita in Udene. Narra tuto il caso sequito, data a dì 2 marzo 1510, scrita per uno di la Patria.

    Lo mercore avanti zuoba grassa, lo magnifico domino Alovisio Gradenigo, dignissimo locotenente, chiamò la sera a sì domino Antonio Savorgnan et domino Alovisio da la Torre, ambos consequaces dove, media sue magnificencie, fecino pase et dederunt sibi mutuum osculum pacis quod ambae partes plurimos armatos introduxerunt in urbem in illa nocte. Li todeschi grossissimi respectu aliarum incursionum vene a Pradaman, a presso la terra de Udene, per uno miar vel zircha ad numerum 1500, et equitum 300, inter quos erant 80 cataphractae, per ea quae conjectabant illis qui eos viderant. Quo mane sequenti, zoè la zuoba grassa, ante diem, fu portata una letera al magnifico domino Antonio Sovergnan, intercepta a uno messo, che mandava domino Alovisio de la Torre, scripta per man de esso quella sera avanti, a hore 4 de note, a sier Jacomo da Spilimbergo, in la qual lui scriveva dicendo, hoc modo quella bestia de Antonio Sovergnam per fillo che l’haveva, credendo lo populo li volesse butar mam et vedendo che ’l manchava lo favor popular, ha ordito tanto con el magnifico [27] locotenente, che havemo convenuto far paxe, la qual tamen è facta, et durerà pocho. Unde vi ringratio assai de le offerte; adesso non bisogna, ma stati pur atenti et aparechiati, che, bisognando, possamo haver lo adjuto vostro, o tal parole. Le qual letere esso missier Antonio monstrò al magnifico locotenente digando et pregandolo che ’l volesse proveder de far mandar fuora la zente, havea conducta in la terra esso sier Alvise da la Torre, e non fazendo la provisiom, che se intenda. El lochotenente se ne andò a messa la zuoba grassa prefata, ubi ego aderam, et continue sussitava la novella de’ todeschi, che era soto e vicini a la terra de Udene, contra li qualli era etiam cavalchato, con li sui homeni, missier Antonio, a la volta de Predeman per impedir la depopulation de dicta villa. Non sapendo tamen alhora de tanto numero, credendo fusseno cento, over 200 al più, secondo lo consueto lhoro, quia soliti erant descendere noctu et pauperes villicos ex improviso capere in villis, et tamen vedendo che li todeschi havea preso 13 homeni in Pradaman, et fato botini assai et sic rediit domum, et ista nunciata fuerunt magnifico locotenenti, missam audienti, ubi aderant sier Aloysius Turianus et sui, qui asserebant palam hoc astutiam domini Antonii dicentes, lui fa questa coraria de todeschi per coprire lo eror suo e per condur zente nove in Udene; et sic lo magnificho locotenente andò im piaza et li Turiam ad domos et suas conventiculas. Le novelle de todeschi pur multiplicava per la via più alta verso Cividale, adeo che stessemo in palazo fina horre 16. Et, audito che li todeschi abducedant praedas suas ex diversis locis, se ne andò a disnar, et ego prandiendo audivi strepitum armorum ex opposito Turrianorum, ubi collecti erant multi de suis, et facta rixa cum ballistis et artellariis, et messo fuogo a le porte, davanti et in la stalla de drio, et tragando de falconeti ne le fanestre, se messino in fuga li Turiani et arbandonorno la caxa, et per li beorali et culminum tectorum fugite in domos vicinorum, li qualli visti alcuni fu sagitati, etc. Et tandem depopulata et sachizata la caxa lhoro; et, incendio ardens, fo trovato missier Ysidro da la Torre in caxa lì contigua de li Sbrojavacha, et lì fo amazado. Non era morto, ma de bote mortale et inevitabile de morte, ut dicunt in la testa ferido languenti extremis, et poi intraro in una caxa lì vicina dil vicario del patriarcha. Missier Alvise da la Torre, et Polidoro de Gorgo, vicini tuti, fo amazati ambo crudelissime. Poi, a hore do di note, [28] trovati in caxa de sier Francesco de domo Columbanorum, opposito de sier Zuan Batista de Candido, fu trovati missier Texeo da Coloredo, doctor, et sier Nicolò da la Torre, sier Zuam Lunardo da la Fratina, et quelli venendo fuora pian pian, sperando scampar, subito forno morti, et fo morto et manzato da’ cani quella notte, quasi tutto, sier Federico da Coloreto. Item, amazato crudelissimamente sier Soldaniero di Soldanieri, famegij zercha 3 morti, over 4 de questi Turiani morti. Presoni fati assai de domino Antonio Sovergnan, a li quali tuti è restato la vita per missier Antonio Savergnan; videlicet, sier Agustin da Petistagno con 3 fioli, sier Francesco de Cergnao, sier Trojam, sier Zuam Francesco de Parceto, suo genero, sier Gotardo de Parceto, sier Zuan Batista de Candido, alcuni dize etiam sier Agustin de Guberto, canonico de Cividal; sier Zuam Batista de Candido et sier Antonio de Andecanis, fradello de mio zenero, li qualli hanno volesto star in custodia del dicto missier Antonio, per fuzir le furie popular. Heri poi fu trovato sier Batista de Bertolino, vestido in habito de carbonier, et, preso, fu amazato. Se dixe, esser stà amazato in uno conducto, Polidoro de la Fratina; Zuam Lunardo etiam, suo fratello, fu morto con missier Texeo, et similiter Nicolò de la Torre. Caxe mo bruxade e sachixate, con preda de ducati vinti milia, senza dubio sono queste, et prima:

    La caxa de questi de la Torre, bruxata, ma prima sachexada, e poi solo aequata.
    La caxa de sier Francesco de Cirgneo, sachezata e bruxata.
    La caxa de sier Jacomo de Castello bruxata, ma prima sachezata; la vechia similiter, e tutti li pavimenti de la nova predicta.
    La caxa de sier Piero de Castello, sachezada et quasi solo aequata, ma tutta lacerata e frachasata.
    La caxa de sier Zuan Batista da Castello, sachezata.
    La caxa di sier Antonio e di sier Nicolò da Terzago, similiter, malissimo depredata.
    La caxa di sier Batista da Bertolin, sachezata.
    La caxa de missier Leonardo de Gubertis, fisicho, sachezata.
    La caxa de sier Soldaniero di Soldanieri.
    La caxa de sier Guarento da Porto.
    La caxa de sier Trojam da Porto.
    La caxa de sier Troylo di Gorgi.
    La caxa de sier Marin de Valentinis.
    La caxa de sier Agustim de Pertistagno.
    La caxa de sier Francesco Mazanive.
    [29] La caxa de sier Hironimo Mazavino.
    La caxa de sier Ferigo da Coloreto.
    La caxa de Bastiam de Monfalcon.
    La caxa de missier Thexeo da Coloreto.
    La caxa de sier Zuan Leonardo da la Fratina.
    La caxa de sier Polidoro da la Fratina.

    Et tutte è tanto defiamate, che le non val lo terzo che prima, quanto a li edificij.

    Se dice mo ulterius, che è sachezado lo castello de Moruzo, de Vilalta, de Chiavergnago, e do caxe et è tanto de quelli de castello. Lo castello de Cerugo manaza li villani sachezar castel de Porpeto, ita che de lì li signori hanno aparechiato 12 barche per levarse et lassar lo castello; et hano sachezato lo castel de Brazà, questa sol popularia sic impressa omnium villicorum et popularium patriae. Ex hoc quia suspectatur et firmiter creditur quod isti Turriani cum sequacibus habesse intelligentiam con li todeschi, che uno et eodem tempore, fiunt utrobique irruptio in arma et inter viscera civium et ad muros et portas civitatis, et sic civitas Utini ducitur in ludibrio et praeda barbaris, quod tamen non intret in tempore meo, licet facile sit quod hostes intellexerint ab extra dissidia et discordia civitatis Utini et inde nata sunt et noticia habita, vel per exploratores, vel transfugas, vel captivos, buliebant haec odia et famebant corde, et che loro venisse a questa vicinità de la terra, licet ego auribus propriis audivissem sententias super sententiam domus habitationis meae, quae tamen vera sunt. Dum expugnaretur domus Turrianorum duas famellas vetulas … obrias et conquerentes de damnis predicti hostis. Et dice in Gaidrio et Camino, locis propinquis villae Pradaman, et dicentis ecomare (sic), la tal nominando quamdam aliam famellam dise, che uno crovatin li corse drio et la volse prendere, et cussì volendola prendere, la dimandò se lo dì avanti era stà custion in la terra di Udene tra li citadini, perchè questi villani, de villis finitimis Utini, tutti scampa la note in la terra, e poi la matina vanno a lavorar qualche cossa in le sue ville, perchè questi todeschi sol corere la notte venendo l’alba. Digo dimandò quella femina, et lui disse de non, et sic lo crovatim non la prexe. Disse etiam uno villam mio, che me conzava uno teren a presso San Zuane de Manzan, stans in quadam costa de li todeschi, vicina in ordinanza a Prode et cavalchò pian pian a l’alba de lì va verso Bure, a la volta de Prademan. Me disse etiam uno altro villam, che li todeschi apresso Prademan in ordinanza quieti [30] drio certo Colesino et altri discurrebant, cossa che suspicatur, chè questi erano venuti con qualche intelligentia, et iste rumor proluit in vulgus et populum, adeo che li par haver fato sacrificio ad exterminar costoro. Questa matina è stà dito che li villani vol combater et sachezar el castello de Porpe’, etc.

    Da Marin Sanuto Vol. XII

    La cosa mi interessa, ma non mi convincono gli scritti che trovo in linea, sono decontestualizzati. Massimiliano I d’Asburgo si trovava in Valsugana in quel periodo.

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