Imprenditoria femminile in Friuli, dati positivi ma si deve fare di più

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Strumenti per la promozione dell’impresa donna e per la conciliazione di tempi di lavoro e famiglia: se n’è parlato all’odierno convegno in Camera di Commercio

«La nostra economia sta cambiando, si appresta a essere un po’ meno manifatturiera e un po’ più terziarizzata.
E in questo settore, oltre il 60% dei titolari d’azienda è costituito da donne».
Il presidente della Camera di Commercio di Udine Giovanni Da Pozzo ha introdotto l’odierno convegno dedicato al binomio famiglia-lavoro e a una conciliazione che aiuti l’impresa.
Un incontro organizzato dalla Cciaa e promosso dal Comitato per l’imprenditoria femminile istituito al suo interno, organismo presieduto da Enrica Gallo, che ha riassunto in «coraggio, cambiamento e partecipazione» l’azione delle donne nell’iniziativa economica e nella società.

Da tutti gli interventi introduttivi è emerso un quadro piuttosto confortante dell’occupazione e dell’imprenditorialità “rosa” in provincia, anche se nel settore «si può e si deve fare di più – ha ribadito Da Pozzo –: in molti altri Paesi europei, per esempio, le misure per favorire la presenza di giovani e donne nel mondo del lavoro e nelle aziende sono decisamente superiori in termini quantitativi e qualitativi».

L’assessore regionale Angela Brandi ha elencato gli strumenti regionali a supporto della conciliazione, ricordando che «l’occupazione femminile ha sostanzialmente tenuto nell’ultimo triennio, calando solo dello 0,2%. Un calo inferiore a quello maschile, ma anche a quello nazionale e quello del Nordest».

Ed ecco i “numeri” della Camera di Commercio, che descrivono il trend dell’imprenditoria femminile friulana e l’innovativo Bando a supporto dell’imprenditoria giovanile e femminile che la Cciaa ha ideato e che sostiene interamente con fondi propri.

Imprese “rosa”.
Le imprenditrici sembrano aver resistito alla crisi degli ultimi 2 anni.
Secondo i dati del Centro Studi della Cciaa, le imprese femminili attive dal 1° trimestre 2009 al 30 settembre di quest’anno sono rimaste invariate in numero (nel corso di quest’anno sono leggermente cresciute): sono 11.944, ed è aumentata (dal 24 al 25%) la percentuale sul totale delle imprese della provincia.
I settori in cui operano principalmente sono i servizi alle famiglie, ma anche il primario, l’ospitalità e il commercio.
Le imprese della provincia di Udine sono il 49,15% delle imprese femminili dell’intera regione.

Bando Start Up Cciaaa.
Tra le iniziative messe in campo dalla Cciaa, oltre all’operatività del Comitato, da segnalare il nuovo Bando (quarta edizione) ideato per le Start up femminili e giovanili.
Quest’anno si presenta con una formula completamente rinnovata e innovativa: mette a disposizione 500 mila euro di contributi a fondo perduto e altri 500 mila per la controgaranzia.
Stando ai dati aggiornati al 16 novembre, sono 163 i giovani che si sono rivolti al Punto Nuova Impresa della Cciaa, primo sportello a cui l’aspirante imprenditore si rivolge per ottenere l’agevolazione.
Le donne, però, sono state oltre il doppio: ben 335. Esse, peraltro, sono le maggiori “frequentatrici” del Pni: in tutto l’anno ben 572 aspiranti imprenditrici si sono rivolte allo Sportello, su un totale di 996 contatti.
Il Bando quest’anno prevede un corso di formazione propedeutico e obbligatorio: finora ne sono stati realizzati 14 e uno è in programma a dicembre.
Hanno concluso il percorso formativo, ossia sono arrivati a presentare formalmente la domanda per i contributi del Bando, finora, 44 persone, di cui 5 per imprese esclusivamente femminili, 17 per imprese giovanili e 22 per imprese che saranno giovanili e femminili insieme.
Il Cda dell’Azienda speciale Funzioni Delegate della Cciaa nel frattempo ha approvato 10 dei progetti fino a ottobre, altri 17 in novembre.
I primi 10 sono ora in attesa di delibera di garanzia Confidi per poter procedere alla concessione del contributo in conto capitale.

Il convegno di oggi.
È stato occasione per sottolineare come alcune misure significative adottate da altri Paesi europei e di presentare le iniziative delle istituzioni, come per esempio l’Università di Udine, «un esempio nel panorama degli Atenei italiani – ha spiegato la professoressa Marina Brollo, presidente del Comitato per le Pari opportunità dell’Università –: è davvero un’azienda con tante donne al comando».
La Brollo ha parlato di nuove fattispecie contrattuali che possono facilitare la conciliazione e anticipato le iniziative dell’Ateneo per il 2012.
Il vicesegretario generale della Cciaa Maria Lucia Pilutti ha dettagliato l’attività della camera nel settore, anche a livello internazionale, e ha rimarcato la volontà della giunta camerale di riproporre anche per il 2012 il Bando Start up.

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Le misure per il sostegno dell’occupabilità, in particolare quella al femminile, devo garantire la tenuta della
coesione sociale e del tessuto familiare.

Lo ha ribadito l’assessore regionale al Lavoro, Formazione, Commercio e Pari Opportunità, Angela Brandi, intervenuta a Udine, alla Camera di commercio di Udine, al convegno ‘Famiglia e lavoro: una conciliazione che aiuta l’impresa’.

Aperte dal presidente della CCIAA di Udine, Giovanni Da Pozzo, il quale ha indicato gli orientamenti del tessuto economico produttivo locale, che è orientato alla riduzione delle imprese manifatturiere e all’incremento di quelle del terziario, guidate, per il 60 per cento, da donne imprenditrici, le assise hanno consentito di mettere a confronto l’esperienza personale di imprenditrici, professioniste, rappresentanti del mondo politico su argomenti sempre più attuali.

Attualmente, in provincia di Udine, com’è stato spiegato da Enrica Gallo, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile dell’ente camerale, le imprese in ‘rosa’ sono rimaste numericamente invariate: quasi dodicimila.
Si occupano soprattutto di servizi per le famiglie, di agricoltura, di commercio, di ospitalità. 
E rappresentano il 49,15 per cento delle imprese femminili dell’intero Friuli Venezia Giulia.

Secondo la Brandi, l’attenzione prestata dalla Camera di commercio di Udine alle problematiche dell’imprenditoria
femminile anche attraverso i Comitati e gli sportelli dedicati alla creazione di nuove imprese confermano l’importanza del settore per lo sviluppo dell’economia regionale.

L’occupazione femminile, nell’ultimo triennio è diminuita in regione di 1000 unità, percentuale pari allo 0,2 per cento delle unità al lavoro nel Friuli Venezia Giulia, che nel 2010 erano 218 mila.
Una diminuzione di molto inferiore rispetto alla media nazionale (- 1,1 per cento) e del Nord Est (-1,3 per cento).

La crisi ha infatti penalizzato maggiormente l’occupazione maschile (-4,4 per cento).
Mentre la Provincia di Udine, secondo uno studio di Confartigianato, è al primo posto in Italia per l’inserimento delle donne nei processi lavorativi.

La Regione, nel determinare le politiche per l’occupazione, secondo la Brandi ha prestato particolare attenzione alla
definizione di genere: lo si riscontra nelle misure finalizzate a incentivare, promuovere e incoraggiare l’autoimprenditorialità.

Negli ultimi quattro anni sono così nate quasi 700 nuove aziende, l’80 per cento delle quali in forma autonoma e individuale, che operano soprattutto nel terziario, in particolare nel commercio, nella ristorazione, nei servizi.
Il 67 per cento delle quali è al femminile.

L’assessore ha quindi citato le opportunità fornite attraverso il progetto Imprenderò e gli interventi per la trasmissione generazionale d’impresa, la formazione imprenditoriale, e il supporto alla creazione di nuove imprese con agevolazioni per l’accesso al credito, rivolte alle donne.

Ma, secondo la Brandi, nelle tematiche di conciliazione tra il tempo dedicato dalle donne al lavoro, all’impresa, alla famiglia, occorrerà sempre di più tenere conto delle necessità di tripla presenza.
Rappresentata dalla cura dei familiari anziani.
E spesso causa della fuoriuscita femminile anticipata dal mercato del lavoro.
Ma è, questo, un problema che ricade sull’intera società.

E ha parlato, a tale proposito, del percorso Joblab, finanziato dal Fondo sociale europeo, gestito dall’Agenzia regionale del lavoro, attraverso il quale sono stati realizzati 80 seminari in tutto il Friuli Venezia Giulia atti a favorire la conoscenza degli incentivi per l’attuazione di politiche di conciliazione in azienda.

Mentre sarà data continuità al bando ‘Un’azienda family friendly’, sempre finanziato dal FSE, che si pone gli stessi
obiettivi di supportare la genitorialità e accompagnare l’impresa verso forme flessibili della struttura organizzativa e
dell’orario di lavoro.

Redazione

4 commenti

  1. Imprenditrice says:

    Nov 21, 2011

    Rispondi

    Ho partecipato al convegno, dopo poco me ne sono andata.
    Le solite cose dette e ridette che non aiutano a capire cosa sia fare l’imprenditrice e la mamma.
    Non se n’è parlato o sbaglio?
    E invece bisognerebbe concentrarsi su quest’aspetto.
    Se una donna che ha un’attività in proprio sceglie di diventare mamma è meglio che chiuda (lo dice anche il commercialista, buono quello poi…).
    La maternità e il congedo parentale dell’Inps mi hanno portato 4000 euro lordi. Ho dovuto continuare a pagare i contributi (sospesi giusto per due rate) e quindi, fatte le somme, sono forse andata in pareggio (ho pagato i contributi).
    una lavoratrice dipendente invece continua ad avere il suo stipendio.
    poi ho pagato le altre scempiaggini come inail, camera di commercio (!) eccetera.
    l’indennità dell’inps fa reddito e quindi ho pagato anche le tasse.
    imprese rosa si, se sterili!
    quel sessanta per cento di titolari donna che scrivete: non è che tante sono prestanome?
    ….

  2. Altra Imprenditrice says:

    Nov 21, 2011

    Rispondi

    Non sanno proprio cosa dire… concordo con la tua opinione.
    Mi sono accorta di una cosa: mi sembrava che giocassero un pò con i numeri e ho fatto una verifica.
    Mi è sembrato comunque tutto un pò superficiale, sembravano spot di genere. le relatrici imprenditrici poi… chissà.
    Oggi hanno detto che La crisi ha penalizzato maggiormente l’occupazione maschile (-4%).
    Due mesi fa invece la Commissione regionale per le pari opportunità del FVG ha dichiarato che
    ci sono chiari segnali del fatto che le donne stanno pagando questa recessione molto più duramente che nel passato, non si può non riconoscere che la crisi economica attuale è molto diversa dalle precedenti.
    Una delle differenze più rilevanti è che stavolta il peso della recessione sembra più uniformemente diviso tra donne e uomini, per i cambiamenti intervenuti nel tasso di occupazione femminile, nella composizione del budget familiare e nella ripartizione degli effetti della crisi tra i diversi settori dell’economia, con un più rilevante impatto, rispetto al passato, su quelli maggiormente femminilizzati.

    Ma tutto ciò rischia di restare nell’ombra, e non essere considerato nei programmi contro la crisi, a causa del peso
    preponderante della perdita di occupazione maschile e anche a causa di alcuni problemi di visibilità nelle statistiche del lavoro femminile.

    L’impatto della crisi sulle donne è infatti sottostimato per il modo superficiale col quale spesso sono lette sui media le
    statistiche ufficiali e per il fatto che le stesse statistiche non contemplano la reale portata della disoccupazione femminile.
    Ad esempio, una donna che accetta il part time perché non riesce a trovare un lavoro full-time viene considerata occupata a tutti gli effetti, giacché non si tiene conto del cosiddetto part-time involontario.

    I programmi esistenti di sostegno alla disoccupazione, nella maggior parte dei casi penalizzano economicamente le donne che hanno perso il lavoro: le donne disoccupate ricevono sussidi mediamente più bassi dei maschi perché hanno storie contributive più spezzettate e redditi inferiori, oppure perché – in proporzione maggiore dei maschi – rientrano in categorie non coperte dai sussidi, come quella delle persone alla ricerca di prima occupazione.

    In più, il lavoro non retribuito, domestico e di cura, cresce sia per compensare il calo complessivo del reddito familiare che per i tagli di budget a livello locale e nazionale che riducono i servizi sociali.
    Sono soprattutto le donne a farne le spese, nella cura dei figli ma anche degli anziani, per cui non è accettabile una equiparazione sull’età del pensionamento se non si valuta altrettanto equamente il lavoro usurante che le donne sostengono all’interno della famiglia.

    La Commissione pari opportunità esprime infine la sua preoccupazione nell’osservare che, viste le tendenze attuali, la crisi economica comporta grandi rischi sul cammino verso l’uguaglianza di genere: la preoccupazione è che, come può succedere anche in Europa, i governi usino la crisi come pretesto per ripensare le politiche per l’eguaglianza o tagliare le spese in quelle scelte che aiutano le donne a stare sul mercato del lavoro.

  3. Sandra C. says:

    Nov 22, 2011

    Rispondi

    tutte balle per far stare tutte tranquille

  4. Alfonsina says:

    Dic 5, 2011

    Rispondi

    Buongiorno, sono una signora di 54 anni e a fine anno sono costretta per la crisi a chiudere la mia attività. Sarà difficile alla mia età trovare un’occupazione e la pensione è lontanissima. Mai avuto ferie pagate,anzi se chiudi lo fai per pochi giorni, altro che le dipendenti. Adesso niente cassa integrazione , nessuna indennità,e non rientro in nessuna agevolazione. Se questi sono dati positivi?

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