Guai disciplinari per Messaggero Veneto, Piccolo e Gazzettino

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Inchiesta disciplinare dell’Ordine dei Giornalisti nei confronti dei direttori dei quotidiani per le retribuzioni troppo basse e contrarie alla dignità professionale pagate ai collaboratori. Non è mai troppo tardi...

L’ ordine ha proceduto in base a un’indagine conoscitiva realizzata dell’associazione stampa del FVG che evidenzia compensi irrisori.
Per procedere disciplinarmente il Consiglio dell’Ordine ha pertanto convocato in via urgente i responsabili dell’Assostampa del FVG: Carlo Muscatello, Alessandro Martegani e Maurizio Bekar, firmatari dell’esposto contro i direttori, per acquisire gli elementi probatori sulle retribuzioni contestate caso per caso, alfine di formulare l’incolpazione disciplinare nei termini di legge.

L’Assostampa Fvg e il Coordinamento precari e freelance Fvg hanno presentato un esposto all’Ordine regionale dei giornalisti ai sensi della Carta di Firenze, per la tutela dei freelance e collaboratori esterni delle testate della regione.
L’esposto denuncia “le retribuzioni inadeguate, le prassi spesso offensive della dignità professionale e personale di freelance e collaboratori e le non applicazioni o elusioni delle norme del contratto collettivo di lavoro giornalistico per i collaboratori”.
Più in particolare si sottolineano i compensi da 3 euro, con una media di 10-15 euro lordi a pezzo, pagati usualmente dalle testate ai propri collaboratori esterni. Importi intuitivamente incongrui – ai sensi dell’Art. 2 della Carta di Firenze – e non in “coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria”, come invece previsto dalla recente legge sull’equo compenso giornalistico autonomo.
Alle sottoretribuzioni si aggiungono spesso anche richieste di pezzi poi non retribuiti, e l’uso di collaboratori con modalità di coordinamento e subordinazione tipiche dei dipendenti, ma senza inquadrarli come tali, neppure sotto la forma degli art. 2 e 12 del Contratto nazionale di categoria.
Si tratta, come viene evidenziato nell’esposto, di fatti noti nella professione, più volte lamentati dai collaboratori ed evidenziati anche da un’indagine effettuata nei mesi scorsi dal Coordinamento precari per la Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi, che ricadono nelle disposizioni della Carta di Firenze, approvata per la tutela del lavoro giornalistico precario.
Una Carta deontologica, così come la mobilitazione per la legge sull’equo compenso, nella quale gli esponenti dell’Assostampa Friuli Venezia Giulia e il suo Coordinamento precari sono stati attivamente e a lungo impegnati.
L’Assostampa Fvg e il Coordinamento precari e freelance chiedono quindi con l’esposto all’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia l’applicazione della Carta di Firenze, avviando con urgenza i procedimenti di verifica, a iniziare dalle maggiori testate, al fine di potere accertare le violazioni e procedere alle relative sanzioni previste dall’ordinamento giornalistico.

 

ESPOSTO ai sensi della Carta di Firenze sulle condizioni di lavoro dei giornalisti collaboratori nel Friuli Venezia Giulia I sottoscritti Carlo Muscatello, nella veste di Presidente dell’Assostampa Friuli Venezia Giulia, Alessandro Martegani, nella veste di Segretario dell’Assostampa Friuli Venezia Giulia, e Maurizio Bekar. nella veste di rappresentante del Coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia, e quale membro e coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi

PREMESSO

che l’8 novembre 2011 il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha approvato la Carta di Firenze (“Della deontologia sulla precarietà nel lavoro giornalistico”), attualmente in vigore che la Carta di Firenze, nel suo preambolo, afferma: “Un giornalista precario e sottopagato – soprattutto se tale condizione si protrae nel tempo – viene di fatto sospinto a lavorare puntando alla quantità piuttosto che alla qualità del prodotto informativo, e con poca indipendenza, sotto l’ombra di un costante ricatto che dal piano economico e professionale passa presto a quello dei più elementari diritti, a partire da quelli costituzionalmente riconosciuti. La condizionabilità e ricattabilità dei giornalisti sono inoltre strettamente correlate alla possibilità di trasmettere una buona e corretta informazione, andando a inficiare uno dei capisaldi del sistema democratico” e che, alla luce di queste premesse, all’Art. 2, commi 3 e 4: la Carta di Firenze recita: “La richiesta di una prestazione giornalistica cui corrisponda un compenso incongruo in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, lede non solo la dignità professionale ma pregiudica anche la qualità e l’indipendenza dell’informazione, essenza del ruolo sociale del giornalista. Ai fini della determinazione dell’adeguatezza dei compensi relativi a prestazioni di natura giornalistica, i consigli regionali dell’Ordine dei Giornalisti adottano e rendono pubblici criteri e parametri di riferimento” Richiamato che il Tariffario 2007 dei compensi minimi per le prestazioni giornalistiche autonome non regolate dal contratto collettivo di lavoro, pur non essendo più vincolante ai sensi del decreto del 2007 sulle liberalizzazioni, resta tuttora valido come punto di riferimento in sede giudiziale nel caso di assenza di assenza di accordo fra le parti Richiamato che è stata recentemente approvata dal Parlamento la Legge per l’Equo compenso nel settore giornalistico autonomo, promulgata dal Presidente della Repubblica (Legge 31 dicembre 2012, n. 233 Equo compenso nel settore giornalistico. (13G00005) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.2 del 3 gennaio-2013), la quale all’Art. 1 comma 2 stabilisce che: Ai fini della presente legge, per compenso equo si intende la corresponsione di una remunerazione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione nonché della coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato” e all’Art. 3 Comma 2 che:Il patto contenente condizioni contrattuali in violazione del compenso equo è nullo”

TUTTO CIO’ PREMESSO E RICHIAMATO

SI ESPONE A CODESTO CONSIGLIO REGIONALE DELL’ ORDINE

QUANTO SEGUE

Nel Friuli Venezia Giulia i compensi iniqui e la crescente precarizzazione del lavoro giornalistico autonomo sono prassi largamente diffuse e consolidate, anche nelle maggiori testate. Le retribuzioni inadeguate, le prassi spesso offensive della dignità professionale e personale di freelance e collaboratori e le non applicazioni o elusioni delle norme del contratto collettivo di lavoro giornalistico per i collaboratori sono fatti largamente noti nella professione, ed oramai sempre più di dominio pubblico, e ricadono nelle disposizioni della Carta di Firenze Queste riguardano: – i direttori responsabili e coloro che nella catena gerarchica non osservano la prescrizione di promuovere il rispetto dei principi della Carta di Firenze (art. 1, ultimo comma); – i compensi iniqui, a partire da 3 euro lordi a pezzo, con una media di 10-15 euro lordi a pezzo, cioè varianti dalla metà a un ottavo del compenso più basso previsto dal tariffario Odg del 2007, intuitivamente “incongrui” e “inadeguati” – ai sensi del disposto dell’Art. 2 della Carta di Firenze – nonché lontanissimi dal poter essere considerati in “coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria”, come previsto anche dall’art.1 dalla legge sull’equo compenso giornalistico – l’applicazione unilaterale da parte degli editori delle condizioni economiche, spesso anche variandole al ribasso senza concordarle con i collaboratori, che ne prendono così effettiva coscienza solo al momento della retribuzione, o anche a fronte dell’assenza di contratti firmati tra le parti, o senza disporre a posteriori di alcuno specchietto esplicativo della retribuzione dei singoli pezzi, ma solo di un totale economico globale – le richieste di prestazioni giornalistiche gratuite, come nel caso delle notizie “brevi”, o in esubero rispetto a quelle pattuite a pagamento; – il non riconoscimento di rimborso delle spese sostenute; – i mancati pagamenti di servizi commissionati e poi non utilizzati; – l’utilizzazione di collaboratori autonomi con modalità continuative, di coordinamento e subordinazione tipiche dei lavoratori dipendenti, senza inquadrarli come tali, neppure sotto la forma degli art. 2 e 12 del Contratto collettivo nazionale di categoria

PIU’ IN PARTICOLARE

SI EVIDENZIANO LE SEGUENTI CONDIZIONI:

– Al quotidiano “Il Piccolo” la retribuzione media di un collaboratore risulta essere di 15 euro lordi per i pezzi di cronaca, 12 lordi per l’Agenda, e circa 30-40 per la Cultura (tutti senza rimborsi spese). Sotto le 1500 battute (a volte così ridotte dalla redazione senza preavviso) risulta che i pezzi vengano pagati la metà, o 5 euro. Spesso i collaboratori non dispongono di contratti liberamente sottoscritti tra le parti, ma di fatto imposti unilateralmente dall’editore, o non hanno fisicamente sottoscritto alcun contratto, ma in entrambi i casi ricevono un importo totale a fine mese in co.co.co, senza possibilità di verificare il dettaglio dei loro compensi. – Al quotidiano “Messaggero Veneto” vengono praticate retribuzioni e condizioni lavorative solitamente analoghe a quelle de “Il Piccolo”, con la variante che i pezzi c.d. “lunghi” (pare intesi superiori alle 1500 battute) vengono retribuiti con 10-12-15 euro lordi, quelli “medi” la metà, ma non risulta ai collaboratori l’esistenza di un tariffario chiaro e ben determinato, e nemmeno risulta chiaro il numero di battute che segna il limite fra un pezzo lungo e uno di lunghezza media. Infine le “brevi” (anch’esse pari a un non chiaro numero di battute massime) tendono ad essere richieste ai collaboratori, ma senza retribuzione alcuna. Il tutto solitamente senza rimborsi spese. – Al quotidiano “Il Gazzettino”, edizione del Friuli, le retribuzioni da tariffario 2009 fatto sottoscrivere ai collaboratori, pena l’esclusione dalle collaborazioni, risulta essere di 3 euro lordi per pezzi entro le 1000 battute, 6 entro le 2000, 12 lordi entro le 3000, e 19 euro lordi oltre le 3000 battute. Il tutto solitamente senza rimborsi spese. Da rilevare inoltre che i tariffari risultano essere inferiori a quelli riconosciuti da tariffario ai collaboratori del Veneto per lo stesso giornale e per lo stesso numero di battute, e che con il passaggio al formato tabloid le pezzature degli articoli si sono considerevolmente ridotte, e conseguentemente i relativi compensi. Il tutto senza rimborsi spese. – Si segnala inoltre che dei contratti a cococo con retribuzione fissa a forfait, stipulati ad personam con alcuni collaboratori sia de Il Piccolo che del Messaggero Veneto, prevedono retribuzioni lorde mensili varianti usualmente dai 700 ai 1000-1200 euro circa, a fronte di un impegno per il collaboratore a fornire diverse centinaia di articoli l’anno, pari a dei teorici compensi unitari sostanzialmente analoghi a quelli dei collaboratori pagati “a pezzo” (10-15 euro lordi a pezzo, con eventuali riduzioni per i pezzi più brevi) – Si evidenzia infine che, come risulta da un’indagine-censimento realizzata nel 2010-2011 dal Coordinamento precari e freelance dell’Assostampa Friuli Venezia Giulia per l’Fnsi, generalmente più del 50% del lavoro curato da freelance e collaboratori esterni o parasubordinati di quotidiani, radio e tv private della regione viene retribuito dai 3 ai 12 euro lordi a pezzo, senza rimborsi spese. Con compensi cioè intuitivamente “incongrui e inadeguati” ai sensi dell’Art. 2 della Carta di Firenze, professionalmente avvilenti e ben lontani dal poter essere ritenuti in “coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria”, prevista dall’art.1 dalla citata legge sull’equo compenso giornalistico.

A DOCUMENTAZIONE DI QUANTO SOPRA ESPOSTO

– si allega copia della relazione e dei dati di sintesi della citata indagine conoscitiva sulle condizioni di lavoro dei freelance italiani curata nel 2010-2011 in regione dal Coordinamento giornalisti precari e freelance dell’Assostampa Friuli Venezia Giulia per conto della Commissione Nazionale Lavoro Autonomo della FNSI – si possono citare a testimonianza i membri dei Comitati di redazione e fiduciari e le stesse strutture sindacali dell’Assostampa Friuli Venezia Giulia Si sottolinea inoltre che, ovviamente, “l’ombra di un costante ricatto” esplicitamente richiamata dal testo della Carta di Firenze, rende assai problematico per i colleghi autonomi, freelance e parasubordinati esporsi in prima persona per denunciare le proprie condizioni lavorative. D’altra parte le modalità di sfruttamento e precarizzazione sono fatti oramai di pubblica conoscenza, ben noti a tutti i colleghi del Friuli Venezia Giulia, e l’Art. 2, Comma 7 della Carta di Firenze recita “Tutti i giornalisti sono tenuti a segnalare ai Consigli regionali situazioni di esercizio abusivo della professione e di mancato rispetto della dignità professionale”. E, peraltro, la possibilità per i Consigli regionali dell’Ordine dei giornalisti di procedere d’ufficio secondo i suoi poteri d’intervento, in casi di violazioni della Carta di Firenze, è esplicitamente richiamata dalla recente lettera circolare dell’8 novembre del Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine ai Consigli regionali dell’Ordine, nella quale si afferma «E’ necessario (…) che la nostra istituzione si attivi a livello territoriale al fine di accertare l’esatta dimensione del problema per procedere, in caso di violazione della Carta, all’adozione dei conseguenti provvedimenti». E ancora «E’ un impegno ineludibile per rafforzare la credibilità nella professione e per il rispetto che è dovuto ai nostri colleghi che si trovano in difficoltà».

PER TUTTE QUESTE RAGIONI

i sottoscritti Carlo Muscatello, Alessandro Martegani e Maurizio Bekar, a nome e per conto dell’Assostampa Friuli Venezia Giulia e del Coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia assumono l’iniziativa di: – denunciare attraverso il presente esposto al Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e al suo Consiglio di disciplina territoriale che, salvo poche eccezioni, nelle maggiori testate della carta stampata e radiotelevisive del Friuli Venezia Giulia si possono riscontrare violazioni delle disposizioni della Carta di Firenze attraverso il verificarsi di fatti come quelli sopra elencati; – chiedere all’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e al suo Consiglio di disciplina territoriale, l’applicazione della Carta di Firenze avviando con urgenza i relativi procedimenti di verifica, a cominciare nelle maggiori testate della carta stampata ed emittenti radiotelevisive, al fine di poterne quindi accertare le violazioni e quindi procedere nell’emanare le relative sanzioni previste dall’ordinamento giornalistico.

 

Redazione

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