Guidi, Terna, Serracchiani, ZIAC, RAI e Messaggero Veneto…

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MISE: MARCHETTARI INTENTI ALLO SCEMPIO ECOLOGICO : presentato esposto per “Ipotesi di illeciti da parte del Ministero dello Sviluppo Economico in relazione alla rideterminazione delle autorizzazioni alla costruzione”. La denuncia sull’Aussa Corno e la mafia friulgiuliana.

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La vicenda della ministro Guidi (Ministero dello Sviluppo Economico) ha dimostrato quanto sapevamo da tempo e da tempo avevamo sperimentato sulla nostra pelle: la dipendenza dai poteri forti e la corruzione non sono fatti sporadici, ma un sistema aperto all’avventuriero del momento.

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Non c’è che dire: il direttore del Veneto Messaggero continua a suscitare in noi un senso di pietosa commiserazione.
Una volta saltato in arcione aveva suonato la grancassa per accreditarsi, per annunciarsi quale paladino del Friuli: una sorta di salvatore della Patria.
In realtà giorno dopo giorno lo abbiamo visto nelle vesti di alfiere della governante con un tale trasporto e una tale profusione di incensi da provocare il voltastomaco; poi, piano piano si è defilato, per ricomparire ad ogni morte di Papa con articoli di fondo che Dio mi perdoni…

Nella sua ultima, sofferta apparizione del 20 marzo, non volendo pigliarsela con la responsabilità di un sistema politico cialtrone e tanto meno con la sua protetta, ha messo subito le mani avanti ed ha esordito con un perentorio “Lasciamo stare la politica che qui non c’entra nulla”…
Sicché abbiamo ritenuto che anche in quel caso non fosse stata colpa dei soliti noti, bensì del Bajon, proprio come nella canzonetta resa famosa da Nilla Pizzi.
Ma questa volta, di fronte allo scandalo della Guidi e agli starnazzamenti dei suoi complici e dei tengo famiglia, con il coraggio che compete ad un direttore di testata il nostro ha fatto di meglio e non ha esitato a sparire dalla circolazione e dai talk show.

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Tutto ciò sembra assurdo, specialmente in considerazione di quei giornalisti (quelli sì sono giornalisti!) che hanno sacrificato la vita pur di non tradire la ricerca della verità.
Ebbene, non siamo tanto sciocchi da credere che una testata giornalistica sia un ente di beneficenza, ma un po’ di decenza, quella la pretendiamo comunque e mai ci rassegneremo davanti al complice silenzio di fronte ai fattacci di casa nostra o peggio, ai diversivi o alle continue celebrazioni della governante, fatta di gigantesche pose cariche di stereotipati sorrisi.

Un esempio?
Sono trascorsi nove mesi da quando abbiamo chiesto al capo redattore della cronaca giudiziaria di rettificare un suo articolo zeppo di falsità e inneggiante all’operato della Terna e dei fracabottoni che l’avevano avvalorato.
Promise di farsene carico, poi, come solo i bugiardi sanno fare, si è presa gioco di noi.
In molti le scrissero per sollecitarla a porre rimedio al misfatto, tanto più nel momento in cui nella sua qualità di responsabile della cronaca giudiziaria avrebbe dovuto dare ampio risalto alla sentenza con la quale il Consiglio di Stato aveva emesso un verdetto a dir poco storico e nel contempo aveva messo con le spalle al muro una classe politica e di burocrati macchiatasi di complicità e di immorali sudditanze nei confronti dei poteri forti.

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Cosa le sarebbe costato a fare il proprio dovere di cronista?
E mentre si faceva un gran vanto con un libro scritto a sei mani sulla mafia nel Nord Est, l’abbiamo sfidata ad occuparsi della mafia vera, non dei quattro lontani parenti dei mafiosi, ma quella fatta dai mafiosi veri che nel silenzio generale continuavano ad infettare e derubare la nostra Regione.
Inutilmente la invitammo ad occuparsi dell’Aussa Corno, di quel Carlo Valle e della infiltrazione della Camorra nel lucroso affare delle compravendite e delle bonifiche.

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Intanto, sono trascorsi i mesi e l’Aussa Corno ha continuato ad imputridire, a trasformarsi in una discarica e a sperperare una valanga di denari.
Noi, con Settimo Mareno e Sergo dei 5 stelle a gridare allo scandalo, mentre i complici del disastro spingevano il Consiglio Regionale a irrorare il cadavere con nuove, illegali risorse finanziarie; finché, sancito lo stato fallimentare, nei giorni scorsi ecco arrivare il provvedimento della Corte dei Conti di Viale Miramare che ha quantificato un danno erariale di 21,7 milioni di Euro e indicato i 23 responsabili del dissesto.

Dopo nove mesi di reticenza, finalmente la nostra esperta di mafie è costretta ad uscire allo scoperto e mercoledì 6 aprile eccola occupare due pagine del suo quotidiano per dire la sua.
Depurato da un titolo a lettere cubitali e da una gigantografia, l’articolo è poca cosa o, meglio, è un excusatio non petita, quasi fosse una difesa di ufficio per conto della Procura di Udine fatta ad arte per giustificare una mancata incriminazione: accreditando cioè l’idea che in fondo, in fondo i poveri amministratori del consorzio c’è l’avevano messa tutta a fin di bene, nella speranza di rivendere i troppi terreni acquistati, a peso d’oro, magari con l’utilizzo dei denari pubblici della Finanziaria regionale, sempre pronta alle più fallimentari imprese. Insomma, se le cose non erano andate per il verso giusto, probabilmente la colpa non poteva che essere del Bajon!

Così, mentre la nostra cronista si guarda bene dal fare i nomi degli inquisiti (metti che ci sia un nome eccellente!), in un batti baleno lo scandalo esce di scena sia dai notiziari di mamma RAI che dalle cronache della carta stampata.
Analoga sorte toccherà al processo intentato nei confronti dei fracabottoni del Consiglio Regionale presi a rubare.
Siamo alle solite, ma probabilmente lo fanno solo per il nostro bene, per non turbare la nostra sensibilità di bravi e innocui cittadini o per non accendere la nostra consapevolezza.

Avanti di questo passo, prima di arrivare all’olio di ricino, finiremo per abituarci ad ogni sorta di schifezza, compresa la vicenda della Guidi, dei suoi parenti e di un ministero di cui abbiamo sperimentato le trame e i raggiri, al punto di averne denunciate le malefatte nell’allegata denuncia inviata alla Procura Generale di Roma.
Data la gravità dei fatti, avremmo sperato che la stampa ne desse la giusta risonanza, ma -ingenui come siamo- ci siamo dimenticati che all’ombra delle trivelle e dei piloni si possono fare carriere strepitose, mentre a mettersi di traverso, di solito ci si fa solo un gran male.

Tibaldi Aldevis Comitato per la Vita del Friuli Rurale

terna ud

Comitato per la Vita del Friuli Rurale

Porpetto 4/04/16

Al Sig. Procuratore della Repubblica di Roma

Piazzale Clodio (Via Golametto,12)
00195 ROMA (RM)

OGGETTO: Elettrodotto a 380 kV in DT “Udine Ovest-Redipuglia”. Realizzazione di opere prive di autorizzazione e prosecuzione dei lavori successivamente alla sentenza del Consiglio di Stato n. 3652 depositata il 23 luglio 2015; Ipotesi di illeciti da parte del Ministero dello Sviluppo Economico in relazione alla rideterminazione delle autorizzazioni alla costruzione. Esposto.

Lo scrivente Aldevis Tibaldi in nome proprio e per conto del Comitato per la Vita del Friuli Rurale che rappresenta in qualità di Presidente, fa seguito al precedente esposto del 29/01/16, sottoposto alla SV e avente per oggetto “Elettrodotto a 380 kV in DT Udine ovest-Redipuglia; Realizzazione di opere prive di autorizzazione e prosecuzione dei lavori successivamente alla sentenza del Consiglio di Stato n.3652…” con il quale ha evidenziato la circostanza che vede la completa inazione degli organi di vigilanza nei confronti della TERNA S.p.A., ovvero delle opere relative all’elettrodotto di cui all’oggetto ivi comprese alcune compravendite realizzate anche successivamente all’annullamento del titolo autorizzativo, quale risulta con sentenza n. 3652 del Consiglio di Stato.

Di fatto, detti lavori, per quanto abusivi, sono proseguiti incessantemente senza autorizzazioni di sorta e nonostante i ripetuti esposti presentati alla Procura della Repubblica e al Prefetto di Udine dallo scrivente, nonostante i richiami rivolti alle amministrazioni Comunali direttamente interessate dalle opere e nonostante la inevasa segnalazione rivolta da queste ultime all’esecutivo regionale in relazione ai doveri di vigilanza che a loro parere ad essa competono per effetto del combinato disposto di cui agli artt. 10 e 43 della LR 19/2029.

Ulteriori lavori abusivi sono stati nuovamente constatati in data 15 marzo del corrente anno, documentati e fatti prontamente oggetto di specifico esposto che si allega in copia.

Né si può ignorare il fatto che in data 6/11/2015 il MISE, sebbene in assenza di una attribuzione di pubblica utilità, abbia emanato una cosiddetta “comunicazione di avvio procedimento” rivolta ad ogni ente ed Amministrazione interessate alle opere, mercè la quale, pur constatando gli effetti della citata sentenza del Consiglio di Stato, ha di fatto inteso sanare in modo illegittimo, ovvero in difetto di poteri, le opere di che trattasi, con esplicito invito alle amministrazioni comunali a salvaguardare le opere realizzate e quindi con conseguente implicito sollecito a non adire alle azioni di ripristino del primitivo stato dei luoghi, ovvero in ultima analisi di condizionare e scoraggiare ogni scelta progettuale difforme dal progetto disapplicato dalla citata sentenza: nello specifico, “Si invitano tutte le Amministrazioni comunali interessate dalle opere in oggetto, sia in avanzata fase realizzativa, sia non ancora realizzate a mantenere sul territorio comunale le necessarie misure di salvaguardia nell’ambito delle aree potenzialmente impegnate da tali opere… “

Nè altresì deve tacersi il fatto che la riformulazione della soluzione progettuale sia stata annunciata per pubblici bandi unitamente all’elenco (sia pur vistosamente incompleto) delle migliaia di ditte sottoposte al vincolo preordinato all’imposizione in via coattiva della servitù di elettrodotto (vedi Messaggero Veneto del 17/2/2016) e, insieme, resa deducibile da uno studio di impatto ambientale: come tale previamente sottoposto alla necessaria, rituale e previa istruttoria da parte del MISE (Ministero per lo sviluppo economico) che ne deve autorizzare la legittimità anche ai fini delle opposizioni e/o osservazioni di rito.

Da quanto anzidetto, è parso quindi evidente come sia stato occultato il fatto che i proprietari dei fondi sottoposti al vincolo preordinato o gli aventi causa degli stessi non sono più tali in quanto da più di un anno a questa parte e nella stragrande maggioranza dei casi sono già stati indotti ad una “cessione volontaria” nei confronti della TERNA, sia pur mai registrata dalla medesima negli appositi “Uffici del Registro”: comunque tale da comportare un vistoso falso, in quanto la proponente risulterebbe a tutti gli effetti titolare dei fondi e dei diritti di servitù di elettrodotto, tanto da tenere le mani legate agli antichi proprietari o agli aventi causa nel loro diritto di poter condizionare il progetto così come imposto con il consenso del MISE, ivi comprese le opere già realizzate.

Ma ancor più balza all’evidenza dei fatti l’adesione del MISE alle tesi del proponente quando consente che il medesimo si faccia ardito di annunciare nel bando pubblico di cui sopra che la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è stata fatta salva dal Consiglio di Stato: “avendo la sentenza del Consiglio di Stato fatto salvo tutti gli atti correlati al parere del MIBACT…”, volendo in tal modo accreditare la vigente efficacia del previo parere della Commissione Tecnica del VIA e decidendo in tal modo di non doverlo acquisire ex novo, ovvero di limitarsi al parere del MIBACT, ovvero delle Soprintendenze, con il non trascurabile effetto di scoraggiare ogni possibile osservazione da parte del pubblico, di provocare nuovamente uno sviamento di potere e, quindi, una sostanziale inosservanza della citata sentenza del Consiglio di Stato, che mai fa salvi gli atti ma utilizza la soluzione dell’assorbimento dei motivi per l’annullamento.

In conseguenza di quanto sopra, la società proponente si è sentita autorizzata a non considerare ogni possibile soluzione progettuale alternativa sotto il profilo tipologico e di tracciato, quale avrebbe dovuto contemplare in esito alla citata sentenza e allo stato dell’arte.

Tutto ciò premesso, non può dunque tacersi la perdurante grave lesione dei diritti costituzionali e il tentativo di aggirare la sentenza del superiore Tribunale Amministrativo, tale garantito dall’azione di un Dicastero retto da un Ministro appena dimessasi in conseguenza delle note vicende relative al conflitto di interessi e il cui genitore, in quanto titolare della Ducati Energia S.p.A. risulta essere in costanti relazioni di affari con la TERNA .

Chiedendo di essere informati nel caso di una eventuale archiviazione del presente esposto, si coglie l’occasione per porgere distinti saluti.

Distinti saluti.

Aldevis Tibaldi

Redazione

1 comment

  1. MARCO LIZZI says:

    Apr 9, 2016

    Rispondi

    Tutta la mia stima e la mia energia!

Commenti

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