ILLEGALITA’ IN MEZZO AL MARE

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Il “mare” per definizione, viene percepito dalla maggior parte della gente come elemento immutabile, distesa di acqua a perdita d’occhio dove nulla sembra muoversi o cambiare.

Invece le cose cambiano e come!
Sempre più spesso è lanciato l’allarme, attraverso gli organi di informazione, supportati dalla comunità scientifica,riguardo alla grave riduzione degli stock ittici più commerciali, al depauperamento dei mari in termini di biodiversità eall’impatto negativo sull’ambiente marino e sulle risorse che hanno molto spesso le attività umane e che contribuiscono non poco all’aggravamento della situazione.

Il Mediterraneo, in quanto bacino semichiuso, risulta essere in questo momento il paradigma mondiale di quanto sopra detto, luogo di congiunzione tra diversi continenti, ponte culturale tra l’Europa, l’Africa e il Medio oriente, ma anche dal punto di vista naturalistico e ecologico simbolo di grande fragilità, proprio a causa della sua conformazione e struttura, che lo rende più sensibile alle alterazioni di questo precario equilibrio.

Le Isole Egadi, collocate al centro di questo bacino, risentono anch’esse della problematica in questione. E la cosa diventa ancor più delicata e importante, poiché l’arcipelago coincide con la più grande e prestigiosa Area Marina Protetta d’Europa.

Nelle nostre isole, nonostante le norme internazionali e nazionali, gli obblighi di legge, le regole imposte dall’Area Marina Protetta, continuano purtroppo a verificarsi casi di violazione delle interdizioni alla pesca e attività di pesca illegale; in particolare ciò ha maggiore risonanza se fatto ad opera di imbarcazioni di dimensioni rilevanti e operanti con attrezzi di maggiore impatto come le reti a strascico.

Soprattutto, questi episodi si verificano quando le condizioni meteorologiche sono sfavorevoli, proprio come si è verificato anche nei giorni scorsi, e con la scusa di cercare riparo sotto costa, questi pescatori “furbetti” approfittano dell’occasione per effettuare bordate di pesca sotto costa, non legali, in piena area marina protetta. Sapendo anche che difficilmente i mezzi delle forze dell’ordine possono uscire per le attività di sorveglianza.

I dati dei tracciati Blue Box (il Blue Box è uno strumento obbligatorio per legge sulle imbarcazioni da pesca oltre una certa lunghezza fuori tutto che ne registra la posizione e la velocità durante la battuta di pesca e le trasmette alle competenti autorità), confermano i numerosi transiti illegali e le violazioni, molti addirittura compiuti all’interno della zona A.

Dai dati ufficiali acquisiti dall’Area marina protetta dal Comando generale delle Capitanerie di porto, recentemente trasmessi dal Sindaco Antinoro all’Assessorato Ambiente della Regione Sicilia, riguardanti il periodo compreso tra il mese di gennaio 2011 e il mese di luglio 2012, risultano infatti:

1. 71 ingressi illegali in zona A presente nell’isola di Marettimo e il Maraone (violazione penale), a velocità spesso non superiore di 1-2 nodi, cosa che fa supporre una probabile azione di pesca;

2. 500 ingressi in zona B, spesso ad una velocità non superiore a 1-2 nodi;

3. 1.234 ingressi in zona C, anche con la stessa velocità, quindi in presunta azione di pesca e non solo in transito, che in questa zona sarebbe consentito.

Un simile strumento che consente di conoscere per ogni imbarcazione il dettaglio della uscita effettuata, è molto importante e utile, ma solo se poi comunque l’informazione acquisita, qualora confermasse una violazione di legge, venisse convertita in sanzione per quella imbarcazione.

E’ vero che il dato sulla velocità non conferma che la barca si trovi in fase di pesca, ma sicuramente può essere certa la violazione del limite d’area, quando il peschereccio è rilevato in zona A o B e quindi è doveroso l’intervento nei confronti dei contravventori.

Non è mia intenzione muovere accuse contro chi è deputato a effettuare i controlli, è piuttosto un appello trovare le sinergie tra tutte le parti in causa per fare in modo che vengano rispettate le regole, anche per fare in modo che le colpe di pochi non ricadano sull’intera categoria dei pescatori, la maggior parte dei quali opera nell’osservanza delle norme vigenti e nel rispetto dell’ambiente, sua fonte di lavoro e di reddito.

Chiedo quindi prima di tutto al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (che è competente in materia di pesca, e presso il quale vengono acquisiti i dati blue-box) di intervenire con più fermezza e rigidità per risolvere definitivamente questo problema che affligge le nostre isole, ma anche le altre zone costiere italiane, e perché venga incontro alle necessità delle autorità preposte al controllo in mare sostenendole con tutti i mezzi necessari per l’esecuzione della propria attività in maniera ottimale, affinché il cittadino e lavoratore onesto non si allontani dalle Istituzioni e non smetta di credere nella legge e nel rispetto delle regole e non pensi che le scorrettezze rimangano impunite e che forse sia più conveniente agire slealmente.

Questo tuttavia non basta; pertanto, il mio appello è rivolto anche agli amici e non solo delle associazioni di categoria, che invito ad agire con pugno duro nei confronti degli associati perché conducano la propria attività nella totale legalità, come a suo tempo il presidente di Confindustria Sicilia dott Ivan Lo Bello mostrò fermezza e gettò fuori chi pagava il pizzo alla mafia o era in odor di mafia.

Infine, mi rivolgo ai pescatori invitandoli a rompere il muro del silenzio e a isolare i comportamenti scorretti, perché i primi ad essere danneggiati sono loro, che pagano troppo spesso le colpe di pochi “furbetti”, a discapito della credibilità e immagine dell’intera categoria.

 

MICHELE RALLO

 

Redazione

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