I rifiuti del Friuli Venezia Giulia

Share Button

Per quanto concerne la gestione dei rifiuti solidi urbani, la nostra Regione si posiziona, a livello nazionale, tra le più virtuose: la raccolta differenziata rispetta e, a volte, migliora i limiti di legge (attestandosi attorno al quaranta per cento del totale) le discariche sono regolamentate e controllate, le strade sono pulite e sgombre da rifiuti.

Fanno meglio solo particolari zone del Nord Italia, Lombardia, Veneto e Piemonte in primis, ove i cosiddetti “comuni ricicloni” proseguono nelle politiche di raccolta differenziata “spinta”, capace di recuperare oltre il settanta per cento dei materiali costituenti i rifiuti.

La Regione recepisce la normativa comunitaria e nazionale in materia di rifiuti predisponendo una norma di settore e formulando specifiche regolamentazioni.

Sulla base di una dettagliata analisi del territorio e dei flussi di rifiuti a livello regionale, il territorio regionale viene suddiviso in bacini coincidenti con gli ambiti provinciali, vengono previste norme generali per una gestione ottimale del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti ed individuate le necessità impiantistiche.

Apparentemente tutto fila liscio: comparando la situazione d’emergenza in cui versa il Meridione d’Italia, con problemi sanitari, di legalità e d’ordine pubblico legati alla gestione dei rifiuti, par di vivere in un’ oasi felice, ove tutto funziona al meglio, senza i minimi intoppi.

Eppure ci sentiamo d’affermare che questa orgogliosa sicurezza è solo momentanea e velatamente presuntuosa: soprattutto la provincia di Udine dimostra la sua debolezza, dipendendo in gran parte dall’esterno per lo smaltimento finale del rifiuto, ossia di ciò che risulta dal trattamento, di selezione e di riutilizzo, a cui è sottoposta la nostra quotidiana immondizia.

Si rimane increduli nel constatare il “turismo” del rifiuto urbano: questo viene raccolto, trasportato e accumulato, dopo una breve sosta viene sottoposto ad una prima scrematura, poi intraprende l’iter della selezione e gli si concede una sosta per disperdere l’acqua (sotto forma di vapore); l’amalgamo che ne risulta viene successivamente frazionato, compresso, imballato e spedito, spesso lontano.

Solo dopo questo trattamento la Legge consente di trasportare i rifiuti al di fuori del territorio regionale: e i nostri rifiuti percorrono anche mille chilometri.

Dove viene spedito codesto pattume trattato?

Passando di mano in mano e incrementando costantemente il suo costo/valore, va negli impianti e nelle discariche di Veneto, Lombardia e, addirittura, Puglia.

La Puglia! Splendido mare, bellissimi trulli, ulivi sapienti ma anche tanta ‘monnezza qua e là: il Corpo Forestale dello stato ha dichiarato che questo territorio può essere considerata la Vandea dei rifiuti, il regno delle discariche abusive, la regione italiana che ne nasconde il maggior numero.

Paradossalmente proprio al Sud (in Puglia), ove drammaticamente il problema dei rifiuti è sotto gli occhi di tutti, vanno a confluire i rifiuti del Nord (del Friuli). Misteri italiani!

Questo è il principale problema dei rifiuti prodotti in Friuli Venezia Giulia: siamo dichiaratamente autonomi ma, paradossalmente, non autosufficienti per far fronte ad uno tra i principali e tra i più antichi servizi pubblici, ossia la raccolta della “spazzatura”.

E avviene così che una delle Regioni più progredite e benestanti d’Europa esporta i propri rifiuti, passando i soldi dei propri contribuenti nelle casse delle eco-mafie.

A cosa è dovuta questa imbarazzante “impreparazione” del Friuli Venezia Giulia?

Due sono le motivazioni principali di questa grave “empasse”.

La prima sta nella disarmonica disorganizzazione del sistema di raccolta: dando uno sguardo d’assieme e comparando, con maniacale attenzione, le informazioni date agli utenti dai numerosi “enti” preposti alla raccolta dei rifiuti solidi urbani, si giunge all’amara conclusione che ognuno fa da se.

Facendo ognuno da se, s’incrementano le diseconomie del processo industriale, riuscendo a confondere e spesso a sfiduciare la popolazione.

Pare incredibile come in un territorio, sì particolare ed estremamente variegato ma relativamente piccolo, come estensione e numero d’abitanti, si seguano sistemi e modalità di raccolta così differenti e discordanti fra loro.

Da Trieste a Pordenone, passando per Gorizia e per Udine, troviamo un firmamento di sistemi differenti per raccogliere i rifiuti: chi utilizza il “porta a porta”, chi distribuisce sul territorio cassonetti per specifici materiali, chi raccoglie il lunedì, chi il martedì, chi il mercoledì… chi la mattina, chi a notte fonda, chi nel pomeriggio, chi utilizza i sacchi azzurri per la plastica, chi per il multimateriale, chi fornisce i bidoncini per l’umido e chi si dimentica totalmente del “verde”.

Manca, in sostanza, una razionalizzazione omogenea del sistema di raccolta: spesso ci si affida troppo all’intraprendenza dei bravi cittadini. Questa razionalizzazione potrebbe giungere con la definizione dei Gestori Unici: attualmente la raccolta dei rifiuti sul territorio regionale è affidata ad una decina tra enti, aziende, cooperative e consorzi; fonderle in un unico gestore per ogni singola provincia potrebbe migliorare ed uniformare il servizio.

Oltretutto il buon lavoro di molti è reso inutile dal disinteresse e dal disprezzo di pochi: i controlli effettivi sono pochi e rarissime sono le sanzioni applicate a chi conferisce in maniera erronea i propri rifiuti. Una norma priva di effettiva sanzione, non è una norma.

La seconda, ma non secondaria, causa di questo pericoloso disservizio sta nel fatto che non si è nemmeno al preambolo dell’effettiva messa in opera della terza fase del ciclo di vita del rifiuto: dopo la raccolta e la selezione, i più concordano sulla necessità della sua termovalorizzazione.

I primi “scarti” (degli scarti!) vengono bruciati, nel rispetto delle normative europee in materia di emissioni gassose: l’energia termica prodotta viene utilizzata o direttamente, ad esempio con le reti di teleriscaldamento, o indirettamente, tramite la sua trasformazione in energia elettrica. Il vantaggio è così duplice. Otteniamo energia da cose considerate inutili e diminuiamo sensibilmente i volumi di materiali che andranno nelle discariche.

In Regione un impianto moderno di termovalorizzazione non esiste.

Se ne parla, lo propongono tutti ma nessuno l’ha ancora realizzato: per porne uno in opera passeranno almeno sette anni…

Siamo indietro, pur vantandoci di essere innovativi.

Innovativo è quel sistema che limita a monte la produzione dei rifiuti: politiche efficaci sulla filiera produttiva e, soprattutto, distributiva farebbero la differenza. Ambiente e salute potrebbero sol che guadagnarci da una revisione sostanziale di tutto ciò che è il packaging, il confezionamento, gli imballaggi, spesso inutili, dei prodotti venduti. Un esempio: acquistando un software, costituito da un dvd e da un manuale di pochi fogli, ci viene affibbiata una scatola di cartone, di dimensioni esagerate rispetto all’intangibilità del prodotto, spesso ricoperta da una pellicola di plastica.

Nel banale esempio risaltano due gravi pregiudizi; l’uno di tipo ambientale, consistente nello spreco di materiali e nell’inutile incremento della quantità di rifiuti da smaltire, l’altro nei confronti dell’acquirente che deve farsi carico della differenziazione dei materiali e del loro opportuno conferimento.

Tutto perché acquistiamo più con gli occhi che con la testa.

Finora.

Tommaso Botto

Commenti

Nome *

Sito web

Ultime news