LA LEGGE DI STABILITA’ 2014: TANTO FUMO E POCO ARROSTO

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La legge di stabilità 2014, chiamata ad imprimere una svolta al rilancio dell’economia, si è tradotta nel consueto assalto alla diligenza, diventando – per dirla con le parole del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, un pateracchio o, alla meno peggio, una ‘legge mancia’ dove 120 interventi sono sotto i 20mila euro.
SOLO PAROLE

E’ questa, riassunta dal direttore di Confindustria Udine, Ezio Lugnani, la delusione degli imprenditori friulani che ha fatto da sfondo questo pomeriggio a palazzo Torriani al tradizionale convegno di approfondimento sulle principali novità fiscali dal titolo “La Legge di Stabilità 2014 e le altre novità fiscali di fine 2013” promosso dagli Industriali friulani in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili della Provincia di Udine e con l’Anti – Associazione Nazionale Tributaristi Italiani.

Non meno critico Lorenzo Sirch, presidente dell’Ordine dei Commercialisti ed esperti Contabili di Udine, che, nel ringraziare i relatori per l’efficace lavoro di sintesi delle tante novità fiscali di fine anno, ha evidenziato “come purtroppo, ancora una volta, questa legge di stabilità lasci insoddisfatta la richiesta delle imprese – e di tutti noi commercialisti – di poter operare sulla base di regole non solo semplici ma soprattutto stabili nel tempo. E’ di solare evidenza, infatti, che solo la costanza nel tempo delle norme impositive può consentire un’adeguata programmazione (e quindi una ripartenza) sia dei consumi da parte dei privati che degli investimenti da parte delle imprese”.

Dal canto suo, Roberto Lunelli, presidente della Sezione Regionale FVG dell’Associazione Nazionale Tributaristi Italiani, che ha coordinato i lavori della giornata, ha parlato espressamente “di una Finanziaria che ricalca i vecchi criteri e vecchi stili senza dare impulso all’economia, anzi frenandola perché tutte queste modifiche portano, al di là delle conseguenza dirette, una serie di conseguenze indirette in termini di adempimento e di modifiche di criteri e di impostazioni contabili. Tanto fumo e poco arrosto”.

Lunelli ha portato come esempio il fatto che si è dovuto attendere una ventina di anni per realizzare qualcosa di banale e ovvio, e cioè la deduzione delle perdite sui crediti quando vengono eliminate dal bilancio. “Questo è un esempio tipico – ha detto Lunelli – di come non si deve operare perché, dal momento che l’imponibile fiscale dipende dall’utile di bilancio, è evidente che si deve intervenire, con variazioni, solo in casi eccezionali. Purtroppo oggi esiste un risultato economico civilistico e un reddito fiscale che spesso divergono notevolmente e che creano problemi a non finire non solo di tipo procedurale, ma anche sostanziale”.

L’incontro – visibile in video-conferenza anche a Tolmezzo, nella sede della Delegazione dell’Associazione – è poi proseguito con le relazioni tecniche portate dai dottori commercialisti in Udine, Silvia Pelizzo e Luca Lunelli, e dal ragioniere commercialista in Udine e Manzano, Giovanni Sgura.

 

Redazione

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