IO CE L’HO PIU’ LUNGO DEL TUO

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SKI: il bluff delle nevi che allunga le piste da sci nuoce alla genuinità della montagna e dello sport più bello del Mondo

Viviamo veramente in una brutta epoca: anche l’ambiente alpino, simbolo di genuinità, fatica e lealtà, viene episodicamente contaminato da arrivismo, opportunismo e bugie.

ski fraude
O almeno è quel che traspare da una curiosa (e faticosa) ricerca condotta da Christoph Schrahe, un guru tedesco dello ski-business che nasce geografo ma è affermato scrittore di viaggi, esperto di navigation software, consulente dell’industria turistica, giornalista, etc., insomma, un addetto ai lavori di calibro mondiale.

Lo studioso tedesco ha misurato le piste di 80 comprensori sciistici d’Europa, comparando i dati così raccolti con i km ufficiali dichiarati al pubblico dalle stazioni invernali. Curioso ‘passatempo’ che ci accomuna indubbiamente!
Le conclusioni sono per certi versi raccapriccianti, per altre lasciano sospeso qualsiasi giudizio perché, sostanzialmente, la Federazione Internazionale di Sci, nei suoi mastodontici regolamenti non prevede una questione fondamentale: secondo quali criteri va misurata una pista da sci.
In America, ad esempio, non si contano i chilometri ma gli ettari di superficie nevosa (calcolo un po’ complicato, che comprende però anche le superifici di freeride, oltre a quelle delle piste battute).

Pare superfluo dire che, episodicamente, le lunghezze reali risultano inferiori alle lunghezze dichiarate: due anni fa avevamo segnalato che, ad esempio, la società che gestisce le piste da sci del Friuli Venezia Giulia (Agenzia Promotur) utilizza un coefficiente a zig-zag che gonfia di un 40% i km delle piste.
Un documento con la dizione ‘comunicazione al pubblico’ non lascia adito a dubbi ed i dati numerici impilati in due colonne distinte (‘reali’ e ‘al pubblico’) confermano questa discutibile strategia di marketing.
Una strategia però dimostratasi debole e goffa, in quanto la società, la Regione Autonoma e Friulia (finanziaria regionale ex proprietaria della ex Spa) comunicavano al mondo, contemporaneamente, tre differenti misurazioni e, addirittura, una maldestra modifica al ribasso quando, in verità, con la costruzione di nuove piste vi era stato un effettivo incremento dei km complessivi (mangiato la foglia?) .
Poi, la politica ha messo a tacere la cosa, bocciando con un inciucio bipartisan la mozione presentata al Consigio Regionale di effettuare una verifica…

Vediamo però, dallo studio di Schrahe, che il doping commerciale non è un’esclusiva friulana.
Di seguito lo specchietto riassuntivo: PisteKm

Al di là del bluff, che in Austria ed in Svizzera ha stuzzicato le denunce delle associazioni dei consumatori, avviando indagini ufficiali di pubblici ministeri e procuratori della repubblica per concorrenza sleale e truffa, appare evidente che ogni comprensorio sciistico misuri le piste come gli pare.

Schrahe ha, tra i tanti, intervistato Reinhard Klier, ad di Stubaier Gletscher: questi ha ammesso di utilizzare un coefficiente moltiplicatore che simula il percorso di uno sciatore e di avere misurato due volte le piste più larghe di 100 metri.

Noi, all’epoca, intervistammo l’allora presidente di Promotur, Stefano Mazzolini: nel divertentissimo colloquio, egli ammise che era stato utilizzato un coefficiente a Zig-zag.

Dai dati raccolti da Schrahe notiamo che più che un ‘Zig-zag’, chi dopa i km di piste utilizza una sorta di coefficiente ‘ad S’.

Ma lo stesso Schrahe (che ha sciato in 400 località sciistiche di 34 Paesi di 6 continenti!) ha rilevato che tanti comprensori dichiarano comunque le lunghezze effettive, intese come lunghezze della linea di caduta. Esse sono, ad esempio, St Anton, Lech e Zürs, Kitzbühel, Saalbach-Hinterglem, Espace Diamant, Sierra Nevada e Parnaso in Grecia.

Queste località, in buona sostanza, non raccontano balle.

Ma, approfondendo l’indagine, notiamo che queste balle (anche quelle di Promotur) sono ‘giustificate’ da una vacatio legis: la Federazione Internazionale non dice come misurare le piste.

Oltre alla mancanza di un criterio specifico (che per noi equivale alla minor strada per scendere dalla cima a valle), un quesito che non ci fa dormire la notte è: “Una pista con tre-quattro varianti, come va misurata? Sommando le varianti o come tre-quattro piste diverse?”

Vediamo quindi che i dubbi restano

Occhio però: la genunità alpina non dovrebbere ammettere sofistificazioni: per cui, se compro e pago due etti di prosciutto di San Daniele, voglio due etti di prosciutto di San Daniele, non 140 grammi.
Sarebbe bene che la Federazione prescrivesse di seguire il criterio della linea di caduta… Giusto per non trascendere in eccessi, spesso antipatici, a volte ridicoli, altre vergognosi…

Questo a livello di quantità: e il marketing di un comprensorio sciistico (“io ce l’ho più lungo del tuo”) riesce a ‘spostare’ centinaia di milioni di euro.

Ma Einstein disse: “Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato”.
I caroselli sono una libidine: centinaia di chilometri sci ai piedi sono lo sci contemporaneo.

Esistono però skilift solitari, ubicati in teatri naturali impareggiabili, che valgono quanto 400 km tutti attaccati…

Lo sci è divertimento puro, anche sulla collina dietro casa.

Tommaso Botto

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