Il Windsurf

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Il windsurf, che nessuno nomina con il nome italiano di tavola a vela, è uno sport nautico con una storia di circa 40 anni.

L’idea generale che se ne ha è quella di panzoni tedeschi che “issano” una pesantissima vela, sotto un sole cocente, su un mare piatto, con una ventilazione nulla, per poi procedere a tentoni, fare qualche metro, tonfare in acqua rischiando di farsi male, risalire sul “mezzo” urticandosi pancia e dorso e avanti così.

A parte i “panzoni” ( temerari ferragostani del nord adriatico ) queste operazioni sono quelle della gavetta, ossia il tentativo di darsi un’ impostazione in “acque tranquille”, per comprendere quali sono le dinamiche dello sport per poi (anche l’anno successivo) migliorarsi e crescere da un punto di vista tecnico (e magari atletico).

La tecnica di base è acquisibile presso i numerosi centri (scuole) windsurf dislocati lungo le nostre riviere o sulle sponde di qualche lago: si paga, si seguono lezioni teoriche (utilizzando un simulatore a terra), poi si prova in acqua: gli istruttori dichiarano che in circa 6 ore si ha la piena padronanza del mezzo in condizioni di mare tranquillo, acquisendo una specie di patentino utile poi per poter noleggiare l’attrezzatura in qualsiasi centro windsurf.

Sorvolando sulla validità di detto patentino (una schedina con foto, dati personali, sigle ignote..), è tutto vero: si impara in breve tempo, basta avere la pazienza di provare e riprovare (e sentirsi osservati da una spiaggia intera che ride per le proprie prodezze).

Chi crede di imparare “dall’amico che ha il windsurf” (proseguono gli istruttori), perde il suo tempo: si stancherà, non capirà quello che sta facendo e inizierà presto ad accantonare l’idea di divenire windsurfista.

Una volta apprese le basi si può acquistare il materiale proprio: una tavola completa di deriva e pinna, un piede d’albero, un albero (separabile in due tronconi), un boma e una vela; per un totale di circa 800 euro.

Non servono particolari cognizioni veliche (nodi, rotte, precedenze nautiche, etc..): per “armare” una vela (si dice così) è pressoché tutto automatico (gli strozzascotte evitano la seccatura di perdersi in asole, barcaioli, mezzi barcaioli,.. etc.).

Certo è che ci si sente privilegiati, soprattutto quando le spiagge sono affollate, a poter solcare il mare indisturbati, senza nessuno appresso, magari avvistando qualche bella “sirena”.

Una volta che si è acquisita una buona tecnica, praticare questo sport non è per nulla faticoso, tonifica tutte le parti del corpo (le gambe come le braccia); gli istruttori dicono “non siamo noi a sorreggere la vela, bensì questa a sorreggere noi, il trucco è tutto qui..”.

Se comunque ci si stanca si molla tutto e ci si riposa (prendendo magari il sole) sulla propria tavola.

A forza di uscire con poco vento e crescendo contestualmente la passione, si inizia a cercare un po’ di propulsione in più (vento) e qui inizia il fanatismo: “un vero surfista cerca sempre più vento, almeno 15 nodi”, proseguono gli istruttori, “con materiali più tecnici e di dimensioni più ridotte si può correre sull’acqua alla stessa velocità del vento, essendo il mezzo velico più veloce, lanciandosi in evoluzioni, manovre ed acrobazie da destare invidia in chi a terra ti vede volare”.

Per chi non ci credesse, visiti una spiaggia (anche Bibione, Lignano, Grado.. etc.) in una giornata in cui “il meteo” ha previsto vento: “se c’hanno azzeccato vedrete il fuggi-fuggi generale dalla spiaggia e in direzione opposta personaggi equipaggiati di tutto punto che si lanciano in acqua brandendo con una mano la vela e con l’altra la tavola, agilmente saltano sulla tavola, posizionano le vele ed iniziano a correre e a saltare; se non c’azzeccano…” prosegue un istruttore “.. vedrete alcune automobili cariche di tavole e di vele, la solita vita da spiaggia e manipoli di surfisti che iniziano la danza del vento sul terrazzo di qualche bar..”.

Buon vento!

Tommaso Botto

1 comment

  1. […] I surfisti che bazzicano Lignano (ce n’è di tutte le ‘targhe’: Udine, Trieste, Gorizia, Pordenone, Venezia, Treviso, Austria, Slovenia, Germania, Brescia, Cremona, Bologna etc.) devono proprio arrangiarsi: un nomadismo sportico che viene quasi ‘sopportato’ dagli operatori turistici (tranne qualche rara eccezione). D’estate poi, non li vogliono proprio tra i piedi: la spiaggia è monopolizzata dagli ombrelloni e quindi, tranne nei giorni di mareggiate in cui i bagnanti non si fanno nemmeno vedere, i più sono costretti, grazie ad un Caronte di turno, a migrare nella vicina Isola delle Conchiglie. […]

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