Iscrizioni alla scuola dell’infanzia (ex scuola materna, ex asilo)

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Povera R.B.: a due anni è già in coda!

E’ in coda per la graduatoria d’iscrizione alla scuola dell’infanzia.
Vorrebbe andarci a settembre (il padre non vorrebbe per tenerla sempre con se ma anche la mamma non vuole squallidamente parcheggiarla) perchè le piace socializzare e, come recita l’adagio, ogni mese si fa la Luna e ogni dì s’impara una!
Ha già visto la scuola (a pochi metri da casa) e le piace un sacco: trotterellava già verso i nuovi amici, addirittura è andata in bagno a vedere i grandi fare la pipì…

A Udine, isola tutto sommato felice, se comparata ad altre realtà italiane, i posti per i “piccoli” sono pochi, a fronte delle tante domande d’iscrizione negli istituti pubblici.
Alcuni, come il piccolo ma grazioso C.A.S. (acronimo che sta per Consultorio Ambulatoriale Sociale, l’antica destinazione dello stabile di via Pradamano), molto ambito perché ubicato in quartiere a discreta densità abitativa, possono ospitare solo 40 bimbi: sarebbero 28 per ognuna delle due sezioni (eterogenee per età), ma sono ridotti a 20 ciascuna, per la presenza di bambini “in difficoltà”, situazioni rilevanti che necessitano di una sicura tutela.

Per cui i solerti genitori di bambini fortunatamente sani (che per questo ringraziano la Sorte e chi forse sta più su), dopo avere presentato formale domanda al primo circolo didattico di Udine, si sono trovati a compilare un questionario che determinerà la posizione, in graduatoria, della giovane erede: il battesimo della burocrazia!

I criteri selettivi sono arrangiati e vetusti: certificano il fatto che entrambi i genitori lavorino (con un limitativo riferimento al lavoro da dipendente, come se un autonomo o presunto tale avesse più tempo o più denaro), attribuendo a questa categoria un punteggio superiore; poi si valuta se “il bimbo abbia già fatto un anno da apolide” (concetto brillantemente sintetizzato dalla dirigente scolastica Vilma Candolini), nel senso che, non avendo trovato posto l’anno precedente, sia stato iscritto in una scuola dell’infanzia più lontana da casa, ottenendo quindi l’anno successivo una precedenza (sicuramente meritata, se non altro per la benzina e le levatacce); poi si valuta se ci sono altri fratelli ma -notiamo bene l’inghippo del questionario- o di pari età (ridondando quindi la casella successiva che menziona la presenza di gemelli) o di età superiore, dimenticandosi del fatto che la presenza di fratellini/sorelline di minore età comporta, necessariamente, un maggiore impegno da parte dei genitori (badare ad un bimbo di sei mesi  è un lavoro ben più gravoso della puericoltura applicata a bambini più grandi ed autonomi).

In sostanza: se si cerca l’asilo per i propri figli, il più grande non trova posto il primo anno ma sicuramente l’anno successivo, sistemando anche i fratelli o le sorelle più giovani. È dura essere primogeniti!

(In attesa del nuovo asilo)

Tommaso Botto

1 comment

  1. […] “Una riorganizzazione condivisa con i Comuni”, segnala Molinaro, che tiene conto dei Piani di dimensionamento e delle “motivate richieste di deroga” presentate dalle Amministrazioni provinciali di Pordenone ed Udine, in ragione di alcune specificità del contesto territoriale e sociale di riferimento e per istituti comprensivi di dimensioni maggiori di quelle previste, ma che compensano quelli con minore popolazione scolastica. […]

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