GOTT MIT UNS: i soliti crucchi

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L’indignazione che si è avuta, giustamente, in Italia, dopo essere stati spettatori delle risatine beffarde del duumvirato Merkel- Sarkozy, che, irridevano il governo italiano e l’Italia stessa, interrogati sul grado di credibilità del nostro paese, hanno scoperchiato una volta di più il vero volto di un’Europa di tecnocrati agli ordini, non di una comunità, ma degli interessi franco-tedeschi.

Fin dalle sue origini la comunità europea è stata dominata da un direttorio franco-tedesco.
L’originaria CECA, ossia la “comunità economica del carbone e dell’acciaio” fu il nucleo primigenio della futura Unione Europea. Da quella data ogni avanzamento o ripiegamento è stato sempre dettato dall’agenda stabilita dai franco-tedeschi.

Questo direttorio di fatto, aveva però nei primi decenni, dovuto limitare le sue pretese, a causa di alcuni vincoli geopolitici e militari.

La divisione della Germania e la sua forte dipendenza militare dalla protezione degli USA negli anni della guerra fredda, avevano limitato di molto la possibilità di creare un polo di potenza militare e politico continentale alternativo, o comunque concorrente, all’egemonia degli anglosassoni.

La stessa Francia era stata nei primi anni della costruzione europea fortemente indebolita dalla decolonizzazione del suo impero.

Vi era poi l’Inghilterra che ,sempre con un piede dentro e l’altro fuori dal condominio europeo, controllava che la costruzione europea non pregiudicasse quell’equilibrio europeo da lei tenacemente conservato nel corso dei secoli.(o sarebbe meglio dire divisione europea).

Lo spartiacque della caduta del muro di Berlino, ha radicalmente modificato il quadro dei rapporti di forza all’interno, oltre che all’esterno, dell’unione europea.

La “Grande Germania” forte dei suoi 80 milioni di persone, circondata da paesi satellite di lingua tedesca (Austria, Olanda, Svizzera, Danimarca, l’area fiamminga del Belgio ormai prossima alla secessione) è ormai la dominus dell’Unione, senza più quelle remore che fino a qualche anno fa il “peso del passato” poteva imporle.

Se la Francia utilizza la forza economica della Germania per resuscitare le proprie ambizioni di grandeur nel mondo, la Germania utilizza il prestigio e i privilegi francesi nelle istituzioni internazionali, in primis all’ONU (la Francia è membro permanente del consiglio di sicurezza dell’ONU con diritto di veto) per ritornare ad essere una potenza politica oltre che economica.

Questo scambio, nonostante gli inevitabili attriti temporanei, che talvolta possono insorgere nel direttorio franco-tedesco, ha dimostrato di saper funzionare.
Ciò essenzialmente perché è una contemperazione degli interessi nazionali dei due stati.
Non li deprime cioè, non cerca di nascondere il fatto naturale, che ogni nazione è naturalmente portata a sentire in modo particolare i propri interessi a scapito degli altri.

Mentre questo avveniva in Francia e oggi sempre più in Germania, in Italia abbiamo avuto 60 anni di retorica europeista sterile e inconcludente che ci ha letteralmente “castrati” rispetto alla progressiva spogliazione della nostra sovranità a scapito del direttorio franco tedesco.

Ma se questo duumvirato dopo la guerra fu voluto essenzialmente dalla Francia, oggi è sempre di più lo strumento di una nuova politica di potenza tedesca.
La Germania è sempre più insofferente ai richiami della storia, il “peso del passato” sembra essere stato rimosso da una nuova classe dirigente che ricomincia a sentire il fascino di una nuova volontà di potenza.
L’opinione pubblica tedesca, abilmente sobillata da alcuni popolarissimi tabloid è impregnata di stereotipi versi gli “indisciplinati paesi mediterranei”.

Mentre tabloid e pubblicità commerciali tedesche ironizzano, sullo stereotipo dell’italiano “pizza, mafia e mandolino” o infarcendo di arroganza i propri commenti su greci e polacchi, la classe dirigente tedesca reagisce con sovrana stizza appena qualche giornale italiano (Libero) o polacco o greco, ricorda alla Germania che ogniqualvolta si è sentita libera di esprimere senza vincoli la propria forza, è stata la rovina per sé ma anche per l’Europa intera.

La stessa TV pubblica tedesca è sempre più audace nel mostrare produzioni televisive che rivisitano la storia della seconda guerra mondiale, dipingendo il soldato tedesco come una sorte di “ufficiale gentiluomo”, quasi a voler rimuovere l’ultimo ostacolo psicologico ad una nuova politica di potenza germanica.

Il governo tedesco ha fatto spallucce alle sentenze dei tribunali greci e italiani che richiamavano la Germania al pagamento di risarcimenti per crimini di guerra commessi da truppe tedesche nel secondo conflitto e mai pagati.

Ogni vertice europeo dei 27 capi di governo europei, viene preceduto da un vertice tedesco-francese che detta l’agenda al consiglio europeo. Il quale di fatto, potrà solo accettare o rifiutare quello già deciso dai franco-tedeschi.

Le conferenze stampa unificate della signora Merkel e del marito di Carla Bruni, tal Sarkozy, sintetizzano impropriamente la “volontà europea”.
La sensazione però è che le decisioni prese abbiano più il sapore dei crauti che non del fromage francese.
La faccia del francese Sarkozy , con la sua mimica patetica ed inoffensiva è in realtà la maschera della nuova arroganza tedesca. Anche plasticamente Sarkozy è il perfetto maggiordomo del nuovo cancelliere di ferro tedesco.

Le parole d’ordine della nuova Germania nel concerto europeo sono l’espressione di un nuovo indirizzo politico,: “vigileremo sul rispetto degli impegni presi” (ossia quelli che loro hanno imposto), “se la Grecia vorrà indire un referendum sugli aiuti, noi non daremo un solo euro alla Grecia”, “o la Grecia rispetta alla lettera gli impegni o è fuori dall’Europa”, “l’Italia dovrà far fronte da sola alle sue difficoltà”.

L’esibizione della nuova arroganza ha poi dei tratti che solo la tradizionale ottusità tedesca non percepisce.
Quando venne costituito il cosiddetto “fondo salva stati” (EFSF?), da utilizzare per sostenere gli stati europei attaccati dalla speculazione finanziaria, tutti i paesi hanno contribuito in modo proporzionale al suo finanziamento.
L’Italia, per intenderci, nonostante le sue difficolta sul debito, è il terzo finanziatore del fondo.
La Germania è certamente il primo finanziatore, essendo la prima economia europea, ma con il 30% della partecipazione ha preteso ed ottenuto di avere un diritto di veto su ogni intervento futuro del fondo stesso”.

Quasi che le ricette economiche della Germania debbano essere considerate verità divine, quasi una dichiarazione di superiorità razziale sulle altre nazioni d’Europa.

L’Italia avrebbe tutte le carte in regola per combattere questa deriva del neoimperialismo tedesco, coagulando attorno a sé il consenso di molte nazioni europee stanche di questa situazione, ma è condizionata da due fattori importanti. Il primo è la debolezza di una classe politica, divisa e imbelle quando si tratta di difendere l’interesse nazionale, il secondo fattore è la debolezza della stessa opinione pubblica italiana sempre ingiustificatamente pronta ad autoflagellarsi (eredità della nostra cultura cattolica?) mentre al contrario portata sempre ad esaltare ed ingigantire le qualità altrui.

Andrebbe ricordato agli italiani alcuni antefatti che hanno pesato come macigni negli ultimi dieci anni di vita economica in Italia.
Nel periodo di incubazione dell’euro, gli sherpa tedeschi (in primis quelli della bundesbank) avevano programmato un’unione monetaria limitata ai paesi cosiddetti “virtuosi.
Di fatto i paesi che gravitavano nell’area del marco più la Francia.
I paesi relegati in “purgatorio” sarebbero stati costretti ad un cambio fisso sulla nuova moneta. (quindi solo oneri e nessun vantaggio).

L’interesse della Germania era sia quello di avere una sorte di “marco europeizzato” controllato sempre dalla Bundesbank, sia quello di non consentire più, in primis all’Italia, quelle svalutazioni monetarie, che tanto danno avevano arrecato alla Germania quanto beneficio all’Italia.

I cambi fissi del “sistema monetario europeo”(1979) non erano bastati, spazzati via dalla tempesta monetaria del 92 e così nacque l’idea della moneta unica europea (in realtà tedesca).

L’insistenza del duo Prodi-Ciampi (figli di un europeismo dogmatico) pronti a far versare lacrime e sangue agli italiani pur di entrare nel drappello di testa della moneta unica, l’appoggio della Francia, che non voleva rimanere da sola ad arginare lo strapotere tedesco, finirono per costringere la Germania ad accettare l’adesione italiana sin dall’inizio.

Il prezzo che la Germania ci impose per il suo consenso fu però quel cambio a 1936,27/euro che impoverì dalla sera alla mattina tutti gli italiani e che distrusse la competitività delle aziende italiane. In un sol colpo la Germania ottenne lo strategico risultato di impedire svalutazioni competitive all’Italia ma anche un cambio lira/euro che strozzò da subito cittadini e imprese in Italia.

Oggi a distanza di molti anni da quelle decisioni, i tedeschi sembrano voler nuovamente ritrovare la strada di un’Europa mitteleuropea che respinga ai margini i paesi mediterranei o est europei.
Una sorte di pangermanesimo in salsa moderna, travestito con argomenti tecnocratici, di efficienza economica ma il cui risultato è sorprendentemente simile ad un’Europa germanizzata.

Andrebbe ricordato inoltre agli italiani chi innescò l’inizio dell’attacco speculativo contro l’Italia nell’agosto scorso. Fu la Deutsche Bank che dichiarò al mondo che stava sbarazzandosi dei titoli italiani che teneva “in pancia”, scatenando una speculazione a catena che ancora non è finita.
Fu la vera dichiarazione di guerra del capitalismo tedesco all’Italia.

Un vero tradimento(qualunque scusa possano trovare).

Se i paesi PIIGS (acronimo affibbiato ai paesi indebitati, Portogallo, Irlanda, Italia, Spagna e che in inglese vuol dire porci) dovessero resistere al tentativo di commissariamento da parte dei tedeschi e dei loro camerieri francesi, allora sarebbero costretti al suicidio economico con imposizioni sempre più umilianti e sempre più insostenibili sul piano sociale.

Lo stesso furore dimostrato dai tedeschi, dopo aver appreso dell’intenzione del premier Papandreu di indire un referendum sul piano d’aiuti franco-tedesco e che ha costretto i greci ad una precipitosa retromarcia, dimostra limpidamente il tentativo di commissariare il paese ellenico. Commissariamento che preluderebbe sicuramente a ricette di privatizzazioni, liberalizzazioni, vendite dei beni pubblici,(i tedeschi erano pronti a compare il Partenone) che finirebbero invariabilmente per ingrassare banche e multinazionali tedesche con la giustificazione di un atto risarcitorio per i crediti che esse vantano nei confronti dello stato greco.

Insomma ancora una volta in Germania sembra riecheggiare il motto teutonico, Gott mit uns (Dio con noi).
All’Italia il compito di ricordare ai nuovi Unni che il loro motto fu plagiato dal grido di battaglia romano “Deus nobiscum”, che al romano Tacito debbono la loro storia e i lor miti, e che aldilà dell’economia, che oggi sembra voler guidare il mondo contro gli uomini e i popoli, senza la Grecia e senza l’Italia, non solo non esisterebbero i principali giacimenti culturali dell’Europa ma il nome stesso di questa nostra civiltà.

Stefano Salmè

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Redazione

1 comment

  1. inge zeus says:

    Gen 19, 2012

    Rispondi

    Caro stefano salame, smettila di scrivere fesserie

Commenti

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